IL POETA DEL MONDO ARABO

"In Palestina vi e' un conflitto tra la spada e l'anima"
Mahmud Darwish

 

 

 

Formato dall’esperienza dell’occupazione del suo paese,   dall’evizione e dall’esilio , si è sforzato , nel suo lavoro, di usare la sua tristezza e la rabbia per incoraggiare il dialogo con Israele.

Alcuni giorni prima che Ariel Sharon lanciasse l’operazione “Scudo Difensivo”, con durissimi attacchi sulla città di Ramallah, il 29 Marzo,   otto membri del Parlamento Internazionale degli Scrittori visitarono la città. Tra essi, vi erano i premi nobel Wole Soyinka e Jose Saramago, Breyten Breytenbach, Juan Goytisolo e Russell Banks. Essi avevano risposto all’ appello    di Mahmoud Darwish di essere testimoni   della violenza dell’occupazione militare israeliana.

Una sera Darwish, che il novellista americano Banks trov? “depresso ma sollevato dalla nostra visita”, port? la delegazione di intellettuali su una collina che permetteva la vista su Gerusalemme accerchiata da colonie ebraiche e checkpoints. “Volevo mostrare loro come la geografia della Palestina è violentata dall’esistenza delle colonie, come   esse sono   considerate il centro mentre le città palestinesi sono tenute marginali “ disse Darwish. “Non si tratta di propaganda, ho lasciato che essi vedessero la verità con i loro occhi.”

A quella vista le reazioni degli intellettuali furono diverse, ma tutti rimasero attoniti. Mentre Breytenbach parl? di “apartheid”, Banks paragon? ci? che aveva visto alle riserve degli indiani d’America del 19° sec. “ Sono rimasto terrificato e sconvolto dal livello fisico dell’occupazione, con gli insediamenti colonici trattati come città suburbane e    l’esercito dislocato a loro protezione”.

Quattro giorni dopo  che Darwish ed i suoi ospiti  lessero le poesie   per un   pubblico di oltre 1000 persone al teatro Kassaba di Ramallah,    l’esercito israeliano iniz? la sua operazione militare per sradicare i   “ terroristi Kamikaze”.

Questa fu una sorta di punizione collettiva ed i palestinesi dovettero assistere impotenti allo smantellamento ed alla distruzione delle infrastrutture del loro stato embrionale.

Darwish, che aveva già lasciato Ramallah per un recital di poesie nella capitale libanese, fu impossibilitato a farvi  ritorno.

Egli apprese che il Centro Culturale Sakakini, dove lavora alla sua rivista letteraria trimestrale “Al Karmel “, era stato devastato dall’esercito israeliano , ed i suoi manoscritti strappati e sparpagliati sul pavimento. “ Hanno voluto lanciarci il messaggio che nessuno e niente è immune dalla loro violenza, tanto meno la   cultura”, disse Darwish “ Io ho recepito   il messaggio. So che essi sono forti abbastanza e tanto potenti da poter invadere tutto ed uccidere chiunque, ma non possono occupare   le mie parole".

Sessantenne, da più di quarant’anni è conosciuto come “il poeta nazionale palestinese”, un peso che lo irrita ma allo stesso tempo lo lusinga.

Egli è il poeta più letto nel mondo arabo, e, recentemente, ha recitato le sue poesie a Beirut in uno stadio gremito di 25000 persone.

Nei lavori di    Darwish, la Palestina assume il ruolo centrale, diviene una metafora universale di perdita dell’Eden, di nascita e resurrezione, di angoscia per l’espropriazione e l’esilio. Per Edward Said, professore palestinese alla Columbia University di New York, egli è il più brillante poeta arabo: una presenza autorevole in Palestina ed Israele- il paese dove crebbe ma che dovette abbandonare per l’esilio nel 1971.

Per Said la poesia di Darwish è “ uno sforzo epico di trasformare la lirica della perdita nell’ indefinitivamente posticipato dramma del ritorno”.

Lo scrittore Ahdaf Soueif lo defin? ”la voce imponente della tragedia palestinese”.        

