Grazie, signor Presidente!
Grazie, presidente Bush, per gli auguri dell'Aid: le siamo eternamente debitori.

 

Grazie, presidente Bush, per gli auguri dell'Aid: le siamo eternamente debitori. E grazie per averci detto, ancora una volta, che la nuova guerra in preparazione non e' contro l'Islam ne' contro i musulmani. Era tempo che lei ci ricordasse di non prendere troppo personalmente i bombardieri B-52 che sganciano bombe sulle nostre citta'. Giusto: i sei iracheni uccisi all'inizio di dicembre non devono rientrare nel computo dei morti; erano "combattenti illegali", che lavoravano in una raffineria di petrolio.

Come musulmani, le siamo grati per tutti i pacchi di viveri paracadutati in Afghanistan durante lo scorso anno. Fossimo stati i figli di Israele, ci saremmo ricordati dei tempi in cui ci veniva inviata manna dal buon Dio. Le assicuro, signor Presidente, che il burro di arachidi e' cosi' buono che i nostri bimbi afghani erano cosi' impazienti di riceverlo dal cielo da non riuscire piu' a distinguerlo dalle bombe a frammentazione che i vostri B-52 lanciavano nella loro terra desolata. Ma, naturalmente, se beccavano la bomba, si trattava di mala sorte. Li aggiungeremo alla lista dei danni collaterali. In questo modo, non avremo nemmeno l'onere di calcolare il numero di vittime.

Mi dispiace sentire che le cose a casa non vanno troppo bene. Alcuni americani poco patriottici hanno cominciato a fare domande sulla vostra guerra di terrorismo, pardon, guerra al terrorismo. Chiedono i risultati di quei 40 miliardi di dollari che cosi' rapidamente e graziosamente avete confiscato per la grande guerra. L' audiocassetta che al-Jazeera ha recentemente trasmesso non vi ha aiutato molto, credo. Quella piccola rete televisiva vi sta procurando un grattacapo dopo l'altro.

Lei ha, naturalmente, ottenuto piu' successo con Herta Daeubler-Gmelin, il ministro tedesco della giustizia, che ha rudemente paragonato la sua novella politica di guerra a quella di Adolf Hitler; grazie a Dio, e' stata ben presto rimproverata dal Cancelliere Gerhard Schroeder per aver avvelenato le relazioni; mi congratulo anche per l'elegante maniera in cui si e' liberato della signora Francoise Ducros, direttore delle comunicazioni del primo ministro canadese Jean Chretien, che, ingratamente, l'ha definita "deficiente" nonostante gli aiuti che gli USA danno all'economia di quel paese.

Signor presidente, ci rincuora sapere che il nuovo Dipartimento per la Sicurezza Nazionale sta per iniziare un nuovo corso. Con un budget operazionale di 37,5 miliardi di dollari e quasi 170.000 impiegati federali, dovrebbe riuscire a dare sicurezza al suo paese. Stia solo attento che i suoi cittadini non escano fuori del loro grande paese senza adeguata protezione, poiche' le strade del mondo sono diventate molto pericolose, per essi.

Spero che, insieme al suo ambasciatore di Londra, cosi' impaziente nel seguirla in una guerra dopo l'altra, non sia troppo difficile per lei riuscire a controllare, in breve tempo, le strade ribelli. Cio' che e' accaduto recentemente ad Amman non deve accadere mai piu'. Credo che non sarebbe una cattiva idea mandare una piccola nota di congratulazioni al suo ascaro di Amman per aver preso di petto cosi' la situazione. Ho sentito che la piccola citta' giordana di Ma'en le e' grata per aver attirato l'attenzione del mondo su quell'area tribale. Il prezzo che essa ha pagato non e' stato alto, io credo, se paragonato a cio' che gli afghani hanno pagato. Ma non definiamola guerra contro i musulmani; dopotutto e' stato il loro re ad ordinare al suo esercito di "fare il lavoro".

Signor presidente, nei suoi auguri per l'Aid, ci ha chiaramente detto che il nuovo anno e' pieno di promesse. Attendiamo con impazienza nuove fortune. L'Afghanistan e' diventato davvero un po' troppo noioso e, sebbene vi siano in serbo grandi nuove per l'Iraq, Hans Blix ed il suo team di ispettori ci mettono davvero troppo. Per favore, faccia presto o la corrente potrebbe mutare e lei sa bene quanto e' difficile riesumare l'isteria collettiva quando essa si e' smorzata.

