Le lezioni dell'intifada sono state imparate

 

I palestinesi hanno pagato, stanno pagando e pagheranno un prezzo altissimo per la loro liberazione nazionale e per l'affermazione dei loro diritti, calpestati da troppo tempo

Se ci dovessimo fermare per un minuto di silenzio in onore di coloro che sono caduti durante la rivolta palestinese contro l'occupazione, bisognerebbe star fermi per troppo tempo.

I palestinesi commemorano il secondo anniversario della loro intifada e la tragedia non potrebbe essere piu' sconvolgente. So di famiglie che hanno perso molti cari, so di famiglie che sono state completamente spazzate via; so di un uomo che ha perso la moglie e tutti i suoi figli, e di donne che hanno perduto mariti, di bambini sparati in faccia, nel cuore, di altri soffocati dai lacrimogeni e di altri ancora seppelliti tra le macerie delle loro case distrutte.

Negli ultimi due anni, abbiamo sperimentato ogni possibile forma di brutalita' ed abbiamo imparato nuove terminologie, derivanti da particolari tipi di armi. Ora sappiamo di palestinesi bruciati a morte, di altri schiacciati da massi, da carriarmati, dalle proprie case. Abbiamo imparato storie di profughi bruciati nelle loro tende e di altri torturati a morte. Lo abbiamo imparato dalle immagini in TV, dai racconti dei testimoni, dai comunicati stampa, dagli articoli di giornale. Accompagnati da propaganda o meno, non importa. E' accaduto, semplicemente, e tutti noi lo sappiamo.

Ora sappiamo cosa e' capace di fare un elicottero Apache. L'abbiamo visto all'opera. Ora sappiamo cos'e' e quanto distruttivo possa essere un carrarmato Merkava. Abbiamo imparato cose nuove dei vecchi trucchi dell'esercito israeliano: come, ad esempio, le pallottole di gomma possono essere riempite di metallo, abbastanza metallo da uccidere un essere umano, ma non abbastanza per svelare la brutalita' dell'occupazione.
Abbiamo visto quanto velenosi e tossici siano i "lacrimogeni" israeliani, ma essi, come i "proiettili di gomma", restano pur sempre dei "lacrimogeni", anche se cosi' forti da arrestare il battito cardiaco di un bambino, di un vecchio, di una donna incinta.

Alcuni hanno imparato un po' di piu' la geografia palestinese. Jenin, Nablus, Ramallah, Balata, Rafah, Khan Yunis, Gaza, sono citta' e campi profughi della Palestina occupata. Li conosciamo perche' sono stati tutti, ripetutamente, assaliti, molti di loro distrutti e decine dei loro figli e figlie assassinati. Luoghi come Daraj, il sobborgo di Gaza, non sarebbero mai giunti all'attenzione del pubblico internazionale se non fosse stato, ad esempio, per una bomba israeliana da 1000 pounds esplosa qualche settimana fa e che ha cancellato, in un'ora di fuoco e fumo, la vita di 19 palestinesi, 12 dei quali bambini.

Alcuni trovano minore difficolta' nel pronunciare nomi arabi come Iman, Mohammed, Fathi, Wadah, Ziyad, Nasser, Abdelkarim, Hani: sono tutti nomi di palestinesi uccisi, solo alcuni di una lunga lista che ha gia' superato i 2.000.
Abbiamo compreso un po' di piu' il grande potere dei media nell'influenzare la pubblica opinione, sicche' un palestinese non puo' chiamare "massacro" l'assassinio di 63 palestinesi in una settimana e Israele puo' definire "massacro" ogni attentato kamikaze, a suo piacimento.

Abbiamo allargato il nostro vocabolario con una terminologia che avevamo sempre conosciuto, ma mai osservato funzionare. Abbiamo visto alcuni tra i migliori esempi di "doppio standard" e come essi possono essere usati, insieme ai "veto" americani, nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU per proteggere Israele, nonostante tutte le "flagranti violazioni dei diritti umani" da essa collezionati.
Tutto cio' nel momento in cui l'Iraq viene minacciato di un attacco a causa delle stesse risoluzioni ONU a cui Israele rifiuta di obbedire, a causa di supposte produzioni di armi di distruzione di massa che Israele possiede apertamente, per aver pensato, forse, di fare cose che Israele fa da decenni, ma senza alcuna parola di protesta da parte della "comunita' internazionale".

Non avremmo mai immaginato che alcune parole avessero un significato completamente opposto: "Pace", "Forze di Difesa israeliane", "compromesso", "diritto ad esistere", "diritto a difendersi", "guerra al terrorismo".

A livello personale, prima di tutto cio', non avrei potuto comprendere il sentimento di non poter sapere se la propria famiglia in Palestina sia viva o morta.

Non avrei mai potuto immaginare che la lotta di una nazione per la liberta' potesse essere cosi' ammirevole, onorevole, umiliante, eppure cosi' incompresa.

Non avrei mai potuto immaginare che la lotta del mio popolo per la liberta' si sarebbe estesa oltre la linea verde, oltre i confini del mondo arabo, per esprimersi in proteste appassionate in tutto il mondo contro coloro che finanziano il genocidio e proteggono gli assassini.

Ma ho sempre saputo, e lo credero' sempre, che un giorno il grido della Palestina trovera' eco nell'intero mondo e qualcuno giungera' a dare giustizia alla giustizia. Ho sempre saputo, e ci credero' sempre, fermamente, che una luce brilla alla fine del tunnel.

Se restare in silenzio per un minuto non riuscira' a convogliare, in questo secondo anniversario di una dolorosa, ma fiera fase della nostra storia, il mio amore per il mio popolo e la mia terra, vorrei che vi riuscissero queste mie parole, o anche le mie lacrime.

 

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