Sebbene egli scriva in arabo, conosce l’inglese, il francese e l’ebraico ed   ha subito l’influsso di Rimbaud e Ginsberg .

Le sue opere sono state tradotte in oltre 20 lingue ed è il poeta più venduto in Francia. Tuttavia una piccola selezione dei suoi 20 volumi di poesie e' tradotta in inglese.

La poetessa americana Adrienne Rich lo ha definito "un poeta di statura mondiale per i rischi artistici che    ha corso”.

Una nuova raccolta di sue poesie   “Sfortunatamente, fu il paradiso “, sara' pubblicata il prossimo autunno dalla University California Press .

  Recentemente a Philadelphia per ricevere   un premio di 350000 dollari   assegnati, per la libertà culturale, dalla Lannan Fondation di Santa Fe', Darwish confess? di essere pieno di tristezza e rabbia per la battaglia tra “la spada e l’anima” in Palestina.

Il suo ultimo poema, “ Stato d’assedio”, che egli lesse alla cerimonia di premiazione, fu scritto durante le incursioni israeliane dell’ultimo Gennaio. “ Vidi i tanks israeliani sotto la mia finestra “- egli disse- “ solitamente io sono pigro ed ogni mattina scrivo allo stesso tavolo, sono un metodico, ma   ruppi la mia metodicita’ durante quel periodo di emergenza. Mi liberai da quella situazione di impotenza scrivendo e smisi di vedere i tanks- illusione o potere delle parole”.

Nella poesia “ Martire” dice:” Io amo la vita /Sulla terra tra    i pini e gli alberi di fico/ Ma non posso arrivarci  cos?    diviene il mio obiettivo/ con l’ultima cosa che mi apparteneva”.

Dopo l’ 11 settembre Darwish scrisse su un giornale palestinese che:

“ Niente   giustifica   il terrorismo”. In tal modo si è rivelato voce per la convivenza tra palestinesi ed israeliani . Ha pero' anche affermato che gli attacchi dei kamikaze non riflettono una cultura di morte , ma la disperazione di un popolo sotto occupazione. “Noi dobbiamo cercare di capire cosa ha determinato questa tragedia, è assurdo pensare che gli attentatori cerchino “vergini in paradiso” come ritengono gli orientalisti. I palestinesi, ad esempio sono innamorati della vita. Se noi diamo loro speranza- intendendo una soluzione politica che ponga fine alla loro tragedia- essi smetteranno di farsi esplodere”.

Darwish nacque nel 1942 da una famiglia musulmana sunnita , nel villaggio di Birweh in Galilea, durante il mandato britannico in Palestina. All’eta' di sei anni , a seguito dell’occupazione militare israeliana del suo villaggio, fu costretto ad affrontare   con la sua famiglia l’esodo e la vita da rifugiato insieme ad altri 726.000 palestinesi . La sua famiglia trascorse un anno in Libano in campi profughi allestiti dalle Nazioni Unite.

Dopo la creazione dello stato d’ Israele e la guerra del 1948, la famiglia ritorno' “illegalmente” in Palestina, ma il villaggio in cui aveva   sempre vissuto , Birweh, ed altri 400 villaggi palestinesi erano stati rasi al suolo dagli israeliani e completamente spopolati degli abitanti arabi, mentre colonie ebraiche erano state costruite al loro posto. Dice Darwish: ” Vivevamo da rifugiati nel nostro stesso paese, fu una esperienza tragica, che non dimentichero' mai. La mia famiglia   perse ogni cosa. Mio padre fu ridotto a lavoratore agricolo, mio nonno scelse di vivere su una collina da cui poteva vedere tutta la terra che Israele gli aveva confiscato. Prima di morire, fu costretto a vedere ebrei immigrati dallo Yemen vivere in casa sua, sulla sua terra, mentre a lui non fu piu' permesso neanche di poterla visitare”.

