La vostra doppiezza ci sta uccidendo
di Ramzy Baroud

 

Sono pochi coloro che, nella comunita' internazionale, si astengono dal condannare gli attacchi palestinesi contro obiettivi israeliani, siano essi civili, soldati o coloni armati. Cosi' come sono molti coloro che non trovano necessario condannare l'uccisione di palestinesi, siano civili, poliziotti o attivisti armati.
L'amministrazione americana in particolare ed il Congresso filo-israeliano si ingegnano per scovare sempre piu' elaborate terminologie per condannare "il terrorismo palestinese". A volte devo ricorrere io stesso al dizionario per spiegarmi il significato dei nuovi termini di condanna.
Israele determina e definisce il termine "terrorismo" basandolo sulla scala dei suoi bisogni politici. L'amministrazione americana ed i media americani vanno oltre le posizioni ufficiali israeliane allo scopo di mostrare il loro grado di "fedelta' ", ben piu' elevato dell'opposizione e dei media israeliani.

Anche quando viene commesso un crimine abominevole, come l'eccidio di bambini palestinesi a Gaza, alla fine di luglio, l'unica posizione espressa dall'amministrazione americana e' la domanda "Questo bombardamento contribuira' alla sicurezza di Israele?". Commovente davvero.

Anche in Europa, che solitamente riesce ad essere un puntino piu' equilibrata rispetto all'America, ben di rado termini come "terrorismo di stato" vengono associati ad Israele.

Non c'e' bisogno di ricorrere alle definizioni palestinesi per fare la differenza tra terrorismo e lotta per la liberta'. Basta dare una rapida occhiata alla definizione di un buon dizionario per chiarire il tutto. "Terrorismo" e' "l'uso illecito o minaccioso di forza o violenza da parte di un singolo o di un gruppo organizzato contro persone e proprieta' con l'intento di intimidirli o usare coercizione contro societa' e governi, spesso per motivi ideologici o politici".

Niente puo' intimidire piu' del terrorismo di stato, e nessun esercito in Medioriente ha raggiunto il livello di organizzazione di quello israeliano. Nessuna societa' e' stata violentata e minacciata come quella palestinese. Ma, mentre i capi di governo ed i media teleguidati fanno a gara per condannare per primi l'inumanita' di una giovane diciottenne costretta, dalla brutalita' di una terroristica occupazione militare, a farsi esplodere a Gerusalemme, l'assassinio di palestinesi innocenti viene accolto sempre da silenzio di piombo.

Mentre scrivo questo articolo, non si ha notizie da settimane di attentati kamikaze contro israeliani, contro soldati e coloni d'occupazione, e questo non certo grazie alla repressione dell'esercito o ai coprifuoco imposti per settimame. Lo stop degli attacchi palestinesi e' il risultato di un accordo di tregua concordato da tutta la resistenza, la quale ha approfittato di questa pausa per interrogarsi sulla necessita', e sulla correttezza ed opportunita' politiche, degli attacchi kamikaze.

Dal canto suo, l'Europa sta cercando di muoversi sul piano dilpomatico, con l'invio nell'area del suo inviato. Ora, cosa dovrebbe fare la comunita' internazionale nel momento in cui "qualcuno" cerca di mandare in frantumi la fragile calma raggiunta con fatica? Come minimo, sarebbe opportuna qualche parola di condanna. Invece Stati Uniti ed Europa si girano dall'altra parte, mentre le orde di Ariel Sharon seminano morte e distruzione in terra palestinese.

Tra luglio ed agosto, 61 palestinesi sono stati uccisi da esercito e coloni. Tra essi, Nivin Salmi, 3 anni, Aiman Fares, 5, Asma Ahmad, 9, Hamza al Badwi, 15, Ateih Abu Mgheiseb, 13, Mahmoud Abu Audeh, 14, Abdul Hadi Hamyeh, 14, Abdul Karim Al-Sa’di, 16. Tra essi, i membri di un'intera famiglia. Tra essi, cinque persone falciate da un missile a Tubas, che ha cancellato l'esistenza di Burham e Osama Daraghmeh, 6 e 12 anni. Tra essi, l'assassinio immotivato ed a sangue freddo di cinque operai palestinesi che tornavano a casa, dopo una giornata di duro lavoro.

Di certo potremmo continuare nel tentare di spiegare la codarda attitudine della cosiddetta comunita' internazionale di fronte ai crimini israeliani. Possiamo discutere dell'egemonia della lobby ebraica sul Congresso e dei complici all'interno dell'amministrazione USA e dei media il cui compito e' quello di giustificare l'assassinio di palestinesi innocenti come "parte del diritto israeliano all'auto-difesa". Potremmo trascorrere ore parlando del razzismo insito nella costituzione stessa dello stato d'Israele, il quale considera il sangue palestinese economico rispetto a quello israeliano. Possiamo fare tutto cio' ed anche di piu', ma non dobbiamo perdere di vista il modo in cui Israele manipola intenzionalmente le risposte palestinesi alle sue pratiche letali.

Lo stesso spaventoso scenario si ripete per la millesima volta. Israele uccide molti civili innocenti. La comunita' internazionale non sente nulla, non vede nulla, non fa nulla. I leaders palestinesi chiedono una risposta internazionale ed una significativa strategia per proteggere i palestinesi come richiesto dalle leggi internazionali; la richiesta resta inascoltata; pieno di rabbia e disperazione un palestinese decide di rispondere ai massacri commessi contro il suo popolo e si fa esplodere in una folla di israeliani; il bilancio di morte e' senza dubbio molto inferiore rispetto a quello subito dai palestinesi, ma il mondo comincia subito a pensare a come condannare il "terrorismo palestinese".

Dopo tutto cio', possono i palestinesi considerare gli USA "onesti mediatori" nel "processo di pace"? Possono accogliere il ministro degli esteri danesi sventolando bandierine lungo le strade? Possono ancora avere fede nelle Nazioni Unite e nel suo doppio standard?

No, l'uso palestinese della violenza per liberare la loro terra non e' la causa del conflitto arabo-israeliano, ne' si puo' limitare il conflitto stesso all'occupazione israeliana delle terre palestinesi. L'occupazione assassina sarebbe stata smantellata da lungo tempo, se non vi fosse stato l'immorale supporto USA ad Israele, la percezione razzista secondo cui il sangue palestinese vale meno di quello israeliano, l'incompetenza delle Nazioni Unite, il doppio standard dell'Unione Europea, la doppiezza dei media occidentali.

Sharon sa che l'assassinio di civili innocenti comporta un costo politico minimo, per lui, e molto difficilmente generera' criticismo nei media o condanne da parte dei governi. Continua dunque a portare avanti, nel silenzio generale, la pulizia etnica in Palestina. Ma quando le sue vittime si ribellano e combattono caoticamente, considerando gli scarsi mezzi che possiedono, molti sono coloro che non provano vergogna nel condannare loro e la loro lotta per la sopravvivenza.

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da "Palestine Chronicle"