Lei sa di non poter piu' usare l'antrace a questo scopo. Dunque, cosa ci resta? Come generare una nuova ondata di panico? Credo che quei piccoli Napoleone rintanati negli uffici della sicurezza saranno pur in grado di escogitare qualcosa. Forse puo' suggerir loro di inventare il pericolo di una mosca geneticamente modificata e portatrice di un virus letale. Ecco, questa e' un'idea.

E' mia sincera speranza, signor Presidente, che, nel nuovo anno, lei non sia cosi' paziente con chi l'annoia con stupide domande sull'Afghanistan. Sono sconvolto dal fatto di aver letto un articolo di un certo Robert Fisk che ha fatto lo schizzo dei bambini saltati in aria nel deserto di Khost. Ha avuto anche il coraggio di attirare l'attenzione del pubblico verso l'infinita coda di civili mutilati seduti fuori dell'ospedale di Herat, in attesa di una gamba artificiale. Allo stesso modo, le persone che continuano a citare la legge internazionale, i protocolli e gli accordi, dovrebbero smettere di ricordare al mondo che la sua guerra di terrorismo (scusi ancora una volta il lapsus) non ha risparmiato nemmeno gli ambasciatori. Nessuno ha il diritto di ricordare al mondo che l'ambasciatore Mullah Zaaef e' ancora rinchiuso in una gabbia al Camp-X Ray.

Sono felice di udire che, all'inizio del 2003, i tedeschi prenderanno in consegna la sfida afghana. Saranno i loro ragazzi a mettere a rischio la vita in questo grande spettacolo che, come tutti sappiamo, durera' solo fino a che continueranno ad arrivare finanziamenti in danaro. Ma temo che gli afghani siano noti per la loro tenacia. C'e' poca speranza di poter avere successo li' dove ha fallito la Russia con i suoi 140.000 uomini. Tutti quelli che dicono che l'avventura afghana portera' al disastro dovrebbero essere rinchiusi in gabbia come i "combattenti illegali" di Guantanamo.

Cio' mi fa ricordare di dirle che immagini come quelle che mostrano gli aeroplani C-130 portare il loro carico umano al Camp X-Ray non dovrebbero piu' circolare. Portano impresso il marchio di "crimine di guerra" e qualche tribunale, in qualche parte del mondo (nonostante prudentemente il suo paese non abbia ratificato il Tribunale Internazionale Criminale), potrebbe mettere in difficolta' i suoi militari. Le immagini di quegli uomini incatenati, apparse di recente su milioni di schermi del computer in tutto il mondo, non sono simpatiche, come minimo.

Sono anche rattristato di sapere che qualche Edward Said e' ancora in giro. Essi continuano a parlare di un impossibile collegamento: la sofferenza dei palestinesi paragonata ai 2,1 miliardi di dollari in aiuti annui ad Israele. Questi possiedono mappe, numeri e fotografie che continuano a mostrare al mondo. Un nuovo muro costruito qui, recinzioni di filo spinato li', oliveti dati alle fiamme, case demolite, cadaveri lasciati sui cigli delle strade, aerei ed elicotteri americani che sganciano bombe sui campi profughi. No, non c'e' alcun legame tra la sofferenza dei palestinesi e le catastrofi che gli americani continuano a sperimentare all'estero. No, il mondo dovrebbe accettare il verdetto del suo "uomo di pace" che non vede l'ora di completare la fortificazione di Israele.

E, infine, lasci che la ringrazio ancora una volta, signor Presidente, per l'opportunita' concessa ad alcuni fratelli e sorelle musulmani di averle fatto visita alla Casa Bianca all'inizio del mese di Ramadan. Questa grande occasione sara' ricordata per sempre da loro e dai loro figli. Saranno eternamente grati a lei ed a sua moglie Laura. Sono certo che anche lei apprezzera' il valore della loro amicizia, poiche' essi rappresentano l'avanguardia di una alleanza del nord intellettuale di cui ha disperato bisogno in questo periodo. Con i miei migliori auguri per la nuova avventura in cui sta imbarcando il mondo.

 

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