Poiché durante il censimento fatto dagli israeliani nel 1948, Darwish con la sua famiglia si trovava in Libano, gli fu negata la cittadinanza israeliana e riusc? ad ottenere solo una carta d’identita'. Era considerato un residente, ma non un cittadino. “ Potevo viaggiare con un lasciapassare ma all’ aeroporto di Parigi nel 1968 fui rispedito indietro. Essi non potevano comprendere. Ero un arabo con nazionalita' indeterminata che portava un lasciapassare israeliano”.

Sua madre Houreyyah era illetterata , ma suo nonno gli insegn? a leggere. “ Sognavo di essere un poeta “ e all’età di sette anni comincio' a scrivere poesie. Lavor? ad Haifa   come giornalista e divenne membro del partito comunista israeliano lavorando ad un giornale. I palestinesi    erano   sottoposti a controllo militare   e non veniva loro permesso di viaggiare attraverso il paese. Dal 1961 e fino al 1969 Darwish fu ripetutamente imprigionato con l’accusa, apparente,   di vivere ad Haifa senza un permesso.

Le sue raccolte “ Foglie di Olivi” ( 1964 ) e “ Innamorato della Palestina” ( 1966 ) lo portarono ad essere definito “poeta della resistenza”.

Carta d’ Identita'”, indirizzata ad un poliziotto israeliano ( Scrivi dunque, sono un arabo/ la mia carta d’identita' porta il numero cinquantamila”) divenne un grido di sfida e determino' il suo arresto nel 1967, mentre stava lavorando   ad una canzone di protesta.

Madre   scritta per raccontare la nostalgia per sua madre   di un figlio incarcerato e il desiderio di mangiare il suo pane e bere il suo caffè, era la confessione del forte sentimento d’amore che nutriva per sua madre, ma divenne una canzone popolare. “ Tutto il mio lavoro è come questa poesia. Io non scrivo nulla se non i miei sentimenti, ma tutto è pieno di memorie collettive”.

Secondo Edward Said , i primi scritti di Darwish affermavano l’esistenza palestinese rafforzando l’identità del popolo dopo la dispersione del 1948. Egli fu il primo di un’ ondata di poeti che scrivevano all’interno di Israele contro l’asserzione di Golda Mair “ Qui non ci sono palestinesi”.

La poesia lirica di Darwish coincide con la nascita del movimento palestinese dopo la guerra dei sei giorni. La sua poesia pose fine al dogma sionista incarnato nella poesia di   Haim Bialik   “ Una terra senza un popolo per un popolo senza terra”.

  Ammirava invece il poeta ebreo Yehuda Amichai, : “Mi lancio' una sfida poiché noi scriviamo dello stesso luogo. Lui voleva usare il territorio e la storia a suo beneficio, basato sulla mia identita' distrutta. Cos? chi è il possessore del linguaggio di questa terra? Chi la ama di più? Chi scrive di essa meglio?” . Ancora aggiunge:” Io umanizzo sempre gli altri, anche i soldati israeliani e spesso sono criticato per questo , ma continuer? ad umanizzare anche i nemici. Il mio primo insegnante fu un ebreo, la mia prima storia d’amore fu con una ragazza ebrea, il primo giudice che mi sped? in prigione era   una donna ebrea , cos? fin dall’inizio io non vedo gli ebrei come diavoli né come angeli, ma come persone”.

In Israele gli venne impedito di poter frequentare l’universita', cos? studio' economia politica a Mosca nel 1970, ma dopo un anno part? disilluso.” Per un giovane comunista, Mosca era il Vaticano, ma vivendo l? capii che non era il paradiso”.

