La peggiore idea
mai avuta
di Justin Raimondo
![]()
![]() |
L'invasione e l'occupazione dell'Iraq si sta trasformando nella peggiore idea in tutta la storia della politica estera americana, più stupida ancora della debacle in Vietnam, e potenzialmente più distruttiva e futile della nostra partecipazione alla I Guerra Mondiale. Fino ad oggi, la magnitudine del nostro errore e' stata mascherata dalla prominenza dell'insorgenza sunnita nel nord e nel centro dell'Iraq. Ciò ha tenuto il conflitto confinato entro il famigerato "triangolo sunnita", che e' stato sinora il centro della rivolta contro il potere anglo-americano. Ma adesso l'opposizione sta scivolando, ideologicamente e geograficamente, nella direzione della maggioranza shi'ita. |
La scintilla che ha fatto scoppiare l'incendio e' stata la chiusura di un giornale facente capo alla fazione radicale "sadrista", i seguaci di Muqtada Sadr. L'accusa e' stata quella di "incitare alla violenza", sebbene non sia stato citato alcun articolo in particolare dal governo d'occupazione. In ogni caso, la chiusura ha dato slancio al movimento sadrista, recentemente messo nell'angolo da forze più moderate: essa, assieme all'arresto di un collaboratore chiave di Sadr ed a voci secondo cui la casa del leader era stata circondata dalle forze USA, ha provocato aspre battaglie urbane nelle strade di Sadr City, periferia di Baghdad, e nel sud sci'ita.
Il rinomato studioso e commentatore degli affari mediorientali, Juan Cole, valuta che da un terzo a metà del numero totale di sci'iti supporta Sadr. Cole considera il giro di vite come un tentativo americano per plasmare l'era successiva al passaggio dei poteri, che comincerà il 30 giugno, il giorno in cui si presume che gli iracheni recupereranno la sovranità sul loro paese. Tranne se, naturalmente, non desidereranno ottenere una cosa del genere.
Come Naomi Klein sottolinea nel Guardian, il CPA sta lavorando duramente per promulgare una serie di editti che non possano essere revocati dal governo iracheno "sovrano", se e quando esso comincerà a funzionare: e non si dimentichino le 14 basi permanenti, residuo incorreggibile di una guerra cominciata con l' "Operazione Libertà Duratura", e che sarebbe dovuta finire lì e non lo fu.
Ciò che viene spacciata per "strategia
d'uscita" e', in realtà, un'occupazione segreta, una campagna di pubbliche
relazioni destinata unicamente al consumo interno e la richiesta da parte di
potenti politici di entrambi i partiti di inviare più truppe USA sottolinea
solo l'attuale dilemma all'interno del Partito della Guerra.
Da una parte, l'amministrazione Bush ci tiene a far vedere che ci stiamo
disimpegnando, lentamente ma certamente, dall'Iraq, passando i poteri a coloro
che abbiamo "liberato". Dall'altra parte, gli eventi in Iraq stanno
raggiungendo un punto di crisi: il confronto a lungo rimandato con la
maggioranza sci'ita incombe in maniera più massiccia di quanto temuto, e i
combattimenti hanno avuto un'escalation radicale. Marzo e' stato un brutto mese
per gli USA ed i suoi alleati in Iraq, non solo in termini di casualità, ma
anche politicamente.
Il colpo più duro e' stato quando l'Ayatollah al-Sistani, leader spirituale degli sci'iti iracheni, ha invocato la resistenza contro la Costituzione ad "interim" imposta dagli USA ed ha minacciato di boicottare gli incontri con i dirigenti dell'ONU sulla transizione verso un governo eletto, se essa non verrà corretta. Senza l'imprimatur dell'Ayatollah, la Costituzione irachena, ed il governo che emergerà dalla sua implementazione, non avrà legittimità presso la maggioranza sci'ita. Ma se il conflitto provocato dall'oppressione USA degenererà in una guerra civile, esso sarà l'ultimo dei problemi per Washington.
Di certo gli autori intellettuali di questa guerra, la fazione neo-conservatrice all'interno dell'amministrazione, installata comodamente in una serie di ben finanziati think-tanks di Washington, non sono preoccupati. Tutto sta andando secondo i piani: il bagno di sangue, il caos, gli effetti dello stillicidio in Europa ed altrove. Fa tutto parte dello scenario da IV Guerra Mondiale tracciato da prominenti teorici neo-con. Decine di migliaia di sci'iti stanno insorgendo in armi contro i loro presunti "liberatori"? Chiamatela pure "distruzione creativa", così amata da Michael Ledeen, il mini-Machiavelli neo-con. Ledeen ha reclamizzato tale espressione nel suo libro, I Maestri del Terrore, definendola il vero obiettivo delle guerre di "liberazione" invocate da lui e dai suoi colleghi.
