I dieci errori più
comuni di Israele
di Gilad Atzomon
www.serendipity.li
|
Gli errori più comuni fatti dagli israeliani sono i seguenti:
In tutta la relativamente breve storia del nazionalismo sionista, molti ebrei sono riusciti a trovare difetti nella sua ideologia. Gran parte di questi si sono staccati dal sionismo. Dalla creazione di Israele, molti ebrei hanno lasciato quello stato e non pochi sono stati coloro che si sono uniti alle forze del movimento di liberazione palestinese. Gli israeliani che sono rimasti sono coloro che non sono riusciti a capire gli errori gravi e fatali che ho elencato sopra. Si potrebbe arguire che questi errori sono commessi sostanzialmente dai sionisti, più che dagli israeliani. In risposta, dirò che gli israeliani sono sionisti anche se hanno pochissime nozioni di cosa sia il sionismo. La gran parte di essi e' nata in una realtà colonialista e razzista. Sono istruiti a sostenere il sionismo, più che a metterlo in dubbio. Questa cieca accettazione di una delle visioni del mondo più radicalmente scioviniste rende gli israeliani candidati impossibili per qualsiasi genere di negoziato pacifico. GLI ERRORI IN DETTAGLIO 1) Non capire che non vi e' alcuna differenza sostanziale tra Tel Aviv ed un insediamento ebraico in Cisgiordania.
Agli israeliani piace credere che ciò che essi non vedono, non esiste. Infatti, ancora oggi rifiutano di accettare che la "causa palestinese" sia basata sulla legittima richiesta di tornare nella propria terra. Alcuni mesi fa, il ministro dell'Autorità
palestinese Nabil Shaath fece la seguente dichiarazione sul "diritto al
ritorno": Leggiamo alcuni
commenti fatti dalle maggiori figure politiche d'Israele: Come possiamo notare, i politici israeliani non riconoscono l'essenza della causa palestinese. Si aspettano ancora che i palestinesi rinuncino ai loro diritti legittimi. In pratica, si aspettano che i palestinesi dimentichino di essere palestinesi. Beata speranza, mi viene da dire: i palestinesi non lo faranno mai. Non smetteranno mai di resistere contro il colonialismo sionista. Sicuramente non adesso, quando la loro voce comincia ad essere udita dal mondo. Ogni palestinese sa che lo scopo del sionismo e' trasformare l'intera Palestina in uno stato per soli ebrei. In questo senso, Tel Aviv, parzialmente collocata su terra palestinese confiscata (Yafo, Abu Kebir, Sheikh Munis, ecc...) ed Elon More, un insediamento della Cisgiordania, sono la stessa cosa: colonie ebraiche in terra palestinese. 2) Credere che la creazione di Israele e' stato un risultato dell'Olocausto. Prima di tutto, alcune citazioni illuminanti: "Un ebreo cresciuto tra i tedeschi, potrà
assumerne i costumi, la lingua. Potrà imbeversi totalmente del fluido tedesco,
ma il nucleo della sua struttura spirituale resterà per sempre ebreo, poiché
il suo corpo, il suo sangue, il suo tipo fisico sono ebrei" (Vladimir
Jabotinsky, "A Letter on Autonomy", 1904. Jabotinsky e' maestro
ideologico della destra sionista). "Fossi stato ebreo, sarei stato un sionista fanatico" (Adolf Eichmann, 1955, pubblicato su Life Magazine nel 1960. Eichmann, l'ufficiale delle SS incaricato della soluzione del "problema ebraico", fece questa dichiarazione durante la sua visita in Palestina nel 1937).