Al Cairo nel 1971 collabor? con il quotidiano Al- Ahram e decise di non ritornare ad Haifa, decisione che conferm? nel 1973 quando ader? all’OLP . Per questo gli fu proibito di ritornare in Israele, proibizione che dur? 26 anni. Molti colleghi lo accusarono di diserzione “ Fu la decisione più difficile della mia vita. Ma per troppi anni io ero stato impossibilitato a lasciare Haifa : quando vivevo li' non potevo viaggiare e fui piu' volte costretto agli arresti domiciliari, ero troppo giovane per trovare un equilibrio tra il vivere in quel modo e mettere le ali come poeta . Fui percio' sedotto dall’avventura, ma il giudizio finale deve venire da cio' che io feci nel periodo del mio esilio. Feci qualcosa per la cultura palestinese   Tutti i critici   ritengono che io non persi il mio tempo”. Munir Akash,   redattore della selezione di poesie “l 'Adamo di Due Eden”     (2001), fufra i più duri critici di    Darwish e considerava prematuro il successo di Haifa. "La sua celebrita' era preliminare alla sua poesia,   ma poi scoprii la sua brillante inquietudine artistica. Con ciascuna raccolta, lui apre nuovi orizzonti”.  

Tra il 1973 ed il 1982 visse a Beirut e divenne direttore del centro di ricerca dell’ OLP prima di fondare Al-Karmel nel 1981. Dal 1977 i suoi   libri   di poesie in arabo hanno venduto più di un milione di copie, ma la guerra civile in Libano fu terribile. Egli abbandon? Beirut nel 1982 mentre l’esercito israeliano ai comandi di Ariel Sharon occupava il paese, assediandone la capitale e costringendo alla fuga i membri dell’OLP. Gli alleati falangisti di Israele massacrarono migliaia di civili nei campi profughi di Sabra   e Shatila. Darwish divenne un “ esiliato errante “ dividendosi tra Siria, Cipro, il Cairo , Tunisi e Parigi.   Amaramente ironico nei confronti del mondo arabo, “addormentato sotto regimi repressivi “ egli disse che “il calcio aveva rimpiazzato la Palestina nelle passioni degli arabi . Mi liberai dalle illusioni e divenni cinico”.

Nei 90 giorni a Parigi nel 1985   scrisse il suo capolavoro in prosa, “ Memorie per la dimenticanza” , un’ odissea autobiografica nella forma di diario   da Beirut, riferito ad un solo giorno di pesante bombardamento israeliano sulla capitale libanese il 6 agosto 1982, soprannominato l’Hiroshima day.

Darwish è vago circa “l’incidente” del matrimonio: “Dissi di essere stato sposato, ma non ricordo quell’esperienza”. Incontro' Rana Gabbani ( nipote del poeta siriano Nizar Gabbani ) a Washington nel 1977 e rimase sposato con lei “ tre o quattro anni “, ma lei parti' per fare un PhD a Cambridge “e fu impossibile continuare”.

Fu sposato per “circa “ un anno, alla metà degli anni 80 con l’egiziana Hayat Heeni , “non ci furono ferite” dice “ ci lasciammo pacificamente , non ci fu una terza moglie e non ci sarà . Sono assuefatto a stare da   solo. Non ho voluto bambini, forse ho paura delle responsabilità, avrei bisogno di piu' stabilita'. Ho cambiato le mie idee, i luoghi, gli stili di scrittura. Il centro della mia vita è la   mia poesia. Ci? che aiuta la mia poesia io lo faccio, ci? che la danneggia lo evito” .

In esilio a Parigi dal 1985-1995, rivide molti dei poemi politici scritti durante il suo periodo libanese, modellandoli sul cileno Pablo Neruda e Louis Argonmm un poeta della resistenza francese. Scrisse anche molti dei suoi capolavori: “Undici Pianeti” (1992) è un racconto “lirico epico” sul 1492, la data del viaggio di Colombo che causo' la distruzione della civilta' dei nativi americani , e dell’espulsione degli arabi dall’Andalusia: due vicende analoghe alla nakba (tragedia) – il modo in cui i palestinesi descrivono la nascita dello stato d’Israele-.

Perché hai Lasciato il cavallo da solo?” (1995) è la sua   “poetica autobiografia”.

