La donna musulmana

 

 

La donna musulmana, dal punto di vista della Shari'a, la legge islamica, le cui regole generali sono comuni per ambo I sessi, e' in tutto equivalente all'uomo. Come l'uomo, anche la donna viene indirizzata alla conoscenza e al perseguimento di nobili qualita' morali, quali la generosita', la gentilezza, l'altruismo, la sincerita'. Come l'uomo, e' tenuta ad osservare i precetti religiosi generali, come l'adempimento della preghiera, il digiuno durante il mese del Ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca, l'elemosina rituale. La pratica e' la stessa e le esigenze legate alla spiritualita', al raccoglimento e alla vita interiore sono identiche. Iddio ha assegnato alla donna musulmana un ruolo specifico, nell'ambito dell'ordine islamico, mediante lo svolgimento del quale essa concorre alla responsabilita' collettiva di preservare l'essenza religiosa della societa'. Nessuno, nell'ordine islamico, puo' porre ostacoli alla donna, la quale chiamata a contribuire al benessere generale e a contribuire alla realizzazione degli obbiettivi religiosi.

"L' occidente nutre un sospetto generalizzato sulla condizione della donna musulmana, dovuto certamente anche ad una serie di malintesi, di contraddizioni e di paradossi, generati dalla mancata distinzione tra cio' che raccomanda il Corano, la sua concreta applicazione nelle diverse societa' islamiche e, infine, l'immagine che l'occidente si fa di questa condizione. Prima di fare chiarezza sul ruolo della donna musulmana, occorre fare una premessa: la realta' dei vari paesi a maggioranza islamica, e di conseguenza la realta' femminile, non puo' e non deve essere confusa con la realta' islamica, interpretata alla luce del Corano e degli insegnamenti del Profeta. In molti paesi a maggioranza islamica il divario tra condizione maschile e femminile e' notevole, ma bisogna ricordare che, per lo piu', si tratta di paesi in cui e' in atto un lento processo di alienazione religiosa e culturale, una occidentalizzazione rampante che ha colonizzato una parte importante della produzione simbolica di queste societa'. In esse si e' fatto strada il concetto che " maggiore liberta' significa maggiore occidentalizzazione", e di cio' ne fanno le spese proprio le donne, che finiscono per essere strumentalizzate da dittature sanguinarie ma "liberali perche' laiche" e perdono cosi' la maggior parte dei diritti che Dio ha loro concesso. Non a caso, le condizioni piu' critiche riguardano proprio le donne appartenenti a tali societa' "occidentalizzate", come Tunisia, Marocco, Algeria. Molte di queste societa' fanno riferimento al religioso solo sul piano della legittimazione apparente della loro struttura, allo stesso modo in cui stabiliscono delle differenze tra uomo e donna. Non e' l'Islam che decreta la discriminazione, ma piuttosto una strumentalizzazione politica del religioso, spesso a fini negativi. L'Islam e' il piu' delle volte dimenticato, in questo tipo d'approccio, mentre la storia ci insegna che, al contrario, il riferimento autentico all'Islam e la lotta all'ignoranza nell'ambito religioso sono le uniche forze in grado di vivificare la condizione umana, femminile e maschile. Prendiamo ad esempio il problema dell'istruzione: il Corano molto chiaro e non da' adito ad interpretazioni errate: la donna puo'e deve accedere a tutti i gradi dell'istruzione ed dovere dei genitori provvedere all'istruzione e all'educazione dei figli, maschi e femmine, fin dalla piu' tenera eta'. L'istruzione, il sapere, l'intelligenza fa parte dell'identita' della musulmana e del musulmano: il Profeta dell'Islam e' molto esplicito a questo proposito, allorche' afferma: "La ricerca del sapere e' un obbligo per ogni musulmano e ogni musulmana". Le tradizioni che supportano cio' sono numerosissime e rientrano nell'idea globale che un sapere vasto e' la condizione per una fede profonda. L'uomo e la donna devono compiere lo stesso cammino di conoscenza rispetto al Creatore. Esempio di cio' e' proprio la moglie del Profeta, Aisha, che ha istruito tante generazioni ed e' stata punto di riferimento in materia di giurisprudenza islamica. Tra quest'insegnamento fondamentale e la realta' di alcune