KASHMIR E CECENIA: DUE SPINE NEL FIANCO
I DIRITTI DEL KASHMIR NON POSSONO ESSERE NEGATI
La campagna internazionale contro il terrorismo non dovrebbe degenerare in una campagna per la difesa delle tirannie e delle occupazioni militari illegali. Tale e' la situazione del Kashmir, che sembra speculare a quella della Palestina. L'India, responsabile degli oltre 55.000 morti kashmiri e di innumerevoli atti di rappresaglia, violenza e stupri etnici e' tra quei regimi che impongono con la forza la loro presenza in una determinata area del mondo contro la volonta' dei suoi abitanti.
Il mondo sa che la lotta del popolo kashmiro per la restaurazione del suo diritto violato, riconosciuta chiaramente dalle Nazioni Uniti, e' stata, fin dall'inizio, una lotta essenzialmente non-violenta. Qualsiasi azione che, all'interno di questo movimento di resistenza, possa essere condotta da elementi "violenti", non ne cambia il carattere ed i fini.
L'India sta sfruttando il delicato momento internazionale prospettatosi dopo l'11 settembre e, per poter ottenere simpatia e sostegno dagli USA, ha iniziato una campagna diffamatoria contro la resistenza kashmira mescolando un po' le carte. Cosi', il movimento di resistenza e' divenuto "terroristico", il Kashmir e' divenuto "parte integrante dell'India", ed i militanti kashmiri sono "secessionisti lanciati all'attacco dai gruppi cosiddetti fondamentalisti".
Quanto infondate siano queste pretese puo' essere giudicato dalle seguenti considerazioni: durante l'ultima fase della lotta kashmira per la liberta', virtualmente tutti gli abitanti di Srinagar, capitale del Kashmir, e di altre citta', uomini, donne e bambini, scesero in strada per protestare, in maniera non-violenta, contro la continuata occupazione indiana.
Il Kashmir non e' e non puo' essere considerato parte integrante dell'India poiche' secondo tutti gli accordi internazionali sottoscritti da India e Pakistan, negoziati dalle Nazioni Unite, appoggiati dal Consiglio di Sicurezza, ed accettati dalla comunita' internazionale, il Kashmir non appartiene ad alcuno stato membro delle Nazioni Unite. E se cio' e' vero, allora la pretesa che il Kashmir sia parte integrante dell'India non regge. Se il Kashmir non appartiene ad alcun paese membro delle N.U., come puo' essere che i kashmiri vengano definiti secessionisti?
Dunque, il popolo del Kashmir non e' ne' secessionista ne' separatista.
Il termine "fondamentalista" non e' applicabile alla societa' kashmira. Un tratto distintivo di essa e' la sua lunga tradizione di tolleranza, amicizia, buona volonta' tra le differenti comunita' religiose e culturali. Il Kashmir, come la Palestina, ha una lunga tradizione di moderazione e non-violenza. La sua cultura non ha mai generato estremismi. E' invece la brutale repressione indiana che ha causato l'emergere di elementi che possono apparire estremisti, ma che, a loro volta, desiderano una soluzione giusta ed accettabile al problema del Kashmir.
Gli hindu kashmiri - sebbene siano una minoranza minuscola, che conta meno del 2% della popolazione totale - sono sempre vissuti in armonia con la maggioranza musulmana. Anch'essi, come i loro compatrioti di religione islamica, ritengono che la resistenza nel Kashmir sia contro un'occupazione aliena e non una lotta "etnica".
In qualsiasi futuro negoziato, i kashmiri sono risoluti a sostenere che la questione del Kashmir non e' una partita a due, tra India e Pakistan, ma che il Kashmir e' una terra con una storia molto piu' compatta e coerente di quela dell'India, e molto piu' antica di quella del Pakistan. Nessun accordo sul futuro status del Kashmir potra' essere raggiunto se non basato esplicitamente sui principi dell'auto-determinazione. E ogni futuro negoziato dovrebbe essere tripartito, poiche' la disputa coinvolge principalmente tre parti in causa - l'India, il Pakistan ed i kashimiri. Ma la parte principale resta il popolo del Kashmir, poiche' e' il suo futuro - il futuro di 13.000.000 di persone - ad essere in gioco.
CECENIA: LA SPORCA GUERRA DIMENTICATA
di Anna Politkovskaya*, traduzione a cura di www.arabcomint.com

Donna cecena ispeziona i cadaveri del villaggio alla ricerca di un familiare - Effetti delle armi di distruzione di massa e fosse comuni in Cecenia
Tre anni fa il presidente russo Vladimir Putin ando' al potere lanciando una guerra di aggressione in Cecenia a cui, ancora oggi, la Russia si riferisce come ad una "lotta contro il terrorismo".
La guerra dimenticata, continua, con violenze inenarrabili da parte russa e con 4.000 soldati di Mosca caduti in campo a tutt'oggi. Perche'?
