LE
CONDOGLIANZE
Quando
una persona moriva, la vita nei villaggi si fermava.
Uomini e donne ricevevano le condoglianze in stanze
diverse della casa. Agli uomini si serviva caffe' nero,
mentre le donne si lamentavano ed intonavano canti
tradizionali in memoria del defunto. Durante il periodo
del lutto stretto, che durava normalmente tre giorni, il
cibo veniva offerto dai parenti, gli amici ed i vicini di
casa della persona deceduta, ma tutti gli abitanti del
villaggio erano tenuti a partecipare al lutto, portando
in dono ai familiari del morto riso e caffe'. Questi
ultimi di solito indossavano abiti bianchi, il colore
tradizionale del lutto e, per tutta la durata del periodo,
evitavano di cucinare cibi "delle feste", come
torte, biscotti e il kobbe, un piatto augurale a base di
carne e grano.
IL
FIDANZAMENTO
Nei
tempi passati, il fidanzamento veniva di solito "combinato"
dalle famiglie, anche se era comunque necessario il
consenso dei due giovani coinvolti. Le iniziali richieste
di fidanzamento avvenivano, di norma, tra le donne delle
famiglie. Solo se le donne trovavano un'intesa, entravano
in campo gli uomini. Di solito il padre e gli zii del
ragazzo chiedevano ufficialmente la mano della giovane
ambita e, se la richiesta era accettata, si concordava l'ammontare
della dote (dono nuziale in oro che lo sposo era tenuto a
versare alla sposa) e, dinanzi ad almeno due testimoni,
la lettura del primo capitolo del Corano sanciva l'avvenuto
fidanzamento.
IL
MATRIMONIO
Nei
matrimoni, la sposa e le donne della sua famiglia
indossavano i thobe, bellissimi abiti tradizionali
ricamati a mano secondo l'antica arte del punto a croce
palestinese. L'abito della sposa veniva immerso in acqua
profumata, le sue mani ed i suoi piedi decorati con henna.
Le celebrazioni del matrimonio duravano di norma un'intera
settimana, durante la quale tutti, conoscenti, amici,
concittadini e parenti, partecipavano alle feste in onore
degli sposi. Amici e vicini di casa offrivano in dono
sacchi di riso, agnello e caffe', mentre i parenti
donavano oro, denaro e pezzi di mobilio alla nuova coppia.
Le
canzoni matrimoniali, tradizionalmente, contenevano una
nota di tristezza, come quella cantata dalle giovani
spose che lasciavano le proprie madri per una nuova casa:
"Mamma mamma, conserva il mio cuscino per quando
tornero'
Mamma, mamma, non piangero' baciando i miei fratelli e le
mie sorelle
Mamma, mamma, conserva il mio fazzoletto per me
Per quando andro' a salutare tutti i miei amici".
La
notte delle nozze, lo sposo e la sposa, a cavallo,
facevano un giro augurale per il villaggio, fino a
raggiungere la piazza principale, dove i ragazzi
cominciavano a ballare il debki. I giovani formavano due
file opposte, mentre le ragazze danzavano al centro delle
file. Era d'obbligo che la madre e le sorelle dello sposo
danzassero il debke.
Infine, veniva preparato uno speciale piatto per gli
sposi: agnello ripieno di riso e noci, di solito offerto
dalle nonne o, comunque, dai membri anziani della
famiglia. La mattina successiva, la colazione per gli
sposi veniva preparata dalle madri e consumata insieme ai
quattro genitori.
|