FINO AI NOSTRI GIORNI

 

 

La costituzione dello stato d’Israele rappresenta un duro colpo per i Palestinesi, che vengono privati brutalmente della loro terra e della loro stessa identità: è la nakba, la catastrofe, ed i cittadini della Palestina, sottoposti a massacri e pulizia etnica da parte dei nuovi arrivati, iniziano la loro diaspora, riversandosi nei campi profughi appositamente allestiti dall’ ONU, da quell’organismo “supra partes” che avrebbe dovuto garantire i loro irrinunciabili diritti.

La guerra che i paesi arabi dichiarano ad Israele è una guerra di facciata, fatta per tenere buone le masse che sentono vivamente il problema palestinese; oggi sappiamo i retroscena di quella “ guerra”: gli accordi segreti tra i capi arabi e Golda Meir vestita da beduina per la spartizione della Palestina, hanno reso chiaro il tradimento consumato alle spalle dei palestinesi. La guerra i si conclude con l'ampliamento del territorio dall'ONU "concesso" ad Israele e con la spartizione della città di Gerusalemme.

Nel 1964 nasce in Giordania l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP):

i palestinesi si organizzano come possono per prendere in mano la situazione personalmente. La guerra dei sei giorni, una vera e propria aggressione compiuta dall'aviazione e dall'esercito israeliano e che mira alla conquista del resto della Palestina storica, si conclude con l’occupazione da parte di Israele della Cisgiordania, del Golan siriano e del Sinai. L’ONU impone ad Israele lo sgombero dai territori occupati, ma la missione incaricata di far rispettare la risoluzione fallisce. L’OLP, intanto, intensifica le sue azioni di guerriglia contro Israele e quest’ultima risponde con cruente rappresaglie contro i campi profughi in Libano. Nel 1973 la guerra del Kippur mette in discussione la pretesa invincibilità di Israele: gli USA e alcune potenze occidentali sono costrette a fare forti pressioni sui paesi arabi per evitare la sconfitta di Israele. Nonostante le continue richieste dell’ONU di restituire ai Palestinesi i territori occupati nel ’67 , Israele al contrario insedia nuove colonie negli stessi. Nel 1977 Begin, leader del Likud, decide l’attacco contro il Libano, che isola Israele sul piano internazionale; ancora una volta la diplomazia internazionale si muove a favore di Israele, facendo pressioni sull’Egitto affinchè concluda con Israele una “pace separata”, avulsa da una prospettiva di risoluzione globale del problema palestinese. Nel 1981 il I° Ministro israeliano decide di acutizzare la crisi mediorientale con un raid su Beirut e con l’annessione del Golan, provocando le proteste dell’ONU, che considera illegale la conquista di territori con la guerra. Una nuova offensiva verso il Libano (giugno 1982) fa nascere nell’opinione pubblica internazionale un vasto movimento di simpatia verso la causa palestinese, soprattutto dopo gli eccidi perpetrati nei campi profughi del Libano, dove si trova la gran parte dei guerriglieri palestinesi. Sotto la pressione internazionale, Israele si ritira nel 1985 dal Libano, tenendo occupata la fascia sud fino al marzo del 2000, anno in cui, fiaccato dalla resistenza eroica all’occupazione opposta dai guerriglieri Hezbollah, rientra entro i propri confini. Il raid contro il quartier generale dell’OLP a Tunisi nel 1985 suscita la condanna dell’ONU, cosi' come gli assassinii ad opera del Mossad (servizi segreti israeliani) di diversi leaders palestinesi in esilio. Nel 1987 cresce la tensione nei territori occupati e l’INTIFADA, rivolta non armata, spontanea, portata avanti da giovani e giovanissimi che lanciano pietre contro l’esercito israeliano armato fino ai denti, prende in contropiede non soltanto Israele, ma anche la leadership dell’OLP. L'intifada muta la percezione internazionale di Israele, che viene visto attraverso il suo volto di paese colonialista e repressivo, e quella dei palestinesi: armati di pietre contro i carriarmati d'occupazione, abbattuti a centinaia, ottengono la simpatia internazionale verso la loro causa. Bisogna correre ai ripari: ci pensa lo sponsor imperiale di Israele, gli USA, che organizzano una Conferenza di pace tra lo stato ebraico ed i palestinesi.

E'un bluff. Cominciano i colloqui di pace tra Israele ed OLP che vanno avanti per circa dieci anni senza che nessun passo avanti venga fatto verso una risoluzione giusta del problema palestinese: dopo anni di colloqui, l’esercito israeliano occupa ancora i territori palestinesi, imponendo la sua dura legge marziale. Le colonie ebraiche nei territori occupati continuano ad aumentare, ed i coloni armati calpestano ogni giorno le risoluzioni dell’ONU e i diritti dei palestinesi, costruendo nuovi insediamenti ed imponendo la legge del più forte. La rabbia palestinese torna ad esplodere dopo la provocazione del leader della destra israeliana Sharon, l'assassino di Sabra e Shatila, che, con la sua passeggiata nella parte araba di Gerusalemme, vuole sottolineare la sovranità israeliana sull’intero territorio palestinese: ancora una volta ragazzi disarmati sfidano, a colpi di pietra, i carrarmati e le mitragliatrici israeliane. Centinaia di palestinesi disarmati vengono abbattuti nei primi due mesi di rivolta. Tenga presente il lettore che la Convenzione di Ginevra, tutte le convenzioni internazionali e la Carta dei diritti dell’Uomo sanciscono il diritto inalienabile alla resistenza all’occupazione da parte dei popoli oppressi CON TUTTI I MEZZI DISPONIBILI.

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