societa' islamiche attuali il divario e' immenso. L'ignoranza in cui, soprattutto negli ambienti meno evoluti culturalmente, vengono tenute le donne, rappresenta il piu' grande tradimento del messaggio dell'Islam. Non si puo' in ogni caso identificare l'Islam con i modelli educativi afgani o sauditi, ad esempio, poiche' questi sistemi, negando alle donne l'accesso alla conoscenza, sono in opposizione con i principi dell'Islam. Sono sistemi che sembrano richiamarsi all'Islam, ma nella pratica lo negano, allo stesso modo dei paesi "occidentalizzati". Molte donne musulmane subiscono le pressioni della cultura che le circonda e non conoscono i diritti che la religione concede loro ; le societa' nelle quali vivono, per una ragione o per l'altra, non forniscono loro le condizioni per accedere agli insegnamenti fondamentali. In cio' sta il dramma. Guardiamo invece ad un paese che si muove verso il progresso, restando pero' tenacemente attaccato ai principi basilari della religione, e cioe' l'Iran. Durante gli ultimi vent'anni l'evoluzione delle donne iraniane e' stata impressionante. Certamente bisogna criticare gli eccessi, ma bisogna riconoscere che l'Iran e' il paese musulmano che ha fatto piu' progressi riguardo all'evoluzione dei diritti delle donne: il numero di parlamentari donne e' superiore a quello di molti paesi, anche occidentali, le donne partecipano alla vita sociale, culturale e sportiva , ma tale evoluzione si esplica nel campo d'azione musulmano e non contro di esso. Tali donne, presenti non solo in Iran, sono istruite, consapevoli dei loro diritti e parlano dall'interno del campo di riferimento islamico, poiche' sanno che l'Islam non puo' giustificare I modelli di societa' che molti paesi a maggioranza musulmana presentano nella nostra epoca. In occidente le si comprende molto poco, perche' sembra che l'unica liberazione delle donne sia a misura del modello occidentale, e una donna sara' veramente libera solo quando sara' diventata occidentale, solo quando sara' meno musulmana. Il discorso, chiaramente, sottintende un vero e proprio imperialismo culturale".(T. Ramadan)E' possibile ed e' auspicabile, invece, che la lotta che le donne conducono per vedere riconosciuti i propri diritti avvenga privilegiando l'educazione, l'istruzione, il lavoro dall'interno e a lungo termine. Solo questi fattori sono in grado di riportare le societa' musulmane all'antico splendore, al periodo in cui la luce dell'Islam e degli insegnamenti del Profeta non poneva limiti alle possibilita' degli uomini e delle donne.

L' ignoranza del significato religioso della vita e' alla base di tutti quei fenomeni d'oppressione e di sfruttamento di cui sono vittime le donne, in ogni parte del mondo. All'opposto di tutto cio' e' l'Islam. In nessun'occasione, durante la sua missione profetica, Maometto ha insegnato a discriminare un essere umano in base al sesso. Agli albori dell'epoca islamica, le donne partecipavano alle preghiere congregazionali dei Musulmani e frequentavano, per istruirsi, le assemblee nelle quali il Profeta insegnava. In tali assemblee, i musulmani e le musulmane partecipavano congiuntamente. Talvolta vi furono incontri separati, ma cio' avvenne esclusivamente per motivi pratici, essendo gli uomini piu' numerosi. Le donne, infatti, un giorno si lamentarono con il Profeta: "Gli uomini che si assiepano intorno a te ci rendono impossibile l'ascolto!". Il Profeta dedico' quindi un giorno all'istruzione delle sole donne. Esse erano incoraggiate ad esprimere il proprio parere sia in materia religiosa sia legale o economica. Omar, secondo Califfo dell'Islam, quando si tratto' di nominare primo Califfo Abu Bakr, consulto' tutta la popolazione, andando di casa in casa, a Medina, per raccogliere i pareri di tutte le musulmane. Le donne, nell'epoca islamica, discutevano i loro punti di vista alla presenza del Profeta e dei suoi successori, I Califfi. Bisogna dire, tuttavia, che in alcune regioni del mondo islamico, soprattutto nell'area indo-pakistana, le moschee sono chiuse alle donne. Questa lettura della tradizione non e' conforme agli insegnamenti del Profeta, che intimo' ai fedeli: "Non impedite alle vostre donne di recarsi in moschea, anche di notte!"

