I denti dei bambini
di Uri Avnery

 

Nella tenda con noi c'era sheikh Ra'ed. Per 45 giorni e 45 notti, in una Gerusalemme gelida ed innevata, vivemmo assieme - lo sheikh con i suoi seguaci, io e mia moglie ed un numero imprecisato di ospiti che variavano. Trascorremmo centinaia di ore discutendo di tutto cio' che esiste al mondo, e lo sheikh ci insegno' tante cose sul Corano e sull'Islam, specie sul suo volto tollerante.
Uno dei principi ebraici piu' progressisti del passato viene oggi messo alla prova: "In quei giorni non diranno piu', i padri hanno mangiato uva aspra, ed i denti dei loro bambini hanno rabbrividito. Invece ognuno morra' per la sua personale iniquita'. Ogni uomo che abbia mangiato uva aspra, i suoi denti rabbrividiranno" (Geremia, 31).

Un kamikaze pone fine alla sua vita. I suoi bambini orfani devono essere puniti per questo? L'esercito israeliano d'occupazione dice: "Si', certamente! Chiunque aiuti quei bambini e' un criminale, un complice, un supporter del terrorismo. Se il potenziale kamikaze sapesse che la sua famiglia morira' di fame dopo la sua morte, potrebbe ripensarci e non commettere l'azione. Ma se sa che qualcuno si prendera' cura della sua famiglia, la sua volonta' di martirio potrebbe rafforzarsi".

Cio' sarebbe a dire: "I padri hanno mangiato l'uva agre ed i denti dei loro figli rabbrividiranno. Ognuno morra' per le azioni dei suoi padri ed i denti di tutta la famiglia rabbrividiranno".
Recentemente, questa logica e' stata frequentemente messa in pratica. Quando la polizia segreta di Stalin arrestava una "spia imperialista", la sua famiglia veniva dispersa, sua moglie veniva inviata nel Gulag ed i suoi figli all'orfanotrofio del partito. I nazisti crearono il termine "Sippenhaft", il quale significava che l'intera famiglia era responsabile degli atti di ciascuno dei suoi membri. Fino ad oggi, tali metodi sono associati ai regimi totalitari.

Anche se essi fossero efficaci, anche se l'affamamento della moglie e dei figli di un kamikaze fosse in grado di fungere da deterrente, dovremmo dire: No. Non possiamo farlo, come non potremmo prendere ostaggi e spararli, come non potremmo avvolgere i corpi dei kamikaze in pelle di maiale, come suggeriscono alcuni. In ultima analisi, cio' non e' nemmeno saggio. Gli antichi profeti non erano stupidi.

E veniamo al caso: questa settimana sono stati arrestati i leaders del Movimento Islamico in Israele. L'imponente apparato di propaganda dell'esercito e dei servizi di sicurezza, che controlla tutti i nostri media, li ha accusati di "appoggiare il terrorismo".
Due giorni dopo, la montagna ha partorito il topolino. L'accusa principale contro gli islamici era che essi supportavano le famiglie dei kamikaze e degli altri martiri. L'ufficiale incaricato ha dichiarato che, al di la' di cio', non vi e' alcuna prova che supportino il terrorismo. In conclusione, il solo reato supposto era di natura economica, come il riciclaggio di denaro. "Reati economici", e per questo e' stata imbastita una gigantesca operazione!
Gli arresti sono stati condotti come si trattasse di un'operazione militare contro un nemico pericoloso. Nel mezzo della notte, un convoglio di 800 militari e' penetrato nel villaggio di Umm el-Fahem, accompagnato da una cricca di giornalisti e fotografi. Poliziotti in giubbotto anti-proiettile hanno circondato le case dei "sospetti", ognuno di essi rispettate figure pubbliche. I cecchini erano appostati, mentre i militari entravano in casa per tirare fuori gli uomini dal loro letto.
Il culmine dell'operazione e' stato l'arresto del leader del movimento, Ra'ed Salah. Suo padre era morente in ospedale, e lo sheikh giaceva presso il suo lettino, per confortarlo nelle sue ultime ore terrene. I poliziotti lo hanno tirato giu' mostrandolo alle telecamere in abbigliamento intimo. Se volevano umiliarlo, hanno fallito. Il portamento dignitoso dello sheikh ha svergognato i poliziotti. Suo padre e' morto qualche ora dopo, da solo.

