LE COLONIE PENALI

di Tanya Reinhart

"Le colonie di Gaza sono un affronto alla civilta' ed all'umanita' "- Ian Gilmore, The Observer

La Striscia di Gaza e' la perfetta realizzazione della visione israeliana di "separazione". Circondata da filo elettrico e postazioni militari, completamente tagliata dal resto del mondo, Gaza e' diventata un'enorme prigione. Circa un terzo del suo territorio e' stato confiscato da 7.000 coloni israeliani, mentre piu' di un milione di palestinesi sono compressi nelle rimanenti aree della prigione. Senza lavoro ne' fonti di reddito, l'80 % dei suoi abitanti dipende, per vivere, dall'UNRWA, dai contributi degli stati arabi e dalle associazioni caritatevoli.

Ora Israele sta considerando di deportare li' le famiglie dei kamikaze della Cisgiordania. Come ha dichiarato un anziano analista israeliano, Gaza servira' come "colonia penale" di Israele, la "sua isola del diavolo, Alcatraz". (Nahum Barnea, Yediot Aharonot, 21 giugno 2002).

Questo e' il futuro che Sharon e l'esercito israeliano stanno progettando anche per la Cisgiordania. Mentre viene costruita una nuova barriera elettronica, le operazioni militari israeliane rappresentano l'ultimo passo per la realizzazione del piano dell'IDF (esercito israeliano) per ristabilire il pieno controllo militare sulla Cisgiordania, in parte allentato durante il processo di Oslo.
Sebbene Israele dichiari che si tratta di una reazione spontanea agli ultimi attentati kamikaze, in realta' il piano fu interamente rivelato dai media israeliani gia' nel marzo 2001, subito dopo la vittoria di Sharon.
Alex Fishman, analista di strategia militare del quotidiano Yediot Aharonot, spiego' allora che fin da Oslo "l'IDF considerava i territori occupati come fossero una sola cella territoriale", e cio' poneva alcune costrizioni all'IDF, concedendo una certa liberta' all'Ap ed alla popolazione civile. Il nuovo piano e' il ritorno al concetto di amministrazione militare degli anni pre-Oslo: i territori occupati saranno divisi in decine di "celle territoriali" isolate, ognuna delle quali sara' assegnata ad una speciale forza militare, "ed in cui il comandante locale potra' decidere a sua dicrezione quando e a chi sparare" (Yediot Aharonot, supplemento settimanale, 9 marzo 2001).

Il primo stadio di questo piano, cioe' la distruzione delle istituzioni dell'Autorita' palestinese, e' stato completato nell'operazione "Scudo difensivo", condotta lo scorso aprile di quest'anno. In pratica, da quel momento in poi, le citta' ed i villaggi della Cisgiordania sono completamente sigillati. Anche l'uscita a piedi, che era possibile sino ad allora, e' stata resa impossibile, e qualsiasi spostamento tra le "celle territoriali" richiede adesso un permesso formale da parte delle autorita' militari israeliane. Soldati e cecchini impediscono ogni spostamento "non autorizzato" verso i campi agricoli, i luoghi di lavoro e di studio, verso le unita' sanitarie.

Inoltre, diversamente dal periodo pre-Oslo di governo militare israeliano, l'esercito ha reso ben chiaro il fatto che non ha alcuna intenzione di costituire un'amministrazione civile che si occupi dei bisogni fondamentali di due milioni di palestinesi, come ad esempio i rifornimenti di viveri, i servizi sanitari, la raccolta dei rifiuti e gli scarichi. Per questi compiti sara' mantenuta in vita una qualche forma di Autorita' palestinese, anche se, in pratica, non le sara' permesso di funzionare.

Come ha rivelato una "fonte militare" ad Ha'aretz, "le conclusioni interne degli scaglioni della sicurezza, che hanno seguito l'operazione "Scudo difensivo", hanno stabilito che la funzionalita' delle istituzioni civili dell'Autorita' palestinese ha raggiunto un nadir senza precedenti, dovuto essenzialmente alla distruzione operata dall'IDF a Ramallah, dove sono stati distrutti tutti i dati amministrativi della Palestina. ... Tutto cio', unito alla severa restrizione dei movimenti, sta rendendo la popolazione palestinese povera, dipendente, disoccupata, affamata ed estremista... Le riserve finanziarie dell'Ap hanno toccato il fondo ... In un futuro non troppo lontano, la maggioranza dei palestinesi potra' sopravvivere solo attraverso gli aiuti internazionali". (Ha'aretz, edizione in ebraico, 23 giugno 2002, Amos Har'el).
Dunque, la Cisgiordania e' spinta da Israele verso lo stesso livello di poverta' della striscia di Gaza.

Nondimeno, nello stesso momento in cui Israele priva i palestinesi dei loro mezzi di sostentamento, si sforza anche per bloccare gli aiuti internazionali, col pretesto che quegli aiuti serviranno a sostenere "i terroristi e le loro famiglie".
All'inizio della sua "nuova operazione", Israele "ha deciso di fermare il flusso di aiuti in viveri e medicine dall'Iran e dall'Iraq verso i territori palestinesi" (Ha'aretz, 24 giugno 2002, Amos Har'el). Gli aiuti iraniani ed irakeni sono un bersaglio facile, per Israele, poiche' questi due paesi sono stati inseriti dal complice Bush nell' "Asse del male". Ad ogni modo, Israele ha iniziato a lanciare una campagna ancora piu' ambiziosa: l'Unione Europea, il maggior contribuente in aiuti per l'Ap, e' sotto costante pressione da parte di Israele affinche' tagli gli aiuti, i quali sono usati, tra l'altro, per pagare gli stipendi agli insegnanti ed agli operatori sanitari. La tattica e' sempre la stessa: Israele fornisce documenti che dovrebbero dimostrare le connessioni dell'Ap al terrorismo. Dico dovrebbero, perche', di fatto, nemmeno l'amministrazione Bush, ed il che e' tutto dire, ha potuto produrre pubblicamente tali "prove".

