Le tesi e le antitesi sioniste

 

 

I sionisti evitano le critiche ad Israele dipingendolo come un piccolo paese - un agnello in mezzo ai lupi - la cui esistenza e' costantemente minacciata da ostili eserciti arabi.

Una delegazione politica di Marte arrivata nel 1948 sul nostro pianeta si compiacque di esserci arrivata in un momento in cui la geografia politica della Terra si preparava a subire cambiamenti giganteschi.

I marziani osservarono che le due grandi guerre dei decenni precedenti erano alla base di alcuni di quei fermenti. La Gran Bretagna e la Francia, le due massime potenze coloniali, venivano spinte nell'angolo da due potenze emergenti, Stati Uniti ed URSS. Si trovarono di fronte all'inizio di un processo storico. Avvantaggiatisi dalle guerre capitaliste, i popoli colonizzati di Africa, Asia e Caraibi formavano i loro movimenti d'indipendenza nazionale. L'eta' degli imperi coloniali e degli insediamenti colonici si avviava alla fine. O, perlomeno, cosi' sembrava.

Insieme a questi cambiamenti epocali, i marziani furono testimoni di alcuni dettagli anomali. Gli eventi nel Levante - in Palestina, per la precisione - assumevano una tendenza contraria all'orientamento globale che vedeva il tramonto degli insediamenti coloniali. In particolare, nel maggio 1948, furono testimoni della creazione di Israele, uno stato ebraico in Palestina; fu il culmine del movimento di colonizzazione/insediamento lanciato a Basilea nel 1897 dalle potenti e ricche organizzazioni ebraiche europee. Questo nuovo stato espulse, prima e dopo della sua creazione, circa 800.000 palestinesi dalle loro case.

Uno degli osservatori marziani, in una nota di dissenso dal rapporto della delegazione, osservo' che la creazione di Israele era di cattivo auspicio per i terrestri. In un linguaggio che sembrava tratto da "Lo stato Ebraico" di Teodhor Herzl, scritto nel 1895, egli sosteneva che "l'esistenza di questo stato bastione dell'Europa contro l'Asia, questo avamposto della civilta' occidentale, poteva essere garantito solo dall'Europa". Egli predisse che, dal momento che questo nuovo stato era stato creato in maniera anormale, in opposizione alle nuove tendenze della moralita' universale, avrebbe incontrato grosse difficolta' nell'assicurarsi il supporto morale degli Stati Uniti e dell'Europa.

Su questo punto, il nostro osservatore marziano si sbagliava. Sembra che non gli fossero ben chiare le forze che avevano cospirato per la creazione di questo nuovo stato. Primo, molti di questi stati desideravano da tempo liberarsi dalle pressioni ebraiche nelle loro societa'. Secondo, molti occidentali nutrivano una profonda antipatia verso gli "Ismailiti" - noti anche come Saraceni, Hagariti, Maomettani ed Arabi - l'altro ramo della famiglia semita. Terzo, vi era uno strisciante senso di colpa in Occidente a causa dell'Olocausto. Queste tre forze cospirarono per la fondazione di Israele. Creando Israele, la popolazione ebraica occidentale si sarebbe ridotta, i sensi di colpa sarebbero evaporati e si faceva un torto agli ismailiti. La creazione di Israele fu un progetto a cui i sionisti e gli anti-semiti occidentali collaborarono con slancio.

Il nostro osservatore marziano non aveva ben chiare neanche le enormi risorse governate dai sionisti. Fin dal 16esimo secolo, essi si erano imposti come i banchieri europei. Dopo l'Illuminismo, che sanci' l'uguaglianza di tutti gli uomini di fronte allo stato ed alla legge, essi entrarono in politica e nell'amministrazione, diventando, giustamente, cittadini a tutti gli effetti dei loro paesi. Ben lungi dall'essere "una razza inferiore", gli ebrei dimostrarono di avere enormi doti. Nel suo libro, "Lo stato ebraico", Theodor Herzl spiego' che cio' era il risultato dell'esasperazione di secoli, la quale "ci ha strappato qualsiasi eventuale debolezza; i forti tra di noi sono stati inevitabilmente fedeli alla loro razza anche durante le persecuzioni".

