Gore senza censure
| Gore Vidal riflette causticamente sull'America di ieri e quella di oggi: dai padri Fondatori della più grande democrazia del mondo al paese di oggi, ossessionato e corrotto, guidato da despoti che stanno calpestando ogni diritto umano, in patria ed all'estero. |
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E' una fortuna per George W. Bush non essere nato nell'epoca precedente ed essere inciampato nella Convenzione Costituzionale Americana. Un uomo con le sue vedute, così sprezzanti del governo democratico, sarebbe stato rapidamente esiliato dagli Stati Uniti appena liberati e portati alla democrazia dai padri Fondatori. Così crede uno dei più controversi critici sociali e prolifici scrittori del nostro tempo, Gore Vidal. L'ultima volta che intervistammo Vidal, appena un anno fa, egli scatenò una potente reazione a catena mentre si ergeva ad ultimo difensore degli ideali della Repubblica Americana. I suoi aspri commenti sui Bush, riportati dal Los Angeles Weekly, furono pubblicati in tutto il mondo, e circolarono ripetutamente sul World Wide Web. Ora Vidal torna alla carica, ed affida al Weekly un'altra dose del suo dissenso. Con le vittime in Iraq che aumentano di giorno in giorno, i suoi commenti sono non meno caustici rispetto a quelli dell'anno scorso. |
Questa volta, Vidal parla da americano a tempo
pieno. Dopo aver diviso il suo tempo tra Los Angeles e l'Italia negli ultimi
decenni, Vidal ha deciso di stabilirsi nella sua casa coloniale sulle colline di
Hollywood. A 77 anni, sofferente di un malanno al ginocchio e ancora debilitato
per la scomparsa del suo amico di una vita, Howard Austen, Vidal e' più
irascibile e fecondo che mai.
Senza dubbio egli aveva in mente gente come Bush ed Ashcroft quando ha scritto
il suo ultimo libro, il terzo in due anni. "Inventare
una Nazione:Washington, Adams, Jefferson" ci porta nelle
profondità psicologiche del trio di patrioti. E persino con le loro debolezze
umane in mostra - vanità, ambizione, arroganza, invidia ed insicurezza - la
loro condivisa e profondamente radicata dedizione alla costruzione della prima
nazione democratica sulla terra viene fuori con prepotenza.
Il contrasto tra ieri e oggi non e' affatto
implicito. Dopo appena poche pagine, Vidal svela il suo grondante disprezzo per
la banda che domina oggi la capitale che porta il nome del nostro primo
presidente.
All'inizio del nostro dialogo, gli ho chiesto di tracciare le connessioni tra il
nostro passato rivoluzionario ed il nostro presente imperiale.
Il suo nuovo libro si focalizza su Washington, Adams e Jefferson, ma da una attenta lettura, sembra che sia stato Benjanim Franklin ad aver previsto con più cognizione il futuro della repubblica.
Franklin comprendeva il popolo americano meglio degli altri tre. Washington e Jefferson erano nobili - possedevano schiavi e piantagioni di cotone. Alexander Hamilton entrò, attraverso il matrimonio, in una famiglia ricca e potente e fece parte dell'alta società. Franklin era della classe media, anzi, probabilmente deve averla inventata lui per gli americani. Franklin vedeva pericoli dappertutto. Tutti li vedevano. Nessuno amava la Costituzione. James Madison, noto come il padre della Costituzione, era pieno di preoccupazioni per ciò che concerneva il potere dei presidenti. Ma avevano fretta che il paese andasse avanti. Da qui il grande discorso, da me citato nel libro, che Franklin, vecchio e morente, volle essere letto. Lui disse: sono favorevole a questa costituzione, per quanto imperfetta sia, perché abbiamo bisogno di un buon governo e ne abbiamo bisogno subito. Ed essa, se applicata correttamente, ci darà questo tipo di governo per anni. Poi, continuò Franklin, essa fallirà, come tutte le costituzioni del passato, a causa dell'intrinseca corruzione della gente. Egli puntò l'indice contro il popolo americano nel suo insieme. Quando il popolo diviene così corrotto, disse, troveremo che esso non vorrà più una repubblica ma un despotismo - l'unica forma di governo adatta ad un popolo del genere.