Quando i nemici dell'Islam costringevano i Musulmani all'attivita' bellica, le donne partecipavano alle azioni militari in difesa della patria islamica. Nelle pagine di "Al-Isabah" si trovano racconti di donne che svolsero attivita' ausiliarie di grande importanza nell'armata islamica, come Hamna bintu Jahsh, che partecipo' alla battaglia d'Uhud, o Leila al Ghifariyyah, che accompagnava il profeta nelle campagne militari.

La donna musulmana ha la stessa capacita' e la stessa liberta' godute dall'uomo: essa ha il diritto di disporre liberamente di se stessa in relazione al rapporto coniugale che deriva dal matrimonio, quindi un matrimonio impostole riconosciuto nullo dalla legge islamica.

Nell'ordine islamico, la donna ha il pieno diritto di disporre liberamente dei beni di sua proprieta' e la legge islamica fissa, per la donna, nella vita economica della comunita', dei ruoli in armonia con la natura femminile e la dignita' umana di lei. Il codice islamico non impone alle donne obblighi particolarmente gravosi: se la donna vuole partecipare insieme con il marito al sostentamento economico della famiglia, puo' farlo, ma non ne ha l'obbligo giuridico, che compete all'uomo. In altre parole, la donna puo' liberamente disporre di se stessa, e partecipare pienamente alla vita sociale, un campo nel quale sono richiesti gli sforzi congiunti di tutti i musulmani, uomini e donne. Non c'e' alcuna limitazione per la donna all'esercizio del commercio e degli affari, purche' islamicamente leciti. Shiffa'h bint Abdallah bin Abdi Shams, ad esempio, fu incaricata dal Califfo Omar - che l'aveva in grande stima e chiedeva la sua consulenza - di esercitare il controllo amministrativo sul mercato.

Uno dei diritti fondamentali della donna musulmana e' quello di non essere considerata un oggetto di piacere ad uso e consumo degli uomini. La sua dignita' puo'essere osservata dalla modestia dell'abbigliamento. Sia la donna che l'uomo, nell'Islam, non devono deliberatamente tentare gli altri con il gesto, la parola, l'abbigliamento: " O Profeta, di' alle tue mogli e alle tue figlie, e alle mogli e alle figlie dei credenti, di abbassare gli scialli sul corpo, sicche' saranno piu' facilmente riconosciute ed eviteranno di essere importunate. Invero Dio e' il Perdonatore, il Clementissimo ". Quest'ingiunzione coranica fa chiaramente capire che la modestia nell'abbigliamento, obbligatoria anche per l'uomo, ha il compito di preservare l'integrita' della donna ed il rispetto nei suoi confronti. Il punto di vista islamico non e' quello di vietare i rapporti tra uomo e donna, ma di fare si' che essi siano improntati alla solidarieta' ed alla mutua collaborazione per la costituzione di una societa' pura e devota. L'Islam non mira alla repressione, ma all'educazione, poiche' tutto cio' che rappresenta un divieto inibisce la condotta legittima dell'individuo. Cosi', impedire alle donne l'accesso alla vita sociale puo' certamente mettere sia queste che le loro controparti maschili al riparo da tentazioni, ma quest'atteggiamento, se e' dovuto ad un'imposizione, impedisce alle donne di fruire dei benefici della vita comunitaria islamica e, quindi porta alla negazione del ruolo che Dio le ha assegnato. Dio dice: "I credenti e le credenti sono soci tra loro e si aiutano. Collaborano per promuovere il bene e proibire il male, eseguono la preghiera, fanno l'elemosina e obbediscono a Dio ed al Suo messaggero. Ecco coloro che godranno della misericordia di Dio!"

