Senatore Lieberman: la sua pace e' la nostra morte

 

Parole in liberta' di un senatore filo-israeliano in corsa per la Presidenza USA: sara' lui il successore dell'attuale "Nincompoop" alla guida degli Stati Uniti, dipinto in un esilarante articolo di Israel Shamir?
Il senatore USA e probabile candidato alla presidenza Joseph LIeberman e' in visita in Medioriente. Con ogni probabilita' la sua visita sara' definita un successo. E perche' non dovrebbe?

Lieberman ha gia' fatto visita ad Ariel Sharon ed ai leaders israeliani. Ha gia' giurato di stare dalla parte di Israele nella sua "lotta al terrorismo" e nel suo diritto all' "auto-difesa". E' riuscito ad ignorare completamente il leader eletto del popolo palestinese, Yasser Arafat, preferendo incontrare l'ex-"negoziatore" Saeb Erekat. Quando gli e' stato chiesto di chi fosse la colpa dei due anni di sangue appena trascorsi, ha candidamente risposto che "la colpa e' dei terroristi". Il popolo palestinese, naturalmente.

Ma, ancora una volta, la visita e' un "completo successo", se si considera la realta' della politica americana in Medioriente, la quale finge che non esistano cose chiamate "letale occupazione militare", "insediamenti illegali", "territori occupati". Per essere precisi, a questo proposito, secondo Donald Rumsfeld, essi sono "i cosiddetti territori occupati".

Ho seguito le notizie della visita di Lieberman in Medioriente, sebbene non mi aspettassi nulla di nuovo, nessuna sorpresa, almeno fino a quando non ha visitato l'Arabia Saudita, visita principalmente destinata a costruire alleanze di guerra contro l'Iraq.
In un'intervista al quotidiano saudita in lingua inglese, Arab News, del 26 dicembre, Lieberman ha menzionato qualcosa di interessante. Nonostante conoscessi perfettamente il politico Lieberman e la sua assoluta dedizione ad Israele ed agli interessi di quest'ultimo, non ho potuto fare a meno di meravigliarmi di fronte ad un commento da lui fatto mentre comparava, o, meglio, rifiutava di comparare, l'Iraq ad Israele. "Ma Israele non e' un pericolo per la sua gente e per i suoi vicini come, invece, e' l'Iraq di Saddam. Ovviamente, da un punto di vista americano, noi sentiamo che, nel corso degli anni, l'ONU non si e' comportata bene con Israele", ha detto Lieberman ad uno stupefatto cronista di Arab News.

Considerando la retorica filo-israeliana che sempre udiamo dai politici americani, specie quelli che sono in corsa per elezioni di qualunque genere, mi sono chiesto: cosa c'e' di tanto diverso tra le affermazioni di Lieberman e quelle fatte da altri politici americani al top?
Prima cosa: l'affermazione di Lieberman, sebbene breve, e' riuscita a condensare un incredibile numero di inaccuratezze. E' davvero impressionante il fegato che ci vuole per fare una affermazione simile. Ma, cio' che piu' conta, la dichiarazione di Lieberman sembra essere piu' vicina alle posizioni ufficiali israeliane ed a quelle delle lobbies filo-israeliane degli USA, che a quelle della stessa amministrazione americana.

Non c'e' bisogno di dire che l'affermazione di Lieberman e' falsa. Anche se e' George Bush ad essere preso in giro dalle satire notturne per il fatto di non conoscere molto sulla storia e la politica mondiale, l'affermazione di Lieberman, se genuina, suggerisce che il probabile candidato alla presidenza e' ancora meno informato. E' vero, l'Iraq ha invaso il Kuwait ed ha combattuto un'amara guerra contro l'Iran, ma e' Israele ad essere, di gran lunga, il paese piu' ostile verso i suoi vicini che qualsiasi altra nazione del Medioriente. Israele ha attaccato l'Egitto diverse volte, ha scatenato un'aggressione letale contro il Libano, ha attaccato sistematicamente i palestinesi, ha invaso parti di numerosi stati arabi, ha bombardato la Tunisia e l'Iraq ed occupa attualmente la Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme est, le fattorie di Sheba'a, le alture del Golan. Diversamente dalle invasioni compiute dall'Iraq, quelle israeliane hanno vita lunga.