Joshua Micah Marshall, scrivendo sui neo-cons nel Washington Monthly dell'anno scorso, fu piuttosto preveggente in una breve prefazione al suo pezzo:
"Immaginate che ci troviamo a sei mesi da oggi. La guerra in Iraq e' finita. Dopo l'iniziale esplosione di gioia per la fine dell'era Saddam, il popolo iracheno osserva, e aspetta, e comincia a fremere sotto l'occupazione americana. Lungo il confine, in Siria, Arabia Saudita ed Iran, la nostra presenza conquistatrice ha generato proteste di piazza ed escalation di violenza. Le Nazioni Unite e la NATO sono nel caos, sicché l'America fa per conto suo. Bloccata dal deficit interno e dalla limitata assistenza finanziaria da parte degli alleati, l'amministrazione Bush comincia a parlare dello sfruttamento delle risorse petrolifere irachene per coprire parte dei costi della presenza americana - discorsi che infiammano ancora di più la regione. Nel frattempo, l'intelligence USA parla di nuove prove del trasferimento di armi chimiche e biologiche, da parte di Saddam, in Siria. Nonostante la Siria neghi di avere tali armi, l'amministrazione comincia ad ammassare truppe alla frontiera. Ma, non appena esse cominciano a muoversi, vi e' un'esplosione: terroristi provenienti dal Libano del sud si fanno esplodere in un ristorante di Baghdad, uccidendo dozzine di funzionari e giornalisti stranieri ..."
Le previsioni di Marshall sembrano accurate e la sua analisi essenzialmente corretta. Gli USA non hanno ancora mosso minacce più concrete verso la Siria al di là dell'imposizione di sanzioni economiche, ma il caos all'interno dell'Iraq e' molto maggiore di quello previsto da Marshall. E, mentre i kamikaze si fanno esplodere in Uzbekistan e non sono Hezbollah, gli attacchi suicidi stanno diventando regolari in Iraq. Con l'incombente ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq e avvisaglie da parte degli alleati minori, siamo davvero quasi soli, come Marshall aveva previsto, e le casualità aumentano, senza che vi siano segnali di pacificazione in vista.
"Per molti americani", scrisse Marshall, "ciò significherebbe una situazione spaventosa, che li porterebbe a chiedersi come e perché mai si siano cacciati in tale vespaio. Ma per i falchi dell'amministrazione Bush che guidano la politica estera americana, questo non e' uno scenario da incubo. E' tutto quanto essi avevano già anticipato".
Dimentichiamoci dei costi, in termini di vite umane e di denaro: dimentichiamoci dell'avversione dei "liberati" ad essere d'accordo sui termini della loro "liberazione", dell'alimentazione fornita all'agenda di al-Qaida nella regione e del fatto che certamente l'occidente sarà colpito da più terrorismo. Niente di tutto ciò importa alla cabala che ci ha mentito per trascinarci in guerra, come sottolinea Marshall.
"Eventi che possono sembrare negativi ... sebbene sfortunati in sé, sono in realtà parte della più vasta agenda dei falchi. Ogni crisi impianterà le forze USA più profondamente nella regione, ed ogni contromossa creerà problemi che potranno essere risolti solo da un maggiore coinvolgimento americano, fino a che dei governi democratici - o, per meglio dire, le truppe USA - non governeranno l'intero Medio Oriente".
Dunque ecco ciò che i pundit del Partito della Guerra intendono dire quando si lamentano del fatto che stiamo ignorando "le buone notizie" che provengono dall'Iraq. Perché, vedete, nel Mondo Bizzarro in cui siamo entrati l'11 settembre 2001, le "buone" notizie sono cattive notizie, e viceversa. Così, la prossima volta che darete un'occhiata ai titoli delle notizie e leggerete che l'Iraq sta collassando nel caos, ricordate: tutto sta andando come previsto. A gran velocità.
Consegnare la politica estera americana a questi maniaci neo-conservatori - la cui sete di potere e' superata solo dalla loro completa ignoranza di quel Medio Oriente che cercano di soggiogare - e' stata la peggiore idea nella storia degli USA. Questa nazione si pentirà per sempre del giorno in cui si lasciò ingannare ed accettò di essere trascinata in una guerra non provocata ed ingiustificabile, lanciando l'America su una strada che può solo finire male.
![]()
traduzione a cura di www.arabcomint.com
da "antiwar.org"