LO "STATO" MENTALE
di Israel Shamir
Questo posto contiene molte memorie. I sionisti del 12esimo secolo, i Cavalieri Teutonici di Santa Maria, fortificarono il castello al di sopra dello sperone e lo chiamarono Starkenberg, il Monte della Potenza. Ne' il nome ne' la sua posizione inaccesibile furono d'aiuto: essi furono sconfitti da Saladino, il simbolo arabo del valore e della compassione, che permise loro di ripartire con armi ed onore alla volta dell'Europa orientale. Il sentiero in pietra che conduce alla cascata e' stato descritto in maniera incantevole in Arabesque, una squisita novella dello scrittore palestinese Anton Shammas. Shammas, nato a Fassuta, nei dintorni, e' probabilmente l'unico non-ebreo al mondo ad avere scritto libri e poesie in ebraico. Piu' ad occidente, il ruscello di Keziv si getta nel mare presso le rovine di az-Ziv, il villaggio cristiano palestinese distrutto dagli ebrei nel 1948. In questo villaggio, nei lontani anni '20, una ragazzina palestinese fu visitata da un'altra donna palestinese, la Vergine. In altre parole, e' il tipico luogo dell'insolita terra di Palestina. Oggi si puo' vagabondare da soli nel canyon. E' vuoto come il resto delle campagne. La terra di Palestina e' in lotta, la piu' profonda lotta fin dalle nere notti del 1948. La gente non si avventura piu' qui, ed il canyon e' abbandonato a se' stesso. Solo verso la pianura di Akka, mi sono imbattuto in una presenza umana. C'erano alcuni contadini thailandesi e cinesi che lavoravano i campi di un kibbutz locale. Un kibbutznik di mezza eta' osserva il lavoro seduto all'ombra. Mi avvicino giusto per un sorso d'acqua fresca ed una fumatina. E' il prototipo del buon ebreo, grosso, bruciato dal sole, sorriso amichevole sotto baffi a cespuglio e parlata brusca. Cinquant'anni fa, lui, o forse il suo predecessore, uno delle Storm Troopers ebraiche, la Palmach, rubo' le terre di az-Ziv e deporto' in Libano i contadini che vi abitavano. Trent'anni fa, lavorava con le sue mani quella terra rubata. Ora guarda i thailandesi lavorarla. Molto presto, mi dice, andra' a New York, a trovare suo figlio, un web designer. Mentre sara' via, alcuni russi della citta' di Maalot andranno a controllare il lavoro dei contadini asiatici nel kibbutz. Nessun ebreo prova interesse nel lavorare la terra, e neanche nel guardare i thailandesi lavorarla, mi dice. Il kibbutz spera di ottenere un permesso per costruire, costruire case per venderle. E' un buon posto, dice, tra Naharia e Akka. Gli stringo la mano, augurandogli buon viaggio, e saluto lui, i thailandesi sudati, i campi verdi, le montagne del Libano a nord, che contengono i campi profughi in cui sono finiti gli abitanti originari di az-Ziv, le montagne della Galilea ad est, che contengono la citta' "russa" di Maalot. Prendo un passaggio per Naharia, e da li' prendo il treno per Jaffa. Il treno trasporta alcuni africani, probabilmente immigranti clandestini, a giudicare dal loro aspetto timoroso. Una squadra di costruttori rumeni trangugia birra e parla a voce alta. Sono stati importati dall'est europeo impoverito per costruire le case di vecchi immigranti russi. Come accade in California, gli ebrei non si occupano di edilizia. Un avvocato ebreo israeliano in yarmulke nero sfoglia giornali dalla valigetta semiaperta. Un biondo soldato israeliano ben armato parla in ucraino con la sua corpulenta fidanzata. Davanti ai suoi occhi ammirati, passano le immagini del suo "lui" che combatte eroicamente contro una moltitudine di terroristi arabi. Il treno passa per Haifa, ed io penso alle centinaia di migliaia, forse ai milioni di