Il caso morale di Israele ebbe l'impatto di una bomba mediatica alla Spielberg, un successo prodotto dal potere finanziario e dall'ingenuita', confezionato per guadagnare vantaggio dall'Islamofobia, senso di colpa per l'olocausto ed anti-semitismo. In centinaia di films, serial TV, libri, giornali, riviste e mostre, i sionisti costruirono la narrativa dei diritti ebraici su Israele, sulla "particolarita' etnica di Israele, sulle imprese di Israele, sulla vittimizzazione di Israele circondata da "vicini barbari", sull'odio islamico per tutto quanto fosse occidentale (in primo luogo Israele, per l'appunto). Chi rimaveva scettico di fronte a queste fabbricazioni mediatiche veniva neutralizzato con metodi ancora piu' diretti. Per troppo tempo queste campagne di persuasione e coercizione hanno rappresentato Israele come un piccolo, eroico paese, difensore dei valori occidentali contro i vandali islamici. Insieme alla creazione di Israele, il trionfo di questa narrativa ha rappresentato il massimo successo del movimento sionista.

E' dunque inutile opporsi a queste frodi politiche? Per rispondere con Noam Chomsky (Milan Rai, Chomsky's Politics, 1995), che si riferiva ai media statunitensi, "ogni sistema basato sulle falsita' e gli inganni, e' intrinsecamente instabile". Anche la narrativa sionista su Israele e' instabile. E' instabile perche' fondata su colossali bugie che sfidano la nostra credulita'; e' instabile perche' i palestinesi hanno rifiutato di uscire di scena in silenzio; e' instabile perche' il mondo ha visto che esiste una resistenza palestinese e cio' suscita interrogativi scomodi per la narrativa sionista (resistenza verso cosa? Repressione perche'?); e' instabile perche' Israele contiene le dinamiche che spingono il mondo verso uno scontro di civilta'. E' fin troppo ovvio che, dal momento che la resistenza palestinese cresce, Israele cerca di coinvolgere direttamente gli Stati Uniti in una guerra contro il mondo arabo.

Non bisogna dunque meravigliarsi se la dominante narrativa sionista stia logorandosi negli angoli persino in questi Stati Uniti. Uno dei segni visibili e' il movimento universitario, nato due anni fa a Berkeley e che si e' gia' propagato a piu' di 40 campus americani, che invita a disinvestire da Israele. Inoltre, vi sono segni che il crescente movimento contro la guerra in Iraq si colleghi automaticamente alla richiesta di giustizia per il popolo palestinese. E c'e' da aspettarsi che in Europa occidentale la narrativa sionista possa vivere tempi peggiori presso le opinioni pubbliche.

Tutto cio' suggerisce che i tempi sono maturi per riesaminare, caso per caso, alcune delle tesi sioniste dello scorso secolo. Siamo ad un punto di svolta nella storia, per il bene o per il male. Bisogna credere che, se si riescono a svelare le macchinazioni e le fabbricazioni che hanno informato lo scorso secolo, si possa rendere il futuro un po' migliore per tutta l'umanita', non solo per una parte di essa.

Promessa da Dio?

Secondo questa tesi, gli ebrei hanno diritto legale alla Palestina perche' Dio, nella Torah, la "promise" ad Abramo ed ai suoi discendenti circa 4000 anni fa.
Questa tesi ha un piccolo problema. Nessun sistema di leggi ha mai stabilito che un documento religioso, con la pretesa di contenere affermazioni fatte da Dio, possa formare la base di legalmente accettabili proclami di proprieta' in questo mondo. Immaginate cosa potrebbe accadere se le corti cominciassero ad avallare pretese individuali al possesso di una terra, un fiume, una montagna, sostenendone la "promessa divina". Immaginate se i supposti discendenti dei Franchi cominciassero a sostenere che Dio ha dato loro il possesso di mezza Europa o se Saddam Hussein rivelasse improvvisamente che Dio ha scelto gli iracheni affinche' ereditino gli Stati Uniti!

A parte le questioni della legalita' internazionale, e' molto difficile dimostrare che gli ebrei europei, quelli che sono emigrati in Palestina, erano effettivamente discendenti di Abramo. Anche i maggiori genetisti del mondo si sentirebbero sfidati da tale asserzione e troverebbero arduo tracciare una connessione tra l'attuale popolazione ed un padre putativo vissuto migliaia di anni fa. Cosa accadrebbe se non vi fossero connessioni o vi fosse una connessione piu' forte tra Abramo e gli arabi?