Ma Jefferson aveva le idee più radicali, non e' così? Lui dichiarò che la Costituzione avrebbe dovuto essere considerata solo un documento transitorio.
Sì, certo. Jefferson disse che ogni generazione avrebbe dovuto avere la sua Convenzione Costituzionale e rivedere tutto ciò che non funzionava. Qualcosa come far controllare il carburatore di un'automobile. Disse che non si può pretendere che un uomo indossi la giacca di un bambino. Essa doveva essere revisionata perché la Terra appartiene ai viventi. E' stato il primo ad aver dichiarato ciò. Ad ogni generazione tocca il compito di cambiare le leggi che vuole. Persino la forma di governo. Coinvolgete pure il Dalai Lama, se volete! A Jefferson non importava. Egli era l'unico democratico puro tra i Fondatori, e pensava che l'unico modo per realizzare la sua idea di democrazia fosse quello di dare al popolo la possibilità di cambiare le leggi. Madison diede una risposta molto eloquente a Jefferson. Gli disse: Non potrai mai avere un governo di un certo spessore se pensi che durerà solo un anno. In ciò consisteva lo scontro tra Madison e Jefferson. Ed esso continuerebbe ancora, probabilmente, se ci fosse almeno uno statista che ritenesse che quella dannata cosa sia da modificare.
Il suo libro rivisita il dibattito tra i repubblicani di Jefferson ed i federalisti di Hamilton, che all'epoca erano effettivamente gli embrioni dei due partiti americani. Più di 200 anni dopo, vi e' ancora qualche suo elemento, qualche traccia di continuità nell'attuale corpo politico?
Solo tracce. In massima parte vediamo quel
genere di corruzione predetto da Franklin. La nostra e' una società totalmente
corrotta. La presidenza e' in vendita. Chiunque abbia denaro sufficiente a
comprarsi degli spazi in TV sarà probabilmente il prossimo presidente. Questa
e' corruzione ai massimi livelli.
Enron ha aperto gli occhi agli ingenui amanti del moderno capitalismo. La nostra
presunta fratellanza si e' rivelata una corruzione totale. Con il governo
totalmente colluso ed a cui non importava un fico secco.
L'amico di Bush, il vecchio Kenny Lay, e' ancora a piede libero e potrebbe
fondare domani una nuova compagnia, se non l'ha già fatto. Nessuno e' stato
punito per aver sperperato il denaro della gente ed i fondi delle loro pensioni,
per aver fatto collassare l'economia.
Dunque, la corruzione predetta da Franklin dà già i suoi terribili frutti.
Nessuno vuole farci nulla, non e' un affare da farci una campagna su. Una volta
che hai una comunità affaristica altamente corrotta in una società i cui
affari sono affari, ciò che hai e', in realtà, un despotismo. E' il genere di
governo autoritario che la gente di Bush ci ha dato. L'USA PATRIOT ACT e'
dispotico quanto qualsiasi documento emanato da Hitler - a volte ne ricalca
persino il linguaggio. In uno dei miei libri precedenti, Guerra perpetua per
pace perpetua, ho mostrato come il linguaggio utilizzato dall'amministrazione
Clinton per spaventare gli americani in merito agli atti terroristici di
gente come Timothy MacVeigh era il linguaggio usato da Hitler dopo l'incendio al
Reichstag.
In questo contesto, qualcuno dei Fondatori si troverebbe a suo agio nell'attuale sistema politico USA? Di sicuro Jefferson no. Ma che ne dice dei centristi radicali, o di gente come John Adams, che aveva una certa simpatia per l'istituto della monarchia?
