La favola dei due stati
di Israel Shamir

 

Affrontiamo la realta' sul terreno: l'idea
dei due stati in Palestina e', ed e' sempre
stata, un bluff. Dopo essere stata divisa
per soli 19 anni, la Palestina e' unita da 33.
Nessun palestinese o israeliano al di sotto
dei 40 anni ricorda gli anni della spartizione 1948-1967.
Poche settimane prima che scoppiasse la seconda intifada palestinese, vagavo per Piazza Cinemateque, nella parte alta di Tel Aviv. Nel fresco venticello del tardo pomeriggio, alcune dozzine di pensionati con le loro famiglie si godevano l'uscita. Le vecchie lavoravano a maglia, mentre i ragazzini disegnavano bandiere su grandi fogli di carta. Questa pacifica riunione era la commemorazione, da parte dei pacifisti israeliani, del settimo anniversario degli accordi di Oslo. La figura chiave era Uri Avnery.

Questo bell'uomo dalla nobile testa canuta invocava, come ha sempre fatto, la sua visione di due stati coesistenti in Terra Santa, una Palestina indipendente a fianco dello stato ebraico. Ogni parola suonava giusta, ma era eccitante come le notizie di ieri, come guardare per la centesima volta un serial TV. Infatti, non vi era nessun attivista giovane, dal momento che il blocco della pace tradizionale sembra non attrarre piu' nuovo sangue dinamico. Il signor Avnery continua a riciclare il suo vecchio discorso anche sulla rete, focalizzandosi sull'ultimo spauracchio israeliano, il ritorno dei profughi palestinesi.

Vorrei non essere frainteso: Uri Avnery e' un uomo dalle buone intenzioni, un coraggioso sostenitore dei diritti dei palestinesi, un attivista che fa piu' di quanto dovrebbe ed un efficiente organizzatore. E' solo che la sua agenda politica e' morta e sepolta.

Affrontiamo la realta' sul terreno: l'idea dei due stati in Palestina e', ed e' sempre stata, un bluff. Dopo essere stata divisa per soli 19 anni, la Palestina e' unita da 33. Nessun palestinese o israeliano al di sotto dei 40 anni ricorda gli anni della spartizione 1948-1967. E' un periodo di tempo che Avnery probabilmente rimpiange come una sorta di Paradiso Perduto. Nessun politico israeliano, incluso Rabin, ha mai pensato seriamente di rinunciare a qualsiasi parte della Palestina storica. I negoziati infiniti sono stati in realta' un'attrazione per rabbonire il pubblico. Trent'anni fa, Arik Einstein ci assicurava che "i colloqui saranno ripresi presto". Stanno ancora cantando la stessa vecchia canzone.

Nel frattempo, dietro la cortina fumogena di una "occupazione militare temporanea", la pratica leadership israeliana ha confiscato case e terre palestinesi per fare spazio agli insediamenti ebraici, imprigionando ed uccidendo migliaia di palestinesi. Una successione di regimi israeliani di destra e di sinistra hanno perpetuato questa fiction legale per negare i diritti civili alla popolazione occupata. E' stata un'idea brillante, degna del genio ebraico: far durare i negoziati per sempre, mentre a parole si appoggiava l'idea dei due stati.

L'onesta' mi impone di dire ai miei amici palestinesi ed israeliani: siete stati gabbati. I nostri saggi hanno giocato con voi un gioco crudele, prendendovi in giro con vuote promesse come la vecchia, stantia "favola dei due stati" narrata da Avnery. Ci sono sempre state solo due strade per i palestinesi per emergere dalla schiavitu'. Una e' battere Israele. La seconda e' riunirsi. La terza opzione, quella di una nuova partizione, e' solo un'illusione, una dolce carota legata davanti ad un asino.

Se fossi un sostenitore della teoria della cospirazione, potrei ben immaginare questa brava gente del blocco pacifista israeliano che intenzionalmente fornisce la gamba sinistra alla nostra traballante struttura di apartheid. Ridipingendo continuamente la Linea Verde [del vecchio armistizio], approvano lo status di non-cittadini dei palestinesi nella loro terra. Chiamando la terra "territorio occupato", si esentano dal combattere contro l'esclusione dei palestinesi dalla vita politica del paese. Lottando contro l'annessione dei territori, aiutano ad architettare la frode dei Bantustans Palestinesi indipendenti.

