L'ISLAM POLITICO: GENESI E MOTIVAZIONI
Dal giorno dell'attacco dell'11 settembre contro l'America, i media mondiali sembrano ossessionati dal ricercato saudita Osama Bin Laden, il maggiore sospettato per gli attacchi.
Ma, mentre molto e' stato scritto sulla vita di Bin Laden e sulla rete da lui finanziata, Al Qaeda, non e' stata prestata sufficiente attenzione alle radici di quel particolare genere di estremismo islamico a cui egli fa riferimento.
Osama Bin Laden e' un propugnatore dell'Islam politico, movimento nato in Egitto negli anni Venti. La Fratellanza Musulmana e', per molti versi, l'antenato dei tanti movimenti radicali oggi esistenti.
Non e' un caso che l'Islam politico del 20esimo secolo sia nato durante il periodo del colonialismo europeo. Anche l'Egitto era sotto il governo britannico, e le reazioni al colonialismo presero tre direzioni principali: nazionalismo, comunismo e Islam.
La risposta Islamica fu diversa dalle altre due, dal momento che essa rigettava il secolarismo occidentale, compresa la concezione occidentale essenzialmente secolarizzata della nazione-stato.
Hassan el-Banna, fondatore della Fratellanza, pronuncio' la famosa frase: "Come l'Islam e' una fede ed una religione, esso e' anche un paese ed una cittadinanza".
UNA COMUNITA' SENZA FRONTIERE
Per el-Banna il musulmano doveva essere fedele non alla nazione-stato, ma alla Umma - la comunita' dei fedeli.
Negli anni Cinquanta, la Fratellanza fu soppressa dal presidente egiziano Nasser, ma, nel frattempo, i suoi ideali si erano propagati in tutto il Medioriente e non solo.
Durante gli anni Cinquanta e Sessanta un altro sogno sembro' catturare il cuore degli arabi - l'Arabismo, l'ideale di unita' araba accarezzato da Nasser. L'Islam sembrava in ombra.
Negli anni Settanta, e piu' drammaticamente nel 1979 con la rivoluzione iraniana, l'Islam torno' alla ribalta con prepotenza e profondita'. In questo periodo esso faceva i conti con i magri risultati ottenuti dall'indipendenza. I governi nazionalisti nati nel mondo arabo non soddisfacevano le promesse di progresso politico ed economico, ed inoltre si erano dimostrati deboli verso Israele dopo il duro impatto del problema palestinese.
Molti studenti ed intellettuali videro nella disfatta della Guerra dei Sei Giorni il momento cruciale, l'ora decisiva per una messa in discussione collettiva dei sistemi di governo sempre piu' opprimenti e, allo stesso tempo, sempre piu' sostenuti dall'occidente contro gli interessi ed i bisogni di democrazia ed indipendenza economica di intere popolazioni.
Sentendo che il loro momento era arrivato, i gruppi islamo-politici cominciarono a venire alla ribalta, agitando uno slogan semplice eppure seducente: L'Islam e' la soluzione.
Durante gli anni Ottanta, tali gruppi, che nel frattempo avevano costruito reti di sostegno politico e popolare, cominciarono ad essere visti come una minaccia politica dai governi di Egitto, Nord-Africa e Paesi del Golfo, Arabia Saudita compresa.
Dopo il colpo di stato che, nel 1989, porto' al potere in Sudan i militanti dell'Islam politico, questo paese divenne polo d'attrazione per molti islamisti di diversi paesi.
Il problema dell'Islam e della democrazia divenne spinoso con la crisi dell'Algeria durante i primi anni Novanta.
Un combattivo e ben organizzato partito Islamico d'opposizione ottenne una vittoria schiacciante alla consultazione elettorale multipartitica. I militari, sostenuti dalle potenze occidentali, irruppero nel gioco, invalidarono le elezioni e misero fuori legge il partito che aveva trionfato a furor di popolo. Se gli fosse stata resa valida la vittoria e gli islamisti fossero andati, benche' democraticamente, al potere in Algeria, sarebbero diventati per altri paesi un esempio da emulare. Il fallimento della "via democratica" fu una lezione salutare per tutti i militanti islamici. La conclusione ovvia era che tutte le "elites" secolari della regione non si sarebbero fermate di fronte a nulla pur di non lasciare che i partiti islamici giungessero al potere.
