IL PELLEGRINAGGIO: IL VIAGGIO CHE VALE UNA VITA
| Un quinto dell'umanita' condivide un'unica aspirazione: completare, almeno una volta nella vita, il viaggio spirituale chiamato Hajj |
I Musulmani fanno risalire le origini del pellegrinaggio, cosi' come esso e' prescritto da Dio, al profeta Abramo, o Ibrahim, in arabo. Secondo il Corano, e' stato Abramo che, insieme a suo figlio Ismaele, costrui' la Ka'aba, la "Casa di Dio", punto focale verso cui i musulmani volgono il viso e la mente durante le cinque preghiere quotidiane. E' da Abramo, inoltre, - noto anche con il nome di Khalil Allah, "l'amico di Dio" - che derivano i riti del pellegrinaggio, i quali ricordano le pratiche della sua vita, di quella di Agar e del loro figlio Ismaele. Nella
Sura intitolata "Il Pellegrinaggio", il Corano
stabilisce il comando divino di questa pratica e ne
profetizza la permanenza: Nel periodo in cui il profeta Mohammad* ricevette la chiamata divina, comunque, molte pratiche pagane si erano sovrapposte al rito originario dell'hajj. Il profeta restauro' e ridiede l'originale purezza religiosa al pellegrinaggio di Abramo. Inoltre, lo stesso Mohammed istrui' i credenti sui riti del pellegrinaggio in due modi: attraverso la sua pratica o approvando le pratiche dei suoi Compagni. Questo aggiunse complessita' ai riti, ma forni' anche grande flessibilita' alla pratica dell'hajj, e cio' a maggiore beneficio dei pellegrini. E' permesso, ad esempio, che vi siano variazioni nell'ordine in cui i riti vengono eseguiti, perche' lo stesso profeta approvo' tale condotta. Dunque, i riti del pellegrinaggio sono elaborati, numerosi e vari; gli aspetti di alcuni di essi sono illustrati di seguito. Il pellegrinaggio e' un obbligo che incombe su ogni musulmano adulto, uomo o donna, una volta nella vita, purche' lo permettano la sua salute ed i mezzi finanziari. Non vi e' obbligo per i bambini, anche se e' permesso loro di accompagnare i genitori. Prima di stabilire l'intenzione di compiere l'hajj, il pellegrino dovrebbe astenersi dal o riparare al male che puo' aver commesso, pagare tutti i suoi debiti, possedere i mezzi per se' stesso e per il mantenimento della famiglia durante il periodo e prepararsi spiritualmente ad un periodo di grande dispendio di energie, fisiche e psicologiche. Quando i pellegrini compiono il viaggio dell'hajj, seguono le orme di milioni di credenti prima di essi. Oggigiorno, centinaia di migliaia di credenti arrivano da 70 nazioni diverse in Arabia Saudita, in un viaggio che, per terra, mare o aria, e' oggi incommensurabilmente piu' breve che nel passato ma che, non per questo, e' meno affascinante. Fino al 19esimo secolo, arrivare alla Mecca significava essere aggregati ad una carovana. Vi erano tre principali carovane: quella egiziana, che si raggruppava al Cairo; quella irachena, a Bagdad; e quella siriana che, dopo il 1453, si raggruppava ad Istanbul e raccoglieva pellegrini lungo tutto il tragitto e si dirigeva a Mecca via Damasco. Il pellegrinaggio durava mesi, se tutto andava bene. Le asperita' del viaggio reclamavano molte vite umane e, non di rado, le strade di accesso alla Terra Santa erano soggette a razzie da parte di gruppi sbandati di predoni. Dunque, il ritorno del pellegrino in famiglia era occasione di gioiose celebrazioni e ringraziamenti da parte di tutta la comunita'.
