La tela del ragno
di Israel Shamir

 

bambini iracheni sorridono all'obiettivo Cheney, ovvero il prototipo del neocon coloni a Gerusalemme

 

Sul web imperversa una nuova discussione sul futuro della Palestina. Il nostro onorevole amico Noam Chomsky ha risposto a Noah Cohen, che ha definito  la sua  "morbida" posizione sulla Palestina un' "Apologia dell'Ingiustizia", ed ha, a sua volta, avuto la risposta di Steve Kowit, noto poeta americano di una famiglia sionista allargata. In breve, Chomsky propone di rimuovere gli insediamenti ebraici e di supportare la creazione di uno stato palestinese, contenendo lo stato ebraico entro le frontiere del 1967. La definisce "l'unica soluzione realistica per l'attuale situazione". 

Potremmo essere d'accordo con le parole di Steve Kowit, che interviene nella questione: "La soluzione dei due stati non e' né uno stato né una soluzione. E' una truffa".

Potremmo sottolineare che in Israele non vi e' alcuna forza o volontà politica di ritirarsi, di rimuovere gli insediamenti in Cisgiordania ed a Gerusalemme o di trasferire le terre all'AP. Inoltre, gli sviluppi più recenti - inclusi i lavori di costruzione a Gerusalemme est - rendono fantascientifico tale conseguimento (vedete, ad esempio, Letting Israel Self-Destruct, di Danny Seidemann, nel Washington Post di venerdì, 27 agosto 2004). Il progettato disimpegno da Gaza e' la migliore prova che la rimozione degli insediamenti e' un obiettivo troppo difficile per qualsiasi governo israeliano.

Tuttavia questa argomentazione e' irrilevante, poiché il problema non sono gli insediamenti, ma lo stato d'animo. L'umore prevalente in Israele e nelle comunità ebraiche d'oltremare non e' affatto disfattista; sono Parigi e Teheran ad essere minacciate, non Ariel o Maale Adumim. Chomsky discute del fato dei Sudeti mentre la Wehrmacht marcia sui Campi Elisi. Tale discussione presume che un Israele pesantemente confitto cerchi la pace e discuta il modo in cui negoziare la pace. Ma Israele non e' sconfitto, al contrario, l'umore dello stato ebraico - che comprende i suoi adepti internazionali - e' a mille. Ed i pericoli che aspettano tutti noi sono enormi.

Noam Chomsky cerca di approcciare il problema della Palestina come se si trattasse di Timor ovest o del Kurdistan dell'est. Non lo e': le sofferenze della Terra Santa hanno un carattere globale. L'avventato passo del Califfo al-Hakim fece arrivare i crociati sulle nostre coste. Quando i turchi cercarono di riordinare le ore della preghiera nella Chiesa della Natività, finì con l'attacco a Balaclava da parte della cavalleria leggera. Ogni intromissione in questi luoghi santi ha un'influenza diretta sulla mente di milioni di persone.

Finché vi sarà uno stato ebraico in Terra Santa e a Gerusalemme, milioni di ex-cristiani saranno tentati dall'accettare la narrativa giudaica della storia e della società, incluso il significato teologico dell' Olocausto e della raccolta degli ebrei; milioni di ebrei seguiranno fervidamente i loro leaders, e questi leaders ultra-miliardari procederanno con il loro folle piano sionista. Ciò ha disastrose conseguenze ideologiche per tutti noi, nel momento in cui l'offensiva sionista   e' totalmente fusa nell'altra grande offensiva dei nostri giorni - il tentativo di imporre un totalitarismo consumistico nel Nuovo Mondo Coraggioso. Chiameremo Noam Chomsky a fare da testimone per la Corona.

Noam Chomsky (assieme ad Ed Herman) nel suo fondamentale libro "Fabbricare il consenso" ben descrive la macchina propagandistica che crea una visione delle cose uniformata  ed un'acquiescenza "al di là dei sogni di Stalin". Nel suo "Triangolo Fatale", descrive l'angolatura sionista di questo apparato, la distorsione della realtà da parte dei media americani che causa un'inclinazione filo-israeliana nella coscienza collettiva statunitense.

Ha gli strumenti per capire che la stessa malattia oggi consuma l'occidente, l'Europa dell'est e la Russia; che il punto di vista sionista e' diventato la pietra d'angolo del nuovo ordine mondiale totalitario che lui stesso aveva previsto. Venti o trenta anni fa, quando questi libri furono scritti, Chomsky poteva contrapporre la Gran Bretagna e l'Europa agli USA. Non più.