americani, ebrei e cristiani-sionisti, che sostengono, supportano e pagano - no, non per lo stato ebraico costruito sulle rovine della Palestina, come essi credono. E questo gia' sarebbe abbastanza brutto. Ma la realta' e' peggiore. Penso ai milioni di palestinesi, chiusi in campi profughi ed in prigione, espropriati, espulsi - vittime non dell'avidita' di terra da parte degli ebrei, come credono, ma di qualcosa di peggio: di un fantasma. Lo stato ebraico e' uno stato virtuale che sta rapidamente perdendo gli ultimi agganci con la realta'. Questo stato-fantasma uccide gente e raccoglie denaro in America; continua la sua esistenza che, in termini legali, puo' dirsi "decesso". I suoi campi sono lavorati da operai importati dall'estero, controllati da russi ed etiopi, spiegati da professori israeliani che passano il loro tempo nelle Universita' americane e da coraggiosi generali che si guardano dal ricevere un grosso calcio dai produttori d'armi americani. La disoccupazione cresce ogni giorno di piu', i servizi vitali sono al collasso; l'industria del turismo e' gia' crollata mesi fa. Gli israeliani comprano appartamenti in Florida ed a Praga, e le case in Israele mendicano un compratore. Il desiderio di Sharon di punire i palestinesi e' in realta' il desiderio di chi desidera punire la sua mano sinistra. Dalla distante America, Israele appare come il gigante nucleare, il grande alleato degli Stati Uniti, uno stato ebraico fonte d'orgoglio per gli ebrei americani. Un visitatore lascia questo paese con la sensazione di forte identita' e prosperita'. Solo chi ci vive sa che e' una frottola. Israele sta crollando, i suoi cittadini piu' attivi espatriano per disperazione mentre i generali completano la distruzione del paese. Un destino crudele si abbatte sui nativi palestinesi: un fantasma li sta uccidendo, un corpo senz'anima che vaga per i corridoi del Congresso e nei deserti del Medioriente come uno Zombie in trance. Per salvare questo spettro, importanti ebrei americani spillano ogni penny ai loro impiegati e ai loro concittadini, tagliano le pensioni degli anziani e l'assistenza per i bambini, riducono il budget per la salute e la scuola, prosciugano gli aiuti all'Africa ed all'America Latina, costruiscono improbabili coalizioni con razzisti notori del genere di Pat Robertson e Jerry Falwell, chiedono la distruzione dell'Iraq, benedicono i bombardamenti sui profughi afghani, mantengono gli afro-americani nei loro ghetti, minano la societa' che li ospita, creano nemici per loro e per l'America. Queste azioni sarebbero gia' vili se fossero utili a qualcuno o qualcosa, ma sono ancora peggiori perche' completamente inutili. L'esperimento sionista e' praticamente fallito. Puo' ancora durare per molti anni se tenuto in vita artificialmente, come un vegetale clinicamente morto. Puo' uccidere gente ed anche far cominciare la terza guerra mondiale. Ma non puo' rivivere. Lo stato ebraico d'Israele e' uno stato mentale, una proiezione della mentalita' giudaico-americana. I danni ed i problemi che provoca sono problemi giudaico-americani. Per gli ebrei israeliani non ci sarebbe bisogno di segregazione, guerra, oppressione dei nativi. Noi non mangiamo cibi kasher, non parliamo yiddish, non leggiamo Saul Bellow o Shlomon Aleichem, ed evitiamo le sinagoghe. Preferiamo il cibo arabo e la musica greca. Il mio quartiere ha sette macellerie di carne di maiale contro una sola kosher. Il quaranta per cento dei matrimoni a Tel Aviv vengono celebrati al di fuori della ritualita' ebraica: i giovani preferiscono andare a sposarsi a Cipro pur di evitare ogni contatto con i rabbini. Tel