Molto spesso la religione islamica viene messa in relazione a pratiche che l'Islam stesso nega: e' il caso dell'escissione, pratica culturale che non ha fondamento religioso. L'idea di negare alla donna la sua sessualita' e il suo piacere nella sessualita' e' in totale disaccordo con l'insegnamento islamico. Su quest'argomento occorre promuovere l'informazione e l'istruzione, giacche' la sola repressione di questo tipo di pratiche non portera' a grossi risultati: bisogna ricordare ai musulmani ed alle musulmane delle aree geografiche coinvolte che l'Islam non esige nulla del genere, in nessuna circostanza.

La donna musulmana e', nell'immaginario collettivo, da sempre, la "velata". Il velo, comunque, non e' che il simbolo materiale di alcune caratteristiche morali che l'Islam incita a perseguire, e cioe' l'onore, la dignita', la castita', la purezza e l'integrita'. Giova ricordare che anche l'uomo musulmano e' tenuto ad osservare determinate regole nell'abbigliamento, e, non di rado, anch'egli copre il capo, specie durante la preghiera. Niente a che vedere, dunque, con l'interpretazione del velo come strumento d'occultamento del femminile, quasi esso fosse imposto dall'uomo alla donna per salvaguardare se' stesso dalle tentazioni.

L'Islam si adatta perfettamente, e con garbo, alle naturali inclinazioni dell'animo umano, maschile e femminile. Esso non tollera coloro che sono inclini ai pregiudizi contro le donne, o che operano discriminazioni tra i sessi. La donna musulmana e' la compagna dell'uomo, in nulla inferiore a lui. L'uomo non ha potere sulla donna, tranne che nello specifico contesto delle relazioni familiari. Secondo l'ottica islamica, queste relazioni si devono svolgere in uno spirito di mutuo rispetto, collaborazione, consultazione, ed in esse non deve esserci spazio per lo sfruttamento e la sopraffazione da parte dell'uomo sulla donna.

Concettualmente, dunque, e alla luce del Corano e della Sunna del Profeta, ogni limitazione ingiustamente imposta alla donna tradisce lo spirito dell'Islam. Quanto alla donna musulmana, la sua conoscenza dei testi sacri e il suo livello d'istruzione fanno si' che l'uomo non possa imporle con facilita' la sua sola interpretazione dell'Islam. Certo, da rigorosa praticante qual'e', la donna musulmana si sottomette alla definizione islamica dei ruoli, ma, se e' cosciente dei suoi doveri, lo e' anche dei suoi diritti, che Dio le ha accordato, e che sono stati espressi, in forma sublime dal Corano, 1400 anni fa. Nonostante le apparenze, lo spirito delle muhajjabat (le velate) impregnato delle nozioni d'uguaglianza e di liberta' quanto quello delle laiche: con la differenza che tali nozioni si esplicano attraverso una sottomissione intransigente alle norme islamiche. Militando per un Islam ideale, l'unica forza in grado di emancipare l'essere umano in quanto tale, queste donne marciano a passo spedito verso il progresso, la conoscenza, la consapevolezza di se', ben sapendo che il loro essere muhajjabat contiene in se' i germi di una nuova, effettiva emancipazione femminile.

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