Nel 1987 fu eletto commissario esecutivo dell’OLP , ma vide il suo ruolo come esclusivamente simbolico ( “ Io non sono mai stato un politico” ). Secondo il ministro palestinese alla cultura Abdel Rabbo “ Egli non è un artista isolato, segue la vita politica ed è contrario alle posizioni estreme”. Darwish scrisse la dichiarazione di Algeri , la dichiarazione dello Stato palestinese nel 1988, momento in cui l’OLP accett? la convivenza con Israele nella soluzione due stati per due popoli. Assistette il presidente dell’OLP Yasser Arafat nel 1971 al Cairo ( Arafat disse “ posso sentire in te l’odore della patria” ) ma rifiuto' l’incarico di ministro della cultura. Si dimise dall’esecutivo il giorno dopo gli accordi di Oslo – il primo passo verso la formazione dell’Autorità Nazionale Palestinese- dicendo che "i palestinesi si sono svegliati ed hanno scoperto di non avere nessun passato”. Infatti egli consider? quegli accordi incoerenti e non realizzabili , qualcosa che avrebbe inasprito il conflitto in Palestina, che non avrebbe    portato alla creazione di uno stato palestinese e dunque ad una pace durevole.   Abdel Rabbo disse “ Fu subito scettico su Oslo. Mi dispiace, ma devo ammettere che aveva ragione". Visito'  Gaza : 

“ Fui scioccato da Gaza – non c’era niente, li'. Neanche l’asfalto sulle strade”.

Pur avendo una casa ad Amman – il suo ingresso verso il mondo esterno -   si stabil? a Ramallah nel 1996, sentendo ancora di essere in esilio: “ L’esilio non è uno stato geografico, io lo porto con me in ogni luogo “.

Darwish aveva auspicato il dialogo con Israele, sperando di trovare una controparte moderata, ma anche molti israeliani di sinistra si sentirono insultati da una poesia che lo rese molto noto, “Quelli che passano tra parole fugaci”, scritta contro l’occupazione militare all’inizio della prima intifada : “Che vivano dovunque, ma non tra noi e che non muoiano tra noi”scrive. L’ex primo ministro israeliano Yitzhak Shamir cit? il poema alla Knesset, il parlamento israeliano, come oltraggioso. Darwish disse di averlo indirizzato ai soldati israeliani .” Dissi che Israele deve andare fuori dai territori occupati, ma ritennero che io avevo inteso che gli ebrei devono essere buttati a mare. Se vedono la loro esistenza come incerta e condizionata, allora vuol dire che si auto-accusano per il fatto di occupare la Palestina”. Nel 1999 fu ritirata la proibizione che gli impediva di entrare in Israele, cos? potè far visita a sua madre ed ai parenti che ancora vivono nel villaggio d’origine vicino Haifa. Tale permesso fu revocato allo scoppio della seconda Intifada , e anche quando sua madre fu ricoverata in ospedale per un cancro allo stomaco,   non gli fu permesso di farle visita per oltre due anni. “Provai ad ottenere quel permesso per stare vicino a lei, ma essi si informarono presso l’ospedale e quando seppero che non era in punto di morte me lo rifiutarono”.

Colpito da infarto, fu sottoposto ad   una prima   operazione nel 1984 e ad una seconda nel 1988. Durante il primo intervento disse:”Il mio cuore si è fermato per due minuti, fui sottoposto a stimoli elettrici mentre mi vedevo nuotare tra nuvole bianche. Ricordai tutta la mia infanzia, ero certo di morire, ma sentii dolore solo quando fui riportato alla vita”. “La seconda volta fu una vera lotta , mi vedevo in prigione con i poliziotti che mi torturavano. Non avevo paura di morire, scoprii qualcosa che mi spaventava di più: l’idea dell’eternita'. Essere eterni è la vera tortura. Io non ho richieste da fare alla vita . Sto vivendo un tempo in prestito. Non ho grandi sogni , voglio solo terminare di scrivere quello che devo scrivere prima che venga la mia fine“.

Gli è stato ordinato di non fumare, di bere meno caffe' e di viaggiare poco. Egli dice:”Non sono molto avido della vita, io provo a stare bene ogni attimo, provo a divertirmi in modo semplice: un buon bicchiere di vino con gli amici , godere di un bel panorama ed osservare i gatti. Ascolto di piu', sono diventato saggio”.