Aviv e' la capitale omosessuale del Medioriente, nonostante che, per la legge giudaica, gli omosessuali dovrebbero essere sterminati. Se gli ebrei americani non pressassero gli israeliani su vasta scala, potremmo dimenticarci della Diaspora e dissolverci nell'ospitale Medioriente. Se continuano a supportarci con denaro continuo, saremo obbligati per sempre a mostrare loro un po' di Ebraicita', per ricompensarli. Noi siamo maestri-venditori di illusioni, e, finche' ci sono compratori, noi forniamo la merce. Nel 1946, un gruppo di uomini di tutto il mondo ando' in Palestina sotto l'egida delle N.U. Furono inviati per preparare il terreno per la spartizione della terra. Tra gli altri luoghi, visitarono il kibbutz situato piu' a sud, Revivim, nell'arido Negev. Qui, essi si imbatterono in un tappeto di magnifici fiori, rose, anemoni e violette proprio di fronte agli uffici del kibbutz. Nel loro rapporto, i membri della delegazione espressero il loro stupore e scrissero: "Gli ebrei fanno fiorire il deserto, dunque diamogli il Negev". Appena partiti, i giovani del kibbutz si affrettarono ad estirpare i fiori gia' morenti dalla sabbia. Li avevano comprati al mercato di Jaffa quella stessa mattina e li avevano piantati proprio in occasione della visita. Con una piccola spesa, il Negev con i suoi 200.000 abitanti palestinesi fu trasferito nelle mani dello stato ebraico. La maggior parte dei nativi fu espulsa nei campi di Gaza o della Giordania. Anche questo e' stato crudele ed inutile: oggi, 50 anni dopo, il Negev a sud di Beersheba ha una popolazione minore rispetto al 1948. Allo scopo di popolare le terre spopolate, il Mossad si diede da fare per terrorizzare le comunita' ebraiche del Nord-Africa. Questi ebrei furono presi, spruzzati di DDT e disinfettante per pidocchi e sistemati nei campi profughi che, piu' tardi, divennero le citta' di Netivot, Dimona, Yerucham. Sono ancora li', in quelle citta' avamposti desertici piene di disoccupazione e miseria, implorano benefici sociali e contribuiscono a creare un profondo dislivello tra la loro societa' e quella degli ebrei ashkenaziti, che ciondolano nei caffe' di Tel Aviv. E' probabilmente l'unico posto al mondo in cui puoi sentir dire: "E' un peccato che tu non sia bruciato ad Auschwitz". Dunque la congiura ingannevole di Revivim, la conquista del Negev, l'espulsione dei palestinesi e la distruzione della comunita' ebraica del Marocco sono avvenute separatamente, ma ora collassano all'unisono. C'era da aspettarselo: le azioni immorali e malvagie non portano mai buoni frutti. I leaders sionisti bramavano rendere la Palestina ebraica come l'Inghilterra era inglese. Hanno fallito. La Palestina e' ebraica come la Giamaica e' inglese. La terra di Palestina viene rovinata, oggi, dinanzi ai nostri occhi. I suoi bellissimi, antichi villaggi sono bombardati fino all'oblio. Le chiese sono private del loro gregge, gli alberi d'olivo vengono estirpati. Non si era mai vista tanta rovina, in quella terra, dai tempi dell'invasione assira, 2700 anni fa. Nessuno puo' confortarci di fronte a tanta devastazione, e certamente i responsabili di tutto cio' - siano essi i killers israeliani o i loro mandanti ebrei-americani - saranno per sempre dannati. Eppure, una stupefacente ironia della storia rimane come una nota tra i libri: la leadership israeliana ha commesso tutti questi crimini invano, e non riceveranno alcun guadagno da cio'. Anche se l'ultimo palestinese dovesse essere crocifisso sulla collina del Golgota - anche cio' non ridarebbe vita al virtuale stato ebraico d'Israele |
traduzione a cura di www.arabcomint.com