DIETRO LA LINEA VERDE
dentro la Palestina del 1948
di Isabelle Humphries
Da "Islam-OnLine.net"

 

Gli elicotteri israeliani facevano larghi cerchi nell'aria, mentre i soldati circondavano il villaggio sottostante. I residenti guardavano impotenti i bulldozers avvicinarsi a 14 case palestinesi, residenza di 125 persone. La settimana successiva, nel nord, agenti israeliani effettuarono un raid e confiscarono le proprieta' di tre uffici di un'organizzazione islamica di solidarieta'. Non fate errori: non si tratta di episodi tratti dalla brutale occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza, ma dall'altro lato della linea, nella terra che fu dichiarata "Israele" nel 1948.

La comunita' internazionale ha sempre considerato la situazione dei palestinesi residenti in Israele come un "affare interno". Definiti "arabi israeliani", un mezzo come un altro per estirpare loro l'identita' nazionale, il milione di palestinesi, che rappresenta il 20% della popolazione israeliana, e' escluso dall'agenda internazionale.
Tra la stessa comunita' araba mondiale, sia musulmani che cristiani, vi e' poca consapevolezza di chi siano i "palestinesi del '48". Alcuni sono all'oscuro del fatto che vi siano cristiani e musulmani in una terra che Israele si ostina a definire "stato ebraico", mentre altri ritengono che ogni palestinese che viva all'interno delle frontiere israeliane sia un traditore che ha rinunciato alla sua identita' palestinese ed araba.

Sbagliato. Il milione di palestinesi che oggi vive all'interno di Israele sono quei palestinesi, ed i loro discendenti, che riuscirono a rimanere all'interno della loro terra, dichiarata "stato ebraico" nel 1948. Da un giorno all'altro questa comunita' si trovo' ad essere trasformata da maggioranza in minoranza in uno stato razzialmente definito. Dopo la forzata espulsione di oltre 700.000 palestinesi dalle loro terre, Israele ritenne che la "minoranza" che, per qualche oscura ragione, essendo stati i loro villaggi tenuti fuori del raggio d'azione dei sionisti, era rimasta, potesse essere esclusa dal sistema attraverso mezzi legali o attraverso una pulizia etnica graduale.

Dal 1948 al 1966 la comunita' fu tenuta sotto legge militare, qualcosa di simile al coprifuoco che sta strangolando la Cisgiordania e Gaza oggi. Nessuno poteva lasciare la sua citta' senza un permesso da parte delle autorita' militari. Il timore dei massacri, come quello di Kufr Kassem, del 1956 (50 contadini del villaggio, ignorando ci fosse il coprifuoco, tornarono dai campi. Furono fatti allineare e sparati alla nuca), permise ad Israele di assoggettare la popolazione palestinese.

Oggi, i palestinesi del 1948 non sono piu' soggetti alla legge militare, ma la loro subordinazione viene portata avanti con mezzi piu' sottili. Una consistente minoranza di essi viene definita, dal governo israeliano "Assenti presenti": quelli cioe' che vivono all'interno della Palestina del 1948 ma che, al tempo stesso sono considerati profughi dalle loro citta' originarie. Alcuni di essi vivono a soli due kilometri di distanza dai loro villaggi, tuttavia non viene loro consentito il ritorno. "Se la comunita' internazionale non riconoscera' i diritti sia dei palestinesi dell'interno, che di quelli della diaspora, non ci sara' mai una giusta ricomposizione del conflitto", dice un profugo 29enne di Saffouri. Molti dei profughi di Saffouri non finiti nello squallore di un campo profughi libanese vivono oggi nei dintorni di Nazareth. Con l'auto, adesso, possono andare a vedere i resti del villaggio distrutto nel 1948 dai sionisti, al cui posto oggi sorge l'ebraico Zippori. I profughi di Saffouri con molta difficolta' ottengono il permesso di visitare le tombe dei loro antenati, nei resti del villaggio, mentre un nuovo immigrato israeliano, da qualunque parte del mondo provenga, puo' trasferirsi a Saffouri in un attimo.

La confisca delle terre e la demolizione delle case non sono terminate nel 1948, ma continuano ancora oggi. Interi villaggi palestinesi vengono evacuati e gli abitanti sono costretti a rifugiarsi in affollate township. Il governo israeliano giustifica tali azioni dichiarando che si tratta di "villaggi illegali", nonostante il fatto che essi esistevano molto prima della costituzione dello stato d'Israele

In Galilea e' in atto un grande progetto di pulizia etnica, definita da Israele "giudaizzazione della Galilea", un'area densamente abitata da palestinesi, in cui la confisca delle terre migliori e' compito semplice per i comandi militari.
Nell'ottobre del 2000, proprio su una collina della Galilea, confiscata e "donata" ad un nuovo insediamento ebraico, la polizia di frontiera israeliana sistemo' una postazione di cecchini con visuale perfetta sulle dimostrazioni di solidarieta' dei palestinesi di Israele con l'intifada dei loro fratelli dei Territori occupati. 13 cittadini palestinesi di Israele furono brutalmente assassinati dalla polizia. Questo fu il piu' grave fatto di sangue perpetrato da Israele contro i suoi stessi cittadini dal giorno della Terra del 1976, quando Israele uccise sei palestinesi che manifestavano contro la confisca delle loro terre. I 13 martiri della comunita' palestinese all'interno della Linea verde sono serviti a rinforzare la coscienza politica e l'identita' palestinese di una nuova generazione.

Discriminati in tutte le sfere, dai benefici familiari alle leggi sull'impiego, i palestinesi che vivono in Israele vivono in uno stato di apartheid. L'indipendenza di Cisgiordania e Gaza non e' il solo obiettivo per stabilire una pace giusta e possibile. Questa richiede anche che sia fatta giustizia per i profughi palestinesi in tutto il mondo e che sia garantita l'uguaglianza a quelli all'interno della linea verde. Cio' richiedera' una riforma totale della natura di Israele, uno stato etnico creato per dare diritti ai soli cittadini di religione ebraica.

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