Connessione storica?

Sionisti piu' secolari sostengono che le loro pretese abbiano senso poiche' gli ebrei hanno connessioni storiche con la Palestina. E' necessario sottolineare qui che tali connessioni terminarono 2000 anni fa, quando la stragrande maggioranza degli ebrei si disperse nel mondo mediterraneo ed occidentale? Ed e' necessario sottolineare il fatto che, anche durante i pochi secoli in cui abitarono in Palestina, gli ebrei non furono mai, in nessun periodo della storia, gli abitanti esclusivi di essa? Questi, pero', sono problemi minori. Il problema reale e' che le pretese di connessioni storiche, antichissime in questo caso, non possono essere usate per rivendicazioni territoriali di oggi. Se questo principio fosse universalmente valido, bisognerebbe cominciare a svuotare gli Stati Uniti, in cui i pellerossa sono vissuti in maniera esclusiva fino al 1600, a ritagliare la parte dell'Italia meridionale in cui vi era la Magna Grecia e consegnarla pari pari ai loro discendenti, a consegnare Roma ai turchi, discendenti dei Troiani, e a cominciare a considerare che le vostre case ed il vostro diritto sul territorio in cui siete nati possa essere messo in discussione da chi poteva abitarci 2000-3000 anni fa. Sembra folle? E' assolutamente cio' che e' accaduto in Palestina.

Un popolo distinto?

Gli ebrei sono un popolo "distinto" e, dunque, devono avere un proprio stato. In questo caso non importa dove: Argentina, Uganda o Palestina.
Questa pretesa e' oggettivamente difficile da sostenere. Gli ebrei potevano essere un popolo distinto duemila anni fa, quando abitavano un singolo territorio, professavano la stessa fede, parlavano la stessa lingua e condividevano le stesse tradizioni. Dal momento della loro particolarissima dispersione, essi si sono frazionati in distinte e diverse comunita' legate ai paesi ospiti da matrimoni e condivisioni materiali. Nuove comunita' si sono formate attraverso le conversioni. Nei millenni, le comunita' ebraiche si sono distanziate le une dalle altre etnicamente, culturalmente ed anche in termini di vita religiosa. Cosa hanno in comune un ebreo newyorkese ed un ebreo etiope che li possa far definire come "popolo distinto"?

L'altra grossa difficolta' che incontra questa tesi giace nella seconda parte della pretesa, in cui si afferma che tutti i popoli "distinti" hanno diritto ad avere un proprio stato. Cio' e' universalmente scorretto. Vi sono probabilmente centinaia, se non migliaia, di "popoli distinti" al mondo, che hanno culture, religioni, retaggi "distinti" dalle maggioranze tra cui vivono. Non di rado, sono essi stessi maggioranza nelle aree in cui vivono: basti pensare al crogiolo di popoli dell'India. Nel caso ebraico, dal momento che essi non costituivano maggioranza in alcuno dei paesi in cui viveno, potevano stabilire un loro stato solo conquistando il territorio di un altro popolo e/o espellendolo. Cosi' e' stato costituito lo stato d'Israele in Palestina, in cui, con la copertura del Mandato Britannico, fu espulsa la stragrande maggioranza degli abitanti autoctoni.

Molti stati arabi?

Gli arabi hanno gia' molti stati. Se non fossero stati motivati dall'anti-semitismo, non si sarebbero opposti alla creazione di uno stato ebraico ed avrebbero accolto i palestinesi resi profughi dalla creazione di Israele.

Questo e' un argomento razzista. Esso sostiene che il bisogno da parte ebraica di uno stato ha precedenza morale sul diritto naturale di un popolo al possesso della sua terra ancestrale, delle sue citta' e villaggi. Da' la colpa agli arabi di non aver mostrato sufficiente deferenza verso il desiderio ebraico ad un proprio stato, uno stato che avrebbe potuto costituirsi solo sulla pelle del popolo palestinese.
Anche gli europei hanno molti stati - anche piu' degli arabi, in realta' -, ma sarebbe accettabile per un singolo stato europeo donare il suo territorio ad un popolo senza stato, diciamo i curdi, e riparare altrove?

Attaccato nel 1948?

Per poter descrivere Israele come la vittima, la narrativa sionista sostiene che gli eserciti di Siria, Egitto e Giordania attaccarono Israele il giorno dopo la sua creazione, il 14 maggio 1948.

