|
L'Islam incoraggia il
"fair-play"
I musulmani britannici hanno dato
un enorme contributo economico e spirituale alla Gran Bretagna, perché l'Islam
e' una religione che incoraggia il fair play, la giustizia sociale e
l'uguaglianza, ha dichiarato Jordan Brown, Cancelliere Britannico del Ministero
del Tesoro. "L'Islam ci insegna che siamo tutti parte di un unico universo
morale, che l'umanità e' collegata come differenti parti di un singolo corpo. Si
tratta di un principio morale universale che tutti dovremmo imparare", ha
dichiarato Brown in un'intervista al Telegraph. Brown ha definito i musulmani
britannici "eroi moderni" che hanno infuso speranza ed idealismo al paese
europeo. "Voglio onorarvi in quanto membri di una comunità viva e vibrante",
aveva dichiarato Brown durante un discorso fatto di fronte ai rappresentanti
della comunità islamica, "in quanto moderni eroi: sopportate fardelli ma restate
saldi per gli ideali più alti e portate speranza alla Gran Bretagna. Ciò che
abbiamo in comune e' la fede nel fair play, nella giustizia sociale e
nell'uguaglianza non tra pochi ma tra tutti", ha aggiunto.

L'Islam e'
riservato a noi?
L'Islam e' una fede abbracciata
da 1,2 miliardi di persone al mondo, dall'Alaska ad Adelaide.
E si propaga in tutti i continenti grazie a persone che
ritengono giusto sottomettersi totalmente alla volontà di Dio
Onnipotente.
In questo contesto, un uomo
d'affari saudita ha recentemente finanziato la produzione di
un film che ha visto la luce il giorno dell'Aid in alcuni
teatri selezionati del Nord America. Il film, "Mohammed,
l'Ultimo Profeta", descrive la nascita dell'Islam attraverso
gli occhi del Profeta Mohammed (saws) ed e'
rappresentato sotto forma di cartone animato. Con un
budget in eccesso di 12 milioni di dollari, e' il tentativo di
istruire il pubblico occidentale - inclusi gli espatriati
musulmani - sulla semplicità e l'unicità di questa
fede.
Per garantire accuratezza
teologica, il produttore ha creato una commissione di quattro
studiosi dell'Islam che vegliassero sulla autenticità dei
fatti riportati nella narrazione. Inoltre, la rinomata
Università dell'Azhar del Cairo ha dato l'input durante la
fase della produzione, assicurando ulteriore
accuratezza.
Da una prima analisi, il film ha
generato notevole interesse tra gli spettatori USA. Vi sono
progetti non solo per ampliare la distribuzione attraverso i
principali operatori teatrali ma anche per fare in modo che il
film raggiunga il mercato estero al di fuori degli USA. Questo
tentativo di raggiungere un pubblico non consapevole
dell'Islam ha causato diverse critiche di scolari musulmani
del paese stesso da cui l'Islam ha avuto origine, l'Arabia
Saudita. Il Consiglio Supremo degli Ulema ha dato parere
negativo, senza dare alcuna spiegazione valida ma facendo
nebulosi riferimenti ad un simile bando imposto, 27 anni fa,
al film "La Lettera".
Perché mai un film che potrebbe
venire incontro ai musulmani occidentali trova resistenza
proprio da parte dei nostri scolari? L'Arabia Saudita e' stata
la culla dell'Islam, ma questo non rende un musulmano saudita
migliore di un altro, né gli conferisce esclusività sulla
fede. Essa appartiene a tutto il mondo, e chi lo nega rende un
grande disservizio alla sua religione. L'Islam fiorì e si
propagò 1400 anni fa a causa del suo messaggio e della sua
tolleranza. Si diffuse rapidamente dall'Europa agli angoli più
remoti dell'Asia in un periodo in cui il più veloce mezzo di
trasporto era il dorso del cavallo. Coloro che accettarono
questa fede lo fecero per sottomettersi alla volontà di Dio.
Non furono costretti né ingannati da questa fede, che, da
allora, ha continuato a fiorire. Oggi i media sono i
mezzi migliori per convogliare questo messaggio: trascurare
questa opportunità sarebbe una grave mancanza, un vero e
proprio peccato, inammissibile nel mondo di oggi.


 |
IslamOnline: L'Islam
diventa bello e si tinge di rosa
... uno spazio per la parola e
l’ascolto delle donne musulmane significa prima di tutto
il riconoscersi,come donne, in quel movimento della
storia, che finalmente ci rende giustizia. Come ricorda
Fatima Naseef, nel suo libro, in ogni tempo e in ogni
luogo “i suoi doveri hanno sempre avuto la meglio sui
suoi
diritti”. | |