Essi sono convinti che lo stato ebraico fu creato dopo l'olocausto per assicurare un porto sicuro agli ebrei in caso di nuovi disastri. Questo fraintendimento e' la conseguenza diretta della lettura erronea di eventi storici cruciali. Israele e' frutto del sionismo, e l'ideologia sionista fu elaborata ben prima che Hitler nascesse. Inoltre, ci sono buone ragioni che inducono a ritenere che Hitler elaborò i suoi argomenti anti-semiti dopo aver letto i testi del sionismo. Da Ber Borochov egli poté leggere quanto gli ebrei fossero socialmente anomali ("La struttura socio-economica del popolo ebraico differisce radicalmente da quella di qualsiasi altra nazione. La nostra e' una struttura anomala, anormale" ( Ber Borochov, 1897, pubblicato dalle edizioni Moshe Cohen, Nazionalismo e Lotta di classe: Approccio marxista al problema ebraico, 1937). Da Jabotinsky poté imparare quanto fosse cruciale la questione della purezza del sangue. Le citazioni sopra riportate suggeriscono che il nazismo ed il sionismo sono molto simili nello spirito: entrambi sono movimenti nazionalisti ispirati al concetto della purezza razziale. Una cosa e' comunque certa: il sionismo precede il nazismo. Un'altra cosa da sottolineare e' che l'anti-semitismo ha sempre giocato in favore di Israele, poiché esso, agli occhi dei sionisti, "spingerà gli ebrei a trasferirsi nel paese". [...]E' triste ammetterlo, ma almeno tatticamente, i sionisti videro giusto: la liquidazione dell'ebraismo europeo generò davvero grande supporto per la loro causa, che, in seguito, condusse alla creazione dello stato d'Israele. 3) Considerarsi un popolo innocente, vittima del conflitto israelo-palestinese E' difficile crederlo, ma gli israeliani si considerano totalmente innocenti. Anche quegli israeliani responsabili della pulizia etnica del popolo palestinese e coloro che li terrorizzano da decenni (come Peres e Sharon) hanno la chutzpah di considerarsi vittime. Persino il chiaro fatto che da più di mezzo secolo il popolo israeliano vota elementi che negano qualsiasi diritto al popolo palestinese ha mai generato il più lieve scetticismo nelle menti dei sionisti. Ad esempio, non vi e' un solo corpo politico, in Israele, che riconosca il diritto palestinese al ritorno.
b) Gli israeliani ed i sionisti sono creature insolite, che non seguono nessun riconosciuto sentiero di empatia umana, dunque non possiamo aspettarci che provino compassione o senso di colpa per i loro crimini contro il popolo palestinese. E' universalmente noto che migliaia di giovani israeliani si recano ogni anno in Polonia per visitare differenti attrazioni turistiche connesse alla "Shoah". Questi viaggi sono sponsorizzati dai governi israeliani e da molte altre organizzazioni ebraiche. Sarebbe da aspettarsi che, una volta entrati nell'esercito israeliano, quei giovani applichino la lezione morale e provino genuina compassione verso i loro vicini palestinesi. Sfortunatamente, sembra che abbiano imparato la lezione sbagliata: una volta nei territori occupati, si comportano come la Wehrmacht. Non c'e' da meravigliarsi che Israele investa così tanto denaro in simili "viaggi educativi". 4) Credere di vivere in una democrazia, il che legittimerebbe tutte le atrocità commesse Nonostante il fatto che a più della metà della popolazione che vive entro i confini israeliani sia negato il diritto di voto, gli israeliani si considerano un popolo democratico. Inoltre, per il solo fatto di avere la "libertà" di scelta politica, credono di avere il mandato per decidere del destino di altri popoli. Gli israeliani sono certi che i crimini commessi sono pienamente legittimi solo perché essi sono "la sola democrazia del Medio Oriente". Ciò può essere spiegato con un riferimento all'interpretazione israeliana del concetto ebraico di "essere scelti". Mentre l'ebraismo ortodosso considera questa "elezione" un carico etico e spirituale, gli israeliani la considerano una sorta di dono cosmico: una condizione in cui nasci e che ti rende "super-umano". In un tempo molto breve, gli israeliani hanno sviluppato un sistema di "democrazia per gli eletti", che permette ad essi, il popolo eletto, di imporre la loro visione del mondo a coloro che (per adesso) sono troppo deboli per reagire. E' molto importante sottolineare che non e' solo Israele ad avere questo tipo di "democrazia". La democrazia americana segue la stessa linea di pensiero. Dalla II Guerra Mondiale, gli americani hanno deciso per il resto del mondo in che modo quest'ultimo dovesse contribuire alla crescita della ricchezza americana. Non c'e' da meravigliarsi di come queste due "democrazie del popolo eletto" siano così entusiaste l'una dell'altra. 