Devo confessare che non sono totalmente obiettivo nei confronti dello sheikh Ra'ed. Dieci anni fa, nell'inverno 1993, quando Yitzak Rabin deporto' 415 attivisti islamici dalla loro terra, confinandoli in una landa desertica al confine con il Libano, piantammo delle tende di protesta di fronte all'ufficio del primo ministro. Nella tenda con noi c'era sheikh Ra'ed. Per 45 giorni e 45 notti, in una Gerusalemme gelida ed innevata, vivemmo assieme - lo sheikh con i suoi seguaci, io e mia moglie ed un numero imprecisato di ospiti che variavano. Trascorremmo centinaia di ore discutendo di tutto cio' che esiste al mondo, e lo sheikh ci insegno' tante cose sul Corano e sull'Islam, specie sul suo volto tollerante.

Ammetto che lo sheikh, allora 34enne, ci affascino'. Contrariamente agli stereotipi di un estremista religioso, era pieno di humor. E' una persona saggia. Nella vita quotidiana era piacevole, cortese e modesto. Fui impressionato dal suo stile di leadership: di mattina presto si alzava e cominciava a pulire l'area attorno alle tende. I suoi uomini erano rapidi ad unirsi a lui. Nessun ordine, nessuna richiesta. Cio' non significa che io condividessi le sue idee, poiche' io sostengo la separazione totale della religione dalla politica e rifiuto qualsiasi regime religioso. Cio' non mi impediva di ammirare Ra'ed Salah. Fine della nota personale.

La solidarieta' dei palestinesi di Israele con i loro fratelli dei Territori Occupati nella loro lotta contro l'occupazione mi sembra qualcosa di naturale. I loro sentimenti sono assolutamente comprensibili. Anche noi di Gush Shalom, in segno di solidarieta', raccogliamo soldi da inviare ai villaggi e campi profughi palestinesi assediati, e anche questo puo' essere definito dall'esercito "un atto di supporto al terrorismo" - dopotutto, se l'esercito vuole ottenere la resa di un popolo mediante affamamento, chi siamo noi, per alleviare quella sofferenza?

Ovviamente, si tratta di pretesti. Non si mandano 800 poliziotti solo per impedire ai bambini di mangiare. Dunque, qual'e' l'obiettivo?

Il governo Sharon e' impegnato in una lotta senza quartiere per distruggere il popolo palestinese come entita' nazionale. La riconquista della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, l'espansione degli insediamenti a ritmo folle, la costruzione di un "muro di separazione" che isolera' circa meta' dell'area della Cisgiordania, gli assassini ed i crimini quotidiani, l'affamamento della popolazione, la demolizione di case su vasta scala e l'edificazione di autostrade by-pass - tutto cio' ha lo scopo di colpire il popolo palestinese fino alla sottomissione e spezzarne la resistenza.

Adesso Sharon desidera aprire un secondo fronte. Il milione ed un quarto di palestinesi che sono cittadini di Israele non sono finora coinvolti. Tutto cio' che hanno potuto fare e' molto poco, tenuto conto delle circostanze: molte dichiarazioni di supporto ai fratelli al di la' della Linea Verde, qualche azione umanitaria, qua e la' qualcuno che ha attivamente aiutato i kamikaze. Sharon desidera cambiare questo stato di cose. L'attacco al Movimento Islamico e' l'inizio di un assalto concentrato che trascinera' gli "arabi-israeliani" nella lotta sanguinosa. Spezzare il sostegno di questa popolazione mira a far piombare nella peggiore disperazione l'intero popolo palestinese. Naturalmente, conviene iniziare con il Movimento Islamico: e' il piu' distante dal pubblico israeliano, non partecipa alle elezioni e, dunque, e' molto facile creare sospetti per pugnalarlo.

Ma non c'e' dubbio che se questa operazione dovesse riuscire, seguiranno tutti gli altri settori della popolazione araba, da Azmi Bishara ad Hadash. Il recente tentativo di estrometterli dalla Knesset e' stato solo l'inizio. Dopo di cio', sara' il turno delle forze pacifiste ebraiche. Non facciamoci illusioni: l'obiettivo finale di Sharon e' trasformare l'intera Palestina, dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano in uno stato esclusivista ebraico. Nella sua visione non c'e' posto per i palestinesi. Chiunque si opponga a questa visione e' un nemico (se arabo) o un traditore (se ebreo).Dunque, paradossalmente, la battaglia per sheikh Ra'ed, l'estremista religioso, e' anche la battaglia per la democrazia e la liberta' nel paese.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com