LA PROFEZIA ACCIDENTALE DELL'APARTHEID

di Susan Abulhawa

 

 

 

 

Il governo sudafricano di apartheid ando' al potere nel 1948, lo stesso anno in cui fu creato lo stato d'Israele in Palestina. Avendo vissuto ed essendo stata testimone dell'eredita' del Sionismo, a volte mi chiedo se questa nascita condivisa non sia in realta' una profezia accidentale.
Entrambi i governi nacquero sulla miserabile premessa di accordare diritti ad un gruppo selezionato di persone. Questa premessa provoco' la nascita di leggi e societa' che misuravano l'essere umano sulla base di irrilevanze: nel caso del Sudafrica, la discriminante era il colore della pelle, nel caso di Israele, la religione. In entrambi i casi, i privilegi accordati ad un gruppo scelto di persone nascevano sulla pelle e sulla sofferenza dei nativi - i "non - scelti".
Come fossimo figli di un dio minore, fummo sradicati dalla nostra terra ancestrale e ammucchiati come spazzatura in squallidi campi profughi o esiliati in un oblio senza tempo. Come non fossero umani, i neri del Sudafrica furono scaricati in ghetti abominevoli. Nella Terra Santa, in cui la religione non ha caratteristiche fisiche, ogni persona ha una carta d'identita' di diverso colore a seconda della religione, ed ogni macchina una targa di diverso colore. Ecco come discrimina l'oppressore in quel luogo.

Durante la quintessenza della crudelta' dell'apartheid, il premio Nobel Arcivescovo Desmond Tutu ando' nella terra dei miei nonni. Trascorse il Natale del 1989 a Gerusalemme e, di fronte ad un folto pubblico, disse: "Sono un sudafricano nero e, se potessi mutare i nomi, la descrizione di cio' che avviene a Gaza e nella West Bank potrebbe descrivere gli eventi del Sudafrica.
Il mese scorso, Desmond Tutu, a Boston, ha affermato: "La cosa piu' incomprensibile, e mai giustificabile, e' quello che si sta facendo ad un popolo per garantire la propria sicurezza. Sono stato molto rattristato durante la mia visita in Terra Santa. Cio' che ho visto mi ricorda molto quello che accadeva a noi neri, in Sudafrica, durante l'apartheid".

Molti hanno sottolineato i tragici paralleli tra Israele e Sudafrica dell'apartheid, in cui un popolo controlla con crudelta' la vita ed il destino di un altro popolo. Ad Hebron, dove 600 coloni ebrei armati di mitragliette UZI vivono tra 240.000 palestinesi, l'85% dell'acqua e' deviato verso la colonia. Il rimanente e' razionato tra i palestinesi. La realta' e' un crudele contrasto tra gente che usa l'acqua per riempire piscine ed innaffiare prati verdi, e tra gente che deve scegliere se bere o farsi il bagno.

Non molta gente ricorda che Israele era un forte alleato del Sudafrica quando tutto il mondo era impegnato in un embargo economico con il regime dell'apartheid. Pochi rammentano che le armi usate per abbattere i giovani a Soweto erano fornite dallo stato d'Israele.
E, dopo che l'ingiustizia dell'apartheid era caduta in ginoccho, Ehud Barak fece la sua offerta per uno stato palestinese in linea con i bantustan dell'apartheid. Il mondo considero' "coraggiosa" la sua offerta, ma, coloro che videro le mappe e furono testimoni della realta', capirono che il 97% dei territori era un chiaro segno di apartheid, intelligentemente rimaneggiato e rinominato. Barak offri' ai palestinesi una serie di piccoli isolotti sconnessi su tutti i fronti da insediamenti per i soli ebrei e da autostrade per soli ebrei.

Lo scrittore Breyten Breytenbach si e' recato il mese scorso nei Territori palestinesi come membro di una delegazione internazionale di scrittori. Al suo ritorno ha scritto:
"Ho recentemente visitato, per la prima volta nella mia vita, i Territori occupati. Si, temo che essi debbano proprio essere definiti come bantustans, reminiscenze dei ghetti e dei miseri campi di concentramento che avevamo sperimentato in Sudafrica".
Anche Breytenbach ha esperienza dell'apartheid. Ha trascorso sette anni in prigione in Sudafrica a causa delle "Leggi sul Terrorismo" - le stesse leggi a causa delle quali fu imprigionato Mandela.

Eppure la brutale occupazione israeliana e' resistita al crollo del regime dell'apartheid e costruisce muri su tutto il territorio, dopo che il mondo ha compreso la fragilita' del muro di Berlino. E il rifiuto israeliano di lasciar vivere la Palestina non fa che incoraggiare con maggiore forza la lotta contro l'oppressione. In una lettera aperta a Sharon, Breyten ha scritto: "Non puo' esserci pace attraverso l'annichilimento dell'altro, cosi' come non c'e' paradiso per il 'martire'... Lei non ha spezzato lo spirito del popolo palestinese".

Come Breyten e come Tutu, anche il mio cuore e' addolorato. La rabbia e il senso di indifesa impotenza provato a Jenin e Ramallah, suscitano in me un'angoscia costante. Ma continuo a guardare alle somiglianze tra Sionismo ed apartheid. Continuo a pensare a quella profezia accidentale. Al tempo in cui finira' l'oppressione per il mio popolo. Quando l'istituzione dell'esclusivismo religioso in Palestina crollera' miseramente come e' crollato l'apartheid in Sudafrica.

traduzione a cura di www.arabcomint.com