Recentemente, sulla pagina iniziale del Sunday Times, vi era un grosso titolo: "Kamikaze a LOndra", accompagnato dall'immagine di un giovane palestinese con la kufiya, seduto sotto una mappa della Palestina. I passanti casuali ed i lettori superficiali potevano essere convinti che i palestinesi fossero sul punto di attaccarli, ma una più attenta lettura dell'articolo rivelava una realtà meno problematica: durante una serie di perquisizioni, le squadre anti-terrorismo londinesi si imbatterono in un giovane palestinese che un anno prima aveva fatto richiesta di asilo politico al ministero degli Interni. Per far avanzare la richiesta, il giovane aveva dichiarato che in patria gli era stato chiesto di diventare kamikaze. Il ministero degli Interni non aveva creduto alla storia ed aveva respinto la sua richiesta da sei mesi. Questa non notizia fu presentata come news del giorno sulla prima pagina di un giornale nazionale.

E' parte del piano sionista infangare i palestinesi, gli arabi ed i musulmani? Sì, certo. E' parte della cospirazione totalitarista fare in modo che i britannici amino le loro squadre anti-terrorismo e siano disposti a rinunciare alle loro libertà? Sì, certo. Questa congruenza di intenti ci porta a chiederci se siano ancora due o uno solo.

Allo stesso modo, vi e' una cospirazione dietro la recente ondata di atti terroristici in Russia (la scuola, gli aerei, le esplosioni nella metropolitana) ed a Beer Sheba, in Israele. Nell 'Ha'aretz del 5/9/04, l'opinionista liberal Zeev Shief scrive, nel suo articolo "Terrorismo islamico: dall'Ossezia a Beer Sheba": "C'e' un legame che unisce il massacro in una scuola dell'Ossezia, il genocidio in Sudan, le bombe sui treni a Madrid, gli attacchi terroristici alle sinagoghe di Istanbul e le esplosioni sui pullman  di Beer Sheba. E' il terrorismo islamico, o meglio il terrorismo arabo-islamico, il pericolo per la pace mondiale".

Siamo d'accordo con Shief che vi sia un "legame" (altro termine per "cospirazione"), ma e' un legame "islamico" o "sionista"? E non voglio intendere solo la possibilità di una operazione Bandiera Falsa, la quale e' tuttavia possibile.

C'e' il precedente dell'operazione Achille Lauro, definita "un crimine del terrorismo palestinese". Il film e l'opera "Morte di Klinghoffer", che racconta dell'assassinio di un vecchio ebreo paraplegico, e' vagamente basato sugli eventi del 1985, quando dei guerriglieri palestinesi dirottarono la nave da crociera. Ma "si trattò, in effetti, di un'operazione di propaganda "sporca" israeliana che mirava a dimostrare che razza di assassini fossero i palestinesi", ha ammesso Ari Ben-Menashe, ex consigliere speciale dell'intelligence per il primo ministro israeliano Yitzhak Shamir, nel suo libro Profitti di Guerra. L'operazione fu ordinata dal servizio segreto israeliano ed organizzata da agenti palestinesi infiltrati nelle organizzazioni militanti.

Tuttavia dovremmo prendere in considerazione la più grande e pericolosa cospirazione sionista: la sproporzionata influenza sul pensiero. Una grande fetta dei media mondiali e' accentrata in mani filo-israeliane, ben al di là dei più folli sogni dei mitici  "Anziani", e questa fetta si ingrandisce ogni giorno. In Cile ed Argentina, in Kazakhistan e Canada, persino nella lontana Finlandia con la sua minuscola comunità ebraica, i media chiave appartengono ad ebrei. In Russia, ogni azione sanguinaria degli indipendentisti ceceni viene immediatamente comparata alle "atrocità palestinesi" dagli onnipresenti editori israelofili. In Gran Bretagna, i media sono accaparrati da un gruppo di filo-sionisti estremisti, che vanno da Conrad Black a Rupert Murdoch, e di britannici di fede ebraica, da Michael Green a Richard Desmond. Proprio di recente, Haim Saban ha acquistato un'altra rete TV tedesca. E, per ciò che concerne gli USA, abbiamo una lunga lista di media sionisti, compilata dal nostro amico Jeff Blankfort, e disponibile sul web.

SOCRATE E ZULEIKA

La maggior parte dei principali media partecipano ad entrambe le cospirazioni, alla cospirazione totalitaria ed a quella collegata ad Israele. E' difficile distinguere tra l'effettiva prominenza di filo-sionisti  nei media e nelle università e la loro peculiare capacità di stabilire un nuovo totalitarismo. L'ADL e lo SPLC, due potenti organizzazioni, sono lo strumento essenziale per creare lo stato di polizia.