In Russia, la differenza esistente tra le statistiche ufficiali e la vita reale e' grande almeno quanto quella sussistente tra Putin e le liberta' democratiche. E' bene tener conto di cio', allorche' si consideri Putin un alleato nella famigerata "guerra contro il terrorismo". La differenza e' evidente per tutti coloro i quali si chiedano quale sia la realta' della Cecenia oggi.
La risposta e' che la Cecenia e' un'enclave isolata all'interno della Russia, un ghetto del 21esimo secolo. Nessuno vi puo' liberamente entrare o uscire - ne' uomini, ne' donne o bambini, ne' vecchi. I checkpoints militari sono dovunque. Per poter attraversare questi checkpoints, i civili devono inserire una banconota da 10 rubli nel passaporto. Senza questa estorsione, qualunque soldato e' libero di spararti alla schiena o di arrestarti. In entrambi i casi, le conseguenze sono fatali.
La caratteristica piu' sconvolgente della vita in Cecenia oggi, e' l'incontrollabile bufera di pallottole e missili attorno a te. Nessuno e' al sicuro. Qualsiasi discussione sui diritti umani e' semplicemente inutile, perche' in Cecenia non esiste alcun diritto umano.
In questo dramma, il ruolo pricipale spetta ai militari, mentre la popolazione civile e' una semplice comparsa. Per quanto riguarda i combattenti ceceni, invece, essi forniscono il necessario background affinche' l'occupazione della Cecenia possa essere definita "una piccola, sporca guerra".
Dall'inizio dell'invasione russa in Cecenia, oltre ai morti, ai feriti, ai mutilati, circa 2.000 civili sono "spariti", durante retate in citta' e villaggi, e non si ha piu' notizie di loro, ne' si sa se siano morti o vivi.
Le corti - che esistono solo nominalmente - non fanno nulla. La polizia e' peggio dei militari. In effetti, le peggiori camere di tortura a Grozny sono gli uffici del Ministro degli interni, e le stazioni di polizia. Il governo filo-russo imposto durante la guerra non funziona, ospedali e scuole sono distrutti, l'economia e' al collasso, il sistema bancario inesistente e soprattutto, la cosa piu' incomprensibile e' l'immagine del ghetto ceceno.
Cosa vuole Putin in Cecenia? Al posto della Cecenia? Dai ceceni? Cosa, soprattutto considerando che nessuno degli obiettivi che si era posto, dalla conquista della Cecenia alla maggiore sicurezza per i cittadini russi, e' stato raggiunto? I civili non si sentono piu' sicuri, poiche' la resistenza cecena si rafforza e cerca maggior vendetta dopo ogni assassinio subito.
I discorsi pubblici di Putin sono infarciti di proclami sulla grandezza della potenza russa, ed il suo pubblico ci crede. In cosa, specificamente, si manifesta lo status di grande potenza della Russia? Quali aspetti della vita in Russia dimostrano che c'e' qualcosa di cui andare fieri oggi?
La
Russia di Putin non ha alcun aspetto positivo. L'economia e'
nelle mani di pochi oligarchi. La corruzione e' rampante. La rete
della nostra sicurezza sociale e' inesistente. In effetti, non
c'e' nulla su cui costruire una politica interna. Ma, cio'
nonostante, il popolo russo vuole sentirsi dire che vive in uno
stato grande ed importante.
La Cecenia fornisce il lievito per la crescita di una mentalita'
di super-potenza, la base della moralita' dello stato di Putin.
Per questa ragione, Putin consente all'esercito di macchiarsi,
quotidianamente, di crimini ed atrocita'. In effetti, fornendo la
base ideologica alla sua lotta contro i ceceni, Putin incoraggia
i militari a compiere azioni irresponsabilmente criminali in
Cecenia. Il Putinismo e' ugualmente apprezzato da tutti coloro
che, in America ed Europa, hanno caldeggiato ed accolto con
favore l'abilita' del presidente russo di tenere il suo paese
sotto controllo. Tra tutti i premiers ed i presidenti
occidentali, non ce n'e' uno solo che voglia disturbare l'alveare
russo sollevando il problema della catastrofica situazione in
Cecenia.
Cosi', America, Europa e Putin, tutti felici e contenti l'uno dell'altro, affondano nel fango di compromessi che appare un tradimento. Questo tradimento diventera' sempre piu' profondo mano a mano che Bush e Putin si sosterranno reciprocamente nelle loro rispettive campagne contro il terrorismo internazionale. Nei suoi incontri con Putin, Bush dovrebbe ricordare tutto cio': i compromessi continui non faranno altro che rafforzare il Putinismo, e chiuderanno sempre piu' i ceceni nella trappola di questo ghetto del 21esimo secolo.
*Anna Politkovskaya e' la corrispondente speciale del giornale russo "Novaia Gazeta" ed autrice di : "Una sporca guerra: una reporter russa in Cecenia".