Adams pensava che la monarchia, purché limitata e bilanciata dal Parlamento, poteva garantire la democrazia. Egli non era totalitario, assolutamente. Hamilton, d'altra parte, avrebbe potuto trovarsi bene con la gente di Bush, perché egli riteneva che solo un'elite dovesse governare. Bisogna considerare che egli era un figlio illegittimo nato nelle Indie occidentali, e si sentì sempre a disagio a causa della sua origine sociale. Sposò una milionaria ed entrò nell'aristocrazia. Fu lui ad arguire che il governo avrebbe dovuto essere costituito dagli uomini "migliori", cioè dai più ricchi. Dunque Hamilton sarebbe stato dalla parte di Bush. Ma nessun altro dei Fondatori lo sarebbe stato. Adams lo avrebbe disapprovato di certo. Egli era altamente morale, e non credo che avrebbe potuto tollerare l'attuale disonestà. Erano già molto infastiditi da un gruppetto di giornalisti che venivano dall'Irlanda e luoghi simili e che dicevano agli americani come comportarsi. Sa, come fa oggi con noi Andrew Sullivan. Penso che nessuno tra i Fondatori avrebbe approvato Bush. Il genere di despotismo che ci ha imposto e' esattamente quello prefigurato da Franklin.
Lei ha vissuto tra diverse ingloriose amministrazioni, dalla creazione dello stato di sicurezza nazionale di Truman alla sconfitta di Johnson in Vietnam, a Nixon con il suo Watergate, ed e' ancora qui a monitorare. Quando parla dell'amministrazione Bush, parla realmente di despoti? Oppure questa e' solo una corrotta e stupida amministrazione repubblicana?
No. Parlo di despotismo. Non ho letto solo il
primo PATRIOT Act ma anche il secondo, il quale non e' stato ancora reso
pubblico né e' stato approvato dal Congresso e verso cui c'é ancora forte
resistenza. Un cittadino americano può essere considerato terrorista senza
alcuna prova. Tutto ciò che ci vuole e' la parola del ministro della Giustizia
o dello stesso presidente. In tal modo può essere incarcerato senza accesso ad
avvocati, può essere processato da tribunali militari e persino giustiziato. O,
con un provvedimento nuovo di zecca, può essere esiliato, privato della
cittadinanza e spedito in qualche luogo remoto - come la Terra del Fuoco o
qualche roccia nel Pacifico. Tutto ciò e' specificato nel PATRIOT Act.
I Padri Fondatori avrebbero considerato tutto ciò despotismo puro. Ed avrebbero
impiccato i responsabili.
Dunque se George Bush e John Ashcroft fossero vissuti nel primo periodo della repubblica, sarebbero stati incriminati ed impiccati dai Fondatori?
No. Sarebbe stato meglio e peggio. [ride]Bush ed Ahshcroft sarebbero stati considerati così disonorevoli da non appartenere affatto a questo paese. Sarebbero stati invitati ad andare in Bolivia o in Paraguay a far parte dell'amministrazione militare di qualche colonia spagnola, in cui si sarebbero trovati molto più a loro agio. Non sarebbero stati chiamati "americani" - la maggior parte degli americani non li avrebbero considerati cittadini.
Lei pensa che Ashcroft e Bush non siano americani?
Li vedo come un esercito alieno. Sono riusciti ad impossessarsi di tutto ed in un certo senso alla luce del sole. Abbiamo un presidente squilibrato. Abbiamo despotismo. Non abbiamo processi equi.
Eppure lei ha visto che, negli anni '60, l'amministrazione Johnson collassò sotto il peso della sua stessa arroganza. Allo stesso modo quella Nixon. Ed ora vede quanto discontento c'e' a causa della guerra in Iraq. Non crede che Bush condividerà il loro stesso destino?
In realtà vedo qualcosa di più piccolo che lo
fa incespicare: il fatto della moglie dell'ambasciatore Wilson reclutata come
agente della CIA: spesso sono queste piccole cose che ti fanno fuori. Qualcosa
di abbastanza piccolo da permettere ad una corte d metterci il naso. Mettere
questa donna a rischio a causa della rabbia verso ciò che suo marito ha fatto
e' malvagio, pericoloso per la nazione e per gli altri agenti della CIA.
Colpisce più della questione Iraq. Temo che il 90% degli americani non sappia e
non saprà mai dov'é l'Iraq, e non si curano di saperlo.
