Figli della morte
di Uri Avnery

 

 

 

Piu' che nei commentari stessi, cio' trova espressione in due parole ebraiche: ben mavet (figlio della morte, cioe' individuo che deve essere ucciso).
Come seguendo un ordine, questa settimana le due detestabili parole sono entrate nel discorso pubblico. Nessun generale, politico o corrispondente ha tralasciato di farle scorrere sulla lingua con ovvio  piacere.
Una settimana dopo che la nave della pace e' stata solennemente lanciata dal porto di Aqaba verso il suo pericoloso viaggio, e' gia' stata colpita da un torpedo. Non e' ancora chiaro se si sia sfasciata o se possa continuare il suo cammino nonostante il danno.
La storia del viaggio fin'ora: un elicottero da guerra israeliano ha cercato di assassinare Abdel Aziz al-Rantissi, uno dei leaders dell'ala politica di Hamas. E' sopravvissuto miracolosamente. Immediatamente dopo, la macchina da guerra ha assassinato altri leaders di Hamas. Chiaramente, si tratta di una campagna tesa ad eliminare i leaders di tutti i settori di Hamas - militare, politico, sociale, educativo e religioso.

Tale campagna e', naturalmente, il risultato di una lunga preparazione, durata settimane o mesi. E' stata evidentemente pianificata prima del summit di Aqaba, ma rimandata da Sharon per poter permettere al presidente Bush il suo momento di gloria fotografica sulle rive del Mar Rosso. Appena il presidente ed il suo entourage sono tornati a casa, raggianti per il successo, la macchina di morte e' entrata in azione.

Nello stabilire l'intenzionalitą', tutte le corti del mondo si basano su un semplice principio: colui che compie un'azione con risultati prevedibili e' ritenuto responsabile di quel risultato. Cio' e' vero anche per questa campagna.

L'assassinio dei leaders di Hamas (con mogli, figli e passanti casuali) vuole conseguire i seguenti risultati: (a) azioni di rappresaglia da parte di Hamas, ad esempio operazioni kamikaze; (b) fallimento degli sforzi dell'Autorita' palestinese di accordarsi per una tregua con Hamas; (c) distruzione fin dall'inizio della figura politica di abu Mazen; (d) demolizione della road-map; (e) ricompensa per i coloni dopo la rimozione di alcuni "avamposti illegali".

Tutti i cinque obiettivi sono stati raggiunti. Sangue e fuoco coprono il paese, i media sono occupati con i funerali e le mutue accuse, gli sforzi per stabilire una hudnah (tregua) si sono fermati, Sharon ha definito abu Mazen un pulcino implume, la road-map vacilla, Bush rimprovera dolcemente Sharon e dirige tutta la sua collera verso Hamas.
Lo "smantellamento" dei falsi avamposti colonici, una barzelletta tanto per cominciare, e' stato fermato. La costruzione di nuovi insediamenti e' al suo picco, cosi' come la costruzione del muro, che sta stabilendo dei nuovi confini profondamente all'interno della Cisgiordania.  Le chiusure ed i blocchi si sono rafforzati. La situazione nei territori palestinesi occupati e' peggiore di prima, come se la performance di Aqaba non avesse mai avuto luogo.

La decisione di uccidere Rantissi, dunque, e' stata una di quelle importanti nella storia di Israele. E la prima domanda deve essere: chi e' stato a prendere questa decisione?
E' piu' facile dire chi non e' stato.
Non e' stato il governo, che e' diventato un coro di tappetini e yes-men. Sharon li tratta con sufficienza. Non si sognerebbe mai di consultarli.
Non e' stata la Knesset, che ha raggiunto un livello di bassezza mai raggiunto prima. Ora essa include rappresentanti della sotto-societa', un assassino che ha chiesto (e ricevuto) la grazia, ed alcuni piccoli politici che sembrano essere stati raccattati a caso dalla strada. Il portavoce e' noto per essere un  personaggio d'intrattenimento.
E non e' stato neanche il pubblico, naturalmente. [...]Nessuno ha chiesto alla gente se desiderava iniziare un altro ciclo di violenza. In realta', i sondaggi piu' recenti mostrano che il 67% del pubblico non ha supportato l'attentato a Rantissi dopo che e' avvenuto. Ma Sharon sa che il pubblico, alla fine, accettera' tutte le sue decisioni e lo seguira' come una pecora nell'ovile.

Dunque, chi ha preso la decisione?


