La breve storia di un suicidio
di Juliano Mer-Khamis

 

Un martedì mattina Yusef lasciò la stazione di polizia di Jenin, sbattendo il cancello dietro di sé. 

Sembrava molto turbato. Sua madre ricorda che quel giorno aveva rassegnato le sue dimissioni, senza risparmiare aspre critiche ai suoi superiori. Fu molto commovente con me al telefono, quando mi disse che "i giorni del sogno" erano terminati. Mentre tornava al campo, un elicottero Apache volteggiò sulla sua testa. L'elicottero stava planando, sembrava quasi voler atterrare nel cortile della scuola. Un'auto frenò bruscamente all'angolo. Come un rapace che abbia avvistato la sua preda, l'Apache virò. L'auto, una "Subaru", svoltò verso il mercato e sparì nel viottolo, lasciandosi alle spalle una nuvola di polvere. Yusef tirò un sospiro di sollievo. 

Rapidamente, saltò la recinzione della scuola cercando riparo da un altro pericolo: un carro armato che si avvicinava cigolando. Nell'istante stesso in cui Yusef, riparato dietro un muretto, guardò l'apertura del cannone, un proiettile di carro esplose. Riham abu al-Ward, una bambina di 9 anni che si nascondeva sotto una scala, fu lanciata contro il cancello d'ingresso. Yusef saltò verso la bimba, urlando. Riham era immobile. I suoi arti erano stati sparpagliati in tutte le direzioni. Yusef raccolse la bimba e corse come un automa verso l'ospedale.

Un mese dopo, lo incontrai a Jenin, non lontano dalla casa dei suoi genitori. Indossava abiti militari, ma era disarmato. Aveva pianto la bambina per un'ora. Le parole che disse erano represse e non avevano senso, non rivelavano le sue intenzioni. Ci lasciammo.

Quella notte, di fronte alla casa di al-Bash, il suo amico Ziad parcheggiò una jeep rubata, una Mitsubishi Fajaro rossa, e se ne andò. Nidal uscì dal suo nascondiglio al buio, prese le chiavi dell'auto dal sedile del guidatore e sparì. Il giorno successivo, Yusef cercò di persuadere il suo amico Jibril a prestargli il suo M-16 per fare pratica. Jibril rifiutò, non e' facile ottenere un'arma, al campo, ed i costi sono elevati. Costa  dai 12.000 ai 18.000 shekel. Yusef si rivolse dunque all'Organizzazione del Jihad Islami. Era deciso a compiere un attacco kamikaze ed arruolarsi in un gruppo di resistenza significava avere a disposizione, da subito, un fucile ed un salario di 1000 shekel al mese. Yusef insistè per scrivere le sue volontà di suo pugno. Di fronte alla telecamera lasciò intenzionalmente fuori il nome dell'organizzazione, per enfatizzare la sua indipendenza. "Mi assumo la responsabilità della mia azione", disse, "per il bene futuro del mio popolo e della mia famiglia". Terminò il suo messaggio con parole di saluto e speranze di vittoria per il popolo palestinese nella sua lotta contro l'occupazione. Nidal stava in piedi accanto a lui e cercava di farlo divertire movendo le braccia come fossero ali d'uccello e contraendo il volto come a voler apparire una vergine. Yusef non rise. Le volontà furono rilette.

Una volta mi chiese il significato delle 72 vergini di cui si parlava così tanto tra gli israeliani. "E' più facile per gli israeliani uccidervi, se pensano che voi bramate le vergini del paradiso", gli risposi. "Cosa vuoi dire?", mi chiese. "Sei un fenomeno genetico", risposi".  "Un terrorista, un diavolo religioso, che non ha né passato né futuro, nato per uccidere ed assetato di sangue; tuo padre e' un istigatore e tua madre loderà con gioia la tua morte sulla tua tomba. Sei senza volto, un numero, un nemico, capisci?"

La mattina del 28 ottobre 2001, Yusef chiese a sua madre di lavargli il volto. Preoccupata, lei gli chiese se fosse malato. "No, mamma, sto bene", rispose. "Mi guardò e mi chiese di sedermi con lui a tavola per fare colazione", mi raccontò sua madre. "Non sentivi qualcosa di strano?", le chiesi. "Sì, lo sentivo", rispose. "Lui non fa mai colazione. Mentre preparavo il cibo in cucina, vidi che mi guardava a lungo. 'Mamma, dammi la benedizione', mi chiese. 'Dove stai andando, figlio?', gli chiesi. Lui non mi rispose. Lo benedissi e gli chiesi di comprare della verdura quando tornava a casa. Prima di uscire, mi guardò di nuovo, poi se ne andò. Dissi tra me e me: 'Cos'ha questo ragazzo che non va?' ".

Il giorno dopo, i  giornali riportavano: "Due terroristi in una Mitsubishi hanno sparato contro un gruppo di persone ad una fermata di autobus ad Hadera. Quattro persone sono rimaste uccise e 44 ferite. I poliziotti presenti sulla scena li hanno a loro volta uccisi". Il corpo di Yusef Swety non fu mai seppellito.

traduzione a cura di www.arabcomint.com

Notizie, immagini e commenti sul film di Juliano Mer-Khamis: http://www.arna.info/Arna/movie.php
http://www.arabcomint.com/perché_lintifada.htm
Leggi anche: Una cronaca di tombe vuote, di Juliano Mer-Khamis

Juliano Mer-Khamis, figlio di Arna Mer, e' un attore e scrittore israeliano