IL GENOCIDIO ALLEATO DELL'IRAQ

Contenuto:

Il bombardamento sull'Iraq
La politica USA verso l"Iraq - L'ipocrisia che c'e' dietro
Il disinteresse USA per le sofferenze dei bimbi iracheni e la sua morale "umanitaria"


IL BOMBARDAMENTO SULL'IRAQ

Sulla sabbia dell'Iraq del sud, i residui di uranio impoverito giacciono nel suolo, non trattati. Anche solo per scopi di test, il governo britannico sta ben attento ad evitare ogni possibile rischio al suo popolo che possa essere causato da quelle armi sospettate di causare un aumento dell'incidenza di cancro tra i bambini dell'Iraq. Tutti gli esperimenti vengono condotti in una speciale struttura di cemento armato chiamata il tunnel. I residui radioattivi sono quindi ripuliti, compressi nel cemento e trasportati a Cumbria, dove vengono accuratamente riposti. Decine di migliaia di queste armi radioattive sono state sparate sull'Iraq e sugli iracheni ed avvelenano la fertile pianura di Basrah, da cui proviene il cibo che milioni di iracheni acquistano.

Questi effetti sono visibili poiche' molti dei bambini che oggi muoiono in Iraq di leucemia e linfomi non erano ancora nati ai tempi del bombardamento sull'Iraq. I veterani USA e britannici della Guerra del Golfo sospettano che l'uso di uranio impoverito sia anche responsabile della Sindrome della Guerra del Golfo, che ha colpito duramente migliaia di combattenti alleati in quella guerra.

Solo l'aviazione americana ha sganciato 88.000 tonnellate di esplosivo sull'Iraq, l'equivalente di circa cinque esplosioni nucleari di Hiroshima. La perdita di vite umane e' stata devastante. Il settanta per cento delle bombe "intelligenti" e dei missili usati hanno sbagliato obiettivo, distruggendo costruzioni civili, scuole, rifugi, moschee, chiese e campi vuoti. L'altro trenta per cento ha colpito strutture sanitarie, impianti e fabbriche. Il 12 febbraio 1991, 400 persone perirono per lo scoppio di due bombe "intelligenti" finite sull'impianto di ventilazione del rifugio di Amariyah. A causa delle porte chiuse, la temperatura all'interno del rifugio raggiunse i 900 gradi F. Gli uomini avevano lasciato precedentemente il rifugio per fare posto al maggior numero possibile di donne e bambini. Ancora oggi, le autorita' americane insistono nell'asserire che il rifugio era, in realta', uno dei Centri di Comando dell'esercito iracheno. Ovviamente, nessuno e' stato mai punito per questo crimine.

Nel 1998, gli USA e la Gran Bretagna punirono nuovamente l'Iraq per l'espulsione degli ispettori ONU con una serie di bombardamenti. Durante l'attacco del dicembre 1998, almeno una raffineria di petrolio di Basrah fu colpita deliberatamente, in violazione della legge internazionale, che considera "crimine di guerra" la distruzione di obiettivi economici.

Gli USA e la Gran Bretagna bombardano l'Iraq unilateralmente quasi ogni giorno dal dicembre 1998. Alla fine del 1999, erano stati effettuati piu' di 6000 missioni aeree, lasciate cadere piu' di 1.800 bombe, distrutti piu' di 450 obiettivi. Il 25 gennaio 1999, un missile AGM-130 americano distrusse il quartiere di al-Jumhuriya, nei dintorni di Basrah, uccidendo sette persone e ferendone molte altre. Il portavoce del Pentagono, Ken Bacon, riconobbe la distruzione dell'area residenziale il giorno dopo, dicendo alla CNN "Gli Stati Uniti si dispiacciono per ogni vittima civile".

 

La politica USA verso l'Iraq - L'ipocrisia che c'e' dietro

Quando gli USA e le forze alleate decisero di dichiarare guerra a Saddam Hussein, lo fecero con il pretesto di salvare il Kuwait e di punire il regime iracheno colpevole di brutali crimini umanitari contro i curdi nel nord del paese. Ma il vero scopo "umanitario" di Washington venne fuori quando l'allora segretario di Stato James Baker, accusando l'Iraq di stare sul punto di causare una recessione negli USA, disse testualmente: " ... essa e' piuttosto causata da un dittatore ... che potrebbe strangolare l'ordine economico mondiale, determinando una recessione o persino il buio della depressione".

