"LA VERITA' SU JENIN LA RACCONTO IO"
L'"eroe" di Jenin racconta cio' che fece mentre, ubriaco, guidava il bulldozer della morte
tratta dal quotidiano Yediot Aharonot
Quando il bulldozer entro' a Jenin, ero in uno stato di follia e disperazione, a causa della mia situazione economica e di problemi personali, ed avevo anche un senso di rabbia per quei colleghi morti nel campo. Magari, se fossimo entrati piu' tardi, molto sarebbe stato evitato. Gli altoparlanti dell'esercito avvisavano la gente di uscire dalle case. Ma io non ho dato a nessuno la chance di uscire, ho dato solo la spinta giusta alla casa affinche' essa crollasse in tempi rapidi. Volevo finire il piu' presto possibile con una casa, per entrare in un'altra e raggiungere il piu' alto numero possibile. E chi dice che qualcuno di noi provo' a contenersi, dice una grossa menzogna. Sentivo una sensazione di estasi e soddisfazione, e tutti mi ringraziavano per cio' che avevo fatto. Ero triste per i miei colleghi, vi assicuro che se fossimo entrati prima, avrei sepolto tutti i palestinesi di Jenin. Volevo bene ai miei colleghi, essi mi proteggevano mentre lavoravo col bulldozer, al campo. Per 75 ore, non mi sono mosso dal bulldozer, ma non ero stanco a causa del whisky che bevevo e delle noccioline che mangiavo. Dimenticai tutti i miei problemi. Pensavo solo agli attacchi terroristici di cui ero stato testimone. Cosa significa aprire una strada o spianarla? Significa spianare le case in entrambi i lati della strada e non c'era alcuna possibilita' che cio' non accadesse, perche' il bulldozer e' piu' largo delle entrate e delle strade del campo. Personalmente non cerco di scusarmi per tutta quella distruzione, perche' noi che eravamo li' dovevamo spianare e cio' non mi ha infastidito. Demolire le case significava minori possibilita' di pericolo per noi soldati. Non ho sentito pieta' per nessuno ed ero pronto a spazzare via tutto il campo per evitare pericoli a noi. Non mi e' importato di cio' che ho distrutto, poiche', dopo tutto, ho lasciato un campo di calcio in cui giocare. Ho pregato il mio comandante di darmi la possibilita' di demolire il campo da cima a fondo, cosi' da spianare il terreno ed andarcene. Volevo solo demolire case. Quelli che uscivano dalle case con la bandiera bianca non sono stati toccati. Ma coloro che resistevano ne hanno viste delle belle. Per tre giorni interi, senza fermarmi, ho spazzato via e distrutto, spazzato via e distrutto, ho spazzato via tante di quelle case, e sono certo che vi siano stati morti all'interno, ma non li ho visti a causa del buio e della polvere. Sentivo una grande gioia, perche' essi non hanno paura di morire, non s'importano di morire, e la distruzione delle loro case li intristisce di piu'. A me intristisce il fatto di non essere riuscito a distruggere tutto il campo, e quando mi hanno dato l'opportunita' di fare una pausa, io sono andato avanti e ho continuato a demolire, a causa del grande piacere che provavo nel tirar giu' le case. So che c'e' chi pensa che ho agito cosi' perche' faccio parte del partito conservatore Likud. Ma cio' non ha nulla a che vedere con cio' che ho fatto a Jenin, perche' io ho sempre detto: chi non fa nulla contro di noi, non lo toccheremo, ma chi ci tocca sara' impiccato. Uccideremo senza pieta' anche una donna incinta se dietro di lei dovesse nascondersi qualcuno che ci da' problemi. E se mi fosse stata data l'opportunita' di distruggere tutto il campo, non ci avrei pensato su due volte. Nessuno di noi prova
rimorso per cio' che ha fatto a Jenin, e se qualcuno lo
avesse provato, giuro che lo avrei seppellito io stesso
sotto il bulldozer.
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DIGNITA' ED ORGOGLIO
NEGLI OCCHI DELLA GENTE DI JENIN![]()
tre dottoresse italiane raccontano cio' che hanno visto e sentito
nel "mukhayyam della morte"
traduzione di www.arabcomint.com