5) Essere convinti di vivere in una società aperta, che tollera la diversità politica ed ideologica "Il problema della sinistra [israeliana] e' che essa pensa che essere per la pace significhi cantare una canzone. Io dico, se volete cantare una canzone, diventate cantanti". (Shimon Peres, The Independent, 4/8/2003) Il popolo israeliano tende a credere di vivere in una società politicamente diversificata, con un vero dibattito destra/sinistra. Tradizionalmente, la sinistra si identifica con le lotte per l'uguaglianza sociale e legale, mentre la destra politica e' ritenuta l'ambiente dei conservatori. In Israele tale distinzione non e' applicabile. Il sionismo e' essere ebrei e conservatori. I palestinesi (ed i lavoratori esteri a buon mercato) non rientrano nel gioco. La sinistra israeliana non pensa affatto alla loro uguaglianza e la destra non li ammette neppure in platea. In pratica, sia la destra che la sinistra, hanno adottato la filosofia estremistica del "Muro di ferro" di Jabotinsky, la quale mira a costruire un potere che "la popolazione nativa non potrà mai spezzare". (Vladimir Jabotinsky, "The Iron Wall", 1923). Credo che la ragione per cui gli israeliani non riescano a vedere la mancanza di un vero dibattito tra destra e sinistra nella loro società sia dovuta al fatto che non riescono a fare la differenza tra dibattito ideologico e politico. Non vi e' alcuna differenza ideologica tra il Likud ed il Labour, ma gli israeliani considerano ideologica la loro lotta politica. Per contro, in Gran Bretagna la gran parte della popolazione riconosce oggi che Tony Blair e' un leader conservatore travestito da laburista. I britannici sono molto più avanzati degli israeliani nel cogliere il contesto ideologico del loro gioco politico. In Israele, pochissime persone capiscono che la differenza tra Sharon e Peres e' solo marginale. Come se ciò non bastasse, persino le organizzazioni legate alla sinistra israeliana, quali Peace Now, Donne in nero e Gush Shalom - che lottano coraggiosamente per i diritti palestinesi - supportano l'impraticabile soluzione dei "due stati". Pensare in termini categorici a questi movimenti della "sinistra israeliana" rivela il devastante fatto che la loro agenda politica non e' poi tanto lontana da quella di Sharon. E' triste ammetterlo, ma non esiste affatto una "sinistra israeliana". 6) Credere di essersi lasciati il ghetto alle spalle Le aspirazioni nazionalistiche ebraiche cominciarono ad apparire nel tardo diciannovesimo secolo, sulla scia della crescente ondata di nazionalismo europeo. I primi sionisti consideravano la possibilità dell'assimilazione come una grave minaccia all'esistenza ebraica. Molti di questi pensatori ritenevano altresì che il popolo ebraico soffriva di un severo mal funzionamento sociale, dal momento che le sue occupazioni tradizionali erano non-produttive. L'ipotesi sionista, all'epoca, fu che questa forma di malsana condizione sociale fosse il risultato di essere vissuti troppo a lungo in ghetti di paesi diversi. Il sionismo fu considerato un rimedio per molte differenti "malattie ebraiche tradizionali". Esso mirava a costruire un nuovo ebreo: un uomo civile, secolare e produttivo, che vive e coltiva la sua terra e comunica nella sua lingua (l'ebraico); proprio l'opposto, dunque, dell'uomo del ghetto dell'Europa orientale. Quest'esperimento ha avuto vita breve. In
pratica, quell' "uomo nuovo" non e' mai stato creato. Il sionismo non
e' mai stato secolare. Mentre il secolarismo e' un'alternativa filosofica alla
religione, per ciò che concerne il sionismo vediamo che esso rifiuta
semplicemente alcuni rituali ebraici solo per adottarne di nuovi. Fin
dall'inizio, il sionismo adottò molti simboli eroici mistici e biblici, anche
violenti (la storia di Masada, ad esempio - una storia di suicidio di massa - o
quella di Sansone, il primo kamikaze della storia). Non c'e' bisogno di sottolineare che, subito dopo il loro arrivo, i sionisti scoprirono che era più conveniente utilizzare il lavoro palestinese piuttosto che bruciarsi nei campi aperti del Mediterraneo. In retrospettiva, e' difficile individuare la rinascita di qualche importante tratto della cultura ebraica. Come sappiamo, ben poco e' venuto fuori dallo stato ebraico, in termini culturali. Non a caso, i grandi pensatori ed artisti ebrei sono tutti individui emancipati, che hanno preferito l'assimilazione al sionismo ed all'ortodossia. Il Muro di Sharon esiste per spiegarci praticamente che i sionisti non hanno mai lasciato il ghetto: lo hanno semplicemente trasferito dall'Europa orientale alla Palestina. Il concetto di segregazione e' probabilmente inerente al sionismo. 