Musulmani d'occidente: diritti, doveri, prospettive

L'Islam e ...  il razzismo?

L'angolo dei ragazzi


L'Islam, il messaggio e la missione

Gli uomini e la storia


La questione femminile

Faq sull'Islam


Montagne di luce


La famiglia, l'amore


La pratica islamica


L'etica islamica

Dopo l'11 settembre: problemi?

Minareti e moschee nel mondo

Musulmani: gente comune. Sembrerebbe scontato, ma non lo e'. Siamo uomini, donne, bambini. Siamo una moltitudine. Rappresentiamo un quinto dell'intera popolazione mondiale. Siamo casalinghe, studenti, insegnanti, operai, giornalisti, commercianti, medici e contadini. Gente comune, insomma. Con una marcia in più: amiamo la nostra fede e ne siamo fieri. A chi invece ama gli stereotipi attuali, diciamo: siamo figli, madri e padri, esattamente come voi. E come voi, amiamo, soffriamo, abbiamo paura e ci divertiamo. Celebriamo la bellezza della vita e l'armonia del cosmo intravedendo, dietro tutto ciò che ci circonda, l'opera del Creatore. Abbiamo dato all'umanità bagliori di luce e di civiltà, di arte, cultura e tolleranza. Siamo musulmani, e viviamo con voi, tra voi, da 1400 anni. As salamu alaykum!

 

I look, I see
dall'Inghilterra, i canti per Allah dei bambini di Yussef Islam

 

 

 

 

 

As-salamu aleykum, la pace sia con voi! Benvenuti nelle pagine che vi faranno conoscere l'Islam, religione di pace


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"Affrettatevi al perdono del vostro Signore e al Giardino vasto come i cieli e la terra che e' preparato per i timorati, che donano nella buona e nella cattiva sorte, per quelli che controllano la loro collera e perdonano gli altri, poiché Dio ama chi opera il bene" (Corano, 3: 133-134)

 

 

Musulmani britannici: No dell'Islam alla violenza, ma no anche all'Islamofobia generata dai media scorretti

 Una controversa lettera inviata dal Consiglio Islamico in Gran Bretagna (MCB) a più di 100 moschee ha diviso la comunità islamica nel paese, ed alcuni leaders locali hanno asserito che essa genererà maggiore islamofobia.
La lettera invita le congregazioni a riportare qualsiasi sospetto alla polizia. "L'Islam vieta categoricamente la violenza e l'assassinio di innocenti", essa dice. "Invitiamo dunque tutti i credenti ad osservare la più completa vigilanza nei confronti di elementi criminali che possano infiltrarsi nella comunità e progettare attività illecite". L'appello del MCB ai due milioni di musulmani britannici sarà reiterato dagli imam, dai presidenti e dai segretari delle moschee. Il Presidente della Islamic Human Right Commission, tuttavia, ha criticato la lettera, dichiarando che essa parte da presupposti sbagliati: "Come musulmani, dobbiamo combattere gli stereotipi e le ingiustizie, non adeguarci ad essi. Capisco che le intenzioni del MCB sono giuste, ma questo tipo di azione e' reazionaria e serve ad aumentare il clima di islamofobia che noi cerchiamo di combattere".
Immediata la reazione di Iqbal Sacranie, direttore del MCB, il quale ha dichiarato che le critiche "sono insensate". "Come può questa lettera suscitare islamofobia?", ha dichiarato Sacranie. "Dobbiamo piuttosto affrontare la realtà che molti arresti stanno avendo luogo all'interno della comunità. Anche se, per grazia di Dio, la maggior parte viene rilasciata senza accuse, alcuni elementi vengono condannati. Anche un solo colpevole musulmano e' già troppo".
In effetti vi sono state due sole condanne di musulmani per questioni di terrorismo dopo l'11 settembre, ma vi sono stati oltre 500 arresti e un intensificarsi della politica del "fermo e della perquisizione". 
Per Abdel Bari Atwan, editore del quotidiano londinese al-Quds, la decisione del MCB era prevista. "La comunità islamica in Gran Bretagna sta affrontando momenti critici a causa della campagna d'odio scatenata dai media dopo gli attentati a Madrid", ha dichiarato ad al-Jazeera.
La controversia sulla lettera del MCB e' stata generata dall'arresto di otto musulmani britannici, attualmente sotto interrogatorio, trovati in possesso di una certa quantità di nitrato d'ammonio, un fertilizzante.
Il dottor Sacranie ha tuttavia negato che l'invio della lettera alle comunità islamiche in GB sia stato dettato dal panico suscitato da alcuni titoli di giornale ("Sventato un attacco islamico", Daily Telegraph). "Quest'iniziativa e' invece parte di un piano d'azione da noi già predisposto da tempo", ha dichiarato Sacranie. "Sentiamo il dovere di fare qualcosa per la comunità ed il paese. Parlare di "terrorismo islamico" e' una contraddizione in termini, poiché l'Islam e' una religione di umanità che condanna completamente e totalmente gli atti di violenza e terrorismo. Nonostante ciò, noi siamo l'unica comunità religiosa che viene connessa al terrorismo. Sicuramente entro la nostra comunità vi possono essere elementi che cercano di creare odio verso persone di altre fedi. Noi diciamo ai giovani che condividiamo la loro sofferenza verso le atrocità che avvengono in Palestina, ma e' inaccettabile usare mezzi violenti in Gran Bretagna".

