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Uno
dei principi ebraici piu' progressisti del
passato viene oggi messo alla prova: "In
quei giorni non diranno piu', i padri hanno
mangiato uva aspra, ed i denti dei loro bambini
hanno rabbrividito. Invece ognuno morra' per la
sua personale iniquita'. Ogni uomo che abbia
mangiato uva aspra, i suoi denti rabbrividiranno"
(Geremia, 31). Un kamikaze pone fine
alla sua vita. I suoi bambini orfani devono
essere puniti per questo? L'esercito israeliano d'occupazione
dice: "Si', certamente! Chiunque aiuti quei
bambini e' un criminale, un complice, un
supporter del terrorismo. Se il potenziale
kamikaze sapesse che la sua famiglia morira' di
fame dopo la sua morte, potrebbe ripensarci e non
commettere l'azione. Ma se sa che qualcuno si
prendera' cura della sua famiglia, la sua volonta'
di martirio potrebbe rafforzarsi".
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Cio'
sarebbe a dire: "I padri hanno mangiato l'uva agre
ed i denti dei loro figli rabbrividiranno. Ognuno morra'
per le azioni dei suoi padri ed i denti di tutta la
famiglia rabbrividiranno".
Recentemente, questa logica e' stata frequentemente messa
in pratica. Quando la polizia segreta di Stalin arrestava
una "spia imperialista", la sua famiglia veniva
dispersa, sua moglie veniva inviata nel Gulag ed i suoi
figli all'orfanotrofio del partito. I nazisti crearono il
termine "Sippenhaft", il quale significava che
l'intera famiglia era responsabile degli atti di ciascuno
dei suoi membri. Fino ad oggi, tali metodi sono associati
ai regimi totalitari.
Anche se
essi fossero efficaci, anche se l'affamamento della
moglie e dei figli di un kamikaze fosse in grado di
fungere da deterrente, dovremmo dire: No. Non possiamo
farlo, come non potremmo prendere ostaggi e spararli,
come non potremmo avvolgere i corpi dei kamikaze in pelle
di maiale, come suggeriscono alcuni. In ultima analisi,
cio' non e' nemmeno saggio. Gli antichi profeti non erano
stupidi.
E
veniamo al caso: questa settimana sono stati arrestati i
leaders del Movimento Islamico in Israele. L'imponente
apparato di propaganda dell'esercito e dei servizi di
sicurezza, che controlla tutti i nostri media, li ha
accusati di "appoggiare il terrorismo".
Due giorni dopo, la montagna ha partorito il topolino. L'accusa
principale contro gli islamici era che essi supportavano
le famiglie dei kamikaze e degli altri martiri. L'ufficiale
incaricato ha dichiarato che, al di la' di cio', non vi e'
alcuna prova che supportino il terrorismo. In conclusione,
il solo reato supposto era di natura economica, come il
riciclaggio di denaro. "Reati economici", e per
questo e' stata imbastita una gigantesca operazione!
Gli arresti sono stati condotti come si trattasse di un'operazione
militare contro un nemico pericoloso. Nel mezzo della
notte, un convoglio di 800 militari e' penetrato nel
villaggio di Umm el-Fahem, accompagnato da una cricca di
giornalisti e fotografi. Poliziotti in giubbotto anti-proiettile
hanno circondato le case dei "sospetti", ognuno
di essi rispettate figure pubbliche. I cecchini erano
appostati, mentre i militari entravano in casa per tirare
fuori gli uomini dal loro letto.
Il culmine dell'operazione e' stato l'arresto del leader
del movimento, Ra'ed Salah. Suo padre era morente in
ospedale, e lo sheikh giaceva presso il suo lettino, per
confortarlo nelle sue ultime ore terrene. I poliziotti lo
hanno tirato giu' mostrandolo alle telecamere in
abbigliamento intimo. Se volevano umiliarlo, hanno
fallito. Il portamento dignitoso dello sheikh ha
svergognato i poliziotti. Suo padre e' morto qualche ora
dopo, da solo.
