Sono gli insediamenti, stupido!
Ancora su Camp David e la "favola" delle "concessioni" di Israele

 

Di Yusuf Agha, YellowTimes.org
Etichettata come "la follia di Arafat", fu strombazzata dalle piu' importanti antenne televisive; risuono' dalle piu' profonde voci TV e vi fisso' dalle pagine dei giornali mattutini col piu' scuro degli inchiostri. E, mentre guardavate i carriarmati israeliani schiacciare case e casette di campi profughi palestinesi, vi fu fatto credere che, se la leadership palestinese avesse accettato la "generosa offerta di Camp David", le incursioni israeliane, compreso il massacro a Jenin, avrebbero potuto essere evitate.

Ma avete notato che non vi e' stata mai mostrata una mappa della Palestina con gli insediamenti? Tutti quei maestri di cartografia, con le loro mappe dell'Iraq e dell'Afghanistan, come mai non hanno mai fornito un'immagine degli insediamenti? Se ve la avessero mostrata, avreste capito perche' i palestinesi rifiutarono Camp David.

Gli Accordi di Oslo del 1993 garantivano ai palestinesi il 22% della loro patria storica - essi, dunque, si rassegnarono ad aver perso il 78% della Palestina come parte della formula "terra in cambio di pace" che costituiva la base di Oslo. Camp David offriva ai palestinesi il 91% di questo 22%. Le pretese aumentavano sempre piu'.

La Cisgiordania ha un'area totale di 2185,3 miglia quadrate. In quest'area, vi sono 400.000 coloni israeliani che vivono in 200 insediamenti. Approssimativamente, c'e' un insediamento ogni undici miglia. La mappa della Cisgiordania oggi, con tutti quegli insediamenti raffigurati, somiglia ad un colabrodo. E Camp David minacciava di corrompere quella mappa ancora di piu'.

A Camp David, Barak e Clinton si accordarono segretamente per costringere Arafat al ruolo di protagonista di un film comico alla Laurel and Hardy. David Clark, consigliere speciale del Ministro degli esteri britannico dell'epoca, descrisse sulle pagine del Guardian i sotterfugi che circondarono la "trattativa".

"Mentre Barak si dondolava nella favola della "sovranita' palestinese" perpetuando, in realta', la loro soggiogazione", scrive Clark, "Clinton si accorse che il tempo passava e si assottigliava la speranza di passare alla storia per qualcosa di piu' dignitoso che essersi abbassato i pantaloni nell'Ufficio Ovale. Aveva bisogno di una trattativa rapida piu' che di una trattativa giusta e scelse di tentare di costringere Arafat ad accettare le proposte israeliane".
Clark svela gli elementi della "trattativa": "...anche la piu' superficiale occhiata alla mappa rivelava la malafede dei proponenti. La Cisgiordania era tagliata in tre parti, circondata da truppe israeliane e coloni, senza neppure l'accesso ai suoi confini internazionali".

La "generosa" offerta non terminava li'. "La perdita della migliore terra agricola della Cisgiordania aggiungeva insulto all'ingiuria. L'unico territorio realmente "offerto" ai negoziatori palestinesi consisteva in strisce di deserto adiacenti alla striscia di Gaza che Israele usa attualmente come discarica di rifiuti tossici".

Un sito israeliano, Gush Shalom, ridicolizza la "generosa offerta" fatta da Barak a Camp David. "Non vi fu alcuna generosa offerta, ma solo una umiliante richiesta di resa totale. Questa proposta impossibile da accettare, l'attitudine arrogante di Barak, la costruzione sempre piu' massiccia di insediamenti colonici, anni di prese in giro israeliane e, infine, la provocazione di Sharon - tutto cio' causo' l'inevitabile esplosione".

La creazione di colonie nei Territori occupati viola il cuore stesso della Quarta Convenzione di Ginevra, che proibisce alla forza occupante di trasferire la sua popolazione su un territorio occupato. Gli insediamenti non sono piu' avamposti pionieristici, ma si accrescono nel numero e nelle dimensioni fino a raggiungere, scrive il Boston Globe, quelle di "vere ed articolate citta', con belle case e prati, cliniche e scuole".