Il ministro della Difesa William Perry non si vergogno' di ammettere che l'operazione aveva finalita' che andavano al di la' dei curdi e del Kuwait: "Il problema non e' solo l'attacco iracheno ai curdi a Ibril, ma e' il chiaro e attuale pericolo che Saddam Hussein rappresenta per i vicini dell'Iraq, per la sicurezza e la stabilita' della regione, e per il flusso di petrolio nel mondo".

Nello spiegare il bombardamento del 1998, lo stesso presidente Clinton ammise che l'operazione non era fatta per i curdi del nord, ma piuttosto per gli alleati USA, Arabia Saudita e Kuwait, dicendo: "Abbiamo agito nel sud dell'Iraq, dove i nostri interessi sono i piu' vitali ... Io ho ordinato gli attacchi allo scopo di estendere la No-Fly Zone". La reazione dell'amministrazione Clinton alla decisione di Baghdad di espellere gli ispettori americani sul controllo degli armamenti (uno degli ispettori, Scott Ritter, in seguito ammise che gli ispettori erano in realta' spie per conto di Israele - Washington Post, 14 Gennaio 1998) fu quella di minacciare l'uso della forza per "punire" Saddam, imporre sanzioni piu' severe e cancellare il programma cibo in cambio di petrolio. (Quando Clinton si trovo' ad affrontare lo scandalo Monica Lewinsky, bombardo' l'Afghanistan ed un'industria farmaceutica in Sudan. E quando si tratto' di affrontare l'impeachment, bombardo' nuovamente l'Iraq nel 1998. Possono essere solo coincidenze?).

 

Il disinteresse USA per le sofferenze dei bimbi iracheni e la sua morale "umanitaria"

Leslie Stahl ando' in Iraq per il programma televisivo 60 Minuti. Nel programma, che ando' in onda il 12 maggio 1996, la giornalista chiese a Madeline Albright, allora ambasciatore USA alle Nazioni Unite, di spiegare la politica USA nel contesto della devastazione che aveva visto tra i bambini dell'Iraq e la morte di 500.000 bambini iracheni. La Albright rispose: "Penso che sia stata una scelta molto dura, ma il prezzo, noi pensiamo che il prezzo sia valsa la candela".

Quando fu chiesto a Colin Powell il numero di iracheni morti in guerra, egli rispose: "Non e' davvero un numero a cui sono particolarmente interessato".

Thomas Friedman, articolista del New York Times, chiese di "bombardare l'Iraq ancora, ancora e ancora". In un articolo intitolato "La follia paga", egli spiego' che "gli USA devono rendere chiaro all'Iraq ed agli alleati che ... l'America usera' la forza senza negoziazioni, esitazioni o approvazione delle Nazioni Unite". Egli scrisse anche su come averla vinta su Saddam Hussein: "Colpite una diversa stazione elettrica in Iraq ogni settimana, cosicche' nessuno sappia quando andra' via la luce o chi ne ha la colpa". Ogni stazione elettrica colpita significa cibo e medicine che non potranno essere conservati, ospedali che saranno privi di elettricita', acqua che restera' contaminata - e gente che morira' come risultato finale.

Noam Chomsky spiega le ragioni che potrebbero esserci dietro le prolungate sanzioni USA:

"C'e' un modo per eliminare la capacita' di produrre armi di distruzioni di massa, solo un modo, la soluzione cartaginese: distruggere totalmente la societa'. Se lo si fa, allora essa non potra' piu' costruire armi di distruzione di massa. Se si lascia una singola infrastruttura, se si lasciano facilitazioni educative o scientifiche di qualsiasi genere, si avra' la capacita' di produrre armi di distruzioni di massa. Quindi, il solo modo di eliminare questa possibilita' - di mettere fine a questa possibilita' - sarebbe la distruzione totale. Questa non avverra', per una semplice ragione: l'Iraq e' il secondo produttore di petrolio al mondo, dunque non si puo' distruggerlo. Ma si puo' distruggere la sua popolazione. In effetti, cio' puo' risultare benefico. Se si guarda alla storia della produzione mondiale di petrolio, si notera' che la maggior parte di esso viene estratta in aree pressocche' disabitate. Dunque vi e' minore pressione e i profitti possono andare a coloro che li meritano: le compagnie petrolifere occidentali ed il Tesoro degli USA. Dunque, se la popolazione dell'Iraq viene ridotta o marginalizzata, ridotta, voglio dire, ad un livello in cui essa e' puramente funzionale, non ci saranno molti impedimenti. l'Iraq diverra' sempre piu' simile a, diciamo, l'Arabia Saudita, che e' piena di petrolio ma senza troppa popolazione che preme per lo sviluppo economico, facilitazioni educative e cosi' via".

 

La Politica estera USA nella distruzione dell'Iraq

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