C'e' ancora spazio per testimoniare
dialogo con Tarek Ramadan

Nella sua prospettiva, qual e' la sfida più difficile che sta affrontando la da'wah in occidente, nella situazione critica che i musulmani stanno vivendo, e come si può superare questo ostacolo?

Penso che la sfida più difficile sia quella di evitare un'attitudine difensiva e presentare l'Islam come un messaggio universale con principi universali. Ecco perché i musulmani dovrebbero conoscere di più la loro religione: non per rispondere all'occidente, ma per sapere chi sono. Se manca questo, essi saranno spinti solo a compiacere chi li ascolta e non a presentare l'Islam per ciò che esso e' realmente, i musulmani per ciò in cui essi credono.

 

Come tutti sanno, la discriminazione contro i musulmani e la violazione delle loro libertà civili stanno raggiungendo l'apice. Alcuni musulmani cominciano a pensare che non esiste alcuna possibilità di vivere normalmente e cominciano a considerare l'ipotesi di emigrare dai paesi nei quali, spesso, i loro figli sono cresciuti e dove questi ultimi intendono rimanere. Dalla sua esperienza, come ritiene debbano essere indirizzati questi musulmani?

Sì, la situazione non e' facile e ci sono discriminazioni e violazioni delle libertà civili. Questo e' un fatto. Credo, comunque, che c'e' bisogno di fare esattamente il contrario di ciò che si aspettano da noi quelle persone che promuovono l'Islamofobia. E' tempo di studiare la nostra religione, di conoscere meglio il nostro ambiente in occidente (leggi, istituzioni sociali e politiche) ed agire dentro le nostre società come cittadini ed al tempo stesso come musulmani consapevoli. E' tempo di parlare, di chiedere che vengano rispettati i nostri diritti, di agire contro la discriminazione. Ciò andrebbe fatto non solo tra i musulmani o con i musulmani, ma andrebbero creati nuovi ponti con i nostri concittadini, di qualsiasi background religioso essi siano. Ciò perché noi non siamo i soli ad essere sconvolti e delusi dal modo in cui alcune autorità politiche locali trattano i musulmani e gli arabi.

 

Molti musulmani ritengono che, vivendo in occidente, sia difficoltoso instillare nei loro figli la lealtà verso l'Umma musulmana, specie per quello che concerne questioni spinose come la Palestina. Come risolvere questo problema?

