La battaglia per l'Iraq
| Quello che la propaganda bellica non riesce a spiegare e': perche' la liberta' degli iracheni e', per Bush, piu' importante di quella dei palestinesi? E perche' un missile iracheno e' piu' pericoloso di un missile coreano? Ma in realta', non si tratta ne' di pericolo ne' di liberta', ma di una lotta molto ambiziosa.... |
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La guerra che l'amministrazione
Bush sta per scatenare ha poco a che vedere con la
liberta' dell'Iraq o con le armi di distruzione di massa
e molto a che vedere con gli ambiziosi piani USA di
ridisegnare la mappa dell'intero Medioriente. La mappa
sara' ridisegnata con un occhio ai due obiettivi piu'
importanti: controllare il flusso del petrolio ed
assicurare la supremazia militare e strategica di Israele
nell'area. Se l'Iraq diventasse una colonia americana de facto, oltre ai due obiettivi summenzionati, l'amministrazione ricaverebbe benefici immediati nell'economia (il flusso incontrollato di petrolio ridurrebbe i prezzi con grande vantaggio per l'asfittica economia americana), nella propaganda (nulla aiuta la popolarita' di un presidente quanto il patriottismo in tempo di guerra) e personali (Bush e parte dell'amministrazione sono molto coinvolti nell'industria petrolifera e bellica). |
La battaglia per dominare l'Iraq e', per estensione, la battaglia per dominare il bilancio del potere in Medioriente a lungo termine. Gia' negli anni '80, i piani di un intero riassetto del Medioriente secondo i desideri di Israele vennero analizzati da vasti settori della CIA e dell'FBI. In quell'epoca, era Sharon a parlare apertamente della sua "visione", che prevedeva la creazione di una "zona di sicurezza" per Israele che andasse dal Pakistan all'Africa centrale, il rovesciamento di regimi e l'installazione di altri al loro posto, il completo trasferimento di tutta la popolazione palestinese e cosi' via. L'amministrazione Bush, completamente dominata dalle due lobby che decidono la politica estera USA, e' il braccio di cui Sharon si serve per portare a compimento il suo vecchio progetto, quello basato sul semplice teorema: La Palestina e' Israele, la Giordania e' la Palestina, l'Iraq e' il regno hashemita. Non a caso si e' parlato, ultimamente, della possibilita' che l'Iraq, una volta invaso dalle truppe americane, ed una volta rovesciato il regime di Saddam, possa essere consegnato ad un rappresentante del regno hashemita, la dinastia filo-americana che oggi controlla la Giordania.
Gideon Ezra, collaboratore del ministro degli interni israeliano, ha recentemente asserito che un attacco USA all'Iraq sarebbe utile ad Israele per due motivi: sul fronte interno, poiche' esso, indubbiamente, avrebbe un forte contraccolpo psicologico per la lotta palestinese rendendo possibile l'imposizione di un nuovo ordine, senza Arafat, basato sull'out-out "capitolazione o espulsione"; sul fronte esterno, poiche' l'installazione di un governo filo-americano a Baghdad aiuterebbe Israele a fronteggiare un altro nemico, la Siria che sarebbe completamente isolata ed accerchiata dal blocco filo-occidentale giordano-israeliano-iracheno-turco. Dopo l'insediamento in Afghanistan di un regime fantoccio filo-americano e dopo che l'Iraq sia diventato una base americana, sara' molto facile fare pressioni sulla Siria affinche' smetta di supportare i movimenti di resistenza degli Hezbollah e del Jihad Islami e permetta al Libano di smantellare definitivamente questi gruppi, che, non dimentichiamolo, lottano per la fine dell'occupazione israeliana in Libano ed in Palestina. "Se cio' accadesse", ha affermato Ezra, "vedremmo davvero un nuovo medioriente", indebolito dalla presenza americana, timoroso e completamente dominato dallo strapotere di Israele.
L'esistenza di una base sicura americana nel cuore del mondo arabo permetterebbe non soltanto a Washington di minacciare tutti i regimi dell'area e sottometterli alla sua volonta' ed alle sue pretese, ma distruggerebbe cio' che resta dell'indipendenza araba. Una massiccia presenza fisica dell'America nel suo cuore metterebbe fine a qualsiasi pretesa di potenza ed unita' del mondo arabo. Non e' un caso che la pretesa dello "scontro delle civilta" su cui Bush ha plasmato la sua intera dottrina politica e' stata salutata con entusiasmo dall'intero establishment israeliano. Israele, in realta', e' il solo paese che supporta assolutamente l'attacco americano all'Iraq, e, anzi, spinge gli USA ad agire, rapidamente e decisamente. E' Sharon a guidare questa politica. E lo fa servendosi dell'appoggio spudorato dei media, americani ed internazionali, ben sapendo che cio' che i media vogliono, quello e' vero. Tre settimane di informazione manovrata e la verita' che si vuole propagandare sara' conosciuta da tutti.
| Un grande disastro e'
alle porte, non solo per il mondo arabo, ma per il mondo
intero. Sharon crede di poter essere il grande
manovratore ed il vincitore di questo film americano. Puo'
riuscire a realizzare i suoi piani immediati di egemonia
sul Medioriente e di vittoria su di un popolo occupato,
ma la storia dimostra che i palestinesi resistono da
oltre 50 anni e non sara' la sconfitta di Saddam ad
indurli alla resa. A lungo termine, quando l'intero mondo
arabo sara' benedetto dall'orgoglio e da uno scatto di
resistenza, gli americani torneranno a casa ed Israele
sara' solo, circondato da un mondo che non sara' piu'
retto dalla pavida acquiescenza ma dalla dignita' della
lotta per la liberta'. La storia ci insegna che i regimi,
i poteri e gli imperialismi nascono e muoiono, in un
ciclo perenne. Gente come Bush e Sharon non marcia al
suono della storia, ma ascolta un differente tamburo. In cio' risiedera' la loro sconfitta finale. |
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