La vostra doppiezza ci sta uccidendo
di
Ramzy Baroud
Anche quando viene commesso un crimine abominevole, come l'eccidio di bambini palestinesi a Gaza, alla fine di luglio, l'unica posizione espressa dall'amministrazione americana e' la domanda "Questo bombardamento contribuira' alla sicurezza di Israele?". Commovente davvero. Anche in Europa, che solitamente riesce ad essere un puntino piu' equilibrata rispetto all'America, ben di rado termini come "terrorismo di stato" vengono associati ad Israele.
Mentre scrivo questo articolo, non si ha notizie da settimane di attentati kamikaze contro israeliani, contro soldati e coloni d'occupazione, e questo non certo grazie alla repressione dell'esercito o ai coprifuoco imposti per settimame. Lo stop degli attacchi palestinesi e' il risultato di un accordo di tregua concordato da tutta la resistenza, la quale ha approfittato di questa pausa per interrogarsi sulla necessita', e sulla correttezza ed opportunita' politiche, degli attacchi kamikaze. Dal canto suo, l'Europa sta cercando di muoversi sul piano dilpomatico, con l'invio nell'area del suo inviato. Ora, cosa dovrebbe fare la comunita' internazionale nel momento in cui "qualcuno" cerca di mandare in frantumi la fragile calma raggiunta con fatica? Come minimo, sarebbe opportuna qualche parola di condanna. Invece Stati Uniti ed Europa si girano dall'altra parte, mentre le orde di Ariel Sharon seminano morte e distruzione in terra palestinese. Tra luglio ed agosto, 61 palestinesi sono stati uccisi da esercito e coloni. Tra essi, Nivin Salmi, 3 anni, Aiman Fares, 5, Asma Ahmad, 9, Hamza al Badwi, 15, Ateih Abu Mgheiseb, 13, Mahmoud Abu Audeh, 14, Abdul Hadi Hamyeh, 14, Abdul Karim Al-Sa’di, 16. Tra essi, i membri di un'intera famiglia. Tra essi, cinque persone falciate da un missile a Tubas, che ha cancellato l'esistenza di Burham e Osama Daraghmeh, 6 e 12 anni. Tra essi, l'assassinio immotivato ed a sangue freddo di cinque operai palestinesi che tornavano a casa, dopo una giornata di duro lavoro. Di certo potremmo continuare nel tentare di spiegare la codarda attitudine della cosiddetta comunita' internazionale di fronte ai crimini israeliani. Possiamo discutere dell'egemonia della lobby ebraica sul Congresso e dei complici all'interno dell'amministrazione USA e dei media il cui compito e' quello di giustificare l'assassinio di palestinesi innocenti come "parte del diritto israeliano all'auto-difesa". Potremmo trascorrere ore parlando del razzismo insito nella costituzione stessa dello stato d'Israele, il quale considera il sangue palestinese economico rispetto a quello israeliano. Possiamo fare tutto cio' ed anche di piu', ma non dobbiamo perdere di vista il modo in cui Israele manipola intenzionalmente le risposte palestinesi alle sue pratiche letali. Lo stesso spaventoso scenario si ripete per la millesima volta. Israele uccide molti civili innocenti. La comunita' internazionale non sente nulla, non vede nulla, non fa nulla. I leaders palestinesi chiedono una risposta internazionale ed una significativa strategia per proteggere i palestinesi come richiesto dalle leggi internazionali; la richiesta resta inascoltata; pieno di rabbia e disperazione un palestinese decide di rispondere ai massacri commessi contro il suo popolo e si fa esplodere in una folla di israeliani; il bilancio di morte e' senza dubbio molto inferiore rispetto a quello subito dai palestinesi, ma il mondo comincia subito a pensare a come condannare il "terrorismo palestinese". Dopo tutto cio', possono i palestinesi considerare gli USA "onesti mediatori" nel "processo di pace"? Possono accogliere il ministro degli esteri danesi sventolando bandierine lungo le strade? Possono ancora avere fede nelle Nazioni Unite e nel suo doppio standard?
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traduzione
a cura di www.arabcomint.com
da
"Palestine Chronicle"