LE STORIE POPOLARI ARABE

 

Le storie popolari erano il maggiore divertimento serale per adulti e bambini nel tempo in cui non esistevano ancora la televisione e la radio. I narratori erano di solito gli anziani della famiglia, normalmente il nonno o la nonna.

In ogni citta' o villaggio vi era cio' che veniva chiamata madhafeh (casa per gli ospiti, o, nelle abitazioni private, stanza addetta ad accogliere I visitatori), in cui venivano ospitate le persone di passaggio. L'hakawaty (cioe' il narratore), che era l'intrattenitore nelle madhafeh, raccontava storie mentre suonava leggermente il rababah, lo strumento tradizionale ad una corda. Lo hakawaty raccontava storie popolari come Kulaib e Zeir, Abu Zeid, 'Antara, Le Notti Arabe, ed altre brevi storie che si tramandavano da citta' a citta'.

All'interno delle famiglie, le storie erano raccontate soprattutto in inverno, quando i componenti del nucleo familiare sedevano attorno al kanun (braciere) ed ascoltavano rapiti I racconti del tempo che fu.

  L'indovino di Nejran

Ognuno degli avi del Profeta aveva, oltre al suo nome normale, un soprannome derivante da un’azione o da un fatto degni di nota da lui compiuti  e ciascuno ha la sua storia..

Nizar, figlio di Ma’add, figlio di ‘Adnan, aveva il soprannome di Abu Rabiah o di Abu Iyad;  aveva infatti quattro figli che si chiamavano: il primogenito, Rabiah, il secondo Iyàd, terzo, Mudar, e il quarto, Anmar. E' da Mudar che discende il Profeta. Nizar abitava nel deserto, nella stessa località dove aveva a suo tempo abitato Ma’add, figlio di ‘Adnan. Da là venne alla Mecca e vi fisso'ٍ la sua residenza. Viveva un po’ nel deserto con la sua tribù e un po’ alla Mecca. Mudar portava il soprannome di Hamrà’,” che aveva questa origine:

Nizar, che era molto ricco, morendo divise i beni tra i figli. A Mudar diede una tenda di cuoio rosso, a Rabiah un cavallo nero, ad Anmàr un tappeto di cuoio nero, a Iyad una schiava. Disse loro: «Dividetevi tutti i miei beni in questo modo. Se sorgeranno tra voi contrasti, andate a Najran  dove abita un indovino di nome Afa, della tribù dei Gurhum, molto abile e sapiente, affinché faccia lui la spartizione per voi». Nizar era lui stesso un indovino, conosceva l’arte dei presagi, degli auguri e della divinazione, e anche i suoi figli ne avevano qualche nozione. Dopo la sua morte i figli, preso possesso degli oggetti che il padre aveva donato a ciascuno, si trovarono in disaccordo per gli altri beni. Montarono allora su déi cammelli per recarsi a Najran dall’indovino e delegargli la spartizione.

Per via s’imbatterono in un terreno coperto d’erba, metà brucata e metà intatta. Mudar disse: «Il cammello che ha brucato quest’erba è cieco dall’occhio destro». Rabi’ah disse: «E' zoppo dal piede destro». Iyàd disse: «Ha la coda mozza». Anmàr disse: «E' scappato dalle mani del padrone perché è selvatico». Poco oltre incontrarono un uomo in groppa ad un, cammello e gli chiesero chi era. Rispose che-era della tal tribù e che era alla ricerca di un cammello scappato. Mudar gli disse: «Questo -cammello è per caso orbo dell’occhio destro?». «Si!» rispose. «E non pende dal lato destro?» chiese Rabi'ah. «Si! » «Non ha la coda» disse Iyàd. «E'. vero» confermo'ٍ l’uomo. Anmàr aggiunse: «E'  selvatico». «Si’» disse l’uomo. «Ma dov’è?» «Non l’abbiamo visto» dissero i fratelli. «Se non l’avete visto», rispose l’uomo, «come potete sapere tutti questi particolari? Lo avete certamente voi» soggiunse. «Rendetemelo! » «Non. l’abbiamo.» Chiese dove andavano. I fratelli gli risposero che andavano a Najràn, dall’indovino Afà, per sanare al suo giudizio una divergenza sorta tra loro. L’uomo solo, si accodo'ٍ quindi ai quattro fratelli e li segui' finّo a Najran.

Afa non -li cٍonosceva, ma li ricevette gentilmente e si  informo'ٍ del motivo del loro viaggio. «Nostro padre è morto e non riusciamo ad accordarci sulla divisione dei suoi beni. Siamo venuti perché tu decida per noi quattro e abbiamo convenuto di acٍcettare la tua decisione.» Salto'su il padrone del cammello. "Risolvi prima la questione del mio cammello.

    L’ho perduto e sono stati loro a prendermelo.» Afa' gli  chiese: «Come fai a saperlo?»~ «Perché me ne hanno fatta  la descrizione. Come avrebbero potuto senza vederlo?"  Mudar disse: «Ho capito che questo cammello era orbo dell’occhio destro perché aveva brucato l’erba da un lato soltanto, senza toccarla dalla parte dov’era migliore".Rabiah disse: «Io ho notato che il piede destro aveva lasciato sul terreno orme molto forti, mentre non ho visto quelle del piede sinistro; da ciٍo' ho compreso che pendeva dal lato destro». Iyad dissé: «Io ho notato che il suo sterco stava riunito in mucchietti, come quello dei buoi, e non come è normalmente quello del cammello, che lo separa con la coda; ho capito da cio'ٍ che non àveva la coda». Anmar disse: «Ho notato che l’erba non era brucàta in un solo punto, ma che dappertutto ne aveva presa una boccata; compresi allora che il cammello aveva un carattere selvaggio e irrequieto». L’indovino ammiro'ٍ la sapienza e l’intelligenza dei quattro fratelli. Questo modo di giudicare fa parte dell’arte della divinazione e viene detto Bab aI-tazkin: è uno dei rami di quella scienza. L’indovino disse poi al proprietario del cammello: «Questa gente non ha il tuo cammello. Vattene!». Domando'ٍ ai quattro fratelli chi erano e,   avendogli essi risposto di essere figli di Nizàr, figlio di Ma'add, figlio di ‘Adnan, disse: «Scusatemi se non vi ho riconosciuti. Io ero amico di vostro padre. Siate miei ospiti oggi e stanotte; domani risolvero'ٍ la vostra faccenda». Acconsentirono. Il padre e gli avi di quell’indovino erano stati capi di Najran..