Ma quel numero di 87 miliardi di dollari e' scolpito nelle loro menti, perché
attorno non vi é molto denaro. Gli stati sono in bancarotta. Nel frattempo, gli
estremisti conservatori sono riusciti a convincere il 99% della gente che noi
finanziamo generosamente tutti i paesi della Terra, che investiamo
nell'assistenza alle madri, tutte quelle donne di colore contro cui i
repubblicani hanno sempre marciato, quelle donne che - ci dicono - trangugiano
champagne Kristal all'Ambassador East di Chicago. Cose ridicole, ovviamente.
Ora la gente vede uscire dalla finestra altri 87 miliardi di dollari. Era ora!
La gente si ribellerà contro questa cosa. Il Congresso ha approvato, ma un
mucchio di congressisti perderanno il loro seggio a causa di ciò.
Parliamo di elezioni: George Bush sarà rieletto l'anno prossimo?
No, se l'elezione sarà regolare e non sarà
elettronica. In questo e' il pericolo. Non vogliamo un'elezione senza schede di
carta. Coloro che hanno creato le macchine elettroniche dicono che nessuno può
guardarvi dentro, perché esse rivelerebbero dei dati segreti. Quali segreti?
Non e' loro compito contare voti? O forse ottengono messaggi segreti
da Marte? Nelle macchine vi e' la cura per il cancro? Voglio dire, non
scherziamo. Tutti i tre i proprietari delle compagnie che hanno costruito queste
macchine sono donatori dell'amministrazione Bush. E questa non e' corruzione?
Così, se il paese sarà coperto da queste macchine elettorali, Bush vincerà.
Non può perdere.
Ma lei non crede negli istinti democratici della gente ordinaria abbastanza da pensare che, alla fine, questa sorta di cospirazione fallirà?
| Oh, no! Credo anzi che diventerà più forte,
più arroccata. Chi avrebbe mai pensato che il piano di Harry Truman di
militarizzare l'America sarebbe arrivato al punto in cui e' oggi? Abbiamo
sprecato tanti di quei soldi per le spese militari, mentre le nostre scuole sono
allo sfascio ... Non c'e' sanità pubblica. Non abbiamo nessun ritorno per le
tasse pagate. Non avrei mai pensato che tutto ciò sarebbe durato per oltre 50
anni, durante i quali ho vissuto, ma e' durato. Tornando a Bush, se useremo le vecchie schede elettorali di carta ed esse saranno contate nell'urna in cui vengono gettate, sarà spazzato via dal suo posto. Ha fatto tutti gli errori possibili. Ha devastato l'economia. |
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La disoccupazione e' rampante. La gente non riesce a trovare un lavoro. La povertà avanza. E' un caos totale. Come ha potuto creare tale caos? Beh, e' che lui e' semplicemente molto stupido. Ma la gente che ha attorno non lo e'. Ed e' gente che vuole restare al potere.
Ha tracciato un quadro molto fosco dell'attuale amministrazione e del sistema politico americano in generale. Ma ad un livello sociale più profondo, non c'e' ancora sostegno democratico?
No. Vi sono solo dei ricordi su come eravamo un tempo. Ci sono ancora delle persone tra noi che ricordano il New Deal, che fu l'ultima volta in cui un nostro governo mostrò un po' d'interesse per il benessere del popolo americano. Negli ultimi 20-30 anni, si sono succeduti una serie di governi che hanno avuto a cuore solo il benessere dei ricchi.
Bush e' il peggiore presidente che abbiamo mai avuto?
Beh, nessuno ha fatto a pezzi la Carta dei Diritti come lui. Altri presidenti ci hanno girato attorno, ma nessuno ha messo in pericolo la Carta dei Diritti prima di questo. Nessuno ha mai proposto guerre preventive prima. E due paesi che non ci avevano fatto alcun male sono stati bombardati.
Come crede si svilupperà l'attuale guerra in Iraq?
Credo ci sprecheremo in essa. Ogni azione di Bush provoca maggiore risentimento tra i musulmani. E ce ne sono oltre un miliardo. Presto o tardi, arriverà un Saladino che li unirà ed essi ci inseguiranno. E non sarà piacevole.
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Marc Cooper ha intervistato Gore Vidal
traduzione a cura di www.arabcomint.com