Indossando l'ihram, il fedele pronuncia la prima invocazione dell'hajj, la Talbiah: "Eccomi, mio Dio, al Tuo comando! Eccomi al Tuo comando! Tu sei Dio senza alcun congenere. Eccomi al Tuo comando! Tue sono le lodi, la grazia e la maesta'. Tu sei Dio senza alcun congenere". Il potente, melodioso canto della talbiah risuona non soltanto a Mecca, ma in tutti i luoghi sacri collegati all'hajj. Nel primo giorno dell'hajj, i pellegrini si spostano da Mecca a Mina, un piccolo villaggio disabitato ad est della citta'. Durante il tragitto, i pellegrini pregano e meditano. Nel secondo giorno, il nono del mese, lasciano Mina per ritrovarsi nella piana di 'Arafa per il "wuquf", il rito centrale dell'hajj. Riuniti li', i pellegrini restano in piedi, e la loro immagine ricorda quella del giorno del Giudizio. Alcuni si riversano sul Monte della Misericordia, da cui il Profeta pronuncio' l'ultimo, indimenticabile sermone "dell'addio", in cui enunciava i pilastri della nuova religione. Sono queste le ore piu' intense dell'intero pellegrinaggio, che il fedele dedica alla preghiera ed alle invocazioni. In questo luogo sacro, i pellegrini raggiungono il culmine della loro vita religiosa, sentendo come mai la presenza e la vicinanza di un Dio di misericordia. La prima inglese ad eseguire il pellegrinaggio, Lady Evelyn Cobbold, descrisse l'esperienza di essere nella piana di 'Arafa nel 1934: "Ci vorrebbe una penna magistrale per descrivere la scena, pregnante di intensita', di quella grande fetta di umanita' di cui io rappresentavo un minuscolo frammento, completamente dimentica nel suo fervore religioso. Molti pellegrini avevano le gote rigate da lacrime; altri rivolgevano il volto al cielo stellato cosi' tante volte testimone della stessa scena. Gli occhi splendenti, gli appelli appassionati, le mani in cerca di misericordia distese nella preghiera mi hanno commosso in un modo mai accaduto prima, ed io stessa mi sentivo spinta da un'ondata straordinaria di esaltazione spirituale. Ero una sola cosa con il resto dei pellegrini, in un sublime atto di completa resa alla Volonta' Suprema che e' l'Islam". Evelyn va oltre nel descrivere la vicinanza spirituale dei pellegrini al Profeta nella piana di 'Arafa: " ... mentre stavo sul suolo di granito, mi sentivo su di un luogo sacro. Con gli occhi della mente vedevo il profeta rivolgere ai credenti le ultime raccomandazioni, oltre 13 secoli fa. Vedevo i tanti predicatori che avevano parlato alle moltitudini di 'Arafa nel corso dei secoli, in quella che e' la scena culminante del Pellegrinaggio Maggiore".
Terminata, a questo punto, gran parte del pellegrinaggio, i fedeli possono, se vogliono, liberarsi dell'ihram ed indossare gli abiti giornalieri per celebrare, con la festa del "Sacrificio" ('aid al'Adha), il termine del mese del pellegrinaggio. Gli uomini possono radersi e tagliare i capelli, e le donne tagliano una ciocca simbolica, per marcare la loro parziale desacralizzazione. Cio' e' un simbolo di umilita'. Tutte le proscrizioni, tranne quella relativa ai rapporti coniugali, possono essere alleggerite. I pellegrini tornano a Mecca dove compiono un altro rito essenziale dell'hajj, vale a dire il "tawaf" la circumambulazione, per sette volte ed in senso anti-orario, della Ka'aba, simbolo dell'unicita' di Dio, e simboleggiante l'implicazione che tutte le attivita' umane devono avere come centro Dio. Thomas Abercrombie, convertito all'Islam e scrittore e fotografo del National Geographic Magazine, esegui' il pellegrinaggio negli anni '70 e descrisse il senso di unita' e di armonia che i pellegrini sperimentano durante i giri attorno alla