La
guerra contro la stampa libera sta guadagnando slancio
di R. Baroud
| Tutti sappiamo che Alouni ha condotto il suo lavoro con impareggiabile integrità giornalistica. Lui riportava la guerra con una dignità che faceva irritare qualsiasi autorità, e deliziava le masse arabe - e non solo - che trovavano in lui e nei suoi colleghi delle voci oneste in guerre disoneste. |
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Coloro che stanno combattendo
una battaglia contro la stampa hanno ottenuto un'altra vittoria con l'arresto di
uno dei principali reporters di guerra, Taissir Alouni, di al-Jazeera. |
Quest'arresto
indubbiamente politicamente motivato non e' assolutamente fuori dell'ordinario
per l'esperto giornalista. Le sue passate missioni hanno causato molto più che
parole irate da parte degli ufficiali americani al top, infastiditi dal fatto di
avere una stampa non controllabile nel mezzo dei loro affari di guerra.
Poche ore dopo la disfatta dei Talebani e la loro fuga da Kabul, gli aerei da
guerra USA bombardarono gli uffici di al-Jazeera in Afghanistan, ma Alouni,
uscito da pochi minuti, rimase miracolosamente incolume.
Quando i missili USA piombarono dentro e fuori gli uffici di al-Jazeera, questa
volta a Baghdad durante l'invasione di marzo, Alouni era ancora nell'edificio,
conducendo un'intervista dal vivo.
Ricordo di averlo visto in TV con il suo soprabito nero coperto di polvere,
mentre scuoteva il corpo di un suo collega morto, Tareq, che non fu abbastanza
fortunato da meritare un altro miracolo.
Una delle ultime decisioni prese dal deposto regime iracheno fu quella di
deportare Alouni fuori del paese. Lui riportava la guerra con una dignità che
faceva irritare qualsiasi autorità, e deliziava le masse arabe - e non solo -
che trovavano in lui e nei suoi colleghi delle voci oneste in guerre disoneste.
Dopo le disastrose
esperienze in Afghanistan ed Iraq, dove le opzioni militari hanno fallito
clamorosamente gli obiettivi prefissati ed in cui i pretesti per la guerra sono
stati dichiarati falsi e manipolati, la cosiddetta "coalizione" vuole
ridurre al silenzio le poche voci oneste rimaste.
Osama bin Laden e' ancora alla macchia, al-Qaida si sta riorganizzando, i
Talebani stanno tornando velocemente in sella, l'Afghanistan e' ridotto in
briciole, in Iraq non sono state trovate armi di distruzione di massa, gli
iracheni sono sotto occupazione e la resistenza cresce dovunque nel paese arabo
cosiddetto liberato. E, siccome ne' il budget USA né i governi britannico e
spagnolo possono permettersi di coprire i costi della guerra, l'unico modo e'
mettere la museruola a tutti coloro che, testardamente, puntano il dito contro
le finzioni. Al-Jazeera e' uno tra questi.
L'arresto di
Alouni difficilmente porterà pace a coloro che stanno conducendo una crociata
contro il mondo, per accaparrarsi il controllo strategico ed i contratti
miliardari con le grandi multinazionali. Esso e', semplicemente, un altro
patetico tentativo di coprire la verità, la quale non e' più un segreto
nascosto.
Diversamente da molti paesi che hanno supportato la guerra USA, ma che
ironicamente hanno chiesto di mantenere l'anonimato, il gabinetto conservatore
del primo ministro spagnolo Jose Maria Aznar e' un indefesso sostenitore della
politica di Bush, arrivato fino al punto di inviare truppe in Iraq, alcune delle
quali sono già state uccise o ferite.
E, come gli USA e
la Gran Bretagna, anche Aznar ha mentito sui falsi pretesti che lo hanno portato
a supportare l'ingiusta guerra.
Lo scorso febbraio disse in Tv ad un paese turbato: "Potete essere certi
che vi sto dicendo la verità. Il regime iracheno ha armi di distruzione di
massa".
Beh, secondo uno dei più rispettabili quotidiani spagnoli, El Pais, lo scorso
giugno il servizio d'intelligence spagnolo, il CNI, rivelò come la leadership
del paese aveva falsificato i pretesti per la guerra. Non vi sono armi di
distruzione di massa in Iraq, ne' vi sono legami tra al-Qaida ed il governo
iracheno, dichiarò il CNI.
Il governo Aznar non ha molta voglia di veder diventare Alouni corrispondente da
Madrid e proprio nel momento in cui il governo conservatore ha un mucchio di
bugie e distorsioni da nascondere.
La cosiddetta
guerra al terrorismo, così come e' stata usata per sferrare guerre
ingiustificabili in tutto il globo, così e' diventata il pretesto per l'arresto
di Alouni. Alouni e' stato incarcerato secondo la nuova legislazione
anti-terrorismo, che prevede arresti arbitrari senza accesso a familiari né a
legali.
Se dei giornalisti meritano l'arresto per aver intervistato individui sospettati
di terrorismo o di crimini di guerra, allora centinaia di reporters
americani ed europei dovrebbero affrontare lo stesso destino in celle e
tribunali, e noi tutti dovremmo buttare fuori della finestra il poco di libertà di
stampa rimasto.
Tutti sappiamo che Alouni ha condotto il suo lavoro con impareggiabile
integrità giornalistica. Ha messo la sua vita in pericolo in molte occasioni
affinché noi potessimo essere informati su una realtà che avrebbe altrimenti
potuto essere coperta per decenni.
I giornalisti continuano ad essere degli obiettivi, ma, di certo, non obiettivi
casuali. Imporre il silenzio al messaggero e' il modo migliore per bloccare il
messaggio stesso. Il messaggio di Alouni, tuttavia, e' già conosciuto in tutto
il mondo. Anche nel suo arresto, vi e' una lezione da imparare. Invero, tale
vergognosa azione da parte del governo spagnolo servirà ad aprire più occhi
sulla preoccupante tendenza, guidata dal governo USA e scimmiottata dagli altri.
La speranza e' che
Alouni sia liberato presto. Ma, se anche ciò dovesse avvenire, la verità e'
che la guerra al giornalismo onesto continua. Essa ha già reclamato 15 vite in
Iraq, molte delle quali troncate a causa di "sbagli" su cui non verrà
indagato.
Il popolo spagnolo, che ha resistito vigorosamente contro la propaganda di
guerra del suo governo, deve resistere allo stesso modo per Alouni e per i
principi che egli rappresenta. Questa non e' solo una guerra contro i
giornalisti, ma una guerra contro tutti noi, il nostro diritto a pensare
liberamente, il nostro diritto ad essere liberi dall'informazione manovrata,
propagandata attentamente dagli stessi individui che vogliono farci
credere che massacri e carneficine siano sinonimi di democrazia e libertà.
Se la verità ci rende liberi, ridurre al silenzio la stampa libera e le voci coraggiose come quella di Taissir Alouni ci condannerà per sempre alle catene delle falsità delle corporazioni dei media e agli inganni dei governi.
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