Non e' un segreto. La decisione e' stata presa da cinque generali:


- Il primo ministro, Ariel Sharon, generale a due stelle in pensione
- Il ministro della Difesa, Sha'ul Mofaz, generale a tre stelle in pensione
- Il Capo di Stato Maggiore, Moshe Ya'alon, un generale a tre stelle in servizio
- Il capo del Mossad, Me'ir Dagan, un ex-generale  ad una stella
- Il capo del servizio di sicurezza, Avi Dichter, con un grado equivalente ad un generale a tre stelle.

Il destino di Israele viene dunque deciso da un quintetto militare. In America Latina, esso si chiamerebbe "giunta".

Abbiamo parlato piu' di una volta dello speciale status dei generali - in uniforme e senza uniforme - in Israele. Non vi e' equivalente nel mondo occidentale. In nessun paese democratico il primo ministro e' un generale. In nessun paese democratico un soldato di professione e' ministro della difesa, certamente non lo e' chi indossava una divisa da generale alla vigilia del suo incarico ministeriale. In nessun paese democratico il Capo di Stato Maggiore presenzia a tutti gli incontri del governo, in cui rappresenta la massima autorita' in fatto di "sicurezza" - che, in Israele, include praticamente tutte le questioni di politica interna.
Il dominio dei generali si basa su una infrastruttura estensiva. Un generale israeliano di norma lascia l'esercito poco dopo aver compiuto 40 anni. Se non arriva alla leadership di un partito politico (attualmente, i partiti Likud, Laburista, e Nazional-religioso sono guidati da generali, ed il Meretz e' praticamente guidato da un colonnello), o non riesce a farsi eleggere sindaco, i suoi compagni lo aiutano a sistemarsi come direttore di una grossa corporazione governativa, di un'universita' o di un servizio pubblico.

Le centinaia di ex-generali che occupano i posti chiave nel governo e nella societa' non sono solo un gruppo di veterani che condividono memorie comuni. La complicita' va ben oltre. Dozzine di anni trascorsi al servizio dell'esercito regolare formano una certa visione della vita, una particolare attitudine politica del mondo, un determinato modo di pensare e persino di parlare. In tutti gli anni di Israele, non ci sono state che tre o quattro eccezioni a questa regola.

Certo, ci sono generali di destra e generali di sinistra, ma e' solo un'illusione ottica. Questa settimana lo abbiamo toccato con mano: dopo il tentativo di assassinio di Rantissi e la rappresaglia scatenata da Hamas, dozzine di generali sono apparsi in TV. (Un generale israeliano, seppure stupido, diventa automaticamente il commentatore TV di simili avvenimenti). Per la par condicio, sullo schermo vengono portati generali di destra e generali di sinistra, e tutti dicono la stessa cosa, usando persino la stessa terminologia.

Piu' che nei commentari stessi, cio' trova espressione in due parole ebraiche: ben mavet (figlio della morte, cioe' individuo che deve essere ucciso).
Come seguendo un ordine, questa settimana le due detestabili parole sono entrate nel discorso pubblico. Nessun generale, politico o corrispondente ha tralasciato di farle scorrere sulla lingua con ovvio  piacere. Non si erano mai udite prima, sui media. Ora, all'improvviso, tutti hanno cominciato ad usarle. Rantissi era un "figlio della morte". Lo sheikh Yassin era un "figlio della morte". Gli altri leaders di Hamas erano "figli della morte". E forse anche lo stesso Yasser Arafat.

L'espressione appare nella Bibbia, Samuele II. Re David ha commesso un crimine odioso, pianificando l'assassinio in guerra del suo piu' fedele ufficiale, Uriah l'Ittita, per potersi prendere sua moglie, Betsabea. Il profeta Nathan lo denuncia per questa azione, raccontandogli la storia di quell'uomo ricco che aveva macellato l'unica pecora di un povero. David si irrita molto e dice al profeta: "Per il Dio vivente, l'uomo che ha fatto cio' e' un figlio della morte!". Al che Nathan replica: "Quell'uomo sei tu!"

Per ironia della sorte, la Bibbia applica al piu' grande leader del popolo ebraico il termine che oggi viene adoperato da Israele contro i leaders palestinesi.

Ma questo non e' il punto piu' importante. E' piu' significativo il fatto che il primo ministro e la sua piccola claque di generali adoperano queste due parole e tutto il popolo le ripete, come un gigantesco stormo di pappagalli, senza pensare, senza protestare. Cio' e' molto grave gia' di per se', ma quando tali parole riflettono una disastrosa decisione nazionale e il pubblico la accetta senza fare domande, e' piu' che grave.

Non e' ancora chiaro se Sharon sia riuscito a deragliare la nave dell'iniziativa di pace. Forse Bush riuscira' a salvarla, forse no. Ma, nel frattempo, la danza della morte continua ed il sangue scorre, letteralmente, nelle strade della Terra Santa.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com