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I dirottatori |
| Il conto alla rovescia per la guerra, voglio dire per il massacro, e' gia' cominciato |
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Sapete come mi sento?
Come uno dei passeggeri di quei jet che furono dirottati
l'11 settembre. Non intendo sminuire quella tragedia, ne'
il destino di quei passeggeri poiche' non credo di stare
affrontando personalmente una morte imminente. Lo stesso
vale per te, caro lettore. Ad ogni modo, mi sento come lo sfortunato passeggero di un aereo dirottato e pilotato, da due anni ormai, da maniaci religiosi che sono sulla via di ucciderci tutti - insieme ad una grande quantita' di altri innocenti - per realizzare la loro oscura agenda politica e religiosa. Tutti i segni puntano verso una prossima, massiccia e sanguinosa invasione militare USA dell'Iraq, probabilmente tra una settimana, forse prima, forse dopo. L'attacco produrra' almeno quattro risultati immediati: 1) Una grande quantita' di iracheni moriranno, probabilmente piu' di quanti sapremo mai. E' un numero a cui l'attuale amministrazione USA a ragione non e' interessata, e per lungo tempo nessuno avra' accesso alla conta dei morti. Sembra che l'amministrazione Bush non sia neanche interessata piu' di tanto al numero dei suoi soldati che moriranno negli anni a venire, uccisi dalle radiazioni o psichicamente feriti dalla loro esperienza. |
2) Il governo d'Israele lancera' un brutale nuovo round di attacchi contro gli essenzialmente indifesi palestinesi chiusi nei loro bantustan. Non importa gran che se il giro di vite sara' ingiustificato o apparentemente in risposta a dimostrazioni o attentati indotti dall'invasione USA. Il risultato finale sara' lo stesso.
3) L'odio per gli USA spazzera' il mondo intero, non solo a livello popolare ma di governi. Nuove alleanze sostituiranno quelle vecchie, relazioni politiche e commerciali saranno irrevocabilmente danneggiate. Nel mondo islamico la reazione piu' moderata sara' la furia; all'altro capo dello spettro vi sara' carburante sufficiente per interi decenni di attivita' "terroristiche" contro gli USA ed i suoi brutali e corrotti fantocci. Il paziente lavoro degli ultimi due anni dell'amministrazione Bush di trasformare gli USA in un paria internazionale dara' i suoi frutti. Non saremo piu' una nazione tra le tante, ma un impero, con vassalli; quello che vorremo, pero', dovremo ottenerlo con la forza.
4) L'economia, sia quella globale che statunitense, sara' anch'essa seriamente danneggiata. E' gia' peggiorata drammaticamente l'anno scorso, un fatto del tutto oscurato nei discorsi di Bush sull'Iraq. Gli investitori sono terrorizzati, il commercio internazionale sta lasciando il posto al blocco globale e la maggiore economia mondiale si attrezza per guerre permanenti che non puo' permettersi; le cose andranno sempre peggio, per quasi tutti gli economisti seri.
Il crollo economico - molto piu'
di qualsiasi considerazione sulle vite umane distrutte - spaventa
i politici mondiali e le elites affaristiche fino al punto di
opporsi alla follia di Bush. E inoltre, per questo punto e per
tutti gli altri, i giganti politici e mediatici USA sembrano
essere in uno stato di negazione ossessiva.
In che altro modo spiegare il "discorso alla nazione"
fatto da Bush qualche notte fa, in cui sembrava parlasse per
conto di tutto il mondo (senza menzionare il fatto che quel mondo
si oppone alla sua guerra con un'unanimita' raramente
sperimentata in precedenza), e sembrava parlasse dell'intera
nazione irachena come se questa fosse Saddam (senza sapere che l'Iraq
e' abitato da 23 milioni di comparse teatrali usa e getta)? Bush
ha parlato di "ricostruire" l'Iraq senza parlare del
perche' esso dovrebbe essere distrutto; ha giurato di "disarmare"
l'Iraq nel nome della "pace", senza menzionare la
distruzione di massa che le sue armi causeranno. Bush puo'
offrire delle mezze verita', delle distorsioni e delle bugie
complete che sono gia' state ampiamente e ripetutamente smentite.
Puo' giurare di non voler aspettare il momento in cui "un
terrorista scateni le sue armi di distruzione di massa" e
nessuno sottolineera' che lui, George Bush, e' il terrorista che
minaccia una distruzione di massa. Questa arroganza e' senza
limiti ed i passeggeri guardano fuori del finestrino.