7) Essere convinti che il concetto di "stato ebraico" sia legittimo Questo errore e' la conseguenza dell'interpretazione sbagliata del cambiamento culturale del ventesimo secolo. Quando il sionismo nacque, era una filosofia ideologica più che legittima. Era parte del movimento nazionalistico europeo del diciannovesimo secolo e si sviluppò in un periodo in cui l'insofferenza per l'Altro era più che comune nel discorso intellettuale e politico del tempo. Jabotinsky adottò l'idea della purezza razziale molto prima che Hitler la menzionasse. In quel periodo, il sionismo non era l'unica ideologia che spingesse verso la creazione di uno stato nazionalista basato sulla purezza razziale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la caduta del nazismo, tuttavia, le cose cambiarono. L'idea di uno stato basato sulla purezza razziale non era più legittima. Attualmente, Israele e' l'unico esempio rimasto di stato nazionalista basato sulla purezza razziale. Esso non e' più un concetto legittimo. 8) Ritenere che Israele sia un rifugio per l'intero popolo ebraico e la migliore risposta all'anti-semitismo Recentemente, il ministro dell'immigrazione Tzipi Livni ha rivelato che l'immigrazione ebraica in Israele e' completamente cessata. In altre parole, ha ammesso che Israele non e' il luogo più attraente per gli ebrei. Non molto tempo fa, ad un rappresentante palestinese in Gran Bretagna fu chiesto come poteva giustificare gli attacchi kamikaze contro i civili israeliani. Sottraendosi agli aspetti morali ultra-complicati impliciti in questa abusata domanda, il rappresentante si limitò a mettere in luce l'aspetto pragmatico delle diverse forme della lotta palestinese. La sua argomentazione era molto semplice: "Se Israele intende richiamare tutti gli ebrei del mondo, allora la lotta palestinese cercherà di renderlo un luogo non attraente in cui vivere". Non c'e' dubbio che gli attacchi kamikaze stiano sconfiggendo l'avventura sionista. Ma il fallimento del sionismo e' molto più drammatico. Non solo Israele non ha messo fine all'anti-semitismo, ma i devastanti crimini commessi quotidianamente in Palestina lo stanno rendendo una ideologia quasi legittima, almeno per i governi israeliani; qui si entra nel circolo vizioso iniziato dai sionisti: Israele commette crimini disumani per fomentare l'anti-semitismo, il quale a sua volta - si presuppone - spingerà quanti più ebrei e' possibile ad abbracciare la causa sionista, percepita come la sola ed unica soluzione al "problema ebraico". 9) Considerarsi degli umanisti
ll sionismo si occupa solo degli
ebrei. E' stato creato da ebrei e si applica ad ebrei. L'appello
all'unione dei proletari di tutto il mondo che e' apparso per anni su
alcuni giornali sionisti "di sinistra" era solo pretestuoso, e
null'altro. Furono proprio quei partiti di sinistra che si appellavano al
cosmopolitismo internazionale ad essere i più attivi nel depredare gli
indigeni palestinesi. La stragrande maggioranza dei kibbutzim israeliani
sono situati su terra palestinese confiscata. Il furto della terra
palestinese costituisce proprio il nucleo delle dottrine sioniste. 10) Essere certi che Israele sia immortale Chi osserva Israele con oggettività, sa
che essa e' già un'entità in agonia. Attualmente sta vivendo un rapido
processo di disintegrazione dei vari settori isolati, i quali non
condividono uno scopo comune. Prima o poi, i settori oggi emarginati
capiranno di avere più cose in comune con il popolo palestinese che con
gli zeloti sionisti. La "sinistra" sionista capirà di avere
più obiettivi comuni con Nabil Sha'ath e Saib Erekat che con i membri del
Likud. Gli ebrei ortodossi capiranno di essere più vicini all'Islam
ortodosso che al cosiddetto "fronte liberale secolare"
israeliano. I nuovi immigrati russi non hanno nemmeno cercato di
integrarsi nella società ebraica. Gli ebrei etiopi, a cui non e' concesso
di donare il sangue, e l'oppressa manodopera straniera a basso costo,
capiranno presto che che la supremazia sionista e' il loro peggior nemico.
I giorni del sionismo sono contati. Non c'e' bisogno di nessuna guerra. Si
dissolverà "in pace". Entro le mura del nuovo ghetto
auto-imposto, non hanno altre opzioni. [...]
|
Gilad Atzmon e' nato in Israele, cresciuto a Gerusalemme ed attualmente vive a Londra. Durante il servizio militare nell'esercito israeliano fu testimone di prima mano delle sofferenze inflitte al popolo palestinese e divenne un anti-sionista devoto. E' noto anche come compositore e musicista (il suo CD Exile e' disponibile su Amazon). Ha composto una novella, Guida per i perplessi.
traduzione a cura di www.arabcomint.com