LE RAGIONI DI UN CONFLITTO

 

LA GENESI:

Il conflitto israelo-palestinese affonda le sue radici negli anni che precedettero la costituzione dello stato d'Israele, nel 1948. La Palestina, regione storica antichissima e culla delle prime civilta' urbane, diviene entita' politica con l'impero ottomano, di cui e' provincia. Alla caduta dell'impero, la Gran Bretagna si insedia in Palestina attraverso un mandato attribuitole dalla Societa' delle Nazioni. Durante il periodo mandatario, I sionisti ottengono "Carta bianca" per costituire degli insediamenti coloniali in Palestina, nonostante l'opposizione di tutti i partiti palestinesi e nonostante l'avversione che la colonizzazione del territorio da parte di un'entita' straniera suscita tra la popolazione. L'immigrazione di ebrei in Palestina continua massicciamente nel corso degli anni, malgrado le proteste degli abitanti autoctoni, cosicche' il numero di coloni passa da 47.000 unita' (1895) a 455.000 (1939). Pressata sia dall'opinione pubblica araba, che vede in tale massiccia immigrazione una minaccia alla sua sussistenza, sia dai ricchi sionisti d'Europa, che bramano avere il loro "stato nazionale", la Gran Bretagna cerca comunque di limitare l'afflusso di sionisti in Palestina, senza successo. Nel 1936, la Palestina e' in fiamme: il popolo palestinese nella sua interezza da' vita ad una prima forma di resistenza contro la colonizzazione del suo territorio, indicendo uno sciopero generale ed una rivolta popolare che durera' tre anni, nonostante il massiccio uso della forza da parte degli anglo-sionisti. Contemporaneamente, si organizzano le unita' paramilitari terroristiche ebraiche (Hagana, Banda Stern) che iniziano a condurre campagne di terrore contro I piccoli villaggi palestinesi per spingere la popolazione civile a fuggire. La Gran Bretagna, ormai impotente, rinuncia al mandato e sgombera dalla Palestina, lasciando il paese in balia delle bande militari sioniste, ben armate, equipaggiate e finanziate dall'estero. Queste riescono ad avere presto ragione della resistenza palestinese; vari massacri da esse compiuti, riescono nel loro intento di far scappare la popolazione civile: I villaggi palestinesi vengono distrutti o occupati dai coloni ebrei giunti dall'Europa e dall'America. E' l'inizio della diaspora palestinese.

La societa' delle Nazioni tenta allora una mossa in extremis, pronunciandosi a favore della spartizione della Palestina storica tra i coloni giunti dall'estero e la popolazione autoctona.

Questa, appellandosi al diritto di autodeterminazione dei popoli, rifiuta la spartizione, ma, a sorpresa, nel maggio del 1948, I sionisti prendono tutti in contropiede annunciando la nascita dello stato d'Israele su un territorio piu' vasto di quello assegnatogli dalla SdN, e conquistato con le armi. E' la perdita definitiva della Palestina storica. Sradicati dal loro territorio e dalle loro case, senza alcun appoggio da parte di quelle entita' preposte a far rispettare la legalita' internazionale e il diritto dei popoli, i palestinesi si disperdono in vari paesi del Medioriente. Un milione circa di essi si riversa nel piccolo territorio che, secondo l'ingiusta spartizione della SdN, doveva costituire lo stato palestinese, cioe' la Cisgiordania e la striscia di Gaza. I palestinesi cercano di organizzarsi in qualche modo per riprendersi dall'ingiustizia storica subita e per tornare in possesso dei loro territori: nasce l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina)che, attraverso azioni di guerriglia contro lo stato ebraico, tenta di riannodare le fila della resistenza palestinese, coadiuvata da altre organizzazioni politiche e militari quali il Fronte Popolare, il Fronte Democratico e, in tempi piu' recenti, Hamas e la Jihad Islamica.

 

IL PROCESSO DI PACE:

Alla fine degli anni '80, dopo quasi quarant'anni di lotta infruttuosa e dopo 20 anni dall'occupazione da parte d'Israele del territorio palestinese della Cisgiordania e di Gaza, si apre una nuova pagina nella storia della resistenza palestinese. Persa ormai definitivamente la Palestina storica, I giovani palestinesi ed il popolo nella sua interezza si concentrano nello sforzo di liberare almeno i piccoli territori loro rimasti dall'occupazione israeliana e di fondarvici lo stato palestinese. Nasce la prima intifada palestinese, combattuta coi sassi contro uno degli eserciti piu' equipaggiati al mondo. La repressione e' brutale, ma il movimento palestinese acquista consensi e Israele e' forzato a sedere al tavolo delle trattative per "negoziare la pace" con i palestinesi. E' l'inizio di una farsa durata, tra alti e bassi, 10 anni. Nonostante I palestinesi chiedano di condurre I negoziati sulla base dell'applicazione delle risoluzioni dell'ONU che impongono ad Israele di evacuare SENZA CONDIZIONI dai territori palestinesi occupati, Israele rifiuta ripetutamente, intensificando la colonizzazione della Cisgiordania e di Gaza e rafforzando l'occupazione militare dei territori palestinesi. I negoziati stagnano in un vicolo cieco: presi in giro da un processo di pace-farsa, umiliati da un'occupazione militare brutale e minacciati dagli insediamenti colonici che, contro ogni legalita' internazionale, continuano ad essere stanziati nel territorio palestinese, I giovani riprendono I sassi e cominciano una nuova intifada, contro l'occupazione militare, la colonizzazione del loro territorio e per la creazione di uno stato palestinese in quella misera porzione di territorio rimastogli. La repressione israeliana e' feroce: CENTINAIA DI GIOVANI UCCISI, BOMBARDAMENTI SULLE CITTA' PALESTINESI, MIGLIAIA DI FERITI, ARRESTI, DEPORTAZIONI, E, NUOVAMENTE, CAMPAGNE DI TERRORE DEI COLONI CONTRO LA POPOLAZIONE CIVILE PER SPINGERLA A FUGGIRE.

