Le sofferenze palestinesi? Sono le restrizioni di movimento!
| Cos'altro puo' fare il violato
stato d'Israele di fronte a questi odiosi crimini se non restringere i movimenti dei palestinesi, con la speranza che tali limitazioni di spostamento riducano la frequenza di penetrazioni kamikaze nello sfortunato stato ebraico? |
disperata e sanguinosa che i palestinesi sono costretti a vivere. Ma perche' non dovremmo aspettarci che Roed-Larsen, o qualsiasi altro, parli con la stessa chiarezza contro il terrorismo di stato israeliano? Dopo aver terminato di esporre la sua posizione sugli attacchi in Israele, Roed-Larsen ha dedicato cinque secondi anche ad Israele, ma non di piu'. Ha detto, infatti, che i blocchi stradali ed i checkpoints sono "il maggiore impedimento all'economia palestinese". Per coloro che ricevono solitamente solo la meta' delle notizie provenienti dal Medioriente, i checkpoints israeliani hanno un senso. Cos'altro puo' fare il violato stato d'Israele di fronte a questi odiosi crimini se non restringere i movimenti dei palestinesi, con la speranza che tali limitazioni di spostamento riducano la frequenza di penetrazioni kamikaze nello sfortunato stato ebraico? Dall'inizio di maggio 2003 fino all'attacco nel nord di Israele, il 19 maggio, 47 palestinesi sono stati assassinati dall'esercito israeliano, cioe' oltre 10 volte il numero di israeliani vittime dell'attentato kamikaze. Dalle notizie, pochi dei palestinesi uccisi avevano attaccato militari o civili israeliani, tra essi il mio ex vicino del campo profughi di Nuseirat, Gaza, Mahmud Annani, morto l'8 maggio. Non mi aspetto che nessun "esperto" ci racconti gli anni di sofferenza vissuti da Mahmud, o che studi le ragioni per cui un giovane promettente si faccia esplodere per ferire quattro militari nella striscia di Gaza, proprio mentre entra nell'eta' virile, 21 anni. Ma mi riempie di dolore vedere che coloro che non hanno esitazioni nel condannare il crimine "insensato", "odioso" e "abominevole" di Mahmud, restano in silenzio di fronte al fiume di sangue palestinese, alle dozzine di uccisi, inclusi 8 bambini, nelle sole due prime settimane di maggio. Kofi Annan, capo dell'ONU, e' il primo esempio di come i funzionari di tutto il mondo si impegnino a minare le sofferenze palestinesi enfatizzando quelle israeliane. I tre mesi di marzo, aprile e maggio, hanno visto lo straordinario impeto assassino dell'esercito israeliano, in prevalenza focalizzato alla striscia di Gaza. Il 7 marzo e' stato il giono in cui otto palestinesi, inclusa una bimba di un anno, Hanan al-Assar, sono stati assassinati nel campo profughi di Nusseirat; il 31 marzo, quattro palestinesi sono stati freddati a Beit Hanun; il 3 aprile, altri quattro a Rafah; l'8 aprile, sette a Gaza; il 9 aprile, cinque nel campo profughi di Jabaliya; il 19 aprile, altri tre a Rafah; il 1 maggio, 13 palestinesi abbattuti in un affollato sobborgo di Gaza City; il 14 maggio, ancora tre uccisi nel campo di Nuseirat; il 15 maggio, cinque assassinati a Gaza ... In tutto il periodo, dall'inizio di Marzo
al 19 maggio, 196 palestinesi furono uccisi nei Territori
Occupati, la stragrande maggioranza dei quali erano
civili. Annan, la cui credibilita' ha raggiunto il minimo storico dopo il pasticcio dell'investigazione sui crimini di guerra commessi a Jenin e la guerra all'Iraq, si pronuncia raramente quando sono i palestinesi ad essere uccisi. Messo alle strette dall'imbarazzantemente alto numero di vittime del recente massacro a Gaza, ha espresso "profonda preoccupazione" per la violenza in Medioriente, chiedendo semplicemente alle due parti di aderire alla road-map come via d'uscita. Le sue parole sono state generiche e il suo rimprovero includeva "entrambe le parti". Invece, i suoi commoventi sermoni che sempre seguono l'uccisione di israeliani, anche quella di coloni ebraici illegali armati fino ai denti, sono sempre nei titoli di testa delle news delle Nazioni Unite. Ma la cosa piu' vergognosa di tutte e' il modo che questi presunti politici imparziali scelgono per appellarsi alle due parti: i palestinesi devono mettere fine al "terrorismo" e Israele deve alleggerire le restrizioni di movimento. Dunque in cio' risiede la fine del conflitto in Medioriente: nella rimozione di alcuni checkpoints.
Non sto chiedendo ai politici di ripetere
l'oracolo di sopra ogni volta in cui vogliono rinnovare l'appello
per la pace, ma trovo insultante "condannare
fortemente" gli attentati kamikaze e rispondere al
terrorismo di stato israeliano con la richiesta ad
Israele di "dar prova di moderazione" e "alleggerire
le restrizioni di movimento". Molti problemi, in verita', affliggono il Medioriente. La mancanza di coscienza e' senza dubbio il peggiore. |