George Galloway: mostro o martire?
| Il quotidiano saudita
Arab News ha recentemente intervistato George Galloway, il parlamentare
britannico al centro di accuse di coinvolgimento finanziario con il regime
di Saddam Hussein. Queste accuse erano basate su documenti che un reporter
del Daily Telegraph asseri' di aver rinvenuto in una costruzione
semi-bruciata di Baghdad. Galloway ha sempre fermamente negato l'autenticita'
dei due documenti, dichiarando che essi erano un falso. Il tempo gli ha
dato ragione. Il direttore del Christian Science Monitor, il quotidiano
americano coinvolto insieme al Telegraph nella faccenda, ha dichiarato
pochi giorni fa che i documenti su cui si basavano le accuse a Galloway
erano effettivamente falsi ed ha inviato scuse formali al parlamentare ed
ai suoi lettori. George Galloway non ha accettato tali giustificazioni e
proseguira' il procedimento legale contro le due testate anglo-americane,
sostenendo che, se vi e' un complotto contro la sua persona a causa del
suo supporto alla causa palestinese ed araba, bisognera' scoprire quali
mani hanno mosso i fili della vicenda. Questa e' la prima parte dell'intervista-confessione di Galloway. |
![]() |
"E' qualcosa di insolito non essere interrotti in una conversazione", riflette Galloway, commentando le critiche ricevute dai media dal momento della presunta scoperta (rivelatasi poi un clamoroso falso) di documenti che lo collegavano finanziariamente al regime di Saddam Hussein. Nel suo ufficio di Portcullis House, all'ombra del Big Ben, descrive le origini e la storia della sua simpatia verso la causa araba. Questa simpatia aperta, facile da utilizzare per supportare le accuse di dubbie connessioni con l'Iraq, e' diventata il cavallo di battaglia dei suoi detrattori, che lo hanno accusato di propagandare la causa araba in cambio dei denari di Saddam. Pochi si sono preoccupati, invece, di esplorare il background. |
Figlio di un'insegnante e di un sindacalista di
Dundee, frequento' una delle migliori scuole scozzesi e, in maniera controversa,
si uni' a 13 anni al partito laburista. "Ero un veterano gia' da allora, e
lavoravo ai cancelli della scuola", dice.
Dopo un periodo di lavoro manuale nella fabbrica della Michelin, fece il suo
ingresso nella politica locale e, grazie alla sua formidabile perizia oratoria
ed all'energia sufficiente a conquistare i rudi abitanti di Glasgow, all'eta' di
26 anni era gia' presidente del partito laburista locale.
Il suo coinvolgimento nella causa araba fu, come sostiene lui, "sconvolgente". Nell'ufficio del partito laburista di Dundee, nel 1974 - quando Galloway aveva 20 anni - entro' un leader locale degli studenti palestinesi per parlare con qualche membro del partito. "C'ero solo io", dice, "Dopo due ore ero diventato un membro della rivoluzione palestinese. Mi sconvolse con la storia e la enormita' della loro tragedia".
"Noi eravamo con i palestinesi, anche se
non era sempre stato cosi' per la sinistra. Dagli anni '40 agli anni '60 essa
era stata fortemente sionista - persino negli anni '70 - ma poi le cose erano
cominciate a cambiare".
Questo incontro segno' l'inizio del personale coinvolgimento di Galloway nella
causa araba. Fece numerose campagne a favore del popolo palestinese e divenne un
popolare bersaglio dell'opposizione. Era trascorso poco tempo dall'attentato
dell'OLP contro gli atleti israeliani a Monaco. L'OLP era un simbolo
internazionale di terrorismo e dirottamenti.
"In quel tempo, dire che eri con l'OLP equivaleva a dire oggi di essere con
al-Qaida. Era un periodo orribile per dichiararsi", dice.
Galloway visito' Beirut con una delegazione nel 1977, la sua prima visita ad un
paese arabo, e il posto gli piacque cosi' tanto che vi resto' quando il resto
della delegazione torno' a Londra. Aveva 23 anni ed era, per sua stessa
ammissione, facilmente impressionabile.
"Era il periodo della musica nei caffe' di notte e di rivoluzione
nell'aria, di bellissime ragazze col kalashnikov, di romanticismo e violenza
...", ricorda. "Conobbi Arafat e mi dedicai perdutamente alla causa
palestinese - e cosi' ho continuato".
| Da quella prima connessione con la causa
palestinese, si sviluppo' un amore ed un coinvolgimento piu' generale verso la
causa araba. "Anche se ero in disaccordo con molti regimi arabi, in
generale puo' dirsi che sono dalla parte degli arabi". Galloway afferma che, storicamente, la gente ritiene che vi siano due motivi per cui stai con gli arabi: o per soldi o perche' sei omosessuale. "Mi viene da dire a queste persone che forse c'e' un terzo motivo, legato alle sopraffazioni ed all'ingiustizia. Per quello che concerne l'omosessualita', poi, non sono omosessuale, non lo sono mai stato e non ho mai incontrato nessun arabo che lo fosse". |
![]() |
Nel 1980, egli riusci' a realizzare un
gemellaggio tra Dundee e Nablus, isso' la prima bandiera palestinese su un
pubblico edificio nel mondo occidentale e porto' nella citta' scozzese il
sindaco di Nablus, Bassam Shakar.
"Le gambe di Shakar erano state maciullate da una terroristica auto-bomba
israeliana", dice Galloway. Tali avvenimenti, all'epoca, erano
straordinari. "Era un periodo di confronto molto duro", dice.
"Posso mostrarvi le mie cicatrici".