Gli aiuti dell'UNRWA sono il prossimo obiettivo. L'agenzia dell'ONU per l'aiuto ed il sostegno ai profughi palestinesi e' la maggiore fonte di aiuti alimentari per i palestinesi nei territori assediati. Oggi, i suoi aiuti non sono piu' riservati solo ai campi profughi, ma anche alle citta' ed ai villaggi palestinesi. In due anni di assedio israeliano, gli aiuti dell'UNRWA si sono quadruplicati. Recentemente, "Israele ha iniziato una campagna negli Stati Uniti e Nazioni Unite affinche' riconsiderino il modo in cui l'UNRWA opera nei Territori occupati. Israele accusa l'UNRWA di ignorare che i campi profughi palestinesi stanno diventando basi terroristiche e dunque chiede all'agenzia di monitorare tutte le attivita' militari o terroristiche che avvengono nei campi ... Nel frattempo, le lobby filo-israeliane negli USA stanno conducendo una campagna parallela ... basandosi sul fatto che gli USA contribuiscono al 30% del budget annuale (di 400 milioni di dollari) dell'UNRWA e dunque cio' mette l' America nella posizione di influenzare l'agenzia umanitaria. Un rifiuto del congresso sull'approvazione dei fondi da riservare all'UNRWA, metterebbe l'agenzia in condizione di limitare drasticamente le sue operazioni (Ha'aretz, 29 giugno 2002, Nathan Guttman).

Per adesso non vi e' stata ancora la richiesta di tagliare i fondi all'UNRWA, ma il primo passo per arrivare a cio' e' gia' stato compiuto, allorche' si e' fatta l'assurda richiesta che l'UNRWA diventi una forza attiva nella "guerra contro il terrorismo". Dall'11 settembre, tutti i passi di Sharon sono volti a creare un'analogia tre i territori occupati e l'Afghanistan (e dunque tra l'Ap ed al-Qaeda). Questo gran'uomo continua a dichiarare che la soluzione ai problemi del Medioriente deve essere simile a quella prospettata per l'Afghanistan. L'analogia e' spaventosamente rivelatrice: per consolidare le "sue riforme" in Afghanistan, l'esercito USA ha affamato milioni di persone. Ecco come descrive cio' Noam Chomsky: "Il 16 settembre, il New York Times riporto' che 'Washington ha richiesto al Pakistan che venissero tagliati i rifornimenti di carburante ... e l'eliminazione di convogli ferroviari chr rifornivano di cibo alla popolazione civile afghana'. Stupefacentemente, un simile rapporto non ha suscitato proteste in occidente, un vero pugno in faccia per tutti coloro che ritengono che la civilta' occidentale sia in qualche modo superiore. Nei giorni successivi, le richieste USA furono soddisfatte ... Un attivista umanitario riporto' che il paese stava sospeso su di un filo, e noi avevamo tagliato quel filo (New York Times magazine, 30 settembre). Secondo i maggiori quotidiani mondiali, dunque, Washington chiedeva al Pakistan di fare in modo che milioni di afghani morissero di fame, tagliando i limitati rifornimenti che li tenevano in vita". (intervista di Michael Albert, riportata da Noam Chomsky, 911, Sette Storie, 2002).

Arundhati Roy, riassunse il tutto in questo modo: "Testimoniamo l'infinita giustizia del nuovo secolo. Civili affamati a morte mentre attendono di essere uccisi" (The Guardian, 29 settembre).
Il nuovo stadio della "separazione" secondo Israele non puo' piu' essere paragonato all'apartheid sudafricano. Come ha affermato Ronnie Kasrils, ministro sudafricano degli Affari Idrici, in un'intervista ad al-Ahram Weekly, "il regime di apartheid del Sudafrica non ha mai ingaggiato una repressione simile a quella che Israele sta infliggendo ai palestinesi" (Numero del 28 marzo-3 aprile 2002). Noi assistiamo all'uccisione giornaliera invisibile di coloro che necessitano di cure mediche, dei deboli che non possono sopravvivere a questa nuova forma di poverta'. E, intanto, in Israele, il dibattito pubblico e' sull'efficienza: e' possibile ottenere sicurezza in questo modo? Supponiamo di si. E' lecito? E' questo cio' che vogliamo essere? Abbiamo rubato anche "l'agnello del nostro povero vicino": i Territori occupati rappresentano il 22% della terra di Palestina, in cui vivevano i palestinesi prima del nostro arrivo. Su questo piccolissimo territorio, tre milioni di persone osservano impotenti il furto della loro terra da parte dei coloni. Ad Oslo li avevamo imbottiti di promesse, e invece li stiamo imprigionando a Gaza, gli stiamo rubando le terre in Cisgiordania e li abbiamo lasciati senza speranza. Il popolo palestinese sta combattendo per la sua liberta'. Nessun attentato palestinese puo' rimuovere la nostra colpevolezza per tali crimini. Prima di Oslo vi fu un'ondata di attentati, ma, a quel tempo, dopo ogni attacco, vi era chi gridava: Fuori dai territori palestinesi! Allora si riusciva ancora a comprendere che, quando si toglie tutto ad un popolo, anche la speranza, non vi e' modo di poter fermare la sua furia. Eppure non e' mai troppo tardi per recuperare il tempo e l'umanita' perduta.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com