LEI E' IL BOSS, SIGNOR SHARON
| ,..............di Ramzy Baroud, Palestine Chronicle, traduzione a cura di www.arabcomint.com.. .........../. |
Israele invade il Libano nell'estate
del 1982. Il suo esercito uccide, brucia e distrugge.
Saccheggia intere citta' e spezza l'economia di un paese,
seppellendo migliaia di palestinesi e libanesi sotto le
macerie delle case distrutte dal napalm e da altre armi
illegali, o dentro macchine bruciate. Centinaia di
giovani donne non faranno piu' ritorno a casa, violentate,
uccise e sepolte sotto l'asfalto dell'autostrada di
Junieh in costruzione. Alcuni soldati israeliani testimoni del massacro non riescono a sopportare il peso di tale crimine , vengono fuori (come dinanzi alla Commissione Kahane) ed ammettono che i loro comandanti sapevano cio' che stava accadendo a Sabra e Shatila, anzi dicono che i falangisti ricevevano ordini direttamente da Israele, ed erano, piu' o meno, considerati come "un'unita' speciale israeliana". Fu subito chiaro ad ogni giornalista che era a Beirut in quel periodo ed agli internazionali che assistettero al massacro e che si trovavano nei due ospedali situati all'ingresso dei campi che quella era una "missione" israeliana: l'equipaggiamento, le tattiche, i missili dei carriarmati e le bombe degli aerei da guerra, il rifiuto opposto alla gente che cercava di scappare, tutto era israeliano. Il nome: Ariel Sharon, ministro della difesa, era scritto su ogni fotogramma del massacro. Lui lo diresse e lo testimoniano gli ordini chiari dati ai falangisti e la tonnellata di documenti occultati. Quello che e' sconvolgente e' che gli attori sono ancora sul set ed usano le stesse tattiche a Balata, Jenin e Nablus. Niente e' stato fatto per dare giustizia alle povere vittime di Sabra e Shatila. Le fosse comuni di Beirut ovest sono intatte, in parte riservate a deposito di spazzatura, e le centinaia di persone che Israele identifico' come "mancanti all'appello", ma non uccise, mancano ancora all'appello, 20 anni dopo. Anche in quel caso, le Nazioni
Unite condannarono il massacro ma non proposero alcuna
azione. Sharon, l'assassinio, il bulldozer di Gaza ed il
macellaio di Beirut, ritorna sulla scena come un eroe per
gli israeliani, per conquistare nuove terre, uccidere e
saccheggiare, come ha sempre fatto. Sembrava troppo bello per essere vero il fatto che tre onorevoli avvocati belgi avessero deciso di ottenere giustizia insieme ai sopravvissuti libanesi e palestinesi dell'eccidio. I giorni passavano e quella che sembrava una fantasia impossibile da realizzare appariva sempre piu' concreta. Era possibile che Sharon fosse processato e che la comunita' internazionale si fosse decisa a portare giustizia ai diritti dei palestinesi dopo decenni di vergognoso silenzio? Tuttavia Sharon, a parte qualche
segno di fastidio, sembrava poco preoccupato del
procedimento legale. Ha continuato, imperterrito, a
macchiarsi di crimini di guerra, proprio come un boss
mafioso consapevole del fatto che neppure la legge
potesse intimidirlo. E, quando l'opportunita' che il caso belga si concretizzasse raggiunse il momento decisivo, specie quando l'ex-capo falangista Elie Hobeika dichiaro' le sue intenzioni di fornire prove inequivocabili sul coinvolgimento di Sharon nel massacro, il boss mafioso torno' in scena. Gli squadroni della morte
israeliani non lavorano a tempo pieno solo in
Cisgiordania e Gaza, ma anche a Beirut. Hobeika fu
assassinato lo scorso gennaio pochi giorni dopo aver
incontrato alcuni senatori belgi a cui aveva rivelato di
possedere documenti che incriminavano il primo ministro
israeliano. Ghanem fu ucciso pochi giorni prima di Hobeika, quando la sua auto, "misteriosamente" si schianto' contro un albero il giorno di Capodanno, mentre Nassar fu sparato insieme a sua moglie. Entrambi furono crivellati di pallottole allorche' un gruppo di assassini sbarro' la strada alla sua automobile, in Brasile, meno di due mesi dopo l'eliminazione di Hobeika. Ancora piu' drammatica e nauseante degli episodi di assassinio legati all'occultamento delle prove su Sabra e Shatila, e' stata la campagna di intimidazioni, minacce aperte e calunnie usata contro i belgi per lasciar cadere il caso. I dirigenti israeliani prima hanno agitato lo spauracchio dell'antisemitismo e poi hanno mobilitato le loro lobbies in tutt'Europa per bloccare il procedimento legale che non aveva precedenti. Cercando un modo per uscirne, i belgi discussero anche la possibilita' di alterare le loro stesse leggi che danno alle corti del paese la giurisdizione per perseguire i criminali di guerra, anche se i crimini sono stati commessi altrove. Le leggi belghe del 1993 e del 1999 non possono essere piu' chiare riguardo tale giurisdizione, la quale e' anche una premessa della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, di cui il Belgio e' un Alto Contraente. Nonostante un ampio movimento d'opinione,
e certamente un certo numero di politici belgi,
supportava il caso, la mafia politica israeliana ha avuto
la meglio, ancora una volta. La mafia politica israeliana e' troppo forte perche' casi come questo giungano a lieto fine. Israele e' ben avvezzo agli assassinii "politici"(in questi ultimi due anni di rivolta palestinese, ne ha compiuti oltre 100), molto portato verso le pressioni politiche e le manipolazioni e troppo arrogante per cedere. O forse siamo noi troppo deboli
nell'affrontare questa mafia, nel mettere fine alle
ruberie ed alle prepotenze di questi gangsters? |
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