Le sofferenze palestinesi? Sono le restrizioni di movimento!

 

Cos'altro puo' fare il violato stato d'Israele di fronte
a questi odiosi crimini se non restringere i
movimenti dei palestinesi, con la speranza che tali
limitazioni di spostamento riducano la frequenza di
penetrazioni kamikaze nello sfortunato stato ebraico?

Sono fortemente dispiaciuto quando coloro che parlano di pace in Medioriente lo fanno intimando ai palestinesi di mettere fine al "terrorismo" e chiedendo ad Israele di "alleggerire le restrizioni di movimento".
Persino Terjie Roed-Larsen, l'ex inviato delle Nazioni Unite nella regione, e' spesso caduto in questa trappola.

Dopo un attacco kamikaze nel nord di Israele, in cui quattro israeliani sono morti, Roed-Larsen ha descritto tali attacchi come "atti insensati, che non hanno giustificazione, ne' politica ne' morale".

Certo, nessuno si aspettava che il Coordinatore Speciale delle N.U. prendesse le distanze dalla linea di pensiero che considera tali atti come originati da un vacuum, che non ha nessuna relazione con la realta'

disperata e sanguinosa che i palestinesi sono costretti a vivere. Ma perche' non dovremmo aspettarci che Roed-Larsen, o qualsiasi altro, parli con la stessa chiarezza contro il terrorismo di stato israeliano?

Dopo aver terminato di esporre la sua posizione sugli attacchi in Israele, Roed-Larsen ha dedicato cinque secondi anche ad Israele, ma non di piu'. Ha detto, infatti, che i blocchi stradali ed i checkpoints sono "il maggiore impedimento all'economia palestinese".

Per coloro che ricevono solitamente solo la meta' delle notizie provenienti dal Medioriente, i checkpoints israeliani hanno un senso. Cos'altro puo' fare il violato stato d'Israele di fronte a questi odiosi crimini se non restringere i movimenti dei palestinesi, con la speranza che tali limitazioni di spostamento riducano la frequenza di penetrazioni kamikaze nello sfortunato stato ebraico?

Dall'inizio di maggio 2003 fino all'attacco nel nord di Israele, il 19 maggio, 47 palestinesi sono stati assassinati dall'esercito israeliano, cioe' oltre 10 volte il numero di israeliani vittime dell'attentato kamikaze. Dalle notizie, pochi dei palestinesi uccisi avevano attaccato militari o civili israeliani, tra essi il mio ex vicino del campo profughi di Nuseirat, Gaza, Mahmud Annani, morto l'8 maggio.

Non mi aspetto che nessun "esperto" ci racconti gli anni di sofferenza vissuti da Mahmud, o che studi le ragioni per cui un giovane promettente si faccia esplodere per ferire quattro militari nella striscia di Gaza, proprio mentre entra nell'eta' virile, 21 anni. Ma mi riempie di dolore vedere che coloro che non hanno esitazioni nel condannare il crimine "insensato", "odioso" e "abominevole" di Mahmud, restano in silenzio di fronte al fiume di sangue palestinese, alle dozzine di uccisi, inclusi 8 bambini, nelle sole due prime settimane di maggio.

Kofi Annan, capo dell'ONU, e' il primo esempio di come i funzionari di tutto il mondo si impegnino a minare le sofferenze palestinesi enfatizzando quelle israeliane. I tre mesi di marzo, aprile e maggio, hanno visto lo straordinario impeto assassino dell'esercito israeliano, in prevalenza focalizzato alla striscia di Gaza. Il 7 marzo e' stato il giono in cui otto palestinesi, inclusa una bimba di un anno, Hanan al-Assar, sono stati assassinati nel campo profughi di Nusseirat; il 31 marzo, quattro palestinesi sono stati freddati a Beit Hanun; il 3 aprile, altri quattro a Rafah; l'8 aprile, sette a Gaza; il 9 aprile, cinque nel campo profughi di Jabaliya; il 19 aprile, altri tre a Rafah; il 1 maggio, 13 palestinesi abbattuti in un affollato sobborgo di Gaza City; il 14 maggio, ancora tre uccisi nel campo di Nuseirat; il 15 maggio, cinque assassinati a Gaza ...