Ancora una volta e' Sharon, il macellaio di Sabra e Shatila nel 1982 e di Jenin nel 2002, la forza dinamica che e' dietro alla crescita degli insediamenti. "Due volte", scrive Charles Radin, del Boston Globe, "il movimento dei coloni mostro' segni di cedimento, ed entrambe le volte Ariel Sharon gioco' un ruolo chiave nel rinvigorirlo". E difatti, da quando Sharon ha assunto il potere in Israele, ben 34 nuovi insediamenti colonici hanno visto la luce.

La politica israeliana, permeata in larga misura sullo stabilimento di sempre nuove colonie, e' risultata essere sempre meno credibile. Il dott. Ron Pundak, Direttore Esecutivo della Economic Cooperation Foundation di Israele, scrive della frustrazione e della sofferenza dei palestinesi costretti a vivere all'ombra degli insediamenti. Mentre essi devono affrontare "la mancanza d'acqua nei mesi estivi contrapposta all'abbondanza di rifornimenti idrici alle colonie, sono testimoni della progressiva distruzione delle case palestinesi, mentre negli insediamenti ne vengono costruite di nuove". Egli sottolinea la rabbia e la continua umiliazione di vedere "Israele costruire sempre nuovi insediamenti sul territorio che viene loro rubato e confiscato ed espandere quelli esistenti".
"L'uomo della strada e la sua leadership", scrive Pundak, "sanno che la politica di Israele mira a distruggere il cuore stesso del sogno nazionale palestinese".

Il Globe cita l'ex generale israeliano Shlomo Gazit, primo direttore delle attivita' governative nei territori palestinesi, il quale affermo' che gli insediamenti "sono diventati il chiaro messaggio alla popolazione locale che Israele trasformera' la loro terra nel Grande Israele, e che essi non vivranno mai da persone libere nel loro stato".

I politici americani ed israeliani hanno cominciato a pensare alla Palestina in termini di Riserve dei Pellerossa. Il Grande Zoticone israeliano e speranzoso primo ministro venturo, Benyamin Netanyahu, parla dei territori palestinesi da trasformare progressivamente in campi di concentramento, circondati da barriere, fili elettrici e zone demilitarizzate. Il leader della maggioranza repubblicana al Congresso, Dick Armey, piu' fedele ad Israele dello stesso Sharon, gradirebbe dare ad Israele l'intero territorio e, nello show televisivo Hardball with Chris Matthews, auspico' virtualmente la pulizia etnica dei palestinesi nei Territori occupati.

Armey affermo' che "i palestinesi dovrebbero andarsene". Chris Matthews, stupefatto, replico': "Beh, solo per ripeterlo, lei crede che i palestinesi che vivono in Cisgiordania dovrebbero andarsene?". Una sola risposta, secca: "Si'".

"Tutta la politica di Sharon", scrive l'ex presidente Jimmy Carter, "e' stata orchestrata per portare a termine questo obiettivo: stabilire insediamenti israeliani in tutti i territori occupati e negare ai palestinesi una coesiva esistenza politica".

Robert Fisk, giornalista dell'Independent, fiuta anch'egli il gioco sporco: "Gli americani lasceranno che Israele costruisca sempre piu' insediamenti (cosa che esso fa comunque) abbandonando la loro "visione" e lasciando i palestinesi in balia della "misericordia" di Sharon e del suo sogno della Grande Israele?"

Ecco la verita'. Quel 91% di cui ancora Shimon Peres osa parlare dinanzi alla Commissione di Azione Politica Americano-Israeliana (la famigerata lobby ebraica statunitense, l'AIPAC) e' semplicemente tre parti di terra non contigua, priva delle migliori aree agricole, senza rifornimenti idrici, circondata da insediamenti con coloni armati e truppe israeliane, totalmente tagliata fuori dai suoi attuali confini internazionali, e arricchita da scarichi di rifiuti tossici. Uno stato destinato a fallire.

La proposta di Camp David fu un tentativo in malafede, totalmente trasformato da un superbo lavoro di pubbliche relazioni, che Sharon vi ha fatto credere non fosse parte della sua "roadmap" per il Grande Israele sulla pelle del sogno palestinese. E che Clinton avrebbe voluto farci ingoiare a grossi bocconi amari.

traduzione a cura di www.arabcomint.com