Dai tardi anni '70, Galloway sviluppo' legami con l'opposizione irachena in
esilio e fu uno dei membri fondatori delle strutture politiche contro la
repressione e per i diritti democratici in Iraq.
La sua prima visita nel paese arabo fu in compagnia dell'attuale Padre del
Parlamento Tam Dalyell - un instancabile attivista anti-guerra - e fu
investigato dal Parlamento a causa della sua opposizione alla guerra, nel maggio
1993.
"Mi ero opposto alla guerra del Golfo nel 1991, anche se avevo condannato con chiarezza l'invasione irachena del Kuwait. Avevo profonde riserve verso il regime iracheno, ma ne avevo molte di piu' verso l'invasione anglo-americana e verso la distruzione di quel paese. Per questo ero contro la guerra".
Altre due visite, nel 1994 e nel 1998, lo
avvicinarono molto all'Iraq.
"Fu qualcosa di straordinario, perche', dopo aver viaggiato per decenni nei
paesi arabi evitando volutamente l'Iraq, divenni molto coinvolto nella causa
irachena", dice.
Galloway dice che questo cambiamento avvenne come per Beirut nel 1977. "Una
volta che vedi le cose in maniera concreta, tutto diviene differente. Quando
trascorsi del tempo a Beirut, compresi che, quando Israele parlava di aver
attaccato delle basi terroristiche in Libano, si riferiva ai campi profughi.
Quando diceva di aver colpito dei terroristi, io sapevo di quali persone stava
parlando".
Nel periodo trascorso in Iraq, Galloway comprese che il paese "era composto da 23 milioni di persone che non erano Saddam Hussein. Oggi si sa che cio' e' vero, ma prima non si riconosceva questo fatto elementare, e dunque io ho dovuto battermi per cio'. Questa battaglia ti espone molto. Io capii che in Iraq si stava consumando uno dei crimini del 20esimo secolo - perpetrato su 23 milioni di innocenti. Le sanzioni uccidevano un bambino ogni sei minuti di ogni giorno, e questa gente non aveva nessuna colpa. Molti di essi morivano ancora prima di sapere che erano iracheni. Morivano per niente altro che per essere iracheni. Non avevano scelto Saddam, non avevano invaso il Kuwait e non erano responsabili di nulla. Un intero popolo innocente crocifisso dalle sanzioni".
Galloway ammette, comunque, che sarebbe ingenuo separare del tutto il popolo dal regime. Era, dice, un regime efficientemente spietato e spietatamente efficiente. Egli sottolinea il fatto che dopo la guerra del 1991 il paese fu ricostruito ed i servizi furono ripristinati molto piu' velocemente di adesso. Cio' contribui' a rafforzare la posizione di Saddam, piu' che indebolirla. "Il rapporto tra popolo e regime era molto stretto, poiche' tutto cio' che serviva al popolo veniva fornito dallo stato", spiega. E, riguardo ad America e Gran Bretagna, dice: "Cio' che a loro non piacciono sono i dittatori cattivi che non ubbidiscono ai loro ordini".
Galloway ricorda che, quando protestava fuori
dell'ambasciata irachena a Londra in favore dei diritti umani, il governo
britannico lo definiva "un piantagrane comunista", poiche' egli
denunciava il lucroso traffico d'armi tra Gran Bretagna e Saddam Hussein.
"In quel tempo non erano contro il cattivo dittatore, anzi facevano il
possibile per renderlo ancora piu' cattivo. Mentre io ero con l'opposizione,
loro erano con il regime".
Galloway conviene sul fatto che il regime fosse
odioso, sebbene non nei termini descritti dalla propaganda, ma sostiene che non
si trattava dell'unico dittatore cattivo. "Il regime iracheno del Baath ha
commesso molti crimini - e ancora piu' errori", il piu' critico dei quali
e' stata l'invasione dell'Iran.
"Se non avesse commesso quell'errore, non avrebbe chiuso gli anni '80
nella situazione da fame in cui erano, e non avrebbe commesso il crimine piu'
grosso, l'invasione e l'occupazione del Kuwait. Se non avesse fatto questi due
errori madornali, l'Iraq non sarebbe diventato la facile preda che e'
diventata".
Galloway sostiene di non aver avuto relazioni personali con la leadership irachena, eccetto in un caso. "Ho incontrato Saddam esattamente lo stesso numero di volte di Donald Rumsfeld, con la differenza che Rumsfeld lo incontrava per vendergli le armi, mentre io lo incontrai per convincerlo a sbarazzarsene in modo da evitare la guerra".
![]() |
Ad agosto dello scorso anno, cerco' di
persuadere Saddam a permettere le ispezioni ONU agli armamenti. "Mi guaro'
fisso negli occhi e mi chiese se ero davvero in buona fede e se potevo coscienziosamente
dire che in questo modo l'Iraq avrebbe potuto evitare l'attacco e
l'occupazione". In quel periodo Galloway ritiene che Saddam fosse sul punto
di prendere una decisione, in un modo o nell'altro. Egli ritorno' in Inghilterra e dichiaro' che riteneva che l'Iraq fosse nella posizione di permettere il ritorno degli ispettori. |
"Oggi posso dire che sono tra coloro che si presero involontariamente gioco di lui, perche' e' ormai chiaro che la Gran Bretagna e l'America avevano gia' deciso l'attacco, a parte la questione delle armi, a parte Hans Blix, a parte Mohammed al-Baradei. Ogni giorno diventa piu' evidente che l'intera faccenda delle armi non era che una scusa, una scusa deliberata, "una costruzione burocratica", come l'ha definita Wolfowitz".
traduzione a cura di www.arabcomint.com