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I bambini di Arna
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"I bambini di Arna" racconta la storia di un gruppo teatrale creato da Arna Mer Khamis. Arna proveniva da una famiglia sionista e, negli anni '50 sposò un arabo palestinese, Saliba Khamis. In Cisgiordania, aprì un sistema educativo alternativo per i bambini la cui vita regolare era disturbata dall'occupazione israeliana. Il gruppo teatrale che avviò impiegava bambini di Jenin, e li aiutava ad esprimere le loro rabbie quotidiane, le frustrazioni, l'amarezza e la paura. Il figlio di Arna, Juliano, regista di questo film, fu anche uno dei direttori del teatro di Jenin. Con la sua telecamera, filmò i bambini i periodi di prova, dal 1989 al 1996. |
Ora, torna indietro, a vedere cosa e' accaduto loro. Yussef commise un attacco kamikaze ad Hadera nel 2001, Ashraf fu ucciso nella battaglia di Jenin, Ala' guida un gruppo della resistenza. Juliano, che oggi e' uno degli attori più affermati in Israele, torna indietro nel tempo, a Jenin, e cerca di capire le scelte fatte da quei bambini che amava e con cui lavorava. Otto anni fa, il teatro fu chiuso e la vita divenne statica e paralizzata. Andando avanti e indietro nel tempo, il film rivela la tragedia e l'orrore di vite intrappolate nell'occupazione israeliana.
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I bambini della Patria
Recensione di Uri Klein, www.haaretzdaily.com, aprile 2004.
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Motivato da profonda emozione ed identificazione, "I bambini di Arna" e' un film coraggioso, che arriva dal cuore e dall'anima.
In una scena di "I bambini di Arna", Juliano Mer Khamis si abbandona ai ricordi di alcuni dei fanciulli che presero parte alle attività delle case per bambini fondate da sua madre, Arna Mer, nel campo profughi di Jenin nel 1987. Sul tetto di una di esse, fu creato un piccolo teatro, dove Juliano Mer Khamis, un attore di professione, lavorava come regista e metteva su commedie con i bambini del campo profughi. Ashraf, uno di quei bambini, descrive il suo primo incontro con Mer Khamis. Dal momento che Mer Khamis e' un ebreo, Ashraf era sicuro che fosse "una spia degli occupanti".
Juliano non appare in questa scena; egli e' presso la telecamera, e si sente solo la sua voce. Dopo che Ashraf ha parlato, rivolgendosi alla telecamera e non a lui, Mer Khamis gli chiede: "Parli di me?". "Sì, di te", risponde Ashraf. "Pensavi che io fossi una spia dell'occupazione?", chiede, facendo l'eco alle parole del ragazzino. "Sì", risponde Ashraf, nuovamente senza guardarlo direttamente. "Beh, allora ripetilo", ordina Mer Khamis. "Pensavo che Juli ...", comincia Ashraf, ed il regista taglia corto: "Perché dici "Juli"? Dici "tu". Solo allora Ashraf si rivolge a lui direttamente e dice: "Credevo che tu fossi una spia dell'occupazione".
Apparentemente, si tratta della scena più semplice e modesta del film, che sarà trasmesso per alcune settimane alla Cinemateca di Tel Aviv, di Haifa, Gerusalemme, Nazareth e Rosh Pina. E invece, si tratta della scena chiave di "I bambini di Arna", poiché essa rivela ciò che rende il film così bello, commovente e di valore. Il "lui" diventa "tu" e lo spettatore e' costretto a confrontarsi con la possibilità e la necessità di ciò che accade, perché solo dopo questa trasformazione ci sarà una chance per quest'area - nonostante l'orrore e la disperazione che questo film documenta con un'acutezza che spezza il cuore.
Mer Khamis - che ha scritto e diretto il film assieme a Danniel Danniel, un cineasta israeliano che vive in Olanda, fa innamorare lo spettatore dei bambini palestinesi presentati nel suo film, prima di spiegare cosa e' accaduto loro molti anni dopo le riprese. Con voce soffice, controllata, racconta che la conversazione con Ashraf ed i suoi amici ebbe luogo sette anni dopo che sua madre ebbe fondato le case per i bambini. Dopodiché aggiunge, sempre con voce soffice e controllata, che sei anni dopo Ashraf fu ucciso nella battaglia con l'esercito israeliano che ebbe luogo nel campo di Jenin nell'aprile 2002.
"I bambini di Arna" non racconta solo la vita e la morte di Ashraf (che sognava, da bambino, di recitare il ruolo del "Romeo palestinese"), ma anche di tre suoi amici - Yussef, Ala' e Nidal. Dapprima, essi sono presentati al pubblico come bambini che prendono parte ad una delle commedie organizzate da Mer Khamis nel teatro fondato da sua madre; poi essi sono mostrati dieci anni dopo, trasformati in giovani uomini. Il film schizza anche un ritratto della madre di Juliano, Arna Mer, morta di cancro nel 1997 - cinque anni prima che la battaglia nel campo profughi distruggesse il teatro e le case dei bambini.