In “Murale”, del 2000, un uomo criticamente malato osserva la morte e la fine della civilta' nell’intifada dell’ Aqsa . Mohammad al Durra, il bambino 12enne ucciso dai soldati israeliani tra le braccia di suo padre,  gli appare come un giovane Cristo . Darwish incorpora nelle sue poesie il simbolismo biblico cristiano e giudaico, rivendicando una eredita' plurima, “Io non ho un’idendita' culturale puramente araba, io sono un misto delle civilta' del passato della Palestina. Io non monopolizzo la storia, la memoria e Dio , come vogliono   fare gli israeliani. Essi mettono il passato sui campi di battaglia   . “Noi non dovremmo combattere per il passato, lasciamo che ognuno racconti la sua storia come vuole, lasciamo che i due racconti dialoghino tra loro e vedremo la storia sorriderci”.  

Nel marzo del 2000 Darwish fu coinvolto nella “guerra culturale “ in Israele, quando il ministro della cultura Yossi Sarid annunci? che cinque di questi poemi sarebbero stati una parte accessoria di un curriculum scolastico multiculturale , in un paese dove il 19% della popolazione è palestinese e molti ebrei   o i   loro genitori sono cresciuti in paesi arabi. Questa proposta provoc? reazioni contrarie e un membro dell’estrema destra della    Knesset, Benny Elon disse: “Solo una società che vuole suicidarsi metterebbe tali poesie nel suo curriculum”. L’allora primo ministro Ehud Barak , per non mettere in pericolo il suo    governo, ritenne che Israele non era pronto per la poesia di Darwish. Darwish rispose “Essi insegnano ai loro scolari che il paese era vuoto , dunque se inserissero nei loro    curriculum    la poesia di un    palestinese,, le   loro cognizioni verrebbero a rompersi,, in quanto nelle mie poesie io racconto l’amore per il mio paese”.

Molti volumi delle sue poesie sono stati recentemente tradotti anche in ebraico, ma la sua posizione in Israele rimane ostaggio del clima politico. “Le pagine letterarie di molti giornali israeliani da tempo chiedono una traduzione dei suoi poemi in ebraico, ma tutto si è fermato con la seconda intifada” dice Sasson Sommekh.

“Israele ha una buona opportunità per vivere in pace”, dice Darwish “ Alla fine dell’oscurita' io vedo un poco di luce”, ma Sharon , lui dice , “vuole riprendere il conflitto   come se non ci fosse mai stato in atto un processo di pace. E’ la guerra nell’interesse della guerra, non e' una lotta tra due esistenze come il governo israeliano vuole darci ad intendere”.

La collezione di Darwish “Un letto per lo straniero “ fu, come egli dice, il primo libro interamente dedicato all’amore. “Anche la capacita' di amare e' una forma di resistenza. Tutti credono che noi palestinesi abbiamo un unico sentimento ed obiettivo, liberare la Palestina. Questo e' assurdo, sarebbe una prigione. Noi siamo uomini, amiamo, temiamo la morte, gioiamo per il primo   fiore di primavera. Cos?, esprimendo i nostri sentimenti, esprimendo la nostra umanita', noi resistiamo contro il tentativo del mondo di volere limitare la nostra vita, eliminandone tutti gli aspetti umani.   Se io scrivo poesie d’amore la mia diviene una resistenza contro tutte le condizioni che   mi impediscono di scrivere dell’amore”. I lettori delle sue poesie furono sconvolti da questa raccolta,    considerandola un tradimento della causa palestinese. Anton Shammas ritiene di intravedere in questa raccolta un “contenuto nascostamente provocatorio : "All’inferno la Palestina, ora sono me stesso".   La presenza e la poesia di Darwish nella Ramallah occupata dall’esrcito israeliano raccontano una storia diversa.

“Io sto aspettando il momento in cui saro' capace di dire - all’inferno la Palestina- , ma questo non accadra' prima che la Palestina torni libera. Io non posso ottenere la mia liberta' personale senza la liberta' del mio paese: quando la Palestina sara' libera,   saro' libero anche io “.

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