LEI E' IL BOSS, SIGNOR SHARON

,..............di Ramzy Baroud, Palestine Chronicle, traduzione a cura di www.arabcomint.com.. .........../.

 

La Corte d'Appello Belga non ha onorato la legge del suo paese ed ha deliberato che un procedimento legale contro Ariel Sharon, per il suo ruolo nei massacri di Sabra e Shatila, era inammissibile. La decisione e' stata, senza dubbio, motivata politicamente, ma non si puo' semplicemente scuotere la testa e mormorare parole di rincrescimento. E' una questione di fallimento e di oltraggio.

Tutta la faccenda assomiglia ad un film di mafia, in cui un regista astuto riesce ad ottenere il massimo della furia dei suoi spettatori grazie alla manipolazione ed all'esagerazione degli eventi.


Il film inizia con un gruppo di boss mafiosi che terrorizza una citta'. Il gruppo uccide, violenta e saccheggia, e quando la legge decide che e' giunto il momento di affrontarlo, il gruppo inizia una serie di eliminazioni sommarie di ufficiali di polizia e testimoni oculari, minacciando i giudici e sfidando apertamente la legge.
Ma, mentre la maggior parte dei films di mafia sono a lieto fine, con un gruppo di coraggiosi individui che mette fine alla tirannia ed al massacro, ben pochi sono coloro che osano sfidare Israele.

Israele invade il Libano nell'estate del 1982. Il suo esercito uccide, brucia e distrugge. Saccheggia intere citta' e spezza l'economia di un paese, seppellendo migliaia di palestinesi e libanesi sotto le macerie delle case distrutte dal napalm e da altre armi illegali, o dentro macchine bruciate. Centinaia di giovani donne non faranno piu' ritorno a casa, violentate, uccise e sepolte sotto l'asfalto dell'autostrada di Junieh in costruzione.
Israele deve terminare il lavoro, e, insieme agli Stati Uniti, deporta migliaia di combattenti palestinesi che difendevano i campi profughi. Conquista il paese e vi insedia (democraticamente) un governo fantoccio e, quando tutto sembra calmo, dopo aver ordinato alle forze internazionali di pace di lasciare il paese, cinge d'assedio i due piccoli campi profughi che, da allora in avanti, diverranno simbolo del tentativo di eliminazione fisica di un intero popolo: Sabra e Shatila. In ultimo ordina ad una banda di delinquenti, i falangisti libanesi, di "ripulire" i campi. Centinaia e centinaia di civili, soprattutto donne e bambini, vengono massacrati in tre giorni di mattanza. I soldati israeliani coprono le prove, come saggiamente hanno fatto a Jenin, e centinaia di cadaveri vengono trafugati per non essere mai piu' ritrovati.

Alcuni soldati israeliani testimoni del massacro non riescono a sopportare il peso di tale crimine , vengono fuori (come dinanzi alla Commissione Kahane) ed ammettono che i loro comandanti sapevano cio' che stava accadendo a Sabra e Shatila, anzi dicono che i falangisti ricevevano ordini direttamente da Israele, ed erano, piu' o meno, considerati come "un'unita' speciale israeliana".

Fu subito chiaro ad ogni giornalista che era a Beirut in quel periodo ed agli internazionali che assistettero al massacro e che si trovavano nei due ospedali situati all'ingresso dei campi che quella era una "missione" israeliana: l'equipaggiamento, le tattiche, i missili dei carriarmati e le bombe degli aerei da guerra, il rifiuto opposto alla gente che cercava di scappare, tutto era israeliano. Il nome: Ariel Sharon, ministro della difesa, era scritto su ogni fotogramma del massacro. Lui lo diresse e lo testimoniano gli ordini chiari dati ai falangisti e la tonnellata di documenti occultati. Quello che e' sconvolgente e' che gli attori sono ancora sul set ed usano le stesse tattiche a Balata, Jenin e Nablus.

Niente e' stato fatto per dare giustizia alle povere vittime di Sabra e Shatila. Le fosse comuni di Beirut ovest sono intatte, in parte riservate a deposito di spazzatura, e le centinaia di persone che Israele identifico' come "mancanti all'appello", ma non uccise, mancano ancora all'appello, 20 anni dopo.

Anche in quel caso, le Nazioni Unite condannarono il massacro ma non proposero alcuna azione. Sharon, l'assassinio, il bulldozer di Gaza ed il macellaio di Beirut, ritorna sulla scena come un eroe per gli israeliani, per conquistare nuove terre, uccidere e saccheggiare, come ha sempre fatto.
La storia si ripete venti anni dopo, con i palestinesi che restano la vittima dimenticata che grida per la giustizia senza ottenerla mai e Israele lo stato tiranno che sa molto bene come portare dolore e miseria ad un popolo gia' sofferente.