E' naturalmente difficile per qualcuno che vive in occidente instillare nei suoi figli il sentimento di vivida compassione verso i musulmani nel mondo. Prima di tutto, dovremmo evitare di promuovere una lealtà verso i musulmani basata solo sull'emotività. La chiave d'accesso alla nostra lotta non e' sentirci emotivamente connessi con la Ummah musulmana. Al contrario, dovremmo essere spiritualmente collegati a questa ummah. La differenza e' notevole. Il primo impatto emotivo ti spinge a pensare ai musulmani solo perché lo sei a tua volta. Ma l'impatto spirituale e' basato sul fatto che confidi in Dio e nei principi di giustizia rivelati. Dio e' al-Adl, il Giusto, e dice nel Corano: "Dio vi ordina la giustizia". E questo e' ciò che dobbiamo insegnare ai nostri figli. Dovunque tu sia, in qualunque società tu viva, non potrai essere amato da Dio se non promuoverai la giustizia ed aiuterai i popoli oppressi. Ecco perché vivere in occidente può essere una trappola: perché se da questa società noi prendiamo solo i soldi ed i comfort e dimentichiamo di usare la nostra libertà per essere la voce di coloro che non hanno voce, saremo perduti. Ed in ciò risiede il vero jihad. Dovremmo sposare i nostri insegnamenti spirituali.

 

Cosa pensa del fatto che in Francia la donna musulmana e' obbligata a non indossare il velo a scuola o sulle carte d'identità? Qual e' la soluzione al problema? Forse che esse debbano andarsene da quel paese?

Questo e' un problema reale, per adesso e per il futuro. No, non bisogna lasciare il paese, perché oggi, per milioni di musulmani, la Francia e' il loro paese. Ecco perché essi, dall'interno, come cittadini, dovrebbero cercare di aprire un dialogo con le autorità, in modo da far comprendere che la loro religione dovrebbe essere rispettata e che la Francia non e' in pericolo se ai musulmani viene dato il permesso di praticare la loro religione. Sarà un processo lungo, molto difficile; nel frattempo, le donne musulmane dovrebbero cercare un modo di essere accettate a livello locale con il velo o con qualcosa che copra loro la testa. Alcune sorelle hanno trovato soluzioni temporanee e ciò e' accettato, poiché affrontano la darurah (necessità). Ciò non vuol dire che dobbiamo smettere di essere attivi per fare in modo che l'Islam sia più compreso e rispettato in Francia.

 

Come far comprendere l'Islam in occidente? Da dove partire? Come rispondere a domande difficili o trabocchetto?

Innanzitutto non dobbiamo cominciare con le domande difficili o trabocchetto. Non dimentichiamo che stiamo affrontando qualcosa che si può definire "guerra psicologica". Ogni due o tre mesi, di ogni anno, ci viene chiesto di rispondere alle stesse domande: sulla violenza, sulle donne, sul secolarismo, sulla democrazia, ed ora, naturalmente, sul terrorismo, e dunque siamo spinti a parlare di ciò che l'Islam non e'. Tocca a noi cominciare a spiegare ciò che l'Islam e', e cominciare ovviamente con i due aspetti principali degli insegnamenti islamici: inclusività e universalità. Ciò vuol dire che, quando siamo con Dio, cerchiamo di essere con lui in ogni situazione della nostra vita e di essere coerenti con gli insegnamenti spirituali. Inclusività vuol dire che prendiamo da chiunque e dovunque ciò che e' buono, finché ciò non contraddica i nostri principi. Significa esplicitamente che dobbiamo comprendere che, se siamo una minoranza per ciò che concerne il numero, siamo però parte della maggioranza per ciò che concerne i valori. Dobbiamo scegliere l'argomento da cui cominciare a parlare di Islam. Ed il primo argomento e' la fede e la spiritualità.

 

Cosa significa esattamente "fare dawa' " in occidente? Quali sono i suoi scopi? Bisogna adattare la predicazione al contesto secolare occidentale o no? Alcuni pensano che sia sufficiente uscire dalle moschee e parlare direttamente con la gente, ma non crede che la dawa' in occidente e' qualcosa di più complicato che uscire all'esterno e dire alla gente che l'Islam e' buono?