Il film vaga avanti e indietro nei 10 anni che precedettero quella battaglia. Una delle immagini che appare più di una volta, così da sembrare come se il ricordo di essa tormenti il regista, e' quella di Ala' bambino, seduto sui gradini della sua casa rovinata nel 1992, dopo che l'esercito israeliano aveva fatto saltare in aria la casa dei vicini. Dieci anni dopo, Ala' e' ricercato dall'esercito e la sua casa potrebbe essere demolita per la seconda volta, ma lui dice che non gli importa. Lui e la sua famiglia sono già sopravvissuti una volta alla distruzione e sono preparati ad affrontarla ancora. In mani meno abili, la storia di Ala' avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un genere di allegoria eroica, con un piglio romantico e persino sentimentale. Ma Mer Khamis riesce ad evitarlo, e non solo in questo caso, ma anche quando presenta le altre storie dei bambini del film - e la sua storia, e quella di sua madre.
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"I bambini di Arna" sgorga da una tale profonda identificazione, coinvolgimento e dedizione che Mer Khamis riesce a non fare neanche un passo falso in tutto il suo tragitto cinematografico, che non era né semplice né comodo. Questo e' un film che arriva dal cuore e dall'anima, non da un distaccato pensiero analitico e teoretico Ma, proprio perché l'emozione che lo motiva e' costantemente accompagnata dall'identificazione e dalla dedizione, il risultato e' un film di pensiero e decenza - ed anche di grande coraggio. Juliano Mer Khamis non cerca di semplificarsi la vita. Il suo film tratta di questioni molto delicate: la morte di sua madre (in una delle scene più tenere e intense, il corpo di lei, avvolto in un sudario blu, viene spostato dalla stanza nel seminterrato dell'ospedale, e, mentre suo figlio aiuta a sistemarlo nella bara, scopre per un momento il suo volto per identificarla); le battaglie nel campo profughi (nell'ultima parte del film, Mer Khamis si trova proprio in mezzo ad una di esse e la racconta dal lato palestinese); e gli attacchi kamikaze - il soggetto più duro di tutti, almeno per gli spettatori israeliani. |
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Due dei bambini, Yussef e Nidal, una volta cresciuti di fecero esplodere in un attacco kamikaze ad Hadera, in cui rimasero uccisi 4 israeliani. Il film mostra i corpi di Yussef, Nidal e Ala', che avevamo incontrato bambini ed avevamo ammirato in spezzoni della commedia recitata nel teatro di Arna Mer. Il teatro fu costruito con la donazione che Arna ricevette quando le fu consegnato il Premio Nobel Alternativo, a Stoccolma, per le sue attività nel campo profughi di Jenin. I bambini interpretavano l'affascinante fiaba di una principessa che doveva essere liberata con l'aiuto del sole, portato fin dentro il suo palazzo. Nel momento in cui ci vengono presentati i corpi di Yussef, Nidal e Ala', i tre - come gli altri personaggi del documentario - sono stati trasformati da "essi" in "voi", sicché la forza di nostri sentimenti causati dalla loro morte e' stupefacente.
Il film stimola l'esigenza del riconoscimento, che può essere la cosa più importante, che al di là dei "noi" e dei "loro", vi e' un destino comune, una tragedia comune e soprattutto una necessità comune di mettere fine al bagno di sangue di questa sfortunata regione. Ecco perché, alla fine, "I bambini di Arna" e' un film che suscita speranza; entro questo buio, ci sono piccoli punti luminosi, ed il film di Mer Khamis e' uno di essi.
Recentemente, sono stati prodotti numerosi altri film che trattano del conflitto israelo-palestinese, incluso "Checkpoints", di Yoav Shamir, che ha vinto il primo premio ad un festival per i film-documentari ad Amsterdam. Il film di Shamir registra la routine quotidiana ad un checkpoint dell'esercito israeliano in Cisgiordania, ma proprio perché registra una routine apparentemente monotona, in cui non accade nulla a parte le rituali umiliazioni inflitte dall'occupazione, e' impossibile guardarlo senza aver voglia di urlare. Ma questo urlo e' anche troppo semplice, specie perché Shamir non ha risolto la questione principale che affronta il creatore di un film-documento: chi sta riprendendo la sua telecamera e perché si trova proprio in quel posto particolare? Di conseguenza, emotivamente parlando, il risultato e' confuso ed elusivo.
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Il film di Mer Khamis non soffre di questo problema. Noi sappiamo perché era a Jenin e perché vi aveva portato la telecamera - per riprendere la visita d'addio di sua madre al campo profughi e per visitare la madre e la sorella di Ala'. Lui e la sua telecamera sono lì perché questa e' la sua vita e questa e' anche la nostra vita, così che il film balza dal centro della nostra esistenza qui, ed opera nell'ombra della distruzione che costantemente la minaccia. "I bambini di Arna" collega i concetti di madre, luogo e patria e li intreccia in un film che dovrebbe essere mostrato di continuo e trasmesso su ogni canale televisivo possibile. Non accade spesso che io mi senta obbligato a dare il seguente consiglio: andate a vedere "I bambini di Arna". E' un film importante. |
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traduzione a cura di www.arabcomint.com
Notizie, immagini e commenti sul
film di Juliano Mer-Khamis: http://www.arna.info/Arna/movie.php
http://www.arabcomint.com/perché_lintifada.htm
Leggi anche: Una
cronaca di tombe vuote,
di Juliano Mer-Khamis
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breve storia di un suicidio,
di Juliano Mer Khamis
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mito di Masada e' stato seppellito a Jenin, di Juliano Mer Khamis