Ma l'idea di una simile cospirazione e' troppo sbalorditiva. Non credo che Avnery ed il blocco dei pacifisti ricevano le istruzioni negli uffici dello Shabak. E' che sono troppo ansiosi di credere che i generali israeliani concluderanno una pace giusta con i palestinesi.
Anche un bambino che guardi i films di James Bond capisce che l'eroe non verra' mangiato dai coccodrilli e non morira' tra le fiamme. Ci sono ragioni ancora piu' scarse per credere che un governo israeliano firmi una pace giusta con i palestinesi. Trovera' sempre una strategia per sgattaiolare fuori dal "processo di pace".
Ma quale genere di pace potrebbe offrire Israele esattamente? In un articolo pubblicato dal popolare custode della fede sionista, il New York Times (15/12/2000), un buon ebreo americano di nome Richard Bernstein raccomandava al presidente Bush il libro di un altro esperto di quel ramo, Robert Kaplan. Egli spiegava cosi' il vero piano di pace israeliano:

"Per decenni ho sentito che o ci sarebbe stato il Grande Israele oppure uno stato palestinese. Ed ora ho compreso che possono esserci entrambi: un mini-stato palestinese, senza controllo sui cieli e sulle frontiere, situato all'interno di un Israele dinamico, che continuera' ad attrarre lavoratori al di la' della frontiera..."
Grazie a voi, cortese Bernstein e gentile Kaplan, per aver reso chiaro che Israele ed i suoi alleati americano-sionisti intendono mantenere i palestinesi imprigionati per sempre nelle loro riserve, in lotta con i loro fratelli siriani e giordani per un lavoro presso un padrone ebreo. Se funzionera', forse anche gli USA potrebbero adottare l'idea, garantendo l'indipendenza alla popolazione afro-ispanica con la capitale nel sud-Bronx. Il nuovo stato consisterebbe di cinquecento enclavi circondate da super-autostrade e chilometri di muri di cemento armato, e conterrebbe tutta la popolazione non WASP degli USA. Se questa e' la pace, scelgo la guerra.

Piu' ci penso, meno sono incline a concedere al blocco della pace israeliano il beneficio del dubbio verso la loro buona fede. Usano troppo spesso la fastidiosa frase "lo stato ebraico". E' abbastanza semplice capire il perche'. Consideriamo il fatto che Avnery e la maggior parte dei suoi compagni sono cresciuti negli anni del crudo razzismo biologico che era parte integrante delle ideologie promosse da Weininger, Nordau, Chamberlain e Hitler. Essi credono davvero che una persona appartiene ad una nazione in virtu' del sangue. Per essi, un ebreo e', sempre e comunque, un ebreo e da qui nasce la nozione di "due stati per due nazioni". Dunque, il movimento pacifista e', prima di tutto, desideroso di preservare lo "stato ebraico". Il secondo di questi due stati, i resti della Palestina, e' solo un accidentale sottoprodotto del processo.

Mi dispiace di urtare i sentimenti di qualcuno, ma la nozione di "ebreo" e' una finzione, un'illusione creata e perpetuata dalla mitologia sionista. Il vero popolo ebraico non c'e' piu' da molto tempo. E' stato assimilato in America, Russia, Francia ed altrove. Oggi siamo qualcosa di sostanzialmente differente: siamo americani, russi, francesi e paletinesi di religione ebraica. Qualsiasi cosa avessero in comune i nostri antenati in termini di cultura nazionale, l'abbiamo persa. Un Cohen di San Francisco e' un membro della tribu' ebraica quanto un Jones di Atlanta sia gallese o un Mazzoni di New York sia siciliano. La piccola minoranza religiosa ebraica di Bne Brak e Brooklyn non ha bisogno di uno stato sionista. Anzi, non considera neppure "ebraico" Israele.

Questa fantasia sionista e' perpetuata da una strana e formidabile coalizione di ebrei americani pieni di nostalgia per la perduta vita ebraica, funzionari delle organizzazioni ebraiche, affaristi della Shoah, svuotatori delle casse pubbliche tedesche, collezionatori di beneficenza, mafiosi in cerca di un porto sicuro, matti del fondamentalismo evangelista, che credono negli Anziani di Sion, e commercianti d'armi.
Questa coalizione ha fallito nel far risorgere l'antico popolo ebraico, ma ha creato una super-mafia sionista internazionale, un complotto mondiale materializzato, proprio come la novella di Umberto Eco. Questo mostro, tuttavia, non ha nulla a ch
e vedere con la gente reale in Israele, per la quale il termine "ebreo" ha ben poco significato.