Dobbiamo innanzitutto metterci d'accordo sul concetto di dawa'. Esso non vuol dire solo propagare il messaggio; il suo significato profondo e' rendere testimonianza del messaggio di fronte all'umanità. Si prenda il Corano e si leggano i vesi in cui si dice esplicitamente come invitare la gente alla via di Dio. E' detto "con saggezza", "con gentile esortazione" e poi "parla con loro nella maniera migliore".
La prima dimensione e' quella della saggezza, che e' un modo di agire, di comportarsi, di essere. Dunque, la cosa migliore da fare e' agire secondo i nostri principi. Ciò vuol dire parlare di Dio senza parlare troppo, ma agendo a differenti livelli nel modo in cui dovremmo agire con i nostri vicini ed i colleghi, a livello sociale, e con le autorità politiche. Questo e' il primo e principale campo di dawa', compresa come testimonianza della verità. 
Dopo, possiamo cominciare a parlare, e, naturalmente, parlare agli occidentali significa conoscere prima il loro ambiente, la loro cultura, la loro storia e la loro psicologia collettiva. Non e' solo una questione di lingua, e' anche una questione di emozioni e di psicologia.

 

La maggior parte dei musulmani in occidente si considera ed agisce come parte di una minoranza. La società li considera stranieri, anche se ci sono intere generazioni nate in occidente. Come possiamo propagare una cultura della cittadinanza, prima tra i musulmani e poi nell'intera società occidentale? 

Ha ragione, questo e' sicuramente il nostro principale problema in occidente. Temo che il fatto di parlare ed agire come minoranza non sia un'attitudine temporanea. Se continuiamo a farlo, ci auto-escludiamo dalla nostra società occidentale. E la cittadinanza e' un concetto che non può coesistere con i concetti di maggioranze e minoranze. Non c'e' una cittadinanza minoritaria in occidente, ed i musulmani dovrebbero evitare di essere considerati una comunità specifica e di sopportare poi le critiche di essere una comunità specifica.
Dunque, e' nostro dovere promuovere la cultura della cittadinanza integrata dai nostri insegnamenti religiosi. Ciò significa promuovere un'etica di cittadinanza che sia basata sulla giustizia, sull'uguaglianza, sulla competenza e sulla responsabilità sociale e politica. Facciamo un passo in avanti e diciamo chiaramente che il nostro compito non e' l'integrazione, ma dare e contribuire. Facciamo in modo che la gente che ci e' attorno ci senta come una ricchezza e non come un problema per loro.

 

Può riassumere le differenze principali tra l'attitudine europea ed americana verso i musulmani? Crede che l'Europa sia attualmente più vicina ai musulmani di quanto lo sia l'America?

Questa domanda e' doppia. Un aspetto e' trattare con le società americana o europea. Naturalmente vi sono delle differenze, perché queste società sono differenti.  In entrambe, però, il musulmano deve occuparsi di educazione islamica, identità, lealtà, secolarismo. Dunque possiamo dire che i musulmani occidentali affrontano le stesse sfide ed hanno le stesse opportunità sia in America che in Europa. Ora, se parliamo degli interessi politici e geo-strategici, abbiamo realtà contraddittorie in America ed in Europa, ed e' molto importante per i musulmani europei prendere parte al dibattito politico in modo da aiutare la politica europea a non seguire ciecamente la politica americana o, per essere più precisi, la politica dell'amministrazione Bush, specie per quello che concerne la Palestina. In quel campo, i musulmani che vivono negli Stati Uniti o in Europa dovranno trovare i rispettivi e specifici modi per promuovere la giustizia.

 

Quando l'Islam giunse in India, Cina, Iran, Spagna ed Asia sud-orientale, si fuse con la cultura locale per creare un "islam indiano", "cinese" etc.  E' verosimile che ciò possa accadere anche in Europa, considerato il gran numero di paesi da cui i musulmani giungono e considerata anche la diversità dei vari paesi europei. Ci sarà mai un "euroislam"?