L' indovino fece loro preparare un pasto. Furono loro serviti un agnello arrosto e una brocca di vino. Mangiarono. Quando il vino ando' ٍ loro alla testa, Mudar disse: «Non ho mai    bevuto un vino cosi' dolce, ma viene da una vigna piantata su una tomba». Rabiah disse: «Non ho mai mangiato carne d’agnello più succulenta, ma quest’agnello e' stato nutrito con latte di cagna». Anmàr disse: «Il grano che e' servito a fare il pane che stiamo mangiando è stato seminato in un cimitero». lyad disse: «Il nostro ospite è un uomo eccellente, ma non è figlio legittimo. Non è il padre legale che lo ha generato, ma un altro uomo. Sua madre l'ha concepito nell’adulterio». L'indovino ascolto'ٍ le loro parole, ma non disse nulla.

Quando calo' la notte ed essi si furono addormentati, chiamo' il suo intendente e gli chiese da quale vigna provenisse il vino che era stato servito agli ospiti. L'intendente disse: "Una vigna ha germogliato sulla tomba di tuo padre e si e' fatta grande; ne ho raccolto l'uva e ho fatto questo vino". L'indovino fece poi venire il pastore e l'interrogo' sull'agnello. Il pastore disse: "Quando nacque questo agnello era molto bello, ma sua madre mori' e in quel periodo non c'erano pecore che avessero latte. Una cagna aveva avuto dei piccoli; misi l'agnello con lei fino a che fu cresciuto. Non ne ho trovato uno migliore da portarti quando mi hai fatto chiedere un agnello". L'indovino fece venire il mezzadro e l'interrogo' sul grano. Quello gli disse: "da un lato del campo c'e' un cimitero. Quest'anno ho seminato anche una parte del cimitero ed e' da li' che viene il grano che t'ho portato". L'indovino, molto scosso da queste spiegazioni, disse: "Ora e' la volta di mia madre". Ando' a trovare la madre e le disse: "Se non mi confesserai la verita' sul mio conto, ti uccidero'". La donna parlo' cosi': "Tuo padre era il capo di questo popolo e possedeva grandi ricchezze. Poiche' non avevo bambini da lui, temevo che alla sua morte I suoi beni finissero in mano a degli estranei e che un altro prendesse il suo potere. Un uomo di bell'aspetto fu un giorno ospite di tuo padre. Di notte mi detti a lui e rimasi incinta. Gli devi la tua nascita. A tuo padre ho detto invece che eri figlio suo".

L'indomani l'indovino interrogo' I quattro fratelli su quello che avevano detto: "Voglio che mi spieghiate come avete fatto a sapere quelle cose". Mudhar parlo' per primo: "Ho capito che quella vigna era piantata su una tomba perche', nel bere vino, diventavamo tristi e alterati nell'aspetto, e questo non e' l'effetto normale del vino". Il secondo disse: "Ho capito la faccenda dell'agnello perche' non avevamo mai mangiato carne piu' dolce e nulla al mondo e' piu' dolce del latte di cagna". Il terzo disse: "Gli arabi onorano molto I loro ospiti; quando ne hanno, stanno in loro compagnia e ne condividono il pasto. Tu invece ci hai fatto servire il cibo, ci hai lasciati e ti sei messo a spiare I nostri discorsi. Da cio' ho capito la tua condizione; ho notato che non avevi l'aria grave degli arabi e ho pensato che vi fosse qualcosa di illecito nelle tue origini". Il quarto disse: "Ho riconosciuto il tipo di grano perche' il grano seminato nei cimiteri da' al pane un sapore di terra, e questo sapore l'ho trovato in quel pane". L'indovino disse: "Voi siete piu' sapienti di me: non avete bisogno del mio giudizio". Risposero: "Quando due persone hanno una divergenza, per giudicare occorre un terzo, sia egli saggio o no. sono le ultime volonta' di nostro padre che ci ha detto di rifarci al tuo giudizio qualora non fossimo d'accordo sull'eredita'".

"Ditemi esattamente cosa vostro padre ha dato a ciascuno e cosa ha lasciato". "Nostro padre ha lasciato oro, argento, cavalli, pecore, tappeti e una quantita' di vasi d'ogni tipo". Raccontarono poi cio' che il padre aveva dato a ciascuno. L'indovino disse: "Lasciate a Mudhar l'oro e I cammelli, perche' sono rossi. Date a Rabi'ah I cavalli, gli schiavi e le vesti di colore nero. Gli schiavi, i vestiti bianchi e l'argento vadano a Iyad. I tappeti e le pecore ad Anmar". I quattro fratelli accettarono la sentenza e se ne andarono. Mudhar, l'avo del Profeta, divenne il capo di tutti I discendenti di Nizar e della famiglia di Ma'add, figlio di Adnan, che si moltiplicarono tanto che il loro numero divenne immenso.

 

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