LA BREVE STORIA DI IMAD

Di Phil Reeves dell'Independent, Nablus, West Bank

IMAD ERA UN RAGAZZO DEVOTO E TACITURNO, IL CANDIDATO PERFETTO PER UN ATTENTATO KAMIKAZE ...
Il mese scorso, uno sconosciuto e timido studente palestinese chiamato Imad Kamil al-Zubadi aveva festeggiato il suo diciottesimo compleanno. Gia' sapeva, allora, che la sua vita adulta non sarebbe durata a lungo. Cinque settimane dopo, era gia' finita.

Il giorno di sabato lascio' tranquillamente la baracca che rappresentava la sua casa nella citta' della Cisgiordania di Nablus, dopo aver detto a sua madre, Nihaya, che avrebbe trascorso la notte in moschea.

Imad era estremamente devoto, per cui la famiglia non si insospetti' della sua assenza. Ne' alcuno vide qualcosa di strano nel modo in cui il ragazzo si sedette, prima di uscire, guardando ciascuno intensamente e silenziosamente per cinque minuti pieni. Poi usci' di casa, per sempre.

Poco dopo le nove di mattina del giorno seguente, fu visto in una folla ad una fermata di autobus nella citta' israeliana di Kfar Saba, quattro miglia dal confine con la Cisgiordania occupata. Nonostante fosse caldo, Imad indossava una giacca logora. Al di sotto di essa, vi era una bomba.

L'esplosione ebbe luogo nell'ora di punta di domenica, uccidendo un israeliano di origine argentina e ferendo quasi 50 persone.

E facendo a pezzi Imad al-Zubadi, che guadagnava il suo posto tra I giovani martiri del battaglione Ezzedin al Qassem, l'ala paramilitare del movimento militante di Hamas.

Dall'inizio dell'intifada di settembre, cinque kamikaze hanno gia' colpito, tre dei quali all'interno di Israele. I danni per Israele sono stati limitati - solo 4 morti - ma la paura dei massacri rode gli israeliani e porta via le promesse di sicurezza fatte dal primo ministro Sharon. E questo e' esattamente cio' che si prefigge Hamas: cinquantatre' anni dopo la creazione dello stato d'Israele ci sono ancora giovani palestinesi che preferiscono morire nella speranza di cacciare gli israeliani dalla terra araba.

Imad al-Zubadi ne era un tipico esempio. Uno studio fatto dall'Istituto di politica internazionale israeliano rivela che il tipico kamikaze e' giovane, single, intensamente religioso e povero. Imad era tutto cio'. Egli era anche un ragazzo riservato I cui soli interessi erano il computer, la matematica ed il Corano, e cosi' timido che anche parlare con gli insegnanti costituiva per lui un problema. I suoi parenti - sei dei quali sono stati intervistati dall'Independent - dicono che Imad parlava raramente. "Poteva risponderti solo se gli veniva chiesto qualcosa", sussurra suo padre, il 68enne commerciante Kamil. "Aveva pochi amici".

Il taciturno, studioso Imad era entrato a far parte del movimento di resistenza Hamas.

Eppure I membri della sua famiglia sono completamente sorpresi da cio' che ha fatto. Essi sapevano di quanto Imad fosse adirato per l'occupazione. Ma tutti lo sono, a Nablus. Adesso ricordano che, quando aveva nove anni, Imad fu picchiato da un colono israeliano: un assalto che aveva umiliato il ragazzo, e la famiglia si chiede se cio' non abbia giocato un ruolo. Inoltre, Imad era stressato dalle condizioni finanziarie della famiglia, mandata quasi sul lastrico dal blocco dei territori imposto da Israele.

Il papa' di Imad dice che, di sera, suo figlio sedeva alla macchina per cucire e lo aiutava a confezionare grembiuli da vendere nel negozietto di famiglia.

Ma I familiari dicono che nessuno aveva avuto sentore della sua affiliazione ad Hamas, fino a diventarne addirittura "luogotenente", come orgogliosamente asserisce un poster appiccicato sui muri di Nablus dopo la sua morte. Esso mostra un giovane ragazzo che fissa con intensita', il volto magro, precocemente reso adulto da ciuffetti di barba. L'indice della mano destra e' sollevato e da' l'idea di un saggio, coraggioso educatore piu' che di un timido adolescente determinato ad uccidere.

Mercoledi, la famiglia di Imad siede in lutto, le donne in una stanza, gli uomini nell'altra. Uomini di Hamas seri, barbuti accolgono I visitatori all'uscio, mentre suo padre, siede all'interno, rattrappito su una sedia di plastica.

I membri di Hamas porgono dolci con gravita', come e' nella tradizione fare durante la veglia per un martire, per simboleggiare una celebrazione piu' che un momento singolarmente penoso di un lungo conflitto.

I parenti di Imad tentano di dare un senso a tutto cio', ma, al di la' di ogni retorica, c'e' dolore e angoscia nell'aria. Le domande sugli attentati contro I civili israeliani li fanno indignare. "Noi non vogliamo l'uccisione di civili", dice la zia Salwa, "ma ogni giorno gli israeliani uccidono I bambini palestinesi. Bruciano I nostri cuori. Ed allora, che soffrano anch'essi un po' delle nostre pene".

Lo sconcerto individuale e', per cosi' dire, rafforzato da un dibattito interno all'Islam riguardo la legittimita' degli attacchi suicidi. Secondo la piu' alta autorita' religiosa dell'Arabia Saudita, tali attacchi sono illeciti poiche' l'Islam vieta il suicidio, mentre un importante dotto egiziano, il dottor Qardawi, sostiene che sono legittimi perche' rappresentano una forma di lotta contro l'occupazione del proprio paese.

Ma questo dibattito teologico resta ai margini delle strade di Nablus. Fuori della casa in cui si veglia per un ragazzo diciottenne, un piccolo "problema palestinese" di non piu' di dieci anni, stringe tra le mani una T-shirt di Hamas ed una fascia verde del movimento - doni di Imad. Sara' lui il prossimo?

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