Questa e' una domanda molto importante, e su cui conviene essere precisi. C'e' un solo Islam, sia per quello che riguarda i principi sia per quello che riguarda i due campi di al-Aqida, o il credo, e di al-Ibadaat, o la pratica religiosa. Ora, tra i nostri principi vi e' quello secondo cui possiamo prendere dalle altre culture ciò che non contraddice le nostre regole. Ciò vuol dire che vi e' un solo Islam, ma molte culture islamiche. Non dovremmo mai accettare, comunque, di diminuire il rispetto per i principi islamici allo scopo di promuovere una cultura islamica europea. Dovremmo invece avere entrambe: una cultura islamica europea fondata sui principi islamici. Questo e' il solo modo di andare avanti. E Dio sa di più.

 

I media occidentali, specie americani, fanno un gran parlare dell' "Islam wahabita", anche se alcune loro vedute sono discutibili. Nessuna posizione invoca la violenza contro i civili.  Secondo lei, questa focalizzazione e' un tentativo di trovare divergenze all'interno dell'Ummah in modo da favorire la disunità per motivi strategici? Oppure  tocca a noi musulmani sfidare con serietà le posizioni ed i metodi di alcuni nostri fratelli?

Questa e' un'opinione molto importante, poiché noi musulmani stiamo accettando con molta facilità il modo in cui la gente definisce alcune delle tendenze dell'Islam contemporaneo. E' molto frequente, oggi, sentire musulmani e non-musulmani parlare di "wahabismo" senza sapere cosa esso sia. Dunque e' molto importante per noi giungere ad una comprensione intrinseca delle differenze esistenti tra le diverse tendenze in seno all'Islam.
La grande maggioranza dei salafiti non invoca la violenza, ma una lettura testuale delle fonti. Possiamo essere in disaccordo con essi per molti argomenti ma, finché non dicono e fanno cose che siano contro gli insegnamenti islamici, dobbiamo rispettarli. Insultare dei gruppi e dire di essi cose non vere, anche solo per compiacere l'orecchio occidentale, non e' giusto.
Dovremmo invece spiegare all'occidente cosa sta realmente accadendo e non trarlo in inganno con dichiarazioni superficiali circa le tendenze islamiche nel mondo. E, per finire, dovremmo essere chiari nel condannare ciò che alcuni musulmani dicono o fanno in nome dell'Islam. Quando critichiamo alcuni musulmani, non critichiamo l'Islam. E' vero l'opposto, fa parte della dignità dei musulmani dire che alcuni tra noi non stanno rispettando gli insegnamenti islamici.
Poiché noi viviamo in occidente, che io definisco Dar ash-Shahada (dimora della testimonianza), e' nostra responsabilità divulgare le giuste informazioni sull'Islam ed i musulmani e fare auto-critica, non per vendere la nostra religione ma per comportarci come ci e' stato raccomandato.

Tariq Ramadan insegna filosofia (in un liceo di Ginevra) e islamologia (all’Università di Friburgo).
 Figlio di Said Ramadan, pioniere dell’organizzazione islamica in Europa e nipote di Hassan al Banna, il fondatore dei Fratelli Musulmani, è l’ideale anello di congiunzione tra la grande tradizione islamica araba e la nuova realtà dell’Islam in Europa.
Partecipa come esperto ai lavori di alcune commissioni del Parlamento Europeo ed è l’autore, tra l’altro, di una storia della rinascita islamica durante gli ultimi due secoli (Aux source du renouveau musulman).
Il suo Essere un musulmano europeo, di prossima pubblicazione anche in Italia, è la prima organica  riflessione sulla condizione del musulmano in Europa..

 

 

 

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Jazakum Allahu Khairan!

 Copyright 2004
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L'Adhan di sottofondo (richiamo alla preghiera) e' recitato da Yussef Islam (Cat Stevens) ed e' tratto dall'album "The Last Prophet"