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Come spiegare
altrimenti la risposta politica e mediatica ad una serie
di "spy stories" verificatesi la scorsa
settimana: un aereo spia intercettato in Corea del nord;
la notizia trapelata secondo cui gli USA starebbero
spiando gli oppositori alla guerra in sede ONU per
poterli meglio ricattare; i rapporti secondo cui ad
agenti segreti USA fu rivelato molti anni fa da disertori
iracheni che le armi di distruzione di massa erano state
distrutte gia' nel 1995; la trasparente manipolazione
delle espulsioni coordinate a tempo di diplomatici
iracheni dagli USA? Collettivamente, la risposta e' stata
un'alzata di spalle. E' come se, in primo luogo, gli USA avessero il diritto presunto di invadere la sfera privata degli opponenti politici chiunque essi siano e dovunque siano; e, in secondo luogo, e' come se gli USA, dopo aver incassato tutte le confutazioni a tutte le loro scuse per l'invasione, stiano semplicemente dicendo al mondo di essere cosi' potenti militarmente da non aver bisogno di alcuna scusa. E nessuno, sull'aereo, dice una parola. |
Come spiegare altrimenti il fatto che dirigenti USA parlino apertamente ed orgogliosamente della loro strategia di "Shock e angoscia" basata sul lancio di almeno 3000 missili cruise su Baghdad in 48 ore? Si tratta di quattro volte le munizioni usate nell'intera Guerra del Golfo, progettate per creare un'immensa palla di fuoco che brucera' l'ossigeno di una citta' di cinque milioni di abitanti. Gli ufficiali di Bush la settimana scorsa hanno dichiarato che i sistemi di precisione guidata permetteranno di contenere le vittime civili. Le stesse leggi della fisica smentiscono tali dichiarazioni: come si fa a guidare un'immensa palla di fuoco, piu' potente di un terremoto? E' la propaganda nuda e cruda di una potenza imperiale alla vigilia della guerra. Eppure, tra i politici dell'opposizione come tra i guru dell'informazione c'e' blanda acquiescenza e silenzio.
O noi passeggeri siamo riusciti
ad illuderci che l'aereo prima o poi atterrera', e tutti saremo
al sicuro, oppure abbiamo perso qualsiasi speranza di domare i
dirottatori e, dunque, facciamo finta di non curarcene e
affondiamo nel nostro destino privato.
Cerchiamo di non illuderci. Gli USA non stanno per lanciare una
guerra. La guerra presuppone due parti che si combattono. Questa
non sara' una guerra, sara' un massacro non provocato,
probabilmente di proporzioni storiche.
Ci sono tante persone in questo paese che hanno parlato contro questa follia, questo oltraggio, questo crimine di guerra, questa cosa che sfida anche il linguaggio. L'opposizione e' venuta da ogni ideologia, background, classe sociale, razza. Molti non si sarebbero mai sognati, una volta, di criticare pubblicamente il loro presidente: ma, allora, molti non avrebbero mai sognato che il loro paese sarebbe diventato cosi'.
E ci sono molte persone in questo paese che sanno le cose ancora meglio ma non parlano. Tra queste, persone potenti e molto importanti nell'amministrazione Bush. Dovrebbero, mentre le ore passano, esaminare le loro priorita'. Cose molto cattive si metteranno irrevocabilmente in moto allorche' questo aereo si schiantera'. Nonostante il fatto che molti di noi passeggeri - al contrario di un terrificante numero di iracheni - sopravviveranno.
Per quanto insostenibile questo massacro possa essere e per quanto disastrose possano essere le sue conseguenze, non dite mai che non puo' andare peggio di cosi'. Puo'; la storia ci insegna che il peggio puo' sempre costuire una sfida. Molti di noi negli USA vivono una vita confortevole, e, nonostante l'illusione di John Ashcroft, viviamo ancora, piu' o meno, in una democrazia. Una volta che siano passate le ondate di shock, oltraggio ed orrore, dovremo usare questo privilegio. Dovremo ricordare quello che i costruttori dell'impero della Casa Bianca gia' sanno: e cioe' che l'Iraq e' solo un episodio di una guerra molto piu' lunga. Molto puo' essere cambiato dalla forte e determinata opposizione pubblica ad essa.
| L'imperativo sara'
"salvare delle vite". Tra oggi ed il novembre
2004, il costo domestico politico ed economico per l'amministrazione
Bush dovra' essere cosi' insostenibile da indurre
cambiamenti sostanziali nella sua agenda imperiale. E l'elezione,
per quanto imperfetto possa essere qualsiasi sfidante
democratico, che gettera' nella polvere Bush e gli zeloti
che gli gravitano intorno, assume un'importanza capitale.
Il resto del mondo non votera', ma noi si'. Dobbiamo
votare e far votare, per il bene nostro e del mondo
intero. E' questa, realisticamente parlando, l'unica
maniera per disarmare questi fondamentalisti zeloti che
hanno dirottato e stanno pilotando quest' aereo. Quando poi ciascuno di essi incontrera' il Creatore dovranno rispondere di crimini inenarrabili. Un'Entita' Divina degna di questo nome sapra' cosa fare. Nel frattempo, anche noi dovremmo. |
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traduzione a cura di www.arabcomint.com