La guerra contro la stampa libera sta guadagnando slancio
di R. Baroud

 

 

Tutti sappiamo che Alouni ha condotto 
il suo lavoro con impareggiabile integrità
giornalistica.
Lui riportava la guerra con
una dignità che faceva irritare qualsiasi 
autorità, e deliziava le masse arabe - 
e non solo - che trovavano in lui e nei suoi
colleghi delle voci oneste in guerre disoneste.

Coloro che stanno combattendo una battaglia contro la stampa hanno ottenuto un'altra vittoria con l'arresto di uno dei principali reporters di guerra, Taissir Alouni, di al-Jazeera.
La polizia spagnola ha tratto in arresto Alouni, noto per la sua stupefacente copertura in Afghanistan durante la guerra sferrata dagli USA contro quel paese due anni fa, mentre trascorreva un tranquillo periodo di vacanza a Granada. Il giornalista siriano e'  anche cittadino spagnolo.
Taissir Alouni ha lavorato per al-Jazeera prima in Afghanistan, poi in Iraq, e stava per diventare corrispondente da Madrid della celebre rete satellitare pan-araba. Prima di essere assunto ad al-Jazeera, aveva lavorato come traduttore per l'agenzia di notizie spagnola EFE.

Quest'arresto indubbiamente politicamente motivato non e' assolutamente fuori dell'ordinario per l'esperto giornalista. Le sue passate missioni hanno causato molto più che parole irate da parte degli ufficiali americani al top, infastiditi dal fatto di avere una stampa non controllabile nel mezzo dei loro affari di guerra.
Poche ore dopo la disfatta dei Talebani e la loro fuga da Kabul, gli aerei da guerra USA bombardarono gli uffici di al-Jazeera in Afghanistan, ma Alouni, uscito da pochi minuti, rimase miracolosamente incolume.
Quando i missili USA piombarono dentro e fuori gli uffici di al-Jazeera, questa volta a Baghdad durante l'invasione di marzo, Alouni era ancora nell'edificio, conducendo un'intervista dal vivo.
Ricordo di averlo visto in TV con il suo soprabito nero coperto di polvere, mentre scuoteva il corpo di un suo collega morto, Tareq, che non fu abbastanza fortunato da meritare un altro miracolo.
Una delle ultime decisioni prese dal deposto regime iracheno fu quella di deportare Alouni fuori del paese. Lui riportava la guerra con una dignità che faceva irritare qualsiasi autorità, e deliziava le masse arabe - e non solo - che trovavano in lui e nei suoi colleghi delle voci oneste in guerre disoneste.

Dopo le disastrose esperienze in Afghanistan ed Iraq, dove le opzioni militari hanno fallito clamorosamente gli obiettivi prefissati ed in cui i pretesti per la guerra sono stati dichiarati falsi e manipolati, la cosiddetta "coalizione" vuole ridurre al silenzio le poche voci oneste rimaste.
Osama bin Laden e' ancora alla macchia, al-Qaida si sta riorganizzando, i Talebani stanno tornando velocemente in sella, l'Afghanistan e' ridotto in briciole, in Iraq non sono state trovate armi di distruzione di massa, gli iracheni sono sotto occupazione e la resistenza cresce dovunque nel paese arabo cosiddetto liberato. E, siccome ne' il budget USA né i governi britannico e spagnolo possono permettersi di coprire i costi della guerra, l'unico modo e' mettere la museruola a tutti coloro che, testardamente, puntano il dito contro le finzioni. Al-Jazeera e' uno tra questi.

L'arresto di Alouni difficilmente porterà pace a coloro che stanno conducendo una crociata contro il mondo, per accaparrarsi il controllo strategico ed i contratti miliardari con le grandi multinazionali. Esso e', semplicemente, un altro patetico tentativo di coprire la verità, la quale non e' più un segreto nascosto.
Diversamente da molti paesi che hanno supportato la guerra USA, ma che ironicamente hanno chiesto di mantenere l'anonimato, il gabinetto conservatore del primo ministro spagnolo Jose Maria Aznar e' un indefesso sostenitore della politica di Bush, arrivato fino al punto di inviare truppe in Iraq, alcune delle quali sono già state uccise o ferite.

E, come gli USA e la Gran Bretagna, anche Aznar ha mentito sui falsi pretesti che lo hanno portato a supportare l'ingiusta guerra.
Lo scorso febbraio disse in Tv ad un paese turbato: "Potete essere certi che vi sto dicendo la verità. Il regime iracheno ha armi di distruzione di massa".
Beh, secondo uno dei più rispettabili quotidiani spagnoli, El Pais, lo scorso giugno il servizio d'intelligence spagnolo, il CNI, rivelò come la leadership del paese aveva falsificato i pretesti per la guerra. Non vi sono armi di distruzione di massa in Iraq, ne' vi sono legami tra al-Qaida ed il governo iracheno, dichiarò il CNI.
Il governo Aznar non ha molta voglia di veder diventare Alouni corrispondente da Madrid e proprio nel momento in cui il governo conservatore ha un mucchio di bugie e distorsioni da nascondere.

La cosiddetta guerra al terrorismo, così come e' stata usata per sferrare guerre ingiustificabili in tutto il globo, così e' diventata il pretesto per l'arresto di Alouni. Alouni e' stato incarcerato secondo la nuova legislazione anti-terrorismo, che prevede arresti arbitrari senza accesso a familiari né a legali.
Se dei giornalisti meritano l'arresto per aver intervistato individui sospettati di terrorismo o di crimini di guerra, allora centinaia di reporters  americani ed europei dovrebbero affrontare lo stesso destino in celle e tribunali, e noi tutti dovremmo buttare fuori della finestra il poco di libertà di stampa rimasto.
Tutti sappiamo che Alouni ha condotto il suo lavoro con impareggiabile integrità giornalistica. Ha messo la sua vita in pericolo in molte occasioni affinché noi potessimo essere informati su una realtà che avrebbe altrimenti potuto essere coperta per decenni.
I giornalisti continuano ad essere degli  obiettivi, ma, di certo, non obiettivi casuali. Imporre il silenzio al messaggero e' il modo migliore per bloccare il messaggio stesso. Il messaggio di Alouni, tuttavia, e' già conosciuto in tutto il mondo. Anche nel suo arresto, vi e' una lezione da imparare. Invero, tale vergognosa azione da parte del governo spagnolo servirà ad aprire più occhi sulla preoccupante tendenza, guidata dal governo USA e scimmiottata dagli altri.

La speranza e' che Alouni sia liberato presto. Ma, se anche ciò dovesse avvenire, la verità e' che la guerra al giornalismo onesto continua. Essa ha già reclamato 15 vite in Iraq, molte delle quali troncate a causa di "sbagli" su cui non verrà indagato.
Il popolo spagnolo, che ha resistito vigorosamente contro la propaganda di guerra del suo governo, deve resistere allo stesso modo per Alouni e per i principi che egli rappresenta. Questa non e' solo una guerra contro i giornalisti, ma una guerra contro tutti noi, il nostro diritto a pensare liberamente, il nostro diritto ad essere liberi dall'informazione manovrata, propagandata attentamente dagli stessi individui  che vogliono farci credere che massacri e carneficine siano sinonimi di democrazia e libertà.

Se la verità ci rende liberi, ridurre al silenzio la stampa libera e le voci coraggiose come quella di Taissir Alouni ci condannerà  per sempre alle catene delle falsità delle corporazioni dei media e agli inganni dei governi.

 
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