Signor Avnery, ha visitato ultimamente Maalot o Ophakim? In quelle citta' sarebbe molto difficile incontrare qualcuno che lei potrebbe considerare "ebreo". Provi, invece, a parlare in ucraino o amarico. Il fatto e' che non abbiamo due nazioni, ma, piuttosto, una varieta' di comunita'. I marocchini di Ramleh, i russi di Ashdod, i maghi del software di Hertzliya Pituah, i milionari di Cesarea, i coloni di Tapuah, gli ortodossi di Mea Shearim, gli etiopi di Ophakim. Queste comunita' estremamente differenti costituiscono uno stato ebraico solo nell'immaginazione dell'establishment sionista, i coloni ante-1948 ed i loro cresciuti figli. L' "Israele delle origini" ha delle buone ragioni per arrampicarsi in questo volo di fantasia, dal momento che questa minoranza monopolizza il potere a discapito delle altre comunita' e ne mantiene tutti i privilegi. Nessun "outsider" e' mai riuscito neppure ad avvicinarsi al centro del potere. Non vi e' neppure un russo (20% dell'elettorato) o un marocchino (30%) in una posizione indipendente di potere o influenza in Israele.

Un problema grosso dell'elite dominante e' che manca di idee e di talento. Va eslusivamente verso l'estremismo ed ha mutato in idolatria il rispetto per i militari. La farsa del generale Sharon che si batte per il potere contro il generale Barak, mentre il vecchio massacratore di Qana, Shimon Peres, si erge come la Grande Speranza Bianca, e' la adeguata prova del fallimento dell' "Israele delle origini". L'idea sionista e' collassata, solo guerra e sangue mantengono in moto il Golem.
Dietro il fumo delle illusioni razzistiche, gia' viviamo in una Palestina unita. La Linea Verde esiste solo nella nostra mente. E' nell'interesse di tutti abolire completamente questa fiction e ristabilire l'uguaglianza di fronte alla legge per tutti coloro che vivono nella terra di Palestina (Israele) dal fiume Giordano al Mare Mediterraneo. Tutti i nativi di questa terra, cosi' come i nuovi arrivati, godranno di una sola legge, il kibbutznik di Afikim ed il fellah di Yatta.

Senza la Linea Verde, gli orrori dell'occupazione sarebbero cessati molto tempo fa, allo stesso modo in cui e' decaduto, nel 1966, il governo militare nella Galilea palestinese. Il 40% della Knesset eletta dai palestinesi sarebbe in grado di eliminare la vergogna delle leggi razziali quali la Legge sulla Proprieta' degli Assenti e l'attuale Legge sulla Cittadinanza. In tale stato, il ritorno dei profughi palestinesi non sarebbe traumatico. Se i profughi di Dheisheh dovessero tornare alle loro terre di Sataf e Suba e se i contadini di Deir Yassin dovessero tornare alle loro antiche case, nessuno ne soffrirebbe. I contadini di Sheikh Munis si risistemerebbero a spese dell'Universita' di Tel Aviv, costruita sulle loro terre. Potrebbero usare quei risarcimenti per comprarsi nuove case dove sorgevano quelle antiche, vicino all'Universita', o appartamenti a Ramat Aviv Gimel. Prenderemo in prestito un foglio da un libro polacco di legge: la Polonia restitui' le proprieta' ai profughi ebrei, ma non permise l'espulsione di coloro che ne avevano beneficiato.

La rimozione della Linea Verde sarebbe un bene per tutti, anche per i coloni. Potrebbero restare dove sono e vivere da uguali nel nostro commonwealth. Senza l'esercito che li protegge e che rinforza la loro superiorita', dovrebbero decidersi: o imparare a comportarsi da esseri umani, o tornare a Brooklyn.
Come tornare alla Terra Santa? Ci siamo gia'. Abbiamo gia' uno stato. La Palestina storica e' unificata. Smettiamola con la vuota retorica dell'occupazione e dei due stati. Non c'e' bisogno di trucchi, ne' di "soluzioni creative": solo del buon, vecchio suffragio universale, "una persona, un voto". Lo abbiamo chiesto per i nostri nonni dell'Europa dell'est. Lo ricevettero dai Gentili 150 anni fa; e' giunto il momento che il piu' basilare dei diritti sia concesso ai nativi palestinesi di questa terra.

"E' inutile urlare all'usuraio che sta annegando "Dammi la tua mano!". Non l'ha mai data e non lo fara' mai. Grida, invece, "Prendi la mia mano!", e lui la ghermira' ". Questo era il consiglio di un saggio Sufi, Haji Nasser ad-Din. L'establishment israeliano non dara' nulla. I palestinesi ed i loro alleati ebrei devono dire "Prendila!", e chiedere che la Terra Santa non venga mai piu' divisa.

traduzione a cura di www.arabcomint.com