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La verità e' la cosa
meno pertinente nel caso della bomba a Gaza
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Con l'inimitabile furbizia dei carismatici media, principalmente americani, tali dichiarazioni, messe in giro da qualche sconosciuto fanatico estremista israeliano, si trasformano rapidamente per definire uno stadio critico, e servono come soddisfacente razionalizzazione offerta - e persino da essi sostenuta - ai dirigenti al top di Capitol Hill. Tenendo presente ciò, la
dichiarazione delle fazioni palestinesi della resistenza - già screditate e
definite "terroristiche" da Washington - che rinnega l'assassinio dei
diplomatici a Gaza, non otterrà alcuna empatia. Nell' "ondata di
distruzioni" - così l' ha descritta Amnesty International - che si e'
abbattuta su Gaza dal 9 al 12 ottobre, e che si e' ripetuta pochi giorni dopo,
1240 palestinesi hanno perso la casa. Amnesty, riferendosi a pratiche simili
ripetutesi nel corso di questi tre anni, ha dichiarato che "le distruzioni
arbitrarie sono illegali e costituiscono un crimine di guerra". Ai profughi di Rafah manca rifugio, cibo ed acqua, ma di certo non il senno. Sono ben informati, come il resto dei palestinesi, su chi fornisce ad Israele il suo vasto assortimento di armi, i bulldozers che di routine demoliscono le loro case, fino ai giubbotti anti-proiettile che i soldati indossano durante i barbari raid notturni contro i civili esausti. I molti miliardi di dollari USA in aiuti militari ad Israele sono serviti a demolire sistematicamente le infrastrutture civili per anni - fabbriche, case, scuole, moschee e chiese - un fatto che i palestinesi, che hanno pianto innumerevoli morti, vittime di queste armi, sanno troppo bene.
Eppure gli obiettivi del governo israeliano implicano qualcosa di più. Resta Gaza, che, sebbene già tagliata a fette, crivellata di colonie illegali, costruzioni militari e checkpoint e degradata da un livello di povertà senza fine, offre ancora una parvenza di rifugio alle fazioni della resistenza che sono riuscite a sopravvivere alla brutalità delle sanguinose "incursioni" di Israele. Senza la sottomissione di Gaza, Israele non e' in grado di imporre ai palestinesi la sua detestabile visione della pace. Un'invasione in grande stile di Gaza produrrà migliaia di vittime, se non addirittura una incredibile catastrofe umanitaria. Per invadere Gaza, dunque, Israele ha bisogno di un impegno americano ancora maggiore, di un mandato, illimitato abbastanza da fornire uno scudo politico a Sharon ed ai suoi scagnozzi che metta a tacere qualsiasi dannosa protesta internazionale. A causa di ciò, ed a causa del tentativo israeliano di istigare il coinvolgimento diretto degli USA sul campo, l'intelligence israeliana può essere stata senz'altro la mente dietro l'assassinio dei tre americani a Gaza. Mentre lo stile degli attacchi palestinesi non e' affatto un mistero, la morte mediante telecomando e' il metodo ideale di assassinio dell'intelligence israeliana, usato con profusione e precisione durante i tre anni di intifada. Le fazioni palestinesi raramente negano la responsabilità dei loro attacchi, non importa quanto prive di tatto essei possano apparire. In molte occasioni, più di una fazione ha rivendicato lo stesso attacco, in modo da confondere l'esercito israeliano e disinnescare la sua risposta. La ferma negazione di ogni coinvolgimento nell'uccisione dei diplomatici USA a Gaza - da parte di tutti i gruppo della resistenza con parole nette e chiare - e' un indicatore importante del fatto che la resistenza palestinese sia innocente del letale attacco. Il chiaro, perpetuo complotto di Israele per fare in modo che i palestinesi entrino in diretto conflitto con gli USA - come si può dimenticare il tentativo dell'intelligence israeliana di far passare l'11 settembre come il "lavoro" del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina? - e' troppo evidente, anche agli elementi più radicali della resistenza palestinese. I gruppi palestinesi si sono dimostrati intelligenti abbastanza da non fornire mai una mano ad Israele. I veri colpevoli potranno non essere mai catturati, anche se qualche giovane palestinese dal volto contuso "confesserà" di aver organizzato l'attacco. Ahimè, importa poco chi sia il vero architetto del sofisticato attentato. Il verdetto e' già stato pronunciato dai governi complici di Israele e Stati Uniti, e l'Autorità palestinese, per distanziarsi da qualsiasi accusa, sta "dando la caccia" ai "terroristi" tra i profughi di Gaza che, secondo Arafat, "non solo hanno commesso un atto criminale" ma "hanno anche tradito la causa del loro popolo". In tempi come questo, le prove, le motivazioni, la verità ed i giusti processi sono un vocabolario puramente ornamentale e, tristemente, il meno rilevante tra tutti. |
traduzione a
cura di www.arabcomint.com
da Palestine Chronicle