Sembrava troppo bello per essere vero il fatto che tre onorevoli avvocati belgi avessero deciso di ottenere giustizia insieme ai sopravvissuti libanesi e palestinesi dell'eccidio. I giorni passavano e quella che sembrava una fantasia impossibile da realizzare appariva sempre piu' concreta. Era possibile che Sharon fosse processato e che la comunita' internazionale si fosse decisa a portare giustizia ai diritti dei palestinesi dopo decenni di vergognoso silenzio?

Tuttavia Sharon, a parte qualche segno di fastidio, sembrava poco preoccupato del procedimento legale. Ha continuato, imperterrito, a macchiarsi di crimini di guerra, proprio come un boss mafioso consapevole del fatto che neppure la legge potesse intimidirlo.
Proprio mentre i giudici belgi deliberavano sul caso Sharon, lui si macchiava di un altro massacro occultato, questa volta a Jenin.
Perfino un capomafia avrebbe avuto qualche remora nel commettere altri crimini nel momento in cui veniva investigato. Non Sharon.

E, quando l'opportunita' che il caso belga si concretizzasse raggiunse il momento decisivo, specie quando l'ex-capo falangista Elie Hobeika dichiaro' le sue intenzioni di fornire prove inequivocabili sul coinvolgimento di Sharon nel massacro, il boss mafioso torno' in scena.

Gli squadroni della morte israeliani non lavorano a tempo pieno solo in Cisgiordania e Gaza, ma anche a Beirut. Hobeika fu assassinato lo scorso gennaio pochi giorni dopo aver incontrato alcuni senatori belgi a cui aveva rivelato di possedere documenti che incriminavano il primo ministro israeliano.
Vi erano inoltre due altri individui, colleghi di Hobeika, che probabilmente possedevano copie degli stessi documenti, dal momento che Hobeika, dissero i senatori belgi, temeva che Israele stesse tramando di assassinarlo. Queste due persone erano Jean Ghanem e Michel Nassar. Dico "erano" perche' entrambi gli uomini sono morti. Assassinati.

Ghanem fu ucciso pochi giorni prima di Hobeika, quando la sua auto, "misteriosamente" si schianto' contro un albero il giorno di Capodanno, mentre Nassar fu sparato insieme a sua moglie. Entrambi furono crivellati di pallottole allorche' un gruppo di assassini sbarro' la strada alla sua automobile, in Brasile, meno di due mesi dopo l'eliminazione di Hobeika.

Ancora piu' drammatica e nauseante degli episodi di assassinio legati all'occultamento delle prove su Sabra e Shatila, e' stata la campagna di intimidazioni, minacce aperte e calunnie usata contro i belgi per lasciar cadere il caso. I dirigenti israeliani prima hanno agitato lo spauracchio dell'antisemitismo e poi hanno mobilitato le loro lobbies in tutt'Europa per bloccare il procedimento legale che non aveva precedenti.

Cercando un modo per uscirne, i belgi discussero anche la possibilita' di alterare le loro stesse leggi che danno alle corti del paese la giurisdizione per perseguire i criminali di guerra, anche se i crimini sono stati commessi altrove. Le leggi belghe del 1993 e del 1999 non possono essere piu' chiare riguardo tale giurisdizione, la quale e' anche una premessa della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, di cui il Belgio e' un Alto Contraente.

Nonostante un ampio movimento d'opinione, e certamente un certo numero di politici belgi, supportava il caso, la mafia politica israeliana ha avuto la meglio, ancora una volta.
Il 26 giugno, la Corte d'Appello di Bruxelles ha lasciato cadere il caso, sostenendo che esso era "inammissibile". La decisione e' oltraggiosa per tutti coloro che siano in grado di valutare il merito delle leggi belghe, le stesse leggi usate in passato per perseguire individui accusati di crimini di guerra.

La mafia politica israeliana e' troppo forte perche' casi come questo giungano a lieto fine. Israele e' ben avvezzo agli assassinii "politici"(in questi ultimi due anni di rivolta palestinese, ne ha compiuti oltre 100), molto portato verso le pressioni politiche e le manipolazioni e troppo arrogante per cedere.

O forse siamo noi troppo deboli nell'affrontare questa mafia, nel mettere fine alle ruberie ed alle prepotenze di questi gangsters?
Quindi, per adesso, beva pure il suo calice, signor Sharon, e brindi agli assassinii israeliani di Beirut, Brasile e Palestina. Sembra che lei abbia vinto quest'altra battaglia. Lei e' di certo ancora il boss, un boss mafioso. Ma, signor Sharon, il film non e' ancora terminato.

 

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