L'IPOCRISIA OCCIDENTALE
E, amaramente, gli islamisti rifletterono sull'ipocrisia dell'Occidente che dichiarava di difendere la democrazia ed i diritti umani: difendendo i generali algerini autori del colpo di stato anti-democratico, i leaders occidentali mettevano ben in chiaro che la democrazia era un "club" al quale non erano ammessi gli islamici.
Anche i regimi dittatoriali arabi mostrarono di aver compreso la lezione: e cioe' che, se si fossero aperti alla democrazia, avrebbero rischiato di perdere il potere.
Durante gli anni Novanta, tutti questi governi cercarono di arginare la marea islamica. In Algeria, Tunisia, Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Siria, Iraq i partiti di opposizione islamici furono soppressi in un modo o nell'altro.
Ma, se l'Islam politico si trovava sulla difensiva in gran parte del Medioriente, nei paesi dell'est cominciava a guadagnare terreno.
REVIVAL ASIATICO
Due fattori molto differenti erano al lavoro. Il collasso dell'Unione Sovietica stimolo' una rinascita islamica nelle Repubbliche musulmane dell'Asia Centrale. Durante il pluriennale dominio sovietico la religione era stata soppressa. Ora l'Islam poteva riemergere, con un po' di incertezza, dai musei folkloristici a cui l'aveva relegato il potere comunista.
Come altrove, la rinascita islamica assunse toni politici. Ma c'era un secondo importante fattore, molto differente: la presenza in Asia dei combattenti "Arabi-Afghani".
Negli anni Ottanta, una delle piu' grandi battaglie della guerra fredda, l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'Armata Rossa, aveva assemblato nell'area afghana un grande esercito di volontari islamici provenienti da tutta l'area musulmana.
Dopo la disfatta sovietica alcuni decisero di restare, altri ritornarono nelle proprie nazioni per accorgersi di essere guardati con sospetto.
Perseguitati nelle loro patrie, molti cercarono rifugio in Afghanistan. Il paese divenne dunque sempre piu' meta di una nuova generazione di islamisti oppositori dei loro governi e dell'occidente che li sosteneva.
A questi, apparteneva anche Osama Bin Laden, un giovane e ricco saudita che aveva combattuto l'Armata sovietica in Afghanistan e che, dopo essere tornato in patria, ne era stato definitivamente espulso, nei primi anni Novanta, per attivita' antigovernative. Dopo aver trascorso pochi anni in Sudan, Bin Laden ritorno' in Afghanistan nel 1996.
JIHAD GLOBALE
L'Afghanistan divenne la base del suo gruppo, Al-Qaeda, una rete internazionale di arabi, ceceni, uzbeki, kashmiri ed altri, il quale, visto in una prospettiva storica, e' un ritorno estremo al movimento politico islamico nato in Egitto negli anni Venti.
La differenza fondamentale che sussiste pero' tra al -Qaeda e la Fratellanza musulmana risiede in un aspetto molto importante: mentre molti islamisti, anche del passato, credevano nella "rivoluzione in uno stato per volta", i nuovi islamisti credono nel jihad globale, ossia in una rivoluzione che, partendo dal basso, miri a destabilizzare tutti i governi dittatoriali del medio Oriente e dell'Africa del nord. Nei casi piu' estremi, questa lotta mira anche ad alcuni paesi dell'Occidente, in particolare agli Stati Uniti d'America, colpevoli, ai loro occhi, di affamare le masse arabe col sostegno dato a governi "amici"( ma dittatoriali e rei di violazioni gravi contro i diritti dell'uomo) in nome di interessi puramente economici.
Le sofferenze vissute dai popoli arabi nell'ultimo mezzo secolo, dalla colonizzazione della Palestina al sostegno unilaterale verso Israele, dalla guerra del Golfo all'embargo infinito sull'Iraq, alla vera e propria occupazione militare statunitense dell'Arabia Saudita e di molti emirati del golfo, hanno suscitato, in molti musulmani, la sensazione che gli islamisti non abbiano tutti i torti nella loro lotta globale contro i "soffocatori dell'Islam".