Ka'aba: "Sette volte abbiamo girato attorno all'edificio", scrisse, "ripetendo le devozioni rituali in lingua araba: Signore Iddio, siamo venuti a Te da terre lontane ... Dammi riparo all'ombra della Tua maesta'. Presi dalla scena, alleggeriti dalla poesia degli oranti, orbitavamo attorno alla Casa di Dio in accordo con gli atomi, in armonia con i pianeti". Durante i giri, i fedeli possono toccare o baciare la Pietra Nera. Questa pietra ovoidale ha un posto speciale nel cuore dei musulmani, non come oggetto in se' (l'idolatria e' estranea al culto islamico), ma poiche', secondo la tradizione, rappresenta l'ultimo frammento della costruzione originaria innalzata da Abramo ed Ismaele. Secondo la tradizione, il profeta Mohammed la bacio', ecco perche' i fedeli desiderano imitare questa azione. Nessuna azione devozionale e' correlata alla pietra, ne' essa e', o e' mai stata, un oggetto da adorare. Il secondo Califfo, Omar, rese cio' ben chiaro quando affermo': So che essa non e' altro che una pietra, incapace di fare del bene o del male. Ma ho visto il Messaggero di Dio tenerla tra le mani, e questo ricordo me la rende cara". Dopo aver completato il tawaf, i pellegrini pregano, preferibilmente alla stazione di Abramo, il sito in cui Abramo costrui', originariamente, la Ka'aba. Qui essi bevono l'acqua della sorgente di Zamzam. Questo fa parte dell'ultimo rito del pellegrinaggio, il sa'y, o la "corsa", ricordo di un memorabile episodio della vita di Hagar, madre di Ismaele. Il sa'y ricorda l'affannosa e disperata corsa di Hagar tra le due rocciose colline di Safah e Marwa, alla ricerca di acqua per il piccolo Ismaele. Qui ella trovo' la fonte di Zamzam, indicatale dal piccolo piede di suo figlio. Alla fine del sa'y, il pellegrino e' completamente desacralizzato, e puo' riprendere tutte le normali attivita'. Secondo il costume sociale di molti paesi islamici, ora il pellegrino puo' fregiarsi del titolo di Hajj. Prima o dopo la visita alla Mecca, nell'umra (pellegrinaggio minore, o visita, che puo' essere fatta in ogni periodo dell'anno) e nel pellegrinaggio maggiore, il pellegrino ha l'opportunita' di visitare Medina, la seconda citta' santa nell'Islam. Qui e' sepolto il profeta, nella moschea dalla cupola verde che domina la piccola citta', in una semplicissima tomba. La visita a Medina ed alla tomba del profeta non e' obbligatoria, e non fa parte dei riti del pellegrinaggio ne' dell'umra, ma la citta', che accolse Mohammed quando egli vi immigro' dalla Mecca, e' ricca di commoventi ricordi e di siti storici evocativi della vita e dell'attivita' del profeta in quella che fu la prima comunita' islamica della storia. Allorché i pellegrini di razze e lingue diverse torneranno ai loro rispettivi paesi, porteranno con se' i commoventi ricordi della terra dei profeti, di Abramo, Ismaele, Hagar e Mohammed. Essi ricorderanno per sempre quel momento unico ed universale, in cui i ricchi ed i poveri, i bianchi ed i neri, i giovani ed i vecchi si sono incontrati in un'atmosfera di uguaglianza perfetta. I pellegrini ritornano a casa con la gioia di aver compiuto qualcosa di incredibilmente importante nella vita religiosa: non solo aver obbedito ad un'ingiunzione divina ma anche aver sperimentato l'unione e la fratellanza di tutta la comunità dei credenti in quella che viene definita un' "anticipazione del giorno del Giudizio". Soprattutto, sulle loro labbra vi e' una preghiera: "O DIO, ACCETTA IL NOSTRO SFORZO E FA' CHE SI AVVERI CIO" CHE DISSE IL NOSTRO PROFETA: NON C'E' ALTRA RICOMPENSA PER UN PELLEGRINAGGIO PIO SE NON IL PARADISO". |
e la lode e' di Dio, signore di tutti i mondi