
I carri armati profanavano
la piazza grande di Isphan
e si specchiavano narcisi
orrendi nella vasca quieta
insieme alle moschee.
Non era a me il Corano
lettura consueta: ma
capivo di pianto
la bestemmia occidentale
di uno scià impazzito di paura.
I carri armati adesso li rivedo,
altre piazze ed altri minareti
salmodianti amore e vendetta
vendetta per amore. Palestina
disperata che scrive in sangue
la sua vittoria, che si specchia
negli occhi vecchi dei ragazzi
dell'intifada. Non puo' perdere
chi non ha nulla da perdere,
se non catene e fame e
privazione della patria
per colpa di chi, ladro di sogni
abita carri armati e inquina
le fontane della pace
e scende come un corvo sulle piazze
degli uomini che vogliono
essere uomini nelle piazze
dei tramonti vestiti di colombe.
Il sangue degli oppressi
è sangue puro, acqua fresca
di pozzo; dentro l'oasi
della sicura libertà,
futura e già presente.
Fausto Cerulli