I "fratelli" arabi
di Eric Margolis

 

La vecchia massima "uniti resisteremo, divisi affonderemo" non e' mai stata tanto appropriata quanto per gli stati arabi, sgomenti di fronte alla "crociata evangelista" di Bush contro l'Iraq.

L'allarmante debolezza e sottomissione del mondo arabo nei confronti dell'occidente non e' mai stata piu' evidente di oggi, con la sua aperta o discreta cooperazione ai piani di Bush per invadere il paese "fratello" dell'Iraq. Sebbene il 99,99% degli arabi siano aspramente contrari ad un attacco anglo-americano all'Iraq, i loro regimi autoritari, che si servono dell'aiuto USA contro i loro stessi popoli, stanno lentamente scavando la fossa del paese mediorientale.

Ogni leader arabo sa che gli USA schiacceranno l'Iraq, ma nessuno di essi gli dara' una mano, rischiando cosi' di finire sulla lista nera di Washington. Allo scopo di deflettere la furia dei loro popoli provocata dalla prossima invasione dell'Iraq, i governanti arabi hanno ordinato ai loro media obbedienti di lanciare una campagna tesa ad indicare in Saddam il responsabile della guerra. La disunita' araba non e' mai stata cosi' pateticamente alla ribalta.

I leaders arabi sono profondamente consapevoli della strategia dell'attacco USA all'Iraq, iniziata nel 1988 con una campagna di propaganda - la piu' massiccia dalla II Guerra Mondiale - ispirata dai neo-conservatori americani, supporters del Likud israeliano.
Il piano fu accuratamente elaborato e passato all'amministrazione Bush da tre dei suoi campioni: Richard Perle, Paul Wolfowitz e Lewis Libby.

All'inizio di questo mese, il Washington Post ha pubblicato un rimarchevole articolo che rivela come un gruppo di falchi neo-conservatori dell'amministrazione Bush abbiano pianificato segretamente una guerra contro l'Iraq.
"Molti [neo-conservatori] sono forti supporters di Israele", scrive Glenn Kessler, del Post, "e vedono nella rimozione di Saddam la chiave del cambiamento della dinamica politica del Medioriente".

Traduzione: la guerra contro l'Iraq e' stata pianificata per assicurare ad Israele una posizione di dominio incontestabile in Medioriente, mettere fine alla resistenza palestinese, esigere la vendetta sugli hezbollah, garantire la sottomissione ad Israele dei regimi arabi e controllare il flusso del petrolio iracheno e saudita.

Ben sapendo, dunque, che Israele sta pressando l'amministrazione Bush ad una guerra contro uno dei loro "fratelli", una guerra il cui obiettivo dichiarato e' "ridisegnare la mappa del Medioriente", rovesciandone alcuni regimi, probabilmente anche quello dell'Arabia Saudita, e rubare il petrolio iracheno, i governi ed i potentati arabi restano paralizzati come cervi alla luce dei fari posteriori di un carroarmato.

Mai come adesso i regimi arabi hanno mostrato una piu' assoluta mancanza di legittimita'. Essi sono feroci nella repressione interna, ma deboli ed inetti quando devono fronteggiare minacce esterne. Contrariamente ad Israele, che e' organizzato e determinato, i governanti arabi sembrano un gruppo di agitati e timorosi ometti intenti a tormentarsi le mani, ed i cui interessi raramente trascendono la ricchezza personale ed il potere.

Cosa potrebbero fare gli arabi per evitare una guerra di aggressione contro l'Iraq che assomiglia sempre piu' ad una crociata medievale? Formino un fronte diplomatico unito che chieda che le ispezioni continuino. Organizzino un boicottaggio petrolifero totale agli USA se l'Iraq dovesse essere attaccato. Inviino in Iraq 250.000 civili da tutto il mondo arabo a formare scudi umani attorno a Baghdad ed alle altre citta' minacciate. Boicottino Gran Bretagna, Turchia, Kuweit e stati del Golfo che si uniscano o favoriscano l'invasione USA dell'Iraq. Ritirino tutti i fondi a deposito sulle banche americane e britanniche. Accettino pagamenti per il petrolio solo in euro, non in dollari. Mandino in Iraq truppe scelte della Lega Araba, sicche' un attacco all'Iraq diventi un attacco a tutti loro. Cancellino commesse e contratti per l'acquisto d'armi americane e britanniche del valore di miliardi di dollari.

Almeno avranno dato prova di possedere ormoni maschili ed orgoglio nazionale. Ma gli stati arabi non lo faranno. Diverranno piu' piccoli, temporeggeranno e poi si uniranno agli avvoltoi che si ciberanno della carcassa sanguinante dell'Iraq, nello sforzo di mostrarsi devoti servitori di Washington.

Gli efficienti servizi di sicurezza interni schiacceranno qualsiasi moto popolare di protesta contro l'attacco all'Iraq, particolarmente in Egitto, Marocco e Giordania. Continueranno a torturare e giustiziare coloro che si oppongono alle loro politiche fallimentari. I campioni auto-proclamatisi della causa araba, Libia e Siria, staranno in silenzio.
Non chiedetevi perche' Osama bin Laden, o l'idea di lui, sia cosi' popolare. L'unico leader arabo che nell'ultima decade abbia mostrato spirito d'iniziativa e' Saddam Hussein. Per quanto disastroso il suo governo possa essere stato, solo lui e' stato in grado di ribellarsi al moderno padrone coloniale del Medioriente, gli Stati Uniti.

Il rifiuto di Saddam di piegarsi ai diktat anglo-americani nel 1991 costituisce il motivo dei continui bombardamenti sull'Iraq negli ultimi dieci anni e della determinazione di Bush a schiacciare l'Iraq ed uccidere il suo leader. Non si tratta di armi di distruzione di massa: si tratta di sfida. Gli USA sono determinati a fare dell'Iraq un esempio che serva da monito agli altri stati arabi sul prezzo terrificante della disobbedienza.

I "buoni" arabi che coopereranno, saranno ricompensati con armi e denaro. Quelli che non parteciperanno alla crociata del presidente Bush dovranno affrontare il "cambiamento di regime" e la "liberazione". La resistenza palestinese sara' schiacciata. "Nadir" e' un termine arabo che indica il punto piu' basso. Le nazioni arabe stanno per raggiungere il loro.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com