LETTERA APERTA AL MONDO
| Israele sta assassinando i nativi di Palestina per rubarne la terra: un genocidio silenzioso, simile a quello dei pellerossa d'America |
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Non sono solito scrivere lettere, ma so che il prerequisito nello scrivere una lettera e' avere un destinatario, o due, o molti. Cosi', mentre so esattamente cosa voglio dire, non so a chi indirizzare la mia lettera, poiche' tutti coloro a cui si sono indirizzate le mie proteste, nel tempo, mi hanno deluso. Quindi, ho deciso di scrivere al mondo, a tutto il mondo. Gli anni passano, e, in ogni giorno di ogni anno, il mio popolo soffre. So che il termine "soffrire" viene usato cosi' spesso da non provocare piu' alcun tipo di compassione. Ma soffrire di mal di testa e' ben diverso che soffrire di morti, torture e disperazione. |
Da piu' di 50 anni il mio popolo affronta un'angoscia mai rivelata a pieno e senza alcuna colpa, solo per permettere che si realizzi la profezia di un'altra nazione, solo per far in modo che si avveri la promessa di una superpotenza.
La terra e' stata strappata al mio popolo con la minaccia delle armi. Mio nonno, un contadino fiducioso la cui gentilezza era proverbiale tra gli abitanti del suo villaggio, fu costretto a prendere la sua famiglia e ad andare via. Il vecchio mulo di famiglia non resse al lungo viaggio e cosi' mio nonno porto' via i suoi figli a spalla, accompagnato da sua moglie, verso un luogo che, in seguito, sarebbe diventato un campo profughi.
Li', in quel campo profughi, mio nonno visse e mori', sua moglie visse e mori', mia madre visse e mori'. In quel luogo tanti miei amici sono stati uccisi, in modi che nessuno puo' immaginare. Alcuni erano ragazzi, altri adulti, e mi piacerebbe poter dire che coloro che sono morti nella mia terra "riposano in pace". Non e' cosi'. Non solo perche' i soldati israeliani cercano sempre (per chissa' quale ragione) di rubare i cadaveri di coloro che hanno ucciso e di portarli in Israele, ma anche perche' se i vivi non hanno pace, figurarsi i morti!
Il mio popolo e' traumatizzato ed oppresso. Persino i modi di dire si sono adattati alla sua tristezza in qualche modo. Ad esempio, quando il mio popolo ride, subito la risata si trasforma in un'implorazione: "Possa Dio essere misericordioso in quello che accadra' poi".
Nel mio campo, se vediamo un bambino correre, pensiamo subito che e' inseguito dai soldati. Ricordo, con un sorriso, che un giorno ero in ritardo per la scuola e cosi' cominciai a correre, temendo l'ira dell'insegnante. Con mia grande sorpresa, trovai centinaia di ragazzi che correvano insieme a me. Pensavano che i soldati ed i coloni stessero assaltando il campo e cosi' si unirono alla mia corsa. Nella mia infantile ignoranza, credevo fossero tutti in ritardo.
| Con questi ricordi, nel piu' povero angolo della terra, siamo cresciuti e, da bambini, ci siamo trasformati in uomini e donne forti, e siamo divenuti una nazione orgogliosa. E restiamo orgogliosi nonostante tutto. Essi assediano i nostri campi e uccidono i nostri bambini, e noi restiamo orgogliosi; insultano i nostri vecchi, umiliano le nostre madri e le nostre sorelle, e noi restiamo orgogliosi; imprigionano i nostri giovani, privano i feriti di cure lasciandoli sanguinare a morte nelle strade, chiudono le nostre scuole, massacrano i nostri profughi, ci esiliano, praticano tutte le forme di razzismo contro di noi, e noi restiamo orgogliosi. | ![]() |
Il nostro orgoglio e' tutto cio' che ci resta. Siamo palestinesi e l'orgoglio e' tutto cio' che ci resta.
L'eroismo della nostra lotta ha raggiunto ogni angolo del mondo, da nord a sud, eppure nulla e' stato fatto per darci giustizia. In Sudafrica coloro che combattevano l'apartheid si identificavano con noi e noi con loro. Abbiamo insegnato a molte nazioni oppresse come resistere all'oppressione. Il nostro copricapo tradizionale, simbolo di liberta', e' indossato da giovani uomini e donne in Europa, Nord-America ed in tutto il mondo, la nostra resistenza e' sempre riuscita a fare breccia nei cuori sinceri della gente del globo. Ma nulla e' stato fatto per mettere fine alle nostre sofferenze.
Abbiamo portato il nostro caso alle Nazioni Unite e la giustezza della nostra causa e' riuscita a prevalere sulle pressioni delle superpotenze; eppure, mentre tanti riconoscono il nostro diritto alla liberta', alla giustizia, ai diritti umani, all'indipendenza, alla protezione, al ritorno, gli Stati Uniti bloccano tutti i tentativi di applicare la legge internazionale, difendendo Israele come hanno sempre fatto, per decenni.
Abbiamo portato il nostro caso davanti a tutti i paesi del mondo. Abbiamo ottenuto supporto morale illimitato, ma le pressioni politiche, l'equilibrio delle potenze, ed una lunga lista di scuse, hanno finito per non accordarci mai alcun supporto tangibile.
Abbiamo portato il nostro caso nelle strade, lo abbiamo fatto per anni, mostrando la nostra rabbia, le immagini dei nostri martiri e giurando di continuare la nostra resistenza per la liberta', per il ritorno alle nostre case, per ottenere la pace giusta che meritiamo e per vivere in dignita', come popolo orgoglioso che siamo e che saremo sempre.
Ed ora portiamo il nostro caso di fronte a voi, chiunque voi siate, purche' siate esseri umani con una coscienza ed un cuore. I governi mondiali hanno fallito nell'applicare quei principi di giustizia e di legalita' che essi stessi hanno creato. Ma, come popolo fiducioso, noi palestinesi abbiamo ancora fede nei popoli di questa terra.
Vi chiediamo di prendere una posizione; e' una responsabilita' morale che non dovete piu' aver paura di affrontare; i palestinesi hanno vinto la loro paura da tempo, quando hanno osato affrontare a petto nudo e fionde il quarto esercito piu' potente al mondo, le cui capacita' nucleari sono in grado di distruggere mezzo mondo in un battito di ciglia.
E' tempo che anche il mondo vinca la sua paura ed affronti la sua umanita': il mio popolo l'ha fatto, e vi chiede di sostenerlo.

di Ramzy Barud
traduzione a cura di www.arabcomint.com