La scelta di un
samaritano
Di ALI DARAGHMEH, Associated Press
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NABLUS - E' cresciuto in una piccola tribù le cui radici affondano nell'epoca biblica, ma, quando Nader Sadakah ha deciso di prendere le armi contro l'esercito israeliano, e' stato espulso dalla sua comunità.
I Samaritani, una comunità di appena 660 persone, hanno evitato di prendere posizione durante questi quattro anni di intifada. Fa parte della nostra strategia di sopravvivenza, dicono. Se dovessero prendere posizione, la loro presenza millenaria sarebbe schiacciata, irrimediabilmente. Asseriscono che la scelta di Sadakah ha messo in pericolo questo delicato equilibrio, ha minato la loro strategia, rendendo la comunità obiettivo dei militari d'occupazione.
I Samaritani discendono dalle antiche tribù israelite di Menashe ed Efraim, che ruppero col giudaismo tradizionale circa 2800 anni fa. Oggi, vivono prevalentemente nella città palestinese di Nablus, o, in misura molto contenuta, nella cittadina costiera di Holon, a sud di Tel Aviv. Molti Samaritani hanno una doppia carta d'identità, israeliana e palestinese, e parlano un antico dialetto aramaico, l'ebraico e l'arabo.
Gesù menziona un samaritano nella parabola omonima, come l'unico viaggiatore che si fermò a prestare soccorso ad un uomo rapinato, picchiato e lasciato in fin di vita sul ciglio di una strada. Il buon samaritano curò le ferite dell'uomo con olio e vino, e le fasciò (Luca, 10:25-37).
Sadakah, 27 anni, parla della sua scelta in una
caffetteria della città vecchia di Nablus, un labirinto di viottoli contorti,
frequentemente razziati dalle forze israeliane.
Sfoggiando una breve barba ben curata, Sadakah si guarda attorno nervosamente
mentre parla, sorseggiando una tazza di caffè. Una lucida pistola automatica
sporge dalla cintura.
Sadakah dichiara che, fin dai primi anni '90, egli e' membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, una piccola fazione dell'OLP che, una volta, era di tendenza marxista. Sadakah dice di essere sulla lista dei ricercati da Israele da almeno tre anni e mezzo, una dichiarazione non confermata da Israele.
Rifiuta di commentare l'accusa secondo cui era
la mente del commando di guerriglieri palestinesi che attaccarono una postazione
militare israeliana presso il monte Gerizim, nel 2002, uccidendo tre soldati.
Ma, insiste, la resistenza armata e' l'unico modo per stabilire uno stato
palestinese.
Sadakah afferma di non sentirsi più un samaritano, sebbene cresciuto in una
famiglia dalla rigida osservanza, sul monte Gerizim, roccaforte locale dei
Samaritani.
"Appartengo alla Palestina", dice.
Racconta poi che il suo attivismo nel Fronte
Popolare lo ha estraniato dalla sua famiglia e dai membri della comunità, e ha
causato il rimando degli studi per un master in archeologia e dei piani di
matrimonio con la sua fidanzata musulmana. Ma sembra che abbia causato anche
problemi ai samaritani.
Hosni Wasif, un alto sacerdote samaritano di Nablus, ha dichiarato che le
autorità israeliane hanno preso una dura posizione contro la comunità a causa
dell'attivismo di Sadakah. I samaritani vengono anch'essi trattenuti ed
ispezionati ai checkpoints dell'esercito.
"Oltre a ciò", spiega Wasif, "unendosi ad un gruppo comunista,
ha lasciato la nostra religione. L'intera setta lo vede ora come un
apostata".
Sadakah, un uomo alto e piacente, e' una figura
popolare a Nablus, salutato dai passanti mentre cammina per le strade della
città vecchia. E' noto anche per gli aquiloni che costruisce per i bambini, nei
colori bianco, nero, rosso e verde della bandiera palestinese.
Dice che non getterà le armi, anche se e' stato espulso dalla sua comunità.
"Li combatterò [i militari israeliani] fino a che non lasceranno il mio
paese".
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traduzione a cura di www.arabcomint.com