Lo scandalo delle ADM: il silenzio arabo
di Ramzy Baroud

 

 

Lo scandalo delle armi di distruzione di massa sta guadagnando slancio in Gran Bretagna e negli USA. I due maggiori alleati di guerra, che l'anno scorso hanno violato la sovranità dell'Iraq senza alcun mandato internazionale,  stanno arrancando per dimostrare che la loro marcia su Baghdad, che ha lasciato sul terreno innumerevoli corpi di iracheni innocenti, e' stata motivata da ragioni onorevoli. 

 

L'intelligence e' stata pasticciata, manomessa e "resa eccitante". Come risultato, sta per essere lanciata un'inchiesta negli USA ed altre (a parte lo sconcertante rapporto Hutton che scagiona - per quanto possa sembrare strano - il primo ministro britannico Tony Blair) sicuramente saranno scatenate in Gran Bretagna tra breve. 

Gli analisti prevedono che lo scandalo persisterà ancora un po' di tempo. Capri espiatori politici sono già stati individuati, o lo saranno presto. La BBC sta pagando il prezzo dell'intelligence gonfiata di Blair e, negli USA, George Tenet e' il probabile candidato a portare il peso delle fraudolente pretese di guerra americane.

Come c'era da aspettarsi, le opposizioni in entrambi i paesi stanno studiando come sfruttare l'inganno delle ADM per i loro interessi. I cavilli dei candidati democratici alla presidenza USA hanno obbligato il presidente Bush a dare l'assenso ad un'inchiesta indipendente. "Anch'io voglio conoscere i fatti", ha detto ai giornalisti un George Bush improvvisamente dubbioso. Nel frattempo, in Gran Bretagna, nonostante l'immeritata assoluzione, nessuno ritiene che Tony Blair sia uscito incolume della tragica morte del dottor David Kelly; le dichiarazioni del primo ministro sono punteggiate di discordanze. Il pubblico britannico non si e' lasciato ingannare dalla sua performance, specie con gente come Robin Cook che gli sta alle calcagna. "Ora che persino la Casa Bianca ha ammesso di essersi sbagliata, e' imbarazzante il modo in cui il nostro governo cerca ancora di negare la realtà. Il gioco e' finito", ha detto l'ex ministro degli Esteri. 

Ancora una volta, sta per venire alla luce ogni frivolo dettaglio che veniva considerato fugace e senza conseguenze. Mi chiedo se abbiamo visto l'ultimo Andrew Gilligan della BBC. Ed e' certo che l'ex ministro del Tesoro USA, Paul O'Neill, il quale ha rivelato che le intenzioni di Bush di rovesciare Saddam Hussein erano precedenti agli attacchi dell'11 settembre, farà nuove apparizioni in TV nel prossimo futuro. Le conseguenze politiche della sua rivelazione sono oggi più pertinenti che mai.

Nondimeno, la giustizia e' ben lungi dall'essere realizzata in Iraq. Non può essere fatto molto per riportare in vita coloro che sono così ingiustamente periti, i cosiddetti "danni collaterali" della crociata di Bush per liberare il mondo dalle presunte armi di distruzione di massa. Molto e' ancora a rischio nel corroso paese arabo, la cui libertà dalla tirannia si e' realizzata ad un prezzo insopportabile, una vile occupazione con uno sprezzo per i diritti umani che non ha precedenti. Non passa giorno senza che sia versato del sangue iracheno nel nome della "liberazione e libertà". Nonostante ciò, e' difficile nascondere dentro di sé un riverbero innato di vendetta morale.

 

Coloro che genuinamente si opposero alla guerra sapevano che in Iraq si sarebbe aperto l'inferno, considerati i molti fattori allarmanti già in gioco, inclusa la forma mentis fondamentalista dell'elite del governo Bush, composta da una strana mistura di zeloti religiosi, ideologi ed interessi corporativi.

 Questa vendetta morale deve essere utilizzata per dare nuova carica agli sforzi per mettere fine al caos internazionale creato da questa banda, che ha astutamente sfruttato la paura del terrorismo per realizzare guerre pianificate da anni e, con esse,  evocare maggiore ansietà e maggiori chances di violenza.

Eppure, ciò che trovo più scoraggiante e' l'inabilità dei governi arabi ad assumere un ruolo significativo nel ritenere responsabili di questa frode i governi americano e britannico.
Dopo tutto, allorché gli eserciti invasori saranno andati via, sarà il mondo arabo a dover gestire il futuro della regione, di cui l'Iraq e' il cardine. Aver permesso agli USA ed alla Gran Bretagna di mantenere la loro "logica preventiva" terrà i paesi arabi nel centro dei giochi di guerra di Washington e Londra. Ciò di cui c'e' grande  bisogno e' di una robusta e collettiva presa di posizione internazionale, che abbia come centro il mondo arabo e che miri a sfidare le apparentemente incontestate politiche ed i disegni imperialistici USA.

Per realizzare ciò, gli arabi devono smetterla di recitare il loro ruolo reattivo, che si basa solo sul rigettare le accuse di aiutare o ospitare i "terroristi", e mai sul confrontare attivamente Washington e la sua banda di neo-cons. Destabilizzare le amministrazioni USA e britannica e' essenziale in questo particolare momento e non solo per una strategia a breve termine. Col tempo, dovrà essere forgiata una nuova alleanza più concreta e praticabile, in cui i paesi che si oppongono all'occupazione militare ingiustificata come quella dell'Iraq, insieme ai paesi arabi, lavorino per rimuovere l'ombra della guerra e dell'incertezza imposta dagli USA e dalla sua cosiddetta coalizione. Gli arabi devono abbandonare la loro posizione standard basata semplicemente sul confutare le accuse ed unirsi alla campagna di pressione che sta montando contro coloro che hanno condotto una guerra illegale, alla ricerca di armi di distruzione di massa esistenti solo in rapporti d'intelligence "resi più eccitanti".

Ramzy Baroud e' un giornalista palestinese/americano residente a Seattle. E' redattore capo di "Palestine Chronicle" ed e' autore della più dettagliata investigazione sul massacro di Jenin. Il libro, "Searching Jenin: Eyewitness Accounts of the Israeli Invasion", può essere richiesto a http://www.palestinebooks.com/.]

Traduzione a cura di www.arabcomint.com