Non consideriamo la realta' di quella guerra, e cioe' il fatto che poche truppe arabe, malequipaggiate e mal guidate, combatterono solo nella parte della Palestina che il piano di partizione aveva assegnato agli abitanti autoctoni, senza mai spingersi al di la' di quella linea verde (dimostrando, gia' alllora, di rispettare la partizione); il fatto che tali ordini furono dati da capi arabi gia' segretamente accordatisi con sionisti e britannici; che la superiorita' militare israeliana era gia' nettissima, grazie ai rifornimenti continui di armi dalla Turchia e dalla Russia.

Consideriamo solo la narrativa sionista, dimenticandoci del resto: gli arabi attaccavano uno stato con diritti morali, legali e storici con la Palestina, o si difendevano semplicemente da un'occupazione aliena supportata da due superpotenze quali la Gran Bretagna e gli USA?
L'aggressione sionista contro la Palestina comincio' ben prima del 1948. Nel Primo Congresso Sionista del 1897, a Basilea, i sionisti dichiararono apertamente i loro obiettivi, primo tra tutti quello di "creare uno stato in Palestina assicurato dalla pubblica legge". Per "pubblica legge" si intendeva il consenso ed il supporto britannico, la potenza imperialista leader dell'epoca. Nello stesso anno, Theodor Herzl scrisse: "A Basilea ho fondato lo stato ebraico". Nel 1917, esattamente vent'anni dopo, i britannici diedero al sionismo il supporto imperialistico necessario all'impresa ed occuparono la Palestina, che venne vergognosamente aperta alla colonizzazione ed alla creazione di infrastrutture militari, civili e di sicurezza che, piu' tardi, si sarebbero trasformati nello stato d'Israele. L'invasione sionista era appena cominciata, senza che nessun paese arabo muovesse un solo dito.

Per restare solo al 1948, i massacri e la pulizia etnica dei palestinesi cominciarono gia' alla fine dell'anno precedente, e si intensificarono tra il febbraio e l'aprile di quell'anno, ben prima che gli stati arabi entrassero formalmente in guerra. Di auto-difesa.

La sola democrazia?

La propaganda sionista ha ripetuto fino alla nausea che Israele e' la sola democrazia del Medioriente. Cio' avviene ogni volta in cui qualche discussione scivola sulle gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate in Palestina.

Questa propaganda ha molti scopi utili. Il suo obiettivo e' quello di ricordare al pubblico occidentale le sue affinita' con Israele. "Democrazia" e' una parola chiave in Occidente. Dichiarandosi democratico, Israele si propone come paese occidentale, uno di noi, che condivide la nostra visione della vita. Se e' una democrazia, non puo' fare nulla di sbagliato. Come democrazia, rappresenta una civilta' piu' evoluta. Eroicamente, si propone come il baluardo di tale valore nel mezzo di brutali dittature arabe.
Il fatto che tutto possa essere solo, appunto, una propaganda, non sfiora la mente dei disattenti pubblici esteri. Tralasciando il come ed il perche' della sua creazione, il fatto stesso di considerarsi stato "etnico" e' una violazione della democrazia, laddove stato etnico significa accordare privilegi speciali ai cittadini di "prima classe" e considerare cittadini di "seconda (o terza) classe altri gruppi etnici o religiosi. Proprio per questo motivo, Israele non ha una costituzione, dal momento che una costituzione scritta non ammetterebbe discriminazioni e violazioni gravi contro le minoranze quali quelle che avvengono, con la complicita' della legge, in Israele.

Israele e' uno stato aggressivo ed espansionista: e' l'unico stato i cui confini ufficiali non sono mai stati dichiarati, che attualmente occupa i territori di due stati sovrani, che occupa la restante parte della Palestina non ancora ufficialmente annessa, imponendo oppressione brutale, violazioni sistematiche e gravi dei diritti umani, legge marziale da piu' di 35 anni.
Lo stato d' Israele pratica, nei territori palestinesi occupati nel 1967, in cui tre milioni di cittadini non hanno diritti politici, civili ed umani, e sottoposti alla piu' letale forma di colonizzazione mai verificatasi in tempi moderni, la piu' brutale forma di apartheid e di pulizia etnica, quella che fa tracciare sempre piu' stretti collegamenti tra stato sionista e Sudafrica dell'apartheid.

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