In tutto il periodo, dall'inizio di Marzo al 19 maggio, 196 palestinesi furono uccisi nei Territori Occupati, la stragrande maggioranza dei quali erano civili.
La patetica reazione mondiale suscitata da quasi 200 morti civili palestinesi mostra come la vita umana sia misurata in termini di politica, non di numeri ne' di principi basilari della santita' della vita umana.
Ma, mentre molti riescono a comprendere lo schema dei media principali, che o ignora le perdite palestinesi o confeziona le notizie in maniera cosi' accurata da scagionare Israele da qualsiasi colpa, la maggior parte della gente non riesce a capire quale sia il compito di Annan in tutto cio'.

Annan, la cui credibilita' ha raggiunto il minimo storico dopo il pasticcio dell'investigazione sui crimini di guerra commessi a Jenin e la guerra all'Iraq, si pronuncia raramente quando sono i palestinesi ad essere uccisi. Messo alle strette dall'imbarazzantemente alto numero di vittime del recente massacro a Gaza, ha espresso "profonda preoccupazione" per la violenza in Medioriente, chiedendo semplicemente alle due parti di aderire alla road-map come via d'uscita. Le sue parole sono state generiche e il suo rimprovero includeva "entrambe le parti". Invece, i suoi commoventi sermoni che sempre seguono l'uccisione di israeliani, anche quella di coloni ebraici illegali armati fino ai denti, sono sempre nei titoli di testa delle news delle Nazioni Unite.

Ma la cosa piu' vergognosa di tutte e' il modo che questi presunti politici imparziali scelgono per appellarsi alle due parti: i palestinesi devono mettere fine al "terrorismo" e Israele deve alleggerire le restrizioni di movimento. Dunque in cio' risiede la fine del conflitto in Medioriente: nella rimozione di alcuni checkpoints.

Mi permetto di non essere d'accordo. Israele uccide i palestinesi, giovani, vecchi e bambini, tutti i giorni; i suoi bulldozers hanno distrutto migliaia di case; l'esercito israeliano colpisce deliberatamente moschee, chiese, scuole e servizi civili, inclusi i depositi di cibo delle Nazioni Unite; migliaia di prigionieri palestinesi marciscono in campi di concentramento senza accuse e senza processo; la politica dell'assassinio e' una procedura di routine dell'esercito israeliano, sanzionata dalla Corte Suprema, quella stessa Corte che permette la tortura dei prigionieri; la terra palestinese viene confiscata ed assegnata a coloni americani, interi villaggi vengono spazzati via dal muro israeliano di apartheid e centinaia di migliaia di famiglie hanno perso la loro fonte di reddito; migliaia di palestinesi sono stati dislocati ed un'intera generazione di bambini soffre di malnutrizione cronica e manca di qualsiasi speranza in un futuro migliore.

Non sto chiedendo ai politici di ripetere l'oracolo di sopra ogni volta in cui vogliono rinnovare l'appello per la pace, ma trovo insultante "condannare fortemente" gli attentati kamikaze e rispondere al terrorismo di stato israeliano con la richiesta ad Israele di "dar prova di moderazione" e "alleggerire le restrizioni di movimento".
I checkpoints sono davvero frustranti, una spina nel fianco, ma Mahmud Annani del campo profughi di Nuseirat non ha scelto di farsi saltare in aria presso una base militare israeliana a Gaza solo perche' non sopportava le lunghe attese in macchina presso un checkpoint dell'esercito. E' orribile vedere condannare Mahmud, mentre i quattro militari che l'hanno costretto a questo destino ricevono medaglie d'onore ed affettuosi auguri di una pronta guarigione.

Molti problemi, in verita', affliggono il Medioriente. La mancanza di coscienza e' senza dubbio il peggiore.

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