UN GENOCIDIO INFINITO!

di Marco Cagol

Di fronte al genocidio del popolo palestinese, alle esecuzioni, alle uccisioni a sangue freddo, alle sevizie, alle umilianti perquisizioni, ai rastrellamenti, alle pene inflitte a centinaia di prigionieri, all’operato cioè dell’esercito di Israele che, impunemente e con infinita arroganza, invade ed occupa i territori palestinesi, provo angoscia ed una profonda prostrazione.

Se poi si aggiunge l’impotenza conclamata di quelli che un tempo erano gli stati europei e che ora sono solo insignificanti agglomerati di schiavi degli USA e del suo mercato, l’impotenza e la codardia degli stati arabi che non vogliono perdere le briciole di qualche dollaro e che pur di dimostrarsi anche loro schiavi fidati reprimono anche le dimostrazioni di solidarietà alla Palestina,

il silenzio, quando va bene, delle varie comunità ebraiche, la prostrazione diventa   disperazione; se poi mi capita di ascoltare un telegiornale e di vedere come possa finire in basso la dignità di un uomo, in questo caso un giornalista della rai 3, che da Gerusalemme trasmette i suoi “servizi”, in cui, dopo aver parlato dei molti morti palestinesi, delle vetture dell’ONU prese di mira dagli israeliani, del disperato appello dei frati che chiedono ai giornalisti italiani di rimanere perché altrimenti tutti sanno di cosa saranno capaci le truppe scelte di colui che si è macchiato a Sabra e Chatila del sangue di migliaia di profughi, per non perdere lo stipendio, per fare carriera in rai e per dimostrarsi anche lui uno schiavo fedele, con una spudoratezza che rasenta l’idiozia aggiunge che pero' anche i poveri ragazzi israeliani non stanno poi tanto bene e se fanno una festa in riva al mare sono pero' un tantino tesi: dimenticando che molti di quei giovani sono maggiorenni ed hanno quindi votato, scegliendo, democraticamente, di avere un uomo incriminato per genocidio come loro primo ministro e dimenticando che non erano certo quelli i volti dei pochissimi cittadini di Israele che non hanno, con coraggio, rinunciato alla possibilità di pensare; se ascolto questo, la mia angoscia diventa infinita.   Infinita come l’operazione militare “genocidio infinito” proclamata ed attuata dal presidente di quello stato che, con l’appoggio della quasi totalità dei suoi sudditi (Chomsky non fa testo), dalla fine della seconda guerra mondiale non ha fatto altro che esportare guerre (Viet Nam, Corea, Grenada, Cuba, Cile, Panama, Nicaragua, Iraq, Somalia, Jugoslavia, Afghanistan, …) e che si appresta a programmare altre stragi (il petrolio deve comunque essere garantito ai sudditi fedeli). E’ importante per gli Stati Uniti umiliare gli stati arabi, umiliare ancora di più gli stati europei e garantirsi anche a prezzo di milioni di morti le fonti di energia; dunque ecco l’incoraggiamento incondizionato ai massacri operati da Israele ed alla violazione di tutti i diritti. Per fare questo, in fondo, al presidente americano basta inventarsi una stupida storiella sul terrorismo e subito tutti gli schiavi in coro gridano “dagli al terrorista!” e subito tutti i giornalisti prezzolati e meschini ripetono le stesse stupidaggini senza neanche chiedersi di cosa stanno parlando; qualche altro giornalista intanto si preoccuperà di intervistare qualche mamma in lacrime coinvolta in qualche omicidio o in un altra storia strappa lacrime che tanto interessa la massa; qualche “dirigente” della sinistra, intanto, dichiarerà che forse, con moderazione, rispettando l’etichetta, si potrebbe anche chiedere che, per piacere, si limitino i danni.

Mi chiedo comunque se proprio non ci sia nulla da fare per contrastare questo “infinito genocidio” e questa infinita idiozia e stupidità. Leggendo uno dei pochissimi libri pubblicati negli ultimi tempi che valeva veramente la pena di pubblicare, ho trovato questa affermazione:“Quel che sta accadendo nel mondo va, al momento al di là del regno della comprensione umana. Sono gli scrittori, i poeti, gli artisti, i cantanti, la gente di cinema che possono stabilire i collegamenti, che possono, con coraggio, trovare il modo di riportarlo nel regno della comprensione.” (Arundhati Roy, Guerra è pace). Forse si puo' cercare, finché ce lo permetteranno, di parlare, di testimoniare che non ci sono solo schiavi, servi, telespettatori, esseri meschini che si inchinano al primo cretino che grida a gran voce un qualsiasi slogan, ma forse si puo' anche cercare di boicottare il mercato: su questo, non sul numero dei genocidi perpetuati, anche “i grandi” dimostrano sensibilità: boicottare i prodotti provenienti da Israele e dagli Stati Uniti potrebbe convincere i signori della guerra che non è poi tanto vantaggioso imporre, con il terrore e con la stupidità della televisione, un certo ordine al mondo; un ordine che salvaguardi gli sporchi interessi di chi ha già molto e di chi è disposto, nel più perfetto stile del liberismo globale, anche a far finta di non vedere l’olocausto delle donne, dei bambini e degli uomini palestinesi, pur di avere di più.

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