L'ADL, uno strumento sionista per il controllo ideologico, comprende una rete di informatori e spie affiancati agli attivisti ed agli opinionisti, e supporta qualsiasi iniziativa oppressiva del governo USA. Il nostro amico Noel Ignatiev scrive di "una recente lettera per la raccolta di fondi da parte del Southern Poverty Law Center, che sostiene di avere "il più vasto archivio computerizzato delle milizie e dei gruppi d'odio esistenti", corredato di 11.000 fotografie, rapporti su 14.000 individui ed informazioni d'intelligence su oltre 3.200 gruppi. Lo SPLC si vanta di aver scritto al Procuratore Generale Janet Reno nell'ottobre del 1994, prima dell'attentato ad Oklahoma City, per metterla in guardia sulle attività violente ed illegali di gruppi per la supremazia bianca. Esso pubblica un rapporto d'intelligence consultato regolarmente da oltre 6.000 agenzie per l'applicazione della legge".

Ignatiev scrive: "Tutto questo spiare ed intimidire prefigura forse il nuovo, coraggioso mondo che cercano di costruire?". Assolutamente, professore! Il nuovo mondo non appare dal nulla, ma cresce sul corpo moribondo della democrazia liberale:  se vogliamo mettervi fine dobbiamo cominciare da adesso.

L' IRAN SOTTO ATTACCO

Il caso dell'Iran e' una prova della cospirazione sionista, o, se volete, della posizione sionista nel discorso. Non vi sono vere ragioni pragmatiche perché i media occidentali si scatenino contro l'Iran così come fanno. L'Iran e' una terra pacifica e lontana, popolata da donne gentili e uomini virili, il paese dello stucco e della ceramica sugli alti portali delle moschee azzurre, di illuminazioni delicate e della poesia sufi. Ne fui catturato quando vidi giovani ragazze di Shiraz disporre rose appena colte sulla tomba di Sa'di, il creatore di Gulistan, del 13esimo secolo - un popolo che venera i suoi poeti non può essere malvagio, nel mio libro. Gli iraniani non viaggiano molto; stanno a casa, curano le rose dei loro giardini e producono i migliori film della nostra epoca.

Ora siamo testimoni del concertato tentativo sionista di bombardare l'Iran. Le ragioni sono svariate: alcuni vogliono bombardarlo perché le sue donne sono costrette ad indossare l'hijab, ed altri perché non amano gli stati religiosi (se la religione non e' quella ebraica), alcuni ritengono che sia una minaccia per Israele, ed altri perché non vi si celebrano matrimoni gay; la linea guida, tuttavia, e' sempre la stessa: che si bombardi l'Iran. Vi e' una così stupefacente unità, che proporrei una nuova definizione di aderente all'Ebraismo (che e' cosa diversa rispetto all'ebreo individuale) - e' colui che vuole bombardare l'Iran. Il quotidiano ebreo-americano Forward scrive:

"L'AIPAC e' ossessionata dall'Iran", ha detto un esecutivo di Washington riferendosi all'organizzazione sionista.
Charles Krauthammer invoca un "attacco preventivo urgente". Egli ammette chiaramente che si tratta del pio desiderio dello stato ebraico ma, dice, "per Israele, attaccare l'Iran e' più complicato. Troppo lontano ... Invece vi sono circa 146.000 truppe americane ed aerei altamente sofisticati poche miglia più in là - in Iraq". L'America esiste per prendere gli ordini dai sionisti, almeno questo e' ciò che ritiene Krauthammer e la sua tribuna preferita, il Washington Post.

Alan Dershowitz va oltre, e scrive: Israele ha il diritto, secondo la legge internazionale, di proteggere i suoi civili da un olocausto nucleare, e questo diritto include l'azione militare preventiva ...". Kam Zarrabi lo redarguisce: "Perché non accorda tale diritto anche ad altre nazioni?".

Haim Harari, importante stratega israeliano, fisico teoretico, ex-presidente del Weizmann Institute of Science, ha fatto un discorso, recentemente, intitolato L'occhio del Ciclone. Harari dice: 

"Ora che Afghanistan, Iraq e Libia sono fuori gioco, restano solo due stati terrorista e mezzo: Iran, Siria e Libano. Come risultato della conquista di Afghanistan ed Iraq, sia la Siria che l'Iran sono ora totalmente circondati da territori a loro ostili. Non so se i piani americani fossero in realtà quelli di accerchiare Iran e Siria, ma questa e' la situazione. Secondo la mia umile opinione, il pericolo principale al mondo e' oggi l'Iran ed il suo regime. Esso ha l'ambizione di governare vaste aree e di espandersi in ogni direzione. Ha un'ideologia che si vanta di essere superiore alla cultura occidentale. E' senza scrupoli. E' dimostrato che ha la capacità di elaborare atti terroristici senza lasciare tracce (leggi: non vi e' alcuna prova che supporti questa tesi, nota dell'autore). E' chiaro che sta cercando di sviluppare armi nucleari".