Il nuovo obiettivo di Israele, adesso, e' la colonizzazione completa dei territori occupati, la loro annessione e la pulizia etnica completa del popolo palestinese.

 

Striscia di Gaza: in nero i campi profughi palestinesi, in giallo gli insediamenti ebraici. Dopo la Palestina storica, vogliono portarci via anche quel poco che ci resta!

 

 

I TERRITORI OCCUPATI OGGI:

I territori occupati stanno subendo, oggi, una progressiva e rapida colonizzazione da parte di Israele, con il rafforzamento dei vecchi insediamenti ebraici e con la creazione di nuovi, nonostante le proteste dei palestinesi (che si vedono sottrarre ulteriore territorio) e della comunita' internazionale. L'obiettivo di Israele e' annettere tutti gli insediamenti e le autostrade by-pass che li collegano, intensificando l'occupazione militare che serve a "proteggerli". Di conseguenza, non soltanto rifiutera' qualsiasi pace che lo costringera' a smantellare gli insediamenti, ma rifiutera' anche di liberare i territori palestinesi occupati, preferendo sempre una soluzione di forza, che neghi ogni diritto ai palestinesi. Questi, dopo aver perso la Palestina storica sulla quale gli israeliani hanno costituito il loro stato, sono costretti a subire l'ulteriore prepotenza israeliana e la prevaricazione dei coloni, che, conficcatisi come chiodi all'interno dei territori palestinesi, rifiutano di lasciarli, spalleggiati e protetti dal brutale esercito d'occupazione. Cosa resta da fare? Poiche', come si e' visto, con Israele non si tratta e la comunita' internazionale e' troppo imbelle per intervenire, ai giovani palestinesi non resta altro che continuare la loro intifada, la loro resistenza contro l'occupazione, nonostante lo stillicidio quotidiano di vittime.

I GIOVANI DELL'INTIFADA: "NON CI FERMEREMO PRIMA DI AVER CONQUISTATO I NOSTRI DIRITTI CIVILI E NAZIONALI!"

 

 

IL CASO DI HEBRON:

La Human Rights Watch (HRW) sostiene che la citta' di Hebron - dove una piccola popolazione di circa 400 coloni ebrei estremisti e' risoluta a imporre la propria presenza a 120.000 residenti palestinesi - rappresenta un microcosmo del "devastante impatto del conflitto israelo-palestinese sui civili". Il sopra citato gruppo per la difesa dei diritti umani afferma che l'esercito israeliano, il quale ha il controllo militare sulla citta' a causa della presenza dell'insediamento ebraico, e' responsabile "di gravi abusi e violazioni". Questi includono, secondo un rapporto citato dalla BBC, "uso eccessivo della forza contro civili disarmati, omicidi extragiudiziari, uso di bombardamenti indiscriminati e sproporzionati in risposta agli attacchi palestinesi e una costante omissione nella protezione dei palestinesi dagli attacchi dei coloni ebraici".

Secondo accordi precedentemente stabiliti con l'avvallo degli Stati Uniti, l'esercito israeliano si e' ritirato dall'80% del territorio di Hebron dal gennaio del 1997, ma ha mantenuto pieno controllo del rimanente 20% nel cuore della citta', dove si sono insediati 400 coloni. Nonostante la HRW biasimi I tiratori palestinesi che, talvolta, sparano in direzione dell'insediamento colonico, nel suo rapporto di 82 pagine sugli abusi dei diritti umani ad Hebron l'organizzazione afferma che "ad Hebron e' usuale la violenza diffusa e su vasta scala dei coloni, appoggiati dall'esercito, contro la popolazione palestinese all'interno della citta' e nei dintorni di essa". La HRW ha affermato che squadre di coloni picchiano I palestinesi (soprattutto I bambini), attaccano le loro case ed I negozi, sparano e tirano pietre ai guidatori palestinesi, mentre l'esercito raramente interviene. L'organizzazione critica aspramente anche l'imposizione di punizioni collettive sulla popolazione, come il coprifuoco e la demolizione delle case, asserendo che questa e' una tipica violazione delle leggi internazionali. La HRW ha piu' volte raccomandato l'istituzione e l'invio nella citta' di Hebron (ed in tutta la Cisgiordania e Gaza) di una presenza internazionale indipendente che monitori e faccia rapporto sugli abusi e le violazioni dei diritti umani in Palestina.

 

"Una cosa assolutamente unica ad Hebron e'
l'estensiva e diffusa violenza commessa dai
coloni contro I palestinesi"
"Gli abusi commessi dalle Forze di Difesa
Israeliane sono senza alcun dubbio  molto
  piu' gravi di quelli eventualmente commessi
da tiratori palestinesi"
  Peter Bouckaert, ricercatore della HRW

 

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