La
truffa della Road-map
i
"progressi" in Medioriente sono un'illusione - ci siamo
gia' passati!
Alexander Cockburn
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Non perdete tempo a
considerare le fortune della "road-map" per la
pace in Medioriente. E' tutta una frode, e segue i
contorni di tutte le altre frodi degli anni passati, fin
da quel pezzo di museo del Piano Rogers, concepito nell'epoca
di Nixon. La ricetta non varia. Ai palestinesi viene
chiesto di abbandonare all'istante tutte le vestigia di
resistenza di fronte all'assalto israeliano sulle loro
persone, i loro figli, case, terre, raccolti, acqua,
alberi, bestiame, strade, scuole, universita', cimiteri
ed edifici pubblici. In cambio Israele accetta che, tra qualche anno, il governo iniziera' a ponderare gli abbozzi di una vaga possibilita' di ratifica formale di uno staterello palestinese su qualche striscia di territorio di cui non si sia gia' appropriato. |
Tra i cori di approvazione per il suo "coraggio" da parte della vasta lobby di politici ed opinionisti USA, Israele cava un paio di miliardi extra dalle tasche dello zio Sam e torna all'occupazione giornaliera consistente in come rendere la vita un inferno per i palestinesi. In qualsiasi momento Israele vorra' disfarsi della commedia della "pace", basteranno un paio di bombe piazzate con la consueta brutalita' e il piagnucolio secondo cui i palestinesi non hanno abbandonato le loro "vecchie abitudini" e con loro non si puo' trattare.
Crediamo davvero che Ariel Sharon sia disposto ad evacuare anche un metro quadrato di terra oggi abitato da coloni ebraici? Stiamo parlando dell'uomo che ha trascorso l'intera esistenza a cercare di buttare fuori i palestinesi da quella che egli ritiene la Grande Israele ordinata da Dio.
E crediamo davvero che le potentissime lobbies israeliane qui negli USA, in primo luogo l'AIPAC, abbiano improvvisamente intenerito il loro cuore e siano disposte ad accettare un piccolo, determinato stato palestinese? Naturalmente no. Se puo' evitarlo, l'AIPAC non brucia dal desiderio di seguire Bush in questa road-map, dunque ha abbassato i toni della consueta retorica e, contemporaneamente, ha ordinato ai suoi uomini nel Congresso di insistere sul fatto che la road-map deve essere posta nel contesto del discorso di Bush dello scorso 24 giugno, ora elevato al rango di "dichiarazioni di principio".
Questo discorso, in quel periodo, ci apparve come fosse stato scritto da Sharon in persona, e probabilmente lo era. Limitava le aspirazioni palestinesi con cosi' tante restrizioni e cavilli da rendere evidente a tutti che il governo USA non vedeva, in futuro, nessuna possibilita' che la bandiera nazionale palestinese sventolasse su qualcosa di piu' che qualche campo di calcio pieno di macerie, senza acqua e circondato dalle autostrade per soli coloni ed esercito israeliani.
Un "pacchetto di aiuti" ad una putativa entita' palestinese, proposto da Lantos e da un altro paio di congressisti che dovrebbero ricevere la loro paga direttamente da Tel Aviv, era condizionato da una serie simile di cavilli. Mortimer Zuckerman, presidente uscente dell'Organizzazione dei Presidenti delle Maggiori Organizzazioni Ebraiche, ha evitato il tono insolitamente soft dell'AIPAC ed ha chiaramente definito la road-map "un oltraggio ad Israele", e la stessa cosa hanno fatto i capi della destra cristiano-sionista.
Il mistero e' perche', dopo gli anni di missioni abortite in Medioriente (ricordate il Piano Zinni o il Piano Tenet, solo per citare i piu' famosi?), tutti prestino grande attenzione a questo non-sense, al di la' del cinico riconoscimento del fatto che, ogni due anni mediamente, gli USA debbano fingere un interesse per una "composizione giusta e definitiva" da lanciare all'opinione pubblica mondiale come un biscotto o, almeno, a Tony Blair, dal momento che l'opinione pubblica mondiale sta aprendo sempre piu' gli occhi sulla realta'.
Ma la commedia va avanti. I talk-shows della domenica e intere pagine di giornali sono cariche di serie analisi sullo storico cambiamento di Sharon. Per trovare qualcosa di simile, bisogna tornare indietro, ai rispettabili editoriali del New York Times della meta' degli anni '30 sulla costruttiva visione hitleriana del futuro dell'Europa.
| Affinche' tutto cio'
sia lampante, si consideri la seguente verita'. I membri
del Congresso USA vivono nel terrore mortale dell'AIPAC e
delle grandi lobbies filo-israeliane. Questi membri
conoscono molto bene il destino che aspetta coloro che
osano sfidarle suscitando la loro ostilita': caso piu'
recente, Cynthia MacKinney, della Georgia. Queste lobbies gradirebbero vedere tutti i palestinesi fuori della Palestina: in Giordania, nel deserto iracheno o nello spazio tra le corsie dell'aeroporto Dallas-Fort Worth. Da parte sua, Israele sa che, continuando il massacro al ritmo attuale, e' questione di pochi anni e riuscira' a conquistare molti utili acri di territorio palestinese. E' tutto qui, e far finta di altro significa partecipare ad una lunga e vuota commedia, salvando, al contempo, la faccia ad Israele e Stati Uniti. |
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traduzione a cura di www.arabcomint.com