Devo
confessare che non sono totalmente obiettivo nei
confronti dello sheikh Ra'ed. Dieci anni fa, nell'inverno
1993, quando Yitzak Rabin deporto' 415 attivisti islamici
dalla loro terra, confinandoli in una landa desertica al
confine con il Libano, piantammo delle tende di protesta
di fronte all'ufficio del primo ministro. Nella tenda con
noi c'era sheikh Ra'ed. Per 45 giorni e 45 notti, in una
Gerusalemme gelida ed innevata, vivemmo assieme - lo
sheikh con i suoi seguaci, io e mia moglie ed un numero
imprecisato di ospiti che variavano. Trascorremmo
centinaia di ore discutendo di tutto cio' che esiste al
mondo, e lo sheikh ci insegno' tante cose sul Corano e
sull'Islam, specie sul suo volto tollerante.
| Ammetto
che lo sheikh, allora 34enne, ci affascino'.
Contrariamente agli stereotipi di un estremista
religioso, era pieno di humor. E' una persona
saggia. Nella vita quotidiana era piacevole,
cortese e modesto. Fui impressionato dal suo
stile di leadership: di mattina presto si alzava
e cominciava a pulire l'area attorno alle tende.
I suoi uomini erano rapidi ad unirsi a lui.
Nessun ordine, nessuna richiesta. Cio' non
significa che io condividessi le sue idee, poiche'
io sostengo la separazione totale della religione
dalla politica e rifiuto qualsiasi regime
religioso. Cio' non mi impediva di ammirare Ra'ed
Salah. Fine della nota personale. La
solidarieta' dei palestinesi di Israele con i
loro fratelli dei Territori Occupati nella loro
lotta contro l'occupazione mi sembra qualcosa di
naturale. I loro sentimenti sono assolutamente
comprensibili. Anche noi di Gush Shalom, in segno
di solidarieta', raccogliamo soldi da inviare ai
villaggi e campi profughi palestinesi assediati,
e anche questo puo' essere definito dall'esercito
"un atto di supporto al terrorismo" -
dopotutto, se l'esercito vuole ottenere la resa
di un popolo mediante affamamento, chi siamo noi,
per alleviare quella sofferenza?
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Ovviamente,
si tratta di pretesti. Non si mandano 800 poliziotti solo
per impedire ai bambini di mangiare. Dunque, qual'e' l'obiettivo?
Il
governo Sharon e' impegnato in una lotta senza quartiere
per distruggere il popolo palestinese come entita'
nazionale. La riconquista della Cisgiordania e della
Striscia di Gaza, l'espansione degli insediamenti a ritmo
folle, la costruzione di un "muro di separazione"
che isolera' circa meta' dell'area della Cisgiordania,
gli assassini ed i crimini quotidiani, l'affamamento
della popolazione, la demolizione di case su vasta scala
e l'edificazione di autostrade by-pass - tutto cio' ha lo
scopo di colpire il popolo palestinese fino alla
sottomissione e spezzarne la resistenza.
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Adesso
Sharon desidera aprire un secondo fronte. Il
milione ed un quarto di palestinesi che sono
cittadini di Israele non sono finora coinvolti.
Tutto cio' che hanno potuto fare e' molto poco,
tenuto conto delle circostanze: molte
dichiarazioni di supporto ai fratelli al di la'
della Linea Verde, qualche azione umanitaria, qua
e la' qualcuno che ha attivamente aiutato i
kamikaze. Sharon desidera cambiare questo stato
di cose. L'attacco al Movimento Islamico e' l'inizio
di un assalto concentrato che trascinera' gli
"arabi-israeliani" nella lotta
sanguinosa. Spezzare il sostegno di questa
popolazione mira a far piombare nella peggiore
disperazione l'intero popolo palestinese.
Naturalmente, conviene iniziare con il Movimento
Islamico: e' il piu' distante dal pubblico
israeliano, non partecipa alle elezioni e, dunque,
e' molto facile creare sospetti per pugnalarlo. |
Ma non c'e'
dubbio che se questa operazione dovesse riuscire,
seguiranno tutti gli altri settori della popolazione
araba, da Azmi Bishara ad Hadash. Il recente tentativo di
estrometterli dalla Knesset e' stato solo l'inizio. Dopo
di cio', sara' il turno delle forze pacifiste ebraiche.
Non facciamoci illusioni: l'obiettivo finale di Sharon e'
trasformare l'intera Palestina, dal Mar Mediterraneo al
fiume Giordano in uno stato esclusivista ebraico. Nella
sua visione non c'e' posto per i palestinesi. Chiunque si
opponga a questa visione e' un nemico (se arabo) o un
traditore (se ebreo).Dunque, paradossalmente, la
battaglia per sheikh Ra'ed, l'estremista religioso, e'
anche la battaglia per la democrazia e la liberta' nel
paese.
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