Uno degli scribi sionisti più popolari del web, lo scrittore americano Irwin N. Graulich, il cui ultimo articolo e' stato postato su oltre 100 siti di tutto il mondo, scrive nel suo "Che Israele sistemi l'Iran":

"L'Iran e' un'organizzazione terroristica con bandiera ed e' l'esempio di tutto ciò che virtualmente potrebbe esserci di sbagliato in un governo: totalitario, autocratico, religioso, fondamentalista e tirannico con il suo popolo".

I media del nuovo totalitarismo, essendo dominati dal sionismo, seguono questa linea: e' il caso del Guardian, un giornale di lunga e preoccupante tradizione che affonda le sue radici nella Dichiarazione di Balfour (la supportò). Nel maggio 2004, i nostri disperati sforzi di portare l'attenzione sui neo-cons, la fazione sionista estremista a Washington, come motore guida dietro la guerra all'Iraq, furono premiati e schizzarono da Internet ai media stampati. Apparvero articoli che mostravano come Perle e Wolfowitz avevano spinto alla guerra sulla base di piani preliminari fatti con Benjamin Netanyahu, secondo la dottrina dell'apprendista stregone Leo Strauss.

Immediatamente, il Guardian passò all'azione. Il 25 maggio, il titolo principale del quotidiano dava la colpa ... all'Iran. Ecco come: "L'intelligence USA teme che l'Iran abbia abbindolato i falchi per farli entrare in guerra con l'Iraq", senza dubbio il miglior titolo sul cambiamento delle responsabilità dai tempi di "Tutta colpa del Serpente", del Paradise News. L'articolo, di Julian Borger, citava non identificate "fonti d'intelligence", secondo cui "l'Iran aveva usato i falchi del Pentagono e della Casa Bianca per sbarazzarsi di un vicino ostile". I falchi avevano bisogno dell'incoraggiamento iraniano tanto quanto il lupo doveva essere invogliato a mangiare l'agnello. Non ho dubbi che questo "articolo" abbia avuto origine nella cerchia del JINSA, ma l'audacia dell'editore del Guardian, che ha fatto un titolo da prima pagina su un'insinuazione vaga e senza fondamento, la dice lunga sul potere del sionismo.

E perché vogliono bombardare l'Iran? Perché hanno istigato gli USA ed in parte l'Europa a credere che la bomba A iraniana sia peggiore di quella israeliana? Hanno forse paura che un Iran nucleare possa difendere i palestinesi e mettere fine all'oltraggio israeliano? Ahimè, l'esperienza mi dice che né l'Iran né alcun paese arabo o musulmano sia pronto a lottare per la Palestina. E questo lo sanno a New York e a Tel Aviv. Vi e' solo un'eventualità per cui le armi atomiche possano essere realmente impugnate: se e quando i sionisti distruggeranno la Moschea dell'Aqsa per edificarvi il loro Tempio.

La cospirazione ordita per bombardare l'Iran e' la prova schiacciante che questo piano sta prendendo forma ed il conto alla rovescia e' iniziato. Mezvinsky e Shahak (Fondamentalismo ebraico, Pluto Press) descrivono l'immensa influenza di quest'idea. Da oscuro pensiero di pochi matti, il piano del terzo Tempio si e' trasformato in un'ossessione di massa.

Se e quando ciò accadrà, Armageddon farà il suo ingresso nelle news, e non si fermerà all'Eufrate. Cito Irwin Graulich ancora una volta: 

"Il mondo e' diviso in tre gruppi. Quelli che vorrebbero la distruzione di Israele. Quelli che (direttamente o indirettamente) supportano le nazioni che vorrebbero la distruzione di Israele. E gli Stati Uniti d'America. [Dopo la distruzione dell'Iran] l'unico problema serio che resti sarà: "Cosa diavolo fare dell'Europa e della Scandinavia?"

Cosa fare? Mordechai Vanunu ha portato dinanzi ai nostri occhi l'irrefutabile immagine delle centinaia di bombe nucleari possedute da Israele. Una simile quantità non e' necessaria per la sottomissione del Medio Oriente. Sottolinea un obiettivo ben più ambizioso.

In questa situazione, la discussione sul ritiro israeliano e', come minimo, prematura - come fuori luogo  era una discussione sul ritiro tedesco da Praga nel 1941. La "limitata opzione" di contenere lo stato ebraico non esiste, a meno che non si consideri la creazione di enclavi a Gaza ed altrove come la realizzazione della Soluzione dei Due Stati. Ma, se per miracolo - diciamo grazie al genio di Aladino - ciò potrebbe essere fatto, non risolverebbe comunque alcun problema. Anche un Israele più piccolo con la capitale a Gerusalemme fungerebbe da catalizzatore per gli sforzi sionisti di tutto il mondo. Rappresenterebbe ancora un pericolo per i suoi vicini. Condurrebbe ancora alla follia milioni di americani ordinari, stregati dalla grande bugia delle profezie realizzate. Servirebbe ancora a rafforzare l'apparato di un nuovo totalitarismo costruito dai baroni dei media, a meno che non sia  - come ha proposto la nostra amica, dott. Miriam Reik - un piccolo staterello smilitarizzato, costituito sul 10% della terra palestinese e circondato da un Muro.

Il supporto internazionale per un ritiro di Israele come previsto da Chomsky ha davvero ben poco valore, dal momento che nessuno degli organismi internazionali o delle nazioni osa alzare la voce contro Israele. Negli USA, Bush e Kerry si sfidano su chi ami Israele di più. In Europa, il più recente atto di volontà politica espresso dalla Germania e' stato quello di fornire sottomarini nucleari ad Israele, dalla Francia - prontissima a recitare il mea culpa per le azioni anti-semite organizzate da Israele, e dall'IAEA - che finge di non vedere Dimona e chiede il disarmo dell'Iran. L'AP ha pochissima autorità e la sua popolarità tra i palestinesi e' in rapido declino. Gli stati arabi non hanno alcuna volontà di mettere in discussione il dominio israeliano. Persino gli attivisti filo-palestinesi, invece di preoccuparsi d'altro, si chiedono incessantemente cosa dire per non essere accusati di "anti-semitismo".

Scrive Chomsky: "Israele si opporrà [alla democratizzazione forzata] con ogni mezzo disponibile, inclusa l'arma finale, che Israele ha e che può usare". Il mondo non può essere ricattato dalla minaccia dell' "arma finale" israeliana. E' un pericolo troppo grande, ben più delle armi del pacifico Iran.

Sono totalmente d'accordo con Noam, dobbiamo cercare una risposta realistica al pericolo. Tuttavia, il realismo ed il pragmatismo ci impongono di non sottostare al ricatto nucleare, di non sognare ad occhi aperti un ritiro israeliano, ma di eliminare il pericolo inerente allo stato sionista con i mezzi più umani a nostra disposizione. Essi includono  la trasformazione dello stato ebraico in uno stato per tutti i suoi cittadini. L'ebraicità non dovrebbe essere una discriminante né in Palestina né altrove, e l'idea "bi-nazionale" non garantisce che ciò avvenga.

A dire il vero, l'elite israeliana non apprezzerà questa soluzione: essa preferisce bombardare Teheran, demolire al-Aqsa e porre la Gerusalemme giudaica al vertice del governo mondiale. La gente ordinaria in Israele e' pronta alla pace, ma chi chiede l'opinione del popolo? Il vero dilemma che e' di fronte a noi e' arrenderci a queste richieste o smantellare lo stato ebraico e far avanzare la democrazia.

Tuttavia, la democratizzazione della Palestina non potrà essere ottenuta fino a che non si prenda in considerazione un'altra misura realistica: il discorso dovrebbe essere strappato dalle mani sioniste e dovrebbe essere spezzata la presa che hanno sui media. Centinaia di anni fa, gli americani spezzarono l'impero di Rockefeller, la potente Standard Oil. Centocinquanta anni fa misero fine allo schiavismo. Possono ancora completare il loro dovere.

Noam Chomsky, un grande uomo dal meraviglioso operato, potrebbe giocare un ruolo importante in questa trasformazione. Il suo retaggio ebraico potrebbe essere utile per promuovere l'idea e farla fruttare con mezzi pacifici. Nonostante le suffragettes fossero donne, il loro successo fu determinato dagli uomini che erano al potere. E' vero che gli schiavi neri si ribellarono, ma furono gli abolizionisti bianchi a dar loro la libertà. Allo stesso modo, la liberazione del discorso dalle grinfie sioniste può essere ottenuta da un uomo come Noam Chomsky.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da israelshamir.net