Dopo l'invasione del Kuwait nel 1990, le Nazioni Unite (grazie ai rapidi sforzi degli USA) hanno emanato una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che imponeva all'Iraq di ritirarsi, o di essere pronta a fronteggiare una guerra. Prima ancora che la dilpomazia avesse giocato tutte le sue carte, gli USA riuscirono a formare una coalizione internazionale col compito di "bombardare l'Iraq fino a farlo recedere all'eta' della pietra". L'Iraq non e' ancora uscito dalla maledizione dell'eta' della pietra, come aveva promesso George Bush senior, poiche' le sanzioni letali non solo hanno devastato l'economia del paese, ma hanno sacrificato un'intera generazione, che e' morta a causa di mancanza di cibo, medicinali , acqua potabile, o avvelenata dall'uranio impoverito. Nonostante cio', gli USA sono riusciti a far approvare una risoluzione ONU che minaccia l'Iraq di "serie conseguenze" da fronteggiare se verra' intralciato il "lavoro" degli ispettori, non importa quanto umilianti possano essere le loro richieste. E gli USA sono gia' pronti a gridare "foul" anche prima che l'Iraq intralci alcunche'.

Ma Lieberman, un uomo che ben presto di presentera' al pubblico americano come "uomo di verita' ed integrita' ", afferma che le Nazioni Unite "sono state dure con Israele". Se l'onorevole senatore si riferisce al numero di risoluzioni dell'Assemblea Generale o del Consiglio di Sicurezza passate dalla creazione dello stato d'Israele nel 1948, che condannavano le atrocita' commesse contro i palestinesi e contro gli arabi, o chiedevano ad Israele di rispettare la legge internazionale, beh, devo ammetterlo: le Nazioni Unite hanno perso un bel po' di tempo e sciupato una grande quantita' di inchiostro nel farlo.

Non posso fare a meno di chiedermi che razza di protesta sia quella di Lieberman, visto che Israele, che ha violato piu' risoluzioni ONU di qualsiasi altro paese al mondo (68 risoluzioni, per essere esatti), e' il paese meno punito per essersi rifiutato di obbedire alla legge internazionale. Mentre impone sanzioni qui e sferra guerre li', l'America, un paese che si vanta di stare dalla parte della liberta', della giustizia e della democrazia, ha avvelenato i suoi legami con il Medioriente ed ha severamente pregiudicato gli stessi suoi interessi a favore delle trasgressioni di Israele, per difenderne i massacri incolpando le vittime e bloccando ripetutamente i tentativi di inviare osservatori internazionali disarmati che forniscano il minimo di protezione ai palestinesi abbattuti da un'occupazione letale.

Ma, del resto, cosa potevamo aspettarci da questo senatore filo-israeliano, di origine ebraica? Il 2 maggio 2002, mentre i corpi di decine e decine di palestinesi uccisi dall'esercito israeliano in Cisgiordania si decomponevano nelle strade di Jenin, Nablus e Ramallah, Lieberman corse al Senato e riusci' a far approvare una risoluzione di cui era co-autore (S.Res. 247). L'urgente risoluzione non chiedeva certo ad Israele di lasciar passare la Croce Rossa affinche' questa potesse raccogliere i corpi in decomposizione, o di far arrivare a Jenin e Nablus i rifornimenti d'acqua. No: essa equiparava la lotta USA contro il terrorismo ai criminali eccidi di Israele nei centri palestinesi densamente abitati. La risoluzione passo' in fretta, mentre la lotta di Lieberman per Israele e' ancora al picco. Egli continua a biasimare la vittima, a lottare per la "sicurezza" degli occupanti, vuole attaccare l'Iraq ed incolpa le Nazioni Unite di essere troppo dure con Israele.

Certo, le azioni di Lieberman non sono una sorpresa. Sono in stretto accordo alla sua filosofia politica. Dopotutto, non e' una coincidenza il fatto che egli sia stato il principale beneficiario delle contribuzioni della PAC filo-israeliana durante il ciclo elettorale del 2000. Spero solo, comunque, che Lieberman non abbia detto ai giornalisti in Israele che la sua visita mirava a riesumare il processo di pace tra Israele e la leadership palestinese. Certi errori non sono ammessi in Israele. Dunque, Lieberman ha difeso Israele, ha incolpato i palestinesi ed ha incitato alla guerra contro l'Iraq. Difficilmente si puo' asserire che questa sia l'agenda di un uomo di pace ma altrettanto difficilmente si puo' negare che, secondo gli attuali standards della politica americana, il tour mediorientale del senatore sia stato un "grande successo". Davvero.

 

www.arabcomint.com