Letteratura Araba Femminile

 

 

Il contributo della donna alla vita spirituale e letteraria della nazione araba fu notevole in epoca preislamica e nei primi secoli dell'era musulmana. Nella pleiade di poetesse della Jahiliyya, l'epoca pagana dell'Ignoranza, spicca l'opera di Al-Khansa' , soprannome di Tumadir dei Banu Sulaim. La poetessa visse tra la fine del sesto e gli inizi del settimo secolo, vide il tramonto dell'eta' eroica, e il sorgere e l'affermarsi dell'Islam, cui diede i suoi figli e se' stessa, restando comunque tenacemente attaccata al mondo e alle tradizioni della sua giovinezza. Dotata di un genio lirico non comune, che ben si espresse negli schemi tradizionali e stilizzati della poesia araba e delle elegie della Jahiliyya, al-Khansa' fu spinta verso la letteratura dalla morte prematura dei suoi due fratelli, al ricordo dei quali dedico' il suo spirito sensibile ed appassionato. Nella celebre fiera panarabica di Ukaz, in cui I poeti si sfidavano a colpi di poesie, al-Khansa' venne in gara di dolore con un'altra poetessa, anch'essa piangente I suoi cari periti in battaglia, e dalla sua anima sgorgo' un commosso ritratto dei fratelli, entrambi personificazioni eroiche delle tradizionali virtu'beduine: prodigalita' verso gli ospiti, sprezzo del pericolo, austerita':

 

      Chi ha sentito o veduto i miei fratelli, pari a due rami?

        Due prodi senza macchia, la cui protezione mai venne meno.

        Erano due lance di Khatt, il cui fulgore abbagliava la volta celeste…

        Governarono senza violenza, liberalmente, col profluvio della loro

        generosita'.

 

 

Attorno ad al-Khansa' si formo' una vera e propria schiera di poetesse pagane, che condividevano lo stesso mondo intimo e lo stesso stile elegiaco della capostipite, tipici della poesia pre-islamica.

In epoca islamica, il nome piu' luminoso fu quello di Rabiya al -Adawiyya , ardente mistica dell'ottavo secolo, che non a torto e' stata definita la "Santa Teresa d'Avila dell'Islam", per quello che concerne la letteratura d'ispirazione religiosa. Durante I periodi storici dei dotti califfati d'Oriente e di Spagna vi fu una vera e propria fioritura artistica femminile, con musiciste, cantatrici, erudite e, ovviamente, poetesse, tra I cui nomi spicca quello di Safiyyah , araba di Spagna. Nella preziosa lirica Andalusa di questa poetessa riecheggiavano i temi ed i motivi che avevano ispirato la poesia irachena ed iranica del X secolo. Grande fama ottennero in vita la principessa-poetessa Wallada , una George Sand dell'anno mille, nota anche per la sua tempestosa storia d'amore con Ibn Zaidun, il maggiore dei neoclassici andalusi, e la granadina Hafsa , morta nel 1191, che, nell'idillio col poeta Abu Jafar ibn Said, rinnovo' la poetica avventura della poetessa Wallada.

Il secolo XIII segno' per l'arabismo e l'Islam un periodo di crisi profonda. Dal cuore dell'Asia irruppero le devastatrici orde mongole, che diedero forti colpi ai limiti orientali dell'Impero, nell'area siro-palestinese comincio'ad affacciarsi lo spettro delle Crociate, e ad occidente, la Riconquista spagnola inflisse duri colpi all'Islam andaluso. In questa drammatica situazione l'arabismo, come forza politica e culturale creatrice, si ripiego' su se' stesso. Dal tardo Duecento al primo Ottocento, il mondo arabo si chiuse, trasformando la letteratura e la poesia in semplici esercizi accademici ed accontentandosi di riordinare e riepilogare il suo patrimonio culturale.

La letteratura femminile segui' le stesse sorti di quella maschile, e visse il suo lungo periodo di decadenza e di chiusura.

Col risorgimento politico, economico ed intellettuale del mondo arabo, avviatosi a fine Ottocento, per diversi e complessi fattori di ordine storico-sociale, anche la donna si riaffaccia alla vita culturale, spezzata da un lungo momento di sterilita' e decadenza. Nella seconda meta' dell'Ottocento si ricordano i nomi di due letterate, scrittrici e poetesse arabe, Warda al-Yazigi (1838-1924) cristiana di origine siriana, e Aisha Taimurriyya (1840-1902), musulmana d'Egitto. In particolare, la siriana fu prevalentemente poetessa, mentre l'egiziana fu anche novellista e saggista. Sia l'una che l'altra scrittrice appartenevano a famiglie insigni per il culto del patrimonio intellettuale, linguistico e storico dell'arabismo, e nella loro opera esse si avvalsero delle piu' pure tradizioni plurinazionali arabo-islamiche, arrivando a scrivere anche in turco ed iraniano, in particolare la Taimurriyya.

Durante i primi decenni del Novecento, in Egitto e Siria si formo' un piccolo esercito di scrittrici e letterate che fecero della penna l'arma di battaglia per le loro rivendicazioni di carattere sociale e politico-nazionalistico. Tra queste, ricordiamo Bahithat al-Badiya, Ibnat al-Shati, Huda al-Sharawi , egiziane, e Selma Saigh , siriana.

Nell'area palestino-libanese, ricordiamo invece la cristiana Maryam Ziyade , piu' nota con lo pseudonimo di Mavy . Nata nel 1895 a Nazareth, da una distinta e colta famiglia palestinese-maronita, crebbe e si formo' al Cairo, in Egitto, dove suo padre dirigeva un giornale. La sua attivita' inizio'come giornalista, moralista, critica letteraria ed interprete, salutatrice e presentatrice al pubblico arabo della giovane letteratura neoaraba ed europea. Ma Mavy fu anche e soprattutto poetessa, che canto' in versi liberi il mondo della sua infanzia e i paesaggi palestino-libanesi, unendo in un incanto suggestivo il moderno lirismo e l'antichissima poesia araba. Mavy fu un prodigio di muliebre genialita', una gloria dell'arabismo, salutata da Rabindranath Tagore come "uccello cantante al mattino tra I rami".

La poesia e la letteratura araba della seconda meta' del Novecento, anche quella femminile, e' in massima parte occupata dal sentimento nazionalistico, particolarmente in riferimento alla resistenza palestinese contro la colonizzazione israeliana, avvenimento questo che suscita una profonda emozione e partecipazione nel mondo arabo. Il contributo alla poesia della resistenza da parte femminile e' notevole e la rappresentante piu' significativa e' stata senza dubbio la poetessa palestinese Fadwa Toqan. L'opera di questa feconda scrittrice e' tutta occupata dall'amore per la patria contesa e dal sentimento di frustrazione per l'orgoglio arabo umiliato. Nata come poetessa classica, la Toqan modifica e arricchisce i metri quantitativi formali in combinazioni strofiche via via piu' libere, fino ad approdare allo shir-al-hurr, la forma libera della giovane poesia irachena. Nella letteratura, ricordiamo ancora l'egiziana Suhair Qalamawi , appartenente alla schiera di letterate e saggiste nate sulla scia di Aisha al-Sharawi e la libanese Leila Baalbaki, la Sagan d'Oriente.

 

 

 

 

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