ll nodo centrale

 

Il nodo centrale

 

- I -

 

             Stati Uniti del Dollaro                         Strade e grattacieli

ha partorito il dolore

uffici con numeri

e telescriventi

porte

ascensori

scrivanie

e tutte le luci di New York

di San Francisco

di Detroit

 

America superba

costruita sul sangue

di generazioni silenziose

sulla fatica

dell’indio

del negro

del chicano

nata dal massacro

dei figli del cavallo

e della pianura

 

Patria del dollaro e del fucile

quanti dovettero perdersi

nelle miniere del rame

e del salnitro

perché si aprisse

l’inferno dei tuoi bar

dove un intero popolo

di ubriachi

barcolla

di fronte a uno specchio?

 

Come dovette urlare

il negro crocefisso

nella notte di scale e di corde

dei tuoi sabati ardenti

stretto nell’alito del whisky

degli incappucciati

di bibbie e canzoni

prima che il ventre dei supermercati

accogliesse i tuoi figli?

 

Quanti muoiono

nelle piantagioni di banana

del Guatemala e del Salvador variopinti

mentre si accendono e si spengono

le insegne

del tuo milione di nights?

 

Chi terrà il conto

dei proiettili di Cochabamba

dove Bolivia cade trafitta

dissanguandosi lentamente

perché lo stagno

si trasformi nell’involucro

scintillante

dei tuoi week-end sui prati?

 

Che cosa racconta la luna

fra le baracche di Caracas

nelle Villas Miserias di Buenos Aires

fra le scalpitanti favelas di Rio

mentre i tuoi innamorati

si accarezzano a lungo

sulle panchine dei parchi?

 

America dei numeri

e delle moltiplicazioni

calzata metà del continente

nodo centrale

della miseria del mondo

tanto hai scavato

le gallerie del pianeta

che dovunque decretasse

il profitto della Borsa

solo fiato e sudore

divennero uomini liberi

trascinando la ruota

dei tuoi mille ingranaggi

 

C’è sempre

C’è sempre

un muro da varcare

un passaporto

un controllo

il terrore improvviso

di dimenticare

perché ti trovi proprio

in quel posto e non

altrove

la fila lunga

delle valigie

qualcosa da

dimostrare

il respiro degli altri

che avverti

come un’oscura

minaccia

il tonfo di un timbro

sul foglio

che ti concede

di esistere

un neon

una porta

un orologio

 

Il nodo centrale

Il nodo centrale

 

- II -

Quest’America                                E questo è il cuore che batte

dai mille impiccati

nelle strade di quest’America deforme

di quest’America che ride e che ruba

che è un immenso ufficio postale

dove si conta e si tracciano

cifre in colonna

dove chi ha è

e chi non ha puo' crepare

dove i sussidi dai denti lubrificati

mordono la carne del mezzogiorno

dove arrivano messaggi continui

dove si costruisce e si distrugge

e si costruisce per distruggere

dove si cammina

e si cammina

e si cammina

 

Quest’America che è un artiglio

piantato nel cuore

delle terre e dei mari

quest’America che è l’inferno

dei grattacieli

delle insegne

dei bar

dei biliardini

delle autostrade

dei bordelli

delle ascelle sudate

dei pullman

degli uomini vuoti

che masticano gomma

che sputano gomma

che uccidono

che si uccidono

che oscillano da un posto all’altro

che indossano uniformi

che partono verso paesi verdi

che tornano

che non tornano

 

Quest’America

che possiede macchine

e macchine

e macchine

che si specchia

in fondo ad un motel

che si distende su di un letto

che apre le gambe

che si vende

che conta dollari nell’ombra delle latrine

che non riconosce più la pioggia

che ha perduto i tramonti

che fracassa la testa dei bimbi

che incendia

che stupra

che costruisce macchine

per distribuire coca-cola

in ogni angolo del mondo

 

Quest’America

senza sorrisi

senza gonna

senza pietà

quest’America ticchettante

che è divenuta

un’unica società per azioni

con calcolatori

con porte

con uffici

con segretarie

con contabili

con ingegneri

con morte in ogni strada

con schedari immensi

con bandiere

con columbus day

con mayorettes

con pianti

con scale

con guanti senza mani

con camicie senza volto

con scarpe senza piede

 

Quest’America

che suona e che batte

che timbra

che scheda