Iran: Dove va la Repubblica Islamica?

 

 

 

Il dott. Talal Atrissi, ricercatore e scrittore mediorientale, esperto in questioni iraniane ed editore del periodico "Shoon al-Awsat" (Affari del Medioriente) fino al 2000, risponde alle domande sul futuro dell'Iran in relazione agli avvenimenti attuali: dalle minacce USA alla protesta studentesca.

 

 

Crede che gli USA sferreranno una guerra all'Iran, con relativo "cambiamento di regime", come e' accaduto per l'Iraq? Qual e' lo scenario che lei ritiene verosimile al riguardo?

Credo che non vi sara' un attacco all'Iran, almeno a breve termine, per diverse ragioni:
Prima di tutto la situazione in Iraq e' instabile, specie per quello che concerne la sicurezza delle truppe USA, le quali stanno fronteggiando un serio movimento di resistenza che sta procurando loro non pochi problemi. E' difficile che, in questa condizione di instabilita', gli USA decidano di aprire un secondo fronte.
In secondo luogo, tra pochi mesi inizieranno i preparativi per le prossime elezioni negli USA. Di solito, gli americani congelano tutte le questioni estere in periodo elettorale, dunque non sarebbe auspicabile per il governo aprire un nuovo fronte, in questo momento e con un paese come l'Iran.
Terzo, la situazione in Iran e' differente da quella dell'Iraq riguardo allo stesso regime ed al regime nel suo contesto regionale ed internazionale. Internamente, le due principali correnti politiche, la riformista e la conservatrice, si oppongono ad ogni tipo di intervento estero negli affari interni dell'Iran. Bisogna dire che lo stesso regime ha capacita' e legittimita' a livello popolare e militare e non soffre di alcun isolamento a livello regionale ed internazionale. Queste realta' ci fanno concludere che gli USA si limiteranno alle pressioni economiche e politiche sull'Iraq.

 

Le recenti manifestazioni studentesche sono in grado di avere effetti sul potere e la legittimita' del governo iraniano? Tali dimostrazioni possono causare il crollo del regime?

Le recenti manifestazioni non influenzano in alcun modo la legittimita' del governo iraniano specie perche' sono limitate nel numero e non coinvolgono  decine di migliaia di individui; esse non bloccano la vita quotidiana in Iran. Al contrario, possiamo considerare la presenza delle proteste studentesche come un segno della legittimita' di quel governo, poiche' esse, se non consideriamo cio' che appare sugli slogans, somigliano a quelle che regolarmente avvengono nei paesi democratici occidentali.
Per riassumere, direi che queste manifestazioni non causano timori per l'esistenza e la stabilita' del governo iraniano ma mostrano che i giovani iraniani avvertono dei disagi.

 

Qual e' la sua opinione circa le possibilita' di riforme pacifiche in Iran contro i disordini civili, i quali possono essere usati dagli USA per giustificare un attacco al paese?

Penso che le riforme pacifiche siano iniziate in Iran diversi anni fa e l'esistenza dei riformisti, guidati dal presidente Khatami, rappresenta quest'iniziativa. E' ovvio che vi siano differenti puniti di vista circa le riforme ed i loro limiti, e questo e' cio' che accade in ogni paese a sistema bi-partitico.

Non credo che i disordini in Iran si intensificheranno al punto di arrivare ad una guerra civile tra le due diverse correnti; forse la situazione rimarra' cosi' com'e'. Ognuna delle due parti continuera' ad esercitare pressioni sull'altra.

Bisogna comunque dire che ogni volta in cui le possibilita' di un intervento americano aumentano, cio' si riflette internamente, ed il conflitto interno diminuisce d'intensita', poiche' i poteri interni saranno occupati ad affrontare una minaccia esterna.

 

L'Iran e' circondato dalle forze di occupazione USA in Afghanistan ed in Iraq. Inoltre, vi sono molti governi arabi che desiderano relazioni piu' strette con Washington. Considerato cio', qual e' la capacita' di sopravvivere dell'attuale governo iraniano, alla luce anche delle recenti accuse sul nucleare?

Nonostante l'accerchiamento dell'Iran da parte dell'esercito USA in Afghanistan ed Iraq, l'Iran ha diversi forti vantaggi da utilizzare per contro-pressare il governo USA. L'Iran ha una significativa influenza in Afghanistan e relazioni importanti con i capi tribali e con alcuni leaders militari. Ha anche molta influenza in Iraq, specie all'interno della comunita' shiita. Inoltre ha un forte impatto anche in Medioriente, specie sui movimenti di resistenza palestinesi e libanesi contro l'occupazione israeliana.

Queste sono carte importanti che l'Iran puo' giocare qualora si senta minacciata direttamente dall'America.

 

Gli interessi americani ed iraniani sono sempre in contrasto?

La contraddizione non e' permanente. E' accaduto che i loro interessi coincidessero, come ad esempio nella rimozione del regime dei Talebani e dello stesso Saddam Hussein, pur essendosi il governo iraniano espresso contro le guerre lanciate dagli USA. 
Credo che la contraddizione strategica dei due governi riguardi la Palestina, ed una porzione significativa delle pressioni americane all'Iran sono dovute alla posizione di questo paese verso la questione mediorientale. Questa differenza non puo' essere risolta semplicemente ed immediatamente.

 

Se gli USA dovessero lanciare un attacco, quali speranze avrebbe l'Iran di respingerlo [militarmente]?

Penso che il caso dell'Iran sia differente da quello dell'Iraq, poiche' l'Iran ha delle capacita' militari che lo metterebbero in grado di reggere l'attacco. L'Iran ha la possibilita' di adoperare armi al cui uso si e' esercitato negli ultimi anni.

A livello pubblico, l'Iran puo' mobilitare almeno decine di migliaia di uomini per affrontare un'eventuale invasione. Allo stesso tempo, il tentativo americano di occupare l'Iran richiedera' un numero di truppe ben maggiore di quello adoperato per l'Iraq. E' impossibile per gli USA disporre di un tale numero di truppe in Iran nel contempo.
Penso che l'unica cosa che gli USA possano tentare e' una serie di operazioni in luoghi specifici, non certo un'invasione come quella dell'Iraq.

Pensa che se l'Iran dovesse essere attaccato dagli USA, esso per rappresaglia attacchera' i paesi utilizzati dall'attaccante come base? 

Non credo che, in caso d'attacco, l'Iran colpira'  quei paesi che ospitano basi militari americane. Piu' verosimilmente, lancerebbe una guerra di sabotaggio contro gli interessi americani in alcuni paesi, come l'Iraq o l'Afghanistan, in cui l'Iran ha sufficienti capacita' ed influenza da utilizzare contro gli aggressori.

 

Lei ritiene che, con i conflitti in Iraq ed Afghanistan ancora non risolti, gli USA non attaccheranno - per il momento - l'Iran. Cosa vuol dire "per il momento"? Quanto devono stare gli iraniani sui carboni ardenti? E chi verra' dopo? L'Arabia Saudita?

Per quello che concerne i problemi in Iraq, essi saranno risolti - se saranno risolti - nel tempo, e gli USA vi resteranno a lungo. Cio' significa che l'America potra' cercare il confronto con l'Iran, ma piu' in la'. La resistenza aggiuntiva dell'Iraq ritardera' il momento di questo confronto e cio' puo' spiegare le affermazioni americane secondo cui il cambiamento a cui essi vogliono arrivare, in Iraq, e' interno - non attraverso una forza militare esterna.
Per quanto riguarda l'Arabia Saudita, non penso che sara' la prossima preda dopo l'Iran perche' gli USA possono raggiungere i loro obiettivi nel paese semplicemente esercitando pressioni politiche.
Gli USA non sono affatto interessati a cambiare il regime politico saudita, mentre stanno cercando di far adottare severe riforme politiche ed educative ai sauditi in modo da impedire la continuita' di cio' che gli USA considerano un fondamentalismo religioso rigido ed estremo.

 

Se l'Iran avesse l'arma nucleare, come si comporterebbe con i governi arabi filo-americani? Chiederebbe l'unita' del mondo islamico? Quali sono i fattori che influenzano la politica estera USA verso l'Iran?

L'energia nucleare iraniana e' stata usata a scopi pacifici e, anche se fosse convertita in capacita' militare, e' impossibile che possa prendere di mira qualche paese arabo, poiche' l'Iran non ha bisogno di mantenere alcun equilibrio militare con essi. E del resto non vi sono mai state minacce arabe contro l'Iran. L'unico pericolo, per l'Iran, viene da USA ed Israele. Di conseguenza, qualsiasi sviluppo di possibili armi nucleari in Iran avra' come obiettivo quello di essere un deterrente contro queste minacce.  
Per quello che concerne l'unita' del mondo islamico, l'Iran ha perseguito questa strada fin dallo scoppio della rivoluzione islamica.
I fattori principali che determinano la politica USA verso l'Iran sono essenzialmente due: la sicurezza di Israele e il petrolio.

  

Il rapporto tra USA ed Iran e' stato problematico sin dalla caduta dello Shah. Gli USA hanno fatto diversi tentativi di rovesciare il governo islamico (guerra Iraq-Iran, embargo, inclusione del paese nella "lista" nera del terrorismo, etc), tutti falliti a causa del supporto della pubblica opinione al governo. Lei crede che i recenti avvenimenti in Iran apriranno la porta ad un intervento obliquo da parte USA,  che impedisca all'Iran di ostacolare la realizzazione degli interessi economici e geopolitici USA nell'area?

Come ho detto prima, credo che le minacce esterne finiranno per ottenere l'effetto opposto, compattando l'unita' interna dell'Iran. Quindi non credo che le proteste studentesche possano essere considerate un'opportunita' per gli USA per implementare politiche utile ai suoi interessi economici e strategici.

 

In conclusione, cosa vuole la maggioranza degli iraniani? Un sistema secolare che nasca dalle ceneri di quello esistente, o una serie di riforme da attuare nel sistema attuale?

La maggioranza degli iraniani vuole che le riforme abbiano luogo all'interno del sistema islamico, e questa e' l'opinione dei riformisti che hanno eletto presidente Khatami (circa 20 milioni di iraniani). Cio' non vuol dire che non vi siano gruppi che desiderano rimuovere l'intero sistema islamico.

La  riforma richiesta, secondo i riformisti, e' la correzione delle molte leggi connesse alle prerogative del presidente, che diminuiscano le prerogative delle istituzioni